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Friday, 20 Aprile 2018

Mezzo secolo di robot (e non finisce qui…)

Tiesse Robot, storico partner per il mercato italiano di Kawasaki Robotics, era alla fiera internazionale iREX di Tokyo, dove il produttore giapponese ha celebrato un importante traguardo: i 50 anni di attività. Con lo sguardo rivolto al futuro, Kawasaki Robotics ha presentato alcune novità tecnologiche nonché un interessante progetto relativo all’intelligenza artificiale per il training degli operatori.

di Giorgia Stella

Marzo/Aprile 2018

Tra gli anniversari che propone questo 2018 ce n’è uno di una certa importanza nel mondo della robotica. Proprio 50 anni fa, infatti, con la firma di cooperazione con Unimate, Kawasaki faceva il suo ingresso in un settore che avrebbe, nei decenni a seguire, contribuito a far crescere. Dalla fornitura del primo robot idraulico costruito in Giappone per operazioni di saldatura a punti nell’industria automobilistica, avvenuta proprio nel 1968, al lancio, nel 1981, dei robot a comando elettrico Puma, fino all’introduzione, nel 1989, della serie di robot JS con portata di 10 kg di progettazione Kawasaki, sono state molte le tappe importanti nella storia del costruttore giapponese, storico partner par quanto riguarda il mercato italiano di Tiesse Robot.

Co-working tra robot e operatore
La partecipazione alla iREX di Tokyo, oltre a celebrare un anniversario d’eccezione, ha consentito a Kawasaki Robotics di mettere in mostra i propri robot, la cui gamma va dai 3 ai 1500 kg di portata e presenta robot specifici per il settore medicale-farmaceutico e per ambienti clean room.
Sul versante della robotica collaborativa, Kawasaki Robotics ha annunciato l’ampliamento della gamma dei propri robot, con i modelli Duaro 2 e Duaro 3; parallelamente è stato siglato con ABB un rapporto di collaborazione per lo sviluppo congiunto di protocolli di sicurezza e comunicazione nonché per procedere con lo sviluppo di un concetto originale di co-working tra robot e operatore. Tale concetto, denominato “Successor”, va applicato alle linee o a una singola cella dove, per rispondere all’attuale diminuzione della manodopera specializzata, si è pensato di abbinare ai robot dei dispositivi di guida remota e dei pacchetti d’intelligenza artificiale che permettono agli operatori specializzati di trasferire le proprie competenze ai robot stessi, non eseguendo operazioni di vera e propria programmazione, bensì operando in remoto da aree di sicurezza.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale
In concreto, con un dispositivo chiamato “Communicator”, l’operatore può movimentare uno o più robot della medesima linea per operazioni che in realtà richiederebbero un’elevata capacità di programmazione; il tutto agendo semplicemente sul dispositivo che, di ritorno, conferisce all’operatore le medesime “sensazioni” del robot nell’operazione svolta: ad esempio, una sensazione di “forza”, di “vibrazione” oppure segnali sonori di allarme, se il robot sta forzando o interferendo. Eseguita un’operazione, il robot ne ripete esattamente le sequenze e le modalità. L’intelligenza artificiale permette poi che il robot possa trasferire quanto appreso da un operatore specializzato a un altro non specializzato, quindi non dotato delle stesse competenze.

I robot potranno formare gli operatori
Le applicazioni cui potrà far fronte una simile isola robotizzata sono molteplici: dall’assemblaggio alla verniciataura di particolari piccoli o grandi, fino alla manipolazione e alla sbavatura di getti. L’intelligenza artificiale consente, infatti, di captare le procedure che l’operatore specializzato ha realizzato per eseguire le operazioni cui è dedicato. Parliamo di uno sviluppo che permetterà in futuro, tramite dei simulatori, persino di eseguire il training per operatori non specializzati, ovvero di formare nuovi operatori attraverso l’utilizzo delle stesse macchine robotizzate.
Ulteriori novità saranno presentate nel corso del 2018, a dimostrazione del fatto che longevità e capacità di innovazione sono caratteristiche che possono assolutamente coesistere sul mercato.

DIRECT LINE

Half a Century of Robots (and It’s Not Over…)

Tiesse Robot, traditional partner of Kawasaki Robotics for the Italian market, was at the iREX international trade fair in Tokyo, where the Japanese manufacturer celebrated an important milestone: the 50 years of activity. Looking towards the future, Kawasaki Robotics presented some technological innovations as well as an interesting project related to artificial intelligence for operators’ training.

Among the anniversaries to be celebrated in 2018, one has a certain importance in the world of robotics. In fact, 50 years ago, after the signing of a cooperation agreement with Unimate, Kawasaki entered an industry that would have grown since then also with the contribution of the Japanese company. From the supply, right in 1968, of the first hydraulic spot welding robot in the automotive industry to the launch, in 1981, of the electrically controlled Puma robots and, in 1989, the JS series of robots with a capacity of 10 kg, designed by Kawasaki, the Japanese manufacturer, traditional partner of Tiesse Robot for the Italian market, has collected several milestones in the last 50 years.

Co-working between robots and operators
Besides celebrating such an important anniversary, the participation in the iREX trade fair in Tokyo has allowed Kawasaki Robotics to put on display its robots, whose range today consists of a much broader series of robots ranging from 3 to 1,500 kg capacity, with specific robots for the medical-pharmaceutical sector and clean room environments.
Kawasaki Robotics announced the expansion of its range of collaborative robots, with the Duaro 2 and Duaro 3 models; at the same time, a collaboration agreement was signed with ABB for the joint development of safety and communication protocols and to develop a special concept of co-working between robots and operators. This concept, called “Successor”, can be applied to both a line or a single cell and is based on combining robots with remote drive devices and artificial intelligence packages, which enable specialized operators to transfer their skills to the robots themselves. It is not about carrying out actual programming operations, but rather about working remotely from safety areas.

The role of artificial intelligence
In detail, a device called “Communicator” allows the operator to move one or more robots on the same line for operations that would actually require a high programming capacity. All this by simply acting on the device that, in return, gives the operator the same “sensations” felt by the robot when performing an operation. For example, a sensation of “force” or “vibration”, or noisy alarm signals, in case the robot is forcing or interfering. Once an operation has been performed, the robot repeats its sequences and modalities exactly. Artificial intelligence then allows the robot to transfer what a specialized operator has learned to another non-specialized operator, who therefore does not have the same skills.

Robots will be able to train operators
Such a robotized cell is suitable for manifold applications, from assembly to painting of small or large parts, up to handling or jet deburring. In fact, artificial intelligence makes it possible to detect the procedures that a specialized operator has followed to carry out a task. Such a development will make it possible in the future, through the use of simulators, even to perform training activities addressed to non-specialized operators, or to train new operators through the use of the same robotic machines.
Further innovations will be introduced later on in 2018, proving that longevity and ability to innovate are features that can absolutely coexist on the market.

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