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Monday, 18 Dicembre 2017

Sulle spalle dei robot

Un’interessante conversazione con Bruno Adam, Mobile Robot Business Director Europe di Omron, ci ha dato l’opportunità di parlare di alcune tra le tendenze più attuali nella robotica. L’integrazione tra robot mobili e fissi, lo sviluppo dei collaborativi e la coesistenza con gli operatori nelle fabbriche sono, infatti, tutte questioni che presuppongono cambiamenti profondi nell’industria manifatturiera.

di Fabrizio Dalle Nogare

Novembre-Dicembre 2017

Omron ha lanciato di recente la sua gamma di robot mobili, gli AIV (Autonomous Intelligent Vehicle). A cosa sta lavorando, in questo momento, l’azienda?
In Omron abbiamo due reparti diversi, uno per lo sviluppo dei robot mobili e l’altro per i robot fissi. Quest’ultimo sta sviluppando nuove famiglie di prodotti, dai robot a sei assi agli SCARA, fino ai Delta. In parte si sta lavorando anche sull’integrazione dei robot collaborativi. Crediamo, infatti, che il trend per il futuro sia l’integrazione tra robot mobili e fissi e la loro coesistenza con gli operatori.
Stiamo anche cercando, nel dipartimento che si occupa di robotica mobile, di immaginare diverse applicazioni e sviluppare alcuni nuovi robot con payload più alto degli attuali modelli. Vogliamo rendere più semplice e - specialmente nel caso di payload più elevati, anche sicuro - l’utilizzo dei robot. Ci proponiamo di migliorarne velocità, precisione e intelligenza.

Con quale strategia Omron approccia lo sviluppo di nuovi tipi di robot, come i collaborativi?
Lavoriamo solo in funzione delle applicazioni industriali: logistica, automazione flessibile ecc. Vogliamo seguire la stessa strada anche con i robot collaborativi, sviluppandoli sulla base delle applicazioni.
Omron intende davvero migliorare la vita e la società, conferendo più potere alle persone per mezzo dei robot, che possono farsi carico di compiti pesanti o stressanti. Pensiamo alle clean room, ambienti non proprio adatti all’uomo, o ai reparti verniciatura nell’industria automotive.

In un simile scenario di R&S, quanto è stata importante l’acquisizione di Adept da parte di Omron?
Il primo obiettivo di Omron era acquisire competenze chiave nella robotica. Omron sviluppava e forniva componenti per fare i robot. Adesso, il Gruppo ambisce a fornire una gamma più ampia di componenti, incluso - si potrebbe dire - il loro assemblaggio in una soluzione che noi definiamo un robot: è un approccio parecchio differente.
Per quanto mi riguarda, lavoravo in Adept e adesso è molto interessante per noi far parte di un’azienda globale, una delle più grandi realtà nell’automazione industriale con 38.000 dipendenti in tutto il mondo.

Secondo lei, l’AIV può davvero essere utile nella produzione così come lo è nella logistica?
Assolutamente sì. Quando occorre maggiore flessibilità in un processo, allora c’è spazio per gli AIV, specialmente nell’industria automotive, basata su linee di produzione molto lunghe e articolate. In questo settore, è fondamentale la possibilità di processare la carrozzeria lungo stazioni di lavoro differenti senza seguire un rigido ordine prestabilito. Diventa così possibile produrre auto con caratteristiche diverse e molte più opzioni.
È ciò che gli ingegneri definiscono “non-sequential resource allocation”, che consente di mantenere inalterata la produttività anche in caso di guasti o malfunzionamenti. Infatti, in un sistema sequenziale, quando si verifica un guasto in una stazione l’intera linea deve fermarsi finché il problema non viene risolto. In un sistema “non-sequential resource allocation”, parallelo e non più sequenziale, si può proseguire la lavorazione in un’altra stazione.
Attualmente stiamo lavorando a diversi progetti che riguardano la produzione e l’assemblaggio, in collaborazione con importanti case automobilistiche. In questi progetti i robot mobili sono utilizzati anche per il montaggio delle carrozzerie, e agli operatori spettano più che altro compiti di supervisione delle varie fasi del processo.

Che rapporto ci sarà tra operatori e AIV nelle fabbriche del futuro?
Le persone si adatteranno a questa tecnologia. In un primo momento possono pensare che i robot porteranno loro via il lavoro, e si possono verificare anche casi in cui i robot stessi vengano sabotati. Tuttavia, presto gli operatori iniziano a interagire con i robot e a toccare con mano l’aiuto che possono dare. Per arrivare a questo punto è necessario un po’ di tempo ed è fondamentale promuovere una buona comunicazione.
Per fare un esempio, un nostro cliente nell’industria dei semiconduttori dispone di una flotta di 65 AIV e gli operatori si sono già resi conto del fatto che quando i robot si fanno carico dei lavori più pesanti - come sollevare scatole, posizionarle sui carrelli, spingere i carrelli stessi oppure operare in clean room - loro possono lavorare in condizioni migliori.

Quando pensa che saranno disponibili i robot collaborativi Omron?
In realtà, non abbiamo stilato una road map. Si tratta di una tecnologia disruptive e non è facile fare una pianificazione. Ci stiamo focalizzando su alcune specifiche applicazioni e in base a queste stiamo sviluppando i nostri collaborativi.
Insomma, la nostra filosofia ci impone di individuare un’applicazione e sviluppare una soluzione lavorando in collaborazione con i costruttori, per esempio in ambito automobilistico. Certamente, i nostri collaborativi sono progettati per poter essere montati sugli AIV. Crediamo molto nella mobilità per la fabbrica del futuro.

DIRECT LINE

Standing on the Shoulders of Robots

An interesting conversation with Bruno Adam, Omron Mobile Robot Business Director Europe, gave us the opportunity to talk about some of the hottest trends in robotics currently. The integration between mobile and fixed robots, the development of collaborative robotics and the coexistence with human workers in the factories are all issues that are supposed to imply some deep changes in manufacturing.

Omron has recently launched its mobile robot, the Autonomous Intelligent Vehicle (AIV). What is the company working on, right now?
At Omron, we have two separate departments, one for mobile robots and one for fixed robots development. The latter is engaged in developing new families of products: six-axis, SCARA or Delta robots. Part of this effort is also addressed to integrate some collaborative ones. We definitely believe that the future trend lies in the integration between mobile and fixed robots as well as in their coexistence with the employees.
In our departments, we are indeed trying to imagine a lot of different applications and develop some new robots that might overcome the highest payload of our current models. That’s what we are doing in the mobile robots department. We want to make robots easier to use and, especially for heavier payloads, also very safe. We are also trying to improve their speed, accuracy and intelligence.

What is Omron’s idea that lies behind the development of new types of robots, such as the collaborative ones?
We work for industrial applications only: logistics, flexible automation etc. We want to do the same also with our collaborative robots, so we are developing them according to these applications.
Omron truly wishes to improve life and society. Then, all that we want to do is to empower people by means of robots, which can take care of stressful and heavy tasks. Let’s think of clean rooms, which are not friendly environments for humans, or rather painting in the automotive sector.
 
In such a R&D scenario, how important was the acquisition of Adept by Omron?
The main goal from Omron was to acquire some key skills in robotics. Omron used to develop and provide key components for making a robot. Now, the Group aims to cover a wider range of components, including - we might say - the assembly of all these components into a solution we call a robot: it is a different approach, indeed. As for me, I used to work for Adept and I can say that now it’s very interesting for us to be part of such a big global company, one of the biggest players in industrial automation relying on 38,000 people worldwide.

In your opinion, the AIV can really be as helpful in production as it is in logistics?
Yes, definitely. As soon as you need flexibility in your process, there’s room for the AIVs. This is true especially in the automotive industry, based on very long and complex production lines. Here, the possibility to move the car body to different workstations without following a strict order is quite important. In this way, it is possible to produce cars with several features and different options.
That’s what engineers call the “non-sequential resource allocation”, allowing them to have still a high throughput even in case of problems or malfunctions. In fact, if you have a sequential resource allocation, when one station is down, then the entire line is down until the problem is fixed. In a non-sequential resource allocation, if a station is down you can skip and go to another workstation. It is a more parallel system instead of a sequential one.
We are currently working on some projects in collaboration with important car manufacturers about this new type of car production and assembly. In these projects, even the car body can be mounted on a mobile robot, with people mainly engaged in supervising the different stages of the process.

What is the relationship between the AIVs and the operators in the factory of the future?
People are going to adapt to such a technology. They’d initially think that these robots will steal their jobs, so they might start to make everything they can to avoid the robots do their job. However, later on they’ll start working with them and experience the help that may come from the robots. Of course, all this takes time and a good communication is paramount.
For instance, one of our customers in the semiconductor industry owns a fleet of 65 AIVs and people now understand that when the robots take care of heavy jobs - like lifting boxes, putting them on some trolleys, pushing the trolleys and so on or working in the clean room - they can work in better conditions.

In your opinion, when will Omron collaborative robots be ready?
We don’t have a road map, actually. It is a disruptive technology, so it’s not easy to make a precise plan. We are targeting some specific applications and developing our collaborative robots accordingly.
To sum up, our philosophy is to try to find the right application, then develop a robot in cooperation with manufacturers, for instance in automotive applications. For sure, our collaborative robot are designed to be mounted on an AIV. We firmly believe in mobility for the factory of the future.

 

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