L’industria meccatronica, e non solo, si prepara alla sfida della Transizione 5.0: tra digitalizzazione avanzata, sostenibilità e automazione intelligente, un percorso ricco di opportunità ma non privo di ostacoli. Abbiamo chiesto ai membri del comitato tecnico della rivista di dare la propria opinione: Elio Bolsi (wenglor sensoric), Enzo Catenacci (ItaBot), Marino Colombo (SMC Italia), Alessandro D’Aloiso (OTS Assembly), Fabio Greco (Damon Robotics) e Arianna Saleri (Camozzi Automation).
La Transizione 5.0 è uno degli argomenti più chiacchierati del momento, soprattutto per le sue difficoltà. Quali criticità stanno riscontrando le aziende? Quali sono i limiti di questo piano?
Elio Bolsi: Disporre di 6,3 miliardi di euro per ammodernare i processi in ottica digitale ed energetica è, dunque, per un Paese come il nostro, un’opportunità imperdibile. Non tutto, però, sta filando liscio. Uno dei principali ostacoli riguarda la complessità burocratica: il quadro normativo è estremamente articolato e spesso soggetto a interpretazione, il che rende difficile per le imprese, specialmente le PMI, orientarsi e accedere rapidamente agli incentivi. Vi è inoltre da dire che anche le procedure amministrative sono piuttosto complesse, richiedendo la gestione ripetitiva di una molteplicità di documenti, nonché il rispetto di scadenze stringenti. Insomma, la percezione diffusa è quella di un piano dalle ottime intenzioni, che tuttavia è stato declinato male, trasformandosi in una sfida difficile da attuare per la troppa complessità.
Enzo Catenacci: L’Italia ha un tessuto economico frammentato caratterizzato da un’alta concentrazione di piccole e medie imprese, oggi obbligate ad avviare e accelerare il processo di transizione tecnologica e sostenibile decisivo per crescita e sostenibilità futura. La sfida principale mira a rimettere l’essere umano al centro dei contesti produttivi industriali, attraverso una ridefinizione del rapporto uomo macchina. Il fenomeno dell’introduzione di applicazioni di AI nel mondo del lavoro riguarda solo marginalmente le PMI italiane, considerando che il mercato dell’AI è rivolto per il 90% alle grandi aziende. È quindi evidente come le sfide attuali legate alla transizione digitale e all’Industria 5.0 sono inerenti agli assetti imprenditoriali, socio-economici e culturali del sistema Italia, con una intensità tale da richiedere ai legislatori, alle università e industrie di lavorare insieme per individuare un punto di equilibrio tra le nuove tecnologie e l’essere umano.
Marino Colombo: La Transizione 5.0 rappresenta una svolta per l’industria, ma le aziende devono affrontare diverse criticità. La prima sfida riguarda la complessità burocratica per accedere agli incentivi, che rischia di rallentare l’adozione delle nuove tecnologie. Inoltre, molte imprese non hanno ancora completato la Transizione 4.0 e si trovano ora a dover implementare soluzioni ancora più avanzate in un tempo ristretto. Un altro limite risiede nella necessità di una trasformazione culturale: l’integrazione di AI, digital twin e sistemi di efficienza energetica richiede competenze nuove e un’evoluzione nel modo di pensare e progettare. Anche i costi iniziali per l’adeguamento delle infrastrutture rappresentano una barriera, specialmente per le PMI. Per superare questi ostacoli, è fondamentale un approccio strategico che combini innovazione tecnologica, formazione del personale e supporto istituzionale per facilitare l’adozione di soluzioni intelligenti e sostenibili.
Alessandro D’Aloiso: Il rischio principale oggi è senza dubbio legato alle spese. Potrebbero esserci ritardi nel processo di erogazione incentivi in quanto la spesa pubblica effettiva è molto superiore alle risorse stanziate negli anni scorsi. È vero anche che il Governo ha adottato delle misure per arginare il problema. Va sottolineato che le procedure richieste per accedere alla Transizione 5.0 potrebbero rappresentare un limite per le piccole e medie imprese meno strutturate. Le complessità burocratiche non aiutano in questi casi l’accesso agli incentivi.
Fabio Greco: L’Italia può fregiarsi di ospitare la principale regione manifatturiera d’Europa, la Lombardia, un territorio che si distingue per la qualità e la varietà delle sue produzioni. Questo primato è reso possibile da una solida cultura imprenditoriale, sostenuta da un ecosistema articolato che coinvolge enti pubblici, clienti, fornitori, associazioni di categoria, istituti di ricerca, università, hub per l’innovazione territoriale e professionisti. Di conseguenza, le attuali sfide legate alla transizione digitale e all’Industria 5.0, pur essendo comuni a tutti i paesi europei, si intrecciano in Italia con dinamiche imprenditoriali, socio-economiche e culturali specifiche. La complessità burocratica e i costi legati all’accesso a determinati strumenti non fanno che accentuare la necessità di una stretta collaborazione tra legislatori, università e imprese, affinché si possa trovare, nelle realtà produttive, un equilibrio.
Arianna Saleri: Il piano Transizione 5.0 rappresenta una importante opportunità per tutto il comparto manifatturiero e industriale italiano. È sicuramente una leva strategica per favorire un’evoluzione in chiave green e digitale anche delle aziende di piccole e medie dimensioni, ma la complessità dell’iter burocratico e i tempi molto stretti per la presentazione dei progetti rendono talvolta la misura di difficile accesso. È importante, inoltre, tenere presente che gli investimenti in soluzioni tecnologiche avanzate per l’efficientamento di impianti, macchine e – più in generale – processi di produzione da soli non sono sufficienti. Diventa pertanto fondamentale per le aziende la volontà di guidare un cambiamento culturale e organizzativo all’interno, che non passa soltanto dalla tecnologia ma da un vero e proprio cambio del mindset.
Il Piano Transizione 5.0, però, è pensato per portare vantaggi alle aziende. Quali sono i benefici per colore che scelgono di usufruire degli incentivi?
Elio Bolsi: Nonostante le criticità, il Piano Transizione 5.0 offre notevoli vantaggi per le imprese che decidono di investire in innovazione e sostenibilità. Sul piano economico, in primo luogo vi sono i benefici derivanti dai crediti d’imposta che, a seconda dei progetti, variano dal 35% al 45%: davvero un bell’incentivo. Dal punto di vista produttivo, riuscire a sfruttare una simile occasione è davvero impagabile. Si pensi, a titolo di esempio, alla sostituzione di una macchina obsoleta con una di nuova concezione, più performante non solo dal punto di vista energetico, ma anche della qualità e della produttività. È questo, direi, il beneficio più importante che Transizione 5.0 offre alle imprese. Pur con tutti i limiti che abbiamo precedentemente visto, il Piano offre un’opportunità incredibile per le aziende, poiché le supporta concretamente a sostenere un processo di innovazione, adottando tecnologie che migliorano la qualità e l’efficienza dei processi produttivi, a beneficio della competitività non solo della singola impresa, ma di tutto il sistema Paese.
Enzo Catenacci: La manifattura italiana è connotata da valori che sono riconducibili al 5.0: human centricity tesa, da sempre, a valorizzare il contributo umano nella produzione; sostenibilità, quindi uso efficiente delle risorse, riduzione delle emissioni di carbonio e promozione di pratiche ecologiche sono premesse note all’Italia; impiego di tecnologie avanzate in grado di personalizzare, fortemente, produzioni su larga scala, si possono adattare prodotti senza sacrificare la produzione di massa. Questo si traduce in una maggiore competitività a livello globale. Pertanto, tecnologie green e tecnologie del Piano Transizione 5.0, aumenteranno la capacità di offrire prodotti personalizzati e sostenibili, incrementando l’attrattività dei prodotti Made in Italy.
Marino Colombo: Il Piano Transizione 5.0 offre alle aziende un’opportunità unica per rendere i processi più efficienti, sostenibili e competitivi. Gli incentivi fiscali agevolano l’adozione di soluzioni di automazione avanzata, digitalizzazione e ottimizzazione energetica, migliorando la produttività e riducendo i costi operativi. Per il settore dell’automazione pneumatica ed elettrica, questo significa investire in componenti intelligenti con sensoristica avanzata, sistemi di monitoraggio remoto e manutenzione predittiva. Queste tecnologie non solo aumentano l’efficienza delle macchine, ma riducono gli sprechi di energia, in linea con gli obiettivi di sostenibilità. Inoltre, la spinta verso l’industria connessa permette di sviluppare ambienti produttivi più flessibili e resilienti. Le aziende che scelgono di sfruttare questi incentivi non solo ottengono vantaggi economici immediati, ma si preparano a un futuro in cui automazione e sostenibilità saranno elementi chiave per la competitività globale.
Alessandro D’Aloiso: È determinante che lo Stato semplifichi le procedure e dia supporto alle imprese, specialmente alle PMI, per consentire un buon accesso agli incentivi e un processo di transizione fluido verso una economia più sostenibile e digitalizzata. Elemento chiave è il fotovoltaico: è vantaggioso per un’azienda che sostiene importanti costi energetici, ma deve evitare di attendere troppo tempo affinché i decreti attuativi (e successive modifiche e integrazioni) facciano chiarezza sulle modalità di ottenimento del credito.
Fabio Greco: L’industria manifatturiera italiana ha da sempre integrato principi che oggi caratterizzano l’Industria 5.0, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e all’impatto ambientale. L’uso efficiente delle risorse, la riduzione delle emissioni di carbonio e l’adozione di pratiche ecologiche sono elementi chiave che contraddistinguono il sistema produttivo del Paese. A ciò si affianca l’impiego di tecnologie avanzate che permettono di coniugare la personalizzazione dei prodotti con la produzione su larga scala, senza comprometterne l’efficienza. L’evoluzione del settore manifatturiero italiano passa inevitabilmente attraverso l’integrazione delle tecnologie green e delle soluzioni previste dal Piano Transizione 5.0, che favoriranno un modello produttivo sempre più sostenibile. Questo approccio non solo ridurrà l’impatto ambientale dell’industria, ma rafforzerà anche la competitività del Made in Italy, rendendolo ancora più attrattivo a livello globale grazie a prodotti innovativi, personalizzati e rispettosi dell’ambiente.
Arianna Saleri: Oltre a benefici strettamente finanziari, il Piano rappresenta una leva importante per la competitività delle aziende. Grazie a un approccio che riesce ad affiancare l’adozione di tecnologie digitali avanzate a percorsi di formazione mirata, il Piano Transizione 5.0 rappresenta un’importante opportunità per aumentare la produttività, migliorare i processi di produzione, ridurre sprechi di risorse e ottimizzare qualità dei prodotti. È pertanto un incentivo per l’evoluzione verso il modello della cosiddetta smart factory, dove la raccolta e la gestione sistematica di un dato raffinato, utile a prendere decisioni strategiche, è un ingrediente essenziale. In Camozzi Automation da anni ci confrontiamo su questo tema e, anche grazie a questo tipo di incentivi, oggi siamo in grado di offrire al mercato un set di prodotti, sistemi e soluzioni intelligenti che possano proprio agevolare questa evoluzione.
di Rossana Pasian



