Un comparto da 15 miliardi di euro, un’eccellenza tecnologica riconosciuta a livello globale e una frammentazione dimensionale che rischia di trasformarsi in un limite. Dall’ultimo aperitivo di networking organizzato da AIdAM emerge la ricetta per un’evoluzione della meccatronica italiana consapevole: alleanze tra concorrenti, intelligenza artificiale al servizio delle persone e un nuovo modo di gestire l’energia.
La meccatronica italiana racconta una storia di contraddizioni: da un lato un comparto da 15 miliardi di euro di fatturato e oltre 39.000 addetti, capace di esprimere un’eccellenza tecnologica riconosciuta a livello internazionale; dall’altro, una frammentazione dimensionale che, in un’arena globale dominata dalle economie di scala, rischia di trasformare il talento individuale in un limite più che in un vantaggio competitivo.
È questo il quadro emerso dall’ultimo evento organizzato da AIdAM – Associazione Italiana di Automazione Meccatronica, che ha lanciato ai decision-maker del settore un monito chiaro: per competere nel lungo periodo non basta acquistare nuovi asset tecnologici. Serve una trasformazione identitaria, un modello di evoluzione consapevole capace di integrare alleanze strategiche, intelligenza artificiale applicata ai processi e una gestione dell’energia che smetta di essere percepita come un costo per diventare un vero asset finanziario.
La “coopetizione” come strategia di sopravvivenza
Il Presidente di AIdAM, Raffaele Barile, propone un cambio di paradigma radicale, sintetizzato in un neologismo destinato a fare discussione: la “coopetizione”. In un mercato dove le barriere all’ingresso sono altissime, le aziende associate – spesso dirette concorrenti – devono imparare a collaborare per superare i limiti dimensionali che le penalizzano sui mercati internazionali. Una visione che si traduce in reti d’impresa organiche, fondate più sulla fiducia e sulla stretta di mano che su complessi accordi giuridici.
I vantaggi tangibili di questa strategia emergono con chiarezza sul fronte dell’internazionalizzazione. Grazie alla partnership con ICE e il Ministero degli Affari Esteri, le piccole e medie imprese possono accedere a palcoscenici globali come l’Automate Show, che nel 2027 si sposterà da Chicago a Las Vegas, a costi quasi nulli. È questo il vero ritorno sull’investimento associativo: una forza d’urto collettiva che consente di presidiare mercati complessi come Stati Uniti, Serbia o Marocco, difficilmente scalabili in solitaria.
“Dobbiamo stringerci la mano tra aziende che competono, sedersi a un tavolo e parlare dei problemi comuni. Solo superando l’isolamento del proprio capannone possiamo proiettare il nostro know-how sui mercati internazionali con la forza che meritiamo”, ha commentato Raffaele Barile.
Colmare il divario generazionale partendo dai docenti
Il disallineamento tra scuola e mondo del lavoro non si risolve con semplici stage, ma richiede un intervento strutturale sui formatori. In quest’ottica, AIdAM ha siglato un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione per aggiornare la preparazione dei docenti, garantendo che i programmi ministeriali non restino indietro rispetto alle tecnologie realmente presenti in officina.
L’obiettivo è innescare un circolo virtuoso di aggiornamento tecnologico capace di ridurre in modo significativo i tempi di inserimento dei giovani diplomati nel mondo del lavoro. Attraverso una visione sistemica, l’associazione fornisce alle scuole gli strumenti per omogeneizzare la qualità dell’insegnamento tecnico su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalla collocazione geografica dell’istituto. Tra i risultati concreti di questo impegno spicca la pubblicazione di un manuale tecnico edito da Hoepli, oggi punto di riferimento per gli istituti di meccatronica, insieme alla definizione di linee guida per i laboratori scolastici e a percorsi di aggiornamento rivolti ai docenti di meccanica, meccatronica, informatica e telecomunicazioni.
L’intelligenza artificiale come questione di persone

Museo delle Auto Storiche di Brescia.
Per chi si occupa di strategia aziendale, l’intelligenza artificiale non è tanto un prodotto da installare, quanto una disciplina di governance. È la lettura proposta da Coesiva, società di consulenza che sottolinea come l’IA non debba essere percepita come una minaccia, bensì come un potenziatore del capitale umano. Non essendo una software house, l’approccio dell’azienda si concentra sulla mappatura dei processi, l’assessment, prima di qualsiasi implementazione tecnologica.
Il paradosso dell’accelerazione digitale è che richiede un’attenzione ancora maggiore alla gestione delle persone. L’intelligenza artificiale generativa deve essere calata nel contesto specifico dell’azienda, rispettandone il tono di voce e i flussi operativi preesistenti, per evitare che lo strumento generi confusione anziché efficienza. “L’IA deve essere posizionata al fianco dell’operatore per potenziarne le capacità, o al posto dell’operatore quando il processo è a basso valore aggiunto, liberando tempo per la creatività umana”, hanno sottolineato Simone Strozzi e Luca Zanamontello di Coesiva.
L’efficacia dell’intelligenza artificiale si misura concretamente nella rimozione dei colli di bottiglia amministrativi. Un esempio arriva dall’applicativo Leading Fier, sviluppato da Coesiva, in grado di trasformare brochure e biglietti da visita raccolti in fiera in dati strutturati e validati, pronti per l’importazione nel CRM aziendale, eliminando errori manuali e ritardi commerciali. La frontiera della ricerca prospect si sposterà ulteriormente in avanti a settembre, con il lancio di Radar, un tool progettato per intercettare nuovi lead monitorando in tempo reale fonti pubbliche, bandi e registri delle imprese.
Energia e batterie come smorzatori di complessità
L’Italia attraversa una fase di volatilità strutturale dei prezzi elettrici, esasperata dalla presenza di due milioni di impianti fotovoltaici connessi alla rete. “Un caso emblematico è quello del 21 giugno scorso, quando il prezzo dell’energia è passato da 0 euro al megawattora a mezzogiorno a 296 euro la sera dello stesso giorno. In uno scenario di questo tipo, l’energia non va più soltanto acquistata, ma gestita finanziariamente”, ha raccontato Matteo Sapienza di Repower.
Le batterie industriali emergono così come strumenti di arbitraggio economico. Con un ritorno sull’investimento stimato tra i cinque e i sei anni, gli stoccaggi permettono di accumulare energia quando il prezzo è nullo, per riutilizzarla o immetterla in rete nei momenti di picco, guidati da algoritmi predittivi. “Una strategia di risk mitigation che si rivela sempre più essenziale per proteggere i margini operativi delle imprese, insieme al revamping degli impianti fotovoltaici installati tra il 2010 e il 2011 e a una gestione in tempo reale dei fissaggi di prezzo attraverso trading desk dedicati”, ha spiegato Pierpaolo Mezzanotte di Repower.
Verso un’evoluzione consapevole
Il futuro della meccatronica non è, in fondo, una sfida tecnologica, ma una sfida di mentalità. La collaborazione in “coopetizione”, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi umani e la gestione proattiva dell’energia rappresentano i pilastri di una nuova architettura industriale. “L’innovazione smette di essere un costo accessorio per diventare la condizione necessaria a non restare isolati in un mercato globale che premia, oggi più che mai, la massa critica e la velocità di adattamento”, ha sottolineato Marcello Zinno, Direttore di AIdAM.



