Economia & Mercato

Transizione energetica: corre ma con le gambe legate

Il mercato dell’automotive ha subito un forte rallentamento negli ultimi anni, questo per diverse ragioni tra cui anche le regolamentazioni che disciplinano la transizione energetica in Europa. Ma non è solo questo: è proprio la visione dell’auto a essere cambiata.

Tutti parlano di crisi del settore automotive, ma non tutti sanno il perché. La transizione energetica rappresenta una delle principali rivoluzioni di questo decennio, insieme alla sostenibilità ambientale (con cui condivide molto) e all’intelligenza artificiale. Nonostante le nuove forze politiche internazionali sembrino voler rallentare questo processo ormai in atto, l’Europa, tramite le parole di Ursula von der Leyen, ha espresso in maniera molto netta la continuità con cui si investirà nel percorso relativo alla transizione energetica. Gli effetti si abbattono soprattutto (ma non solo) sul comparto automotive. Non a caso i centri di interesse si stanno muovendo per difendere la filiera che, a seguito di un programma di riduzioni delle emissioni e di vincolante conversione all’elettrico, sta mettendo a rischio una catena del valore molto estesa. Solo in Italia si parla di 5.500 imprese e di oltre 270.000 addetti. Il tutto cuba un fatturato complessivo di 105 miliardi di euro che ha un’incidenza molto importante sull’economia nazionale (6,2% del PIL).

Come è cambiato il mondo dell’auto

Ma perché la transizione energetica, o meglio i precetti imposti dalle varie regolamentazioni, avrebbe causato la crisi del settore automobilistico? Le vicende recenti hanno fatto emergere uno stato di salute complesso del settore: l’economia tedesca sta rallentando bruscamente, mentre in Italia le note vicende del gruppo Stellantis e le relative strategie di shoring all’estero hanno messo a rischio diverse produzioni. Inoltre, l’elettrico necessita di investimenti imponenti che alcune case automobilistiche sono riuscite ad affrontare solo tramite accordi, joint venture e fusioni: il mercato, lato produzione, si è concentrato e se da un lato ha potuto beneficiare di enormi economie di scala, dall’altro ha scoperto le vene più deboli del sistema. Ma gli altri non sono stati a guardare: i grossi gruppi asiatici sono entrati in maniera molto decisa, avendo anche accesso alle materie prime per la produzione delle batterie.

Seguendo la transizione energetica, l’auto elettrica europea ha deciso di puntare alla fascia alta o di lusso, mentre quella asiatica ha inquadrato la fascia medio-piccola di mercato.
La transizione energetica avrebbe causato
la crisi del settore automobilistico.

C’è poi un modello duale in corso, laddove l’auto elettrica europea ha deciso di puntare alla fascia alta o di lusso, mentre quella asiatica ha inquadrato la fascia medio-piccola di mercato, che permette di raggiungere più facilmente economiche di scala e quindi di impostare un listino prezzi molto aggressivo. Il percorso regolamentatorio dell’UE prevede una scala di riduzione della CO2 con soglie ben definite: la prima milestone è proprio il 2025 in cui si dovrà garantire il 15% di riduzione rispetto ai veicoli prodotti nel 2021. Le auto a motore endotermico per certi versi risultano più economiche e appetibili per alcune fasce di mercato e questo non permette di garantire un venduto con questa riduzione della CO2. In pratica, si vendono ancora molte auto termiche, le auto elettriche sono più costose e si vendono meno, non si raggiungono economiche di scala, mentre l’UE spinge per la vendita di auto elettriche. I produttori per evitare di incappare in multe molto salate, dovranno vendere meno auto endotermiche in modo da riequilibrare il rapporto rispetto alle auto elettriche. Si crea quindi un cortocircuito che rischia di bloccare il settore.  

Infine c’è una questione relativa all’evoluzione sociale nell’utilizzo dell’autovettura. Oggi l’auto non è più un “bene-orgoglio” per le nuove generazioni. Le cause sono diverse: sicuramente i costi di gestione e l’aumento del costo della vita unita a una più elevata età media nel raggiungimento dell’autosufficienza economica. Ma soprattutto l’auto è vista non più come prodotto, ma come servizio di trasporto. L’attenzione all’ambiente della Gen Z, il forte impulso alla riduzione di consumi e sprechi, la riduzione del benessere collettivo, il modello car sharing spingono i più a concentrarsi sull’utilizzo di un’auto piuttosto che averla parcheggiata nel proprio box. Questo porterà a una serie di rivoluzioni radicali nel settore: meno attenzione alla colorazione, si opterà solo alla manutenzione ordinaria/obbligatoria e si avrà meno cura del prodotto, meno attenzione alle prestazioni e alla personalizzazione e, non ultimo, si aprirà la strada alla futura guida autonoma.

I presupposti per una ricrescita del mercato ci potrebbero essere ma bisogna tracciare bene le strategie industriali future, fornendo gli strumenti alle case automobilistiche per rendere il tutto sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico.

di Marcello Zinno, Marketing Manager di AIdAM

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