Anima Confindustria ha presentato a Bruxelles il Manifesto della Meccanica 2025, chiedendo all’UE una politica industriale coordinata, una transizione ecologica sostenibile e regole eque per competere sui mercati globali, dopo i nuovi dazi Usa che penalizzano la meccanica italiana.
L’industria meccanica italiana ha scelto il cuore politico dell’Unione Europea per lanciare un messaggio chiaro: servono regole giuste per competere, non protezioni. È questo il filo conduttore della missione di Anima Confindustria al Parlamento Europeo, dove la Federazione ha presentato il “Manifesto della Meccanica 2025 per l’UE”, un documento che intende rilanciare la centralità della manifattura all’interno dell’agenda comunitaria.
La delegazione di Anima Confindustria, guidata dal presidente Pietro Almici, ha incontrato la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna e diversi rappresentanti delle istituzioni comunitarie per discutere le priorità di un comparto che vale 55,5 miliardi di euro di fatturato, impiega oltre 221.000 addetti e rappresenta uno dei motori dell’export italiano. Un settore che oggi, però, si trova stretto tra la pressione della transizione ecologica e le tensioni geopolitiche che ridisegnano gli equilibri del commercio globale.
Dazi e competitività: la sfida americana
Al centro dell’incontro, la questione dei dazi introdotti dagli Stati Uniti, che colpiscono con una tariffa del 50% le componenti in acciaio e alluminio su oltre 400 codici doganali. Una misura che impatta direttamente sull’80% della produzione rappresentata da Anima Confindustria, e che rischia di compromettere il primo mercato extraeuropeo della meccanica italiana.
“Non possiamo pianificare l’export in un contesto di regole incerte – ha sottolineato Almici – L’Europa deve reagire in modo coordinato, con politiche industriali chiare ed efficaci. Difendere la competitività delle nostre imprese significa difendere la capacità produttiva e tecnologica dell’Europa stessa”.
La richiesta, dunque, non è quella di nuove barriere, ma di condizioni eque: strumenti europei condivisi per contrastare il dumping, semplificare gli iter doganali e sostenere le imprese sui mercati strategici.
Transizione ecologica e realismo industriale
Il Manifesto propone tre direttrici d’azione: una politica industriale europea coordinata, una gestione equilibrata della transizione ecologica e la tutela della concorrenza internazionale.
Sul fronte ambientale, Anima Confindustria chiede un cambio di passo: la transizione non deve diventare un vincolo che erode la competitività. Da qui la proposta di un Clean Industrial Deal, evoluzione del Green Deal europeo, fondato su due principi cardine – neutralità tecnologica e competitività. Le imprese devono poter scegliere le soluzioni più efficaci per ridurre le emissioni, integrando tecnologie mature e innovazioni emergenti, senza imposizioni che penalizzino la produzione.
Un altro nodo cruciale è quello dell’energia: costi alti e instabilità degli approvvigionamenti restano una minaccia strutturale per l’industria europea. La sostenibilità, avverte la Federazione, deve poggiare su basi economiche solide: un approvvigionamento sicuro, accessibile e prevedibile.
Diversificare i mercati, difendere il know-how
Oltre alla difesa del mercato americano, Anima Confindustria sollecita Bruxelles ad accelerare gli accordi con aree emergenti – dal Mercosur all’Africa e all’Asia – per ampliare gli sbocchi commerciali e garantire reciprocità normativa, qualità e sicurezza dei prodotti. Condizioni, queste, indispensabili per evitare che la concorrenza internazionale si traduca in squilibrio competitivo e perdita di know-how.
Un appello all’Europa della concretezza
La giornata di Bruxelles è stata, per il sistema della meccanica, più di un appuntamento istituzionale: un segnale politico. L’incontro con eurodeputati di diversi gruppi ha riaffermato la volontà dell’industria italiana di dialogare con l’Europa, chiedendo un’azione comune e non frammentata.
“Serve un’Europa capace di fornire risposte operative, non solo politiche – ha ribadito Almici – Non chiediamo protezioni o favoritismi, ma condizioni giuste per competere. Senza una visione strategica condivisa, l’Europa rischia di indebolire i propri asset produttivi e di perdere terreno rispetto ad altri blocchi economici”.
Il Manifesto della Meccanica 2025 di Anima Confindustria diventa così un invito a rimettere l’industria al centro del progetto europeo, coniugando sostenibilità, autonomia e crescita. E a ricordare che la forza della transizione, tecnologica o ecologica che sia, dipende dalla capacità di produrre, innovare e restare competitivi nel mondo.



