In questa intervista, Raffaele Barile, Presidente di AIdAM, sottolinea l’obiettivo di rendere l’Associazione un interlocutore più forte per il settore dell’automazione e meccatronica, puntando su rappresentanza istituzionale, internazionalizzazione, formazione e innovazione. Evidenzia il ruolo centrale di digitalizzazione, AI e cybersecurity per la competitività delle imprese, insieme alla valorizzazione del Sud Italia e allo sviluppo di nuove competenze tecniche. La meccatronica italiana, grazie al suo potenziale, può diventare un pilastro della competitività nazionale, anche in un contesto geopolitico in evoluzione.
Presidente, qual è la sua visione per AIdAM e quali sono le priorità strategiche che la guidano a un anno dall’inizio del mandato?
Le aziende associate ad AIdAM rappresentano un comparto di primaria importanza nello scenario socio-economico italiano. Parliamo di realtà che contribuiscono in modo concreto alla competitività del Paese, grazie alla loro capacità di innovare, esportare e generare valore nelle filiere produttive. È anche per questo che ritengo meritino maggiore attenzione, sia da parte delle istituzioni sia da parte del mercato, rispetto a quanto spesso avviene. La mia visione per AIdAM nasce proprio da questa consapevolezza. Intendo lavorare affinché l’Associazione diventi un interlocutore sempre più autorevole e riconosciuto, coinvolto nei principali tavoli decisionali e capace di rappresentare con forza le esigenze delle imprese del settore. Ritengo fondamentale rafforzare il dialogo con il mondo politico, accademico (ha molta della nostra attenzione) e industriale, promuovendo una cultura dell’automazione e della meccatronica che valorizzi le eccellenze italiane e favorisca un ecosistema più competitivo.
A un anno dall’inizio del mandato, le priorità strategiche sono quindi chiare: consolidare la presenza istituzionale di AIdAM, ampliare i servizi dedicati agli associati, favorire la condivisione di competenze e sostenere la crescita del comparto attraverso iniziative concrete, mirate e continuative. Ne discutiamo in ogni consiglio direttivo: l’obiettivo è accompagnare le aziende in un percorso di sviluppo che le renda ancora più protagoniste della trasformazione industriale in atto, sia a livello nazionale sia internazionale.
L’automazione e la meccatronica stanno vivendo una trasformazione profonda: quali trend ritiene più determinanti per l’industria italiana nei prossimi anni?
È vero, il nostro settore è da sempre caratterizzato da un’evoluzione costante, ma negli ultimi anni questo processo ha subito un’accelerazione senza precedenti. Stiamo vivendo una fase in cui la convergenza tra tecnologie digitali, intelligenza artificiale e sistemi fisici sta ridefinendo il modo stesso di produrre, progettare e gestire gli impianti. Tra i trend più determinanti, la digitalizzazione e l’AI occupano senza dubbio un ruolo centrale. L’integrazione intelligente di macchine, software e sensori sta generando una quantità di dati enormemente superiore al passato: dati che raccontano in tempo reale il comportamento delle linee produttive, lo stato dei componenti, l’efficienza dei processi e le possibili criticità. La capacità di raccogliere, analizzare e trasformare queste informazioni in valore diventerà un elemento distintivo per la competitività delle aziende italiane.
A ciò si aggiunge il tema della sicurezza dei dati e della continuità operativa, che assume una rilevanza sempre maggiore. Le imprese sono chiamate a proteggere il proprio patrimonio informativo da perdite, furti o attacchi esterni, adottando soluzioni di cybersecurity adeguate alle nuove minacce e investendo in infrastrutture digitali robuste e affidabili. L’automazione avanzata, la robotica collaborativa, i sistemi connessi e l’analisi predittiva rappresentano fattori chiave nel mondo attuale. Il compito dell’industria italiana è quello di intercettare questi trend e trasformarli in opportunità concrete, valorizzando le competenze che ci hanno distinto nel recente passato e accelerando la transizione verso un modello produttivo sempre più intelligente, per dirlo meglio “sostenibile”.
AIdAM rappresenta una filiera complessa e innovativa: quali iniziative concrete intende mettere in campo per rafforzare il ruolo dell’associazione a supporto delle aziende?
Una delle priorità cardine del mio mandato riguarda senza dubbio il tema dell’internazionalizzazione. Le aziende aderenti ad AIdAM possiedono competenze e tecnologie di altissimo livello che meritano di essere valorizzate su scenari globali sempre più dinamici. In questa direzione abbiamo già avviato diverse iniziative mirate verso mercati emergenti e Paesi ad alto potenziale, attività che stanno iniziando a generare i primi riscontri concreti e che saranno ulteriormente rafforzate nei prossimi mesi.
Parallelamente, ritengo fondamentale consolidare la presenza dell’associazione nelle principali fiere di settore, nei grandi eventi di riferimento e nei contesti in cui si definiscono le traiettorie dell’innovazione industriale. La partecipazione coordinata di AIdAM con aree espositive dedicate permette agli associati di presentarsi in modo più visibile, competitivo e riconoscibile, beneficiando di un’immagine collettiva forte e autorevole.
Accanto a queste attività, stiamo lavorando per ampliare i servizi rivolti alle imprese, favorire occasioni di networking qualificato, promuovere momenti di B2B e supportare la diffusione di competenze verticali in ambiti ad alto contenuto tecnologico. L’obiettivo è rendere l’Associazione un punto di riferimento sempre più solido per la filiera, capace di accompagnare concretamente le aziende nelle loro strategie di crescita e nella valorizzazione delle eccellenze italiane nel mondo dell’automazione e della meccatronica.

Uno dei temi che lei ha più volte citato è la valorizzazione del Sud Italia. Quali azioni prevede per rendere questa attenzione realmente operativa?
Nel Sud Italia esistono realtà industriali e accademiche di assoluta eccellenza, spesso poco valorizzate (o meno di quanto meriterebbero) ma con un potenziale straordinario. Basti pensare al ruolo del Politecnico di Bari, oggi riconosciuto tra i migliori atenei in Italia e capace di formare ingegneri altamente qualificati, molto richiesti dal mercato. Il talento e la competenza, dunque, non mancano. Ciò che spesso pesa è la distanza geografica, che rende più complesso il dialogo con una filiera che, a oggi, vede circa il 90% delle aziende associate concentrate tra Nord e Centro Italia.
A questa condizione si aggiunge un elemento culturale: un certo scetticismo, radicato nel tempo, che porta alcune imprese del Sud a essere meno inclini alla condivisione delle proprie esperienze o ad aprirsi a un sistema associativo strutturato. È un limite che dobbiamo contribuire a superare, promuovendo un approccio collaborativo e mettendo in evidenza i benefici concreti derivanti dal fare rete. Per rendere questa attenzione realmente operativa, AIdAM sta programmando iniziative sempre più frequenti e mirate. In particolare, verranno organizzati villaggi associativi all’interno di eventi fieristici strategici nel Mezzogiorno, momenti di networking dedicati, incontri con stakeholder territoriali e attività di divulgazione per avvicinare nuove realtà imprenditoriali al mondo dell’automazione e della meccatronica. L’obiettivo è creare un ponte stabile tra le eccellenze meridionali e il resto della filiera, favorendo una partecipazione più attiva e inclusiva e contribuendo allo sviluppo di un ecosistema nazionale più equilibrato e competitivo.
Formazione e competenze restano nodi critici per la crescita del settore, e AIdAM è da sempre molto sensibile all’argomento da anni. Su quali fronti l’associazione lavorerà nel prossimo futuro per colmare il divario tra domanda e offerta di professionalità tecniche?
Ritengo che la formazione debba assumere un ruolo strategico nelle fabbriche del futuro. La trasformazione dell’industria, accelerata dalla digitalizzazione e dall’integrazione di tecnologie sempre più complesse, richiede figure professionali altamente qualificate, capaci di operare in contesti dove meccatronica, automazione, software e analisi dei dati convivono e interagiscono continuamente. Senza un adeguato investimento sulle competenze, il rischio è quello di rallentare la crescita dell’intero comparto.
AIdAM è già molto attiva su questo fronte. La collaborazione con la rete IM2A rappresenta uno dei progetti più significativi, perché permette di creare un ponte concreto tra scuole tecniche, istituti professionali e imprese. I corsi di aggiornamento dedicati ai docenti, tenuti da professionisti provenienti direttamente dalle nostre aziende, sono un elemento fondamentale di questo percorso: consentono agli insegnanti di aggiornare costantemente le proprie competenze, trasferendo poi agli studenti conoscenze allineate alle reali esigenze del mercato.
A questa attività si affianca l’impegno nel promuovere laboratori scolastici moderni, attrezzati e coerenti con le tecnologie oggi diffuse nelle aziende. Mettere gli studenti in condizione di lavorare su macchinari e strumenti attuali significa ridurre in modo concreto il gap formativo che spesso separa il mondo della scuola da quello del lavoro. È necessario facilitare l’ingresso dei giovani nelle imprese e favorire la nascita di nuove professionalità. Nel prossimo futuro continueremo a investire in queste iniziative, ampliandole e rendendole sempre più capillari. Vogliamo costruire un ecosistema formativo più solido, dinamico e dialogante, capace di offrire alle aziende le competenze che servono davvero e ai giovani un accesso più diretto e qualificato alle opportunità professionali della nostra filiera.
Guardando al futuro, quale contributo ritiene che la meccatronica italiana possa dare alla competitività dell’Italia sullo scenario internazionale? Tenendo anche conto delle novità geopolitiche in continua mutazione.
Oggi il settore dell’automazione e della meccatronica italiana ricopre già un ruolo di grande rilevanza. Secondo un’analisi approfondita del Centro Studi AIdAM, il comparto genera un fatturato complessivo di circa 15 miliardi di euro e impiega oltre 38.000 addetti. Si tratta di numeri che testimoniano non solo il peso economico del settore, ma anche la sua capacità di contribuire in modo determinante alla competitività del Paese.
Naturalmente, non possiamo e non dobbiamo accontentarci. Le tensioni e i cambiamenti geopolitici che stiamo vivendo impongono all’Italia di consolidare le proprie competenze industriali, sviluppare maggiore autonomia tecnologica e rafforzare le filiere strategiche. In questo quadro, la meccatronica può offrire un contributo decisivo, grazie alla sua natura interdisciplinare e alla capacità di generare soluzioni innovative in ambiti cruciali come la robotica, la digitalizzazione dei processi, la mobilità sostenibile, l’automazione dei servizi e l’integrazione di sistemi intelligenti.
A mio avviso è fondamentale alimentare un ecosistema che permetta la nascita e la crescita di nuove imprese, soprattutto nel Mezzogiorno, dove esistono competenze, energia e potenzialità ancora largamente inespresse. Bisogna infondere fiducia nelle nuove generazioni, creando opportunità, favorendo investimenti e mettendo a disposizione strumenti concreti per trasformare idee e competenze in progetti d’impresa. La meccatronica italiana ha tutte le carte in regola per rafforzare ulteriormente la presenza del nostro Paese nello scenario internazionale. Con visione, investimenti mirati e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, imprese e mondo accademico, può diventare uno dei pilastri della competitività nazionale in un contesto globale in continua evoluzione.



