L’Intelligenza Artificiale non è più una tendenza passeggera, ma una necessità strategica per rispondere alla domanda di efficienza e precisione nella produzione industriale italiana. Tuttavia, l’indagine ASCOMUT evidenzia un settore in una fase di transizione: l’interesse è alto, ma l’adozione strutturata è frenata da lacune organizzative e culturali.
L’Intelligenza Artificiale sta entrando anche nella filiera dell’importazione e distribuzione in Italia di macchine utensili, utensileria e attrezzature, strumenti di misura: non come moda, ma come risposta alla crescente richiesta di rapidità, precisione e autonomia nel settore della produzione industriale. L’Osservatorio IA ASCOMUT, sulla base di una indagine realizzata nel secondo semestre 2025, fotografa un settore in movimento: l’adozione è in crescita ma spesso non ha superato la fase di sperimentazione; inoltre, taluni fattori chiave – come qualità dei dati, capacità di analizzare e trasformare i processi, adeguamento dell’organizzazione e misurabilità delle soluzioni – se non opportunamente affrontati rischiano di allontanare l’obiettivo ultimo, ovvero la crescita di competitività.
I quattro i risultati chiave dell’Osservatorio
- Permangono molte “barriere” alla partenza. Le principali cause di non adozione dell’Intelligenza Artificiale evidenziate dalle aziende associate ad ASCOMUT sono la poca consapevolezza circa gli ambiti di utilizzo effettivo, competenze interne insufficienti e altre priorità/progetti concorrenti. Seguono incertezza su costi/ritorno e rischi/sicurezza percepiti.
- Dove l’IA funziona già: produttività e qualità su contenuti e conoscenza. Le applicazioni più frequenti sono orientate a ridurre tempi e aumentare coerenza: supporto a documenti e traduzioni, materiali commerciali, accesso rapido a procedure e documentazione tecnica, assistenza basata su documenti (manuali, schede, FAQ), analisi di dati.
- Dove si inceppa l’IA: pochi numeri, dati incoerenti, responsabilità non definite. L’Osservatorio evidenzia criticità ricorrenti su baseline e KPI (benefici percepiti ma non misurati), qualità/consistenza delle informazioni di prodotto (varianti, compatibilità, versioni) e governance (chi decide, con quali regole e controlli).
- Un segnale netto: la formazione interna è ancora marginale. Poche le aziende che dichiarano di aver avviato un percorso formativo interno: un indicatore che spiega perché l’Intelligenza Artificiale non sia presa in considerazione o rimanga confinata a usi individuali non strutturati.
«La nostra base associativa ha risposto all’indagine con grande professionalità e partecipazione, segno di quanto il tema sia sentito. I risultati sono in linea con le aspettative: l’eterogeneità delle aziende interpellate e l’estrema varietà delle soluzioni operative offerte in ambito Intelligenza Artificiale – afferma il Presidente ASCOMUT Andrea Bianchi – hanno contribuito a restituirci un quadro caratterizzato da una certa disomogeneità di percezione, atteggiamento e capacità di applicazione. A questo punto, la parola passa ad ASCOMUT: vogliamo agire da facilitatori presentando proposte realizzabili e di concreta utilità che supportino il nostro sistema d’imprese verso una maggiore integrazione dell’Intelligenza Artificiale all’interno dei loro processi».



