Migliorare l’ospedale con i cobot

L’automazione ha aiutato a migliorare la produzione industriale e il lavoro degli operatori, quindi perché non portare questo know-how negli ospedali e nelle farmacie? È quello che ha deciso di fare Sinteco, azienda specializzata nella realizzazione di macchine automatiche e linee robotizzate per l’assemblaggio e il collaudo di qualsiasi applicazione industriale, che ha portato le sue conoscenze in un mondo molto diverso, quello dell’hospital. Per farlo, ha chiesto l’aiuto del suo partner Sinta, che ha fornito un robot collaborativo TM, ideale per l’applicazione che si è creata: un impianto per la gestione della dose unitaria.

Come nelle migliori tradizioni, Sinteco nasce nel 1984 dentro un garage, nel paese di Longarone, provincia di Belluno. Nel corso degli anni, continua a crescere, con una svolta nel 2003, quando Sinteco entra a far parte del Gruppo Bucci. “Il Gruppo Bucci – racconta Stefano Giacomelli, General Manager di Sinteco – non ha dato una mano solo in termini economici, ma anche di mentalità trasformandoci in internazionali; infatti, il 60% della nostra attività è rivolta all’estero”. Ora Sinteco è una realtà che conta 200 persone, dislocate in quattro unità produttive. I settori in cui si sta concentrando ora sono medicale, ospedaliero, cosmesi, farmaceutico, automotive, elettrotecnica e meccanica generale. “Da una decina d’anni – afferma Giacomelli – siamo entrati molto fortemente nel settore dei medical device, che, anche se molto complesso, ci sta dando grosse soddisfazioni”.
Per la robotica, Sinteco si rivolge da molti anni a Sinta, distributore sul mercato italiano di diversi marchi nel mondo della manipolazione industriale: EPSON per robot SCARA e antropomorfi, e TM per i collaborativi, oltre a IAI per soluzioni con assi elettrici e robot cartesiani. La partnership tra le due aziende è molto forte, e fatta soprattutto dal legame umano. “Siamo consapevoli – racconta Andrea Casari, Direttore Generale di Sinta – che le macchine devono essere seguite. C’è un rapporto molto leale tra di noi: sappiamo che con Sinteco questo legame viene mantenuto sempre con correttezza nel comportamento, qualità dei prodotti e con una certa flessibilità, che a volte è necessaria perché ci sono delle situazioni che richiedono cambi di programma. È un trend che si è consolidato nel tempo: quando Sinteco chiama noi dobbiamo essere in grado di rispondere praticamente nell’immediato. Non vogliamo perdere di vista le macchine, soprattutto ora che nascono molti impianti complessi quindi la nostra presenza è necessaria”.
I due partner hanno lavorato in sinergia per creare una soluzione dedicata alle farmacie e agli ospedali per la gestione della dose unitaria al paziente: “Una singola medicazione – spiega Giacomelli – legata a un singolo paziente con un codice unico, così da poter risalire a tutto lo storico e non sbagliare la somministrazione”. Il sistema è modulare e flessibile, e, appunto, permette la distribuzione dei farmaci in formula personalizzata, ovvero di raggruppare e identificare, con il nome del paziente, i farmaci prescritti. Non si tratta di un semplice sistema seriale (confezionamento-stoccaggio-consegna), ma di una rete di automazioni dove ciascun componente è connesso a tutti gli altri. Per questo impianto, Sinta ha fornito i cobot Techman, macchine ideali per operazioni delicate e in contesti in cui non è possibile la costante presenza di un programmatore esperto. Il settore ospedaliero e farmaceutico è certamente molto diverso dell’industriale classico a cui era abituata Sinteco, soprattutto in termini di approccio al mercato e al cliente: quest’ultimo non ha la conoscenza tecnica che ha quello dell’industria, quindi molto spesso non sa nemmeno cosa vuole. “Dobbiamo essere capaci – spiega Diego Allera, Hospital Automation Sales Manager di Bucci – di guidare passo passo il cliente, diventando dei veri e propri consulenti ed entrando pesantemente nei flussi di lavoro”.
La richiesta di impianti per dose unitaria non nasce con la pandemia, ma è una richiesta che Sinteco si sente rivolgere già da qualche anno, soprattutto dall’estero: oggi fornisce questo tipo di impianti in Europa, Medio Oriente e America Latina. Una cosa molto importante che ha contribuito all’esplosione del mercato è la nascita dei centri logistici: “Fino a qualche anno fa – spiega Allera – un singolo ospedale ci contattava per richiederci un impianto per preparare la dose unitaria, e Sinteco proponeva la propria soluzione localizzata nell’ospedale; da qualche anno, invece, soprattutto in Francia, assistiamo a una delocalizzazione della produzione, cioè vengono creati dei siti che producono la dose unitaria che viene poi distribuita a più ospedali”.
Sinteco propone due tipologie di macchina per il sistema: una per il confezionamento della dose unitaria, e un’altra per la personalizzazione delle terapie. Il primo è un sistema computerizzato e automatizzato per il taglio e confezionamento dei farmaci in dose unitaria, che permette di realizzare buste monodose finite e pronte per lo stoccaggio; i farmaci vengono identificati tramite QR code per avere la totale tracciabilità, rendendo la somministrazione del farmaco sicura e veloce, azzerando inoltre i tempi di attesa. Il secondo, invece, nasce per ottimizzare il sistema di stoccaggio e di distribuzione delle terapie personalizzate: la dose unitaria viene immagazzinata e gestita dall’armadio informatizzato, in grado di personalizzare e distribuire i medicinali in forma di terapie; questo sistema permette agli ospedali di fornire il farmaco giusto, nella dose giusta, al paziente giusto, tutto in tempo reale.
Fino a qualche anno fa la macchina di packaging e la macchina di terapia erano entrambe all’interno della farmacia dell’ospedale; oggi, invece, spesso gli impianti di packaging sono situati nel centro logistico, mentre la macchina di produzione della terapia è ancora all’interno dell’ospedale. Il maggiore spazio che consente un centro logistico ha dato un impulso notevole per quanto riguarda l’automatizzazione del packaging e dei volumi: si parla di numeri che arrivano a 30 milioni di farmaci prodotti in un anno, quindi circa 20 ospedali coinvolti. “Sono cifre – afferma Allera – che portano anche a una concezione di impianto molto diversa. Per questa nuova generazione di centri logistici abbiamo implementato, oltre agli SCARA EPSON e ai sistemi di movimentazione lineare, i cobot TM, i quali a bordo hanno un sistema di visione integrato che permette la lettura del singolo barcode”.

TM5-700 è un robot collaborativo a sei assi con un payload di 6 kg e uno sbraccio di 700 mm.
TM5-700 è un robot collaborativo a sei assi con un payload di 6 kg e uno sbraccio di 700 mm.

Il valore aggiunto del robot collaborativo

È proprio dall’esigenza del centro logistico che nasce la soluzione brevettata da Sinteco che prevede la presenza del cobot TM5-700, fornito da Sinta. Si tratta di un robot collaborativo a sei assi, quindi antropomorfo, con un payload di 6 kg, uno sbraccio di 700 mm e un sistema di visione proprietario integrato. “Se un centro logistico ospedaliero – spiega Allera – vuole preparare milioni di dosi di diversi tipi di farmaci, che vengono spediti all’interno di un pacco con all’interno i data matrix di ogni dose singola, è importante avere un sistema di tracciabilità pressocché perfetto: grazie alla telecamera integrata, il cobot legge i data matrix, eliminando l’errore umano. L’impianto è estremamente complesso, perché normalmente ci sono più macchine di packaging, quindi il cobot, attraverso la lettura dei codici, è in grado di comunicare su quale macchina di stoccaggio deve andare un farmaco. Una tracciabilità totale, che parte dalla bustina nel centro logistico e arriva fino al letto del paziente”. Non solo, la visione integrata permette di avere una riduzione dei tempi della messa in servizio, perché non bisogna seguire molti controlli necessari nel caso di due macchinari differenti. “Questa visione – sottolinea Gabriele Cepile, Product Manager Robotics di Sinta – permette una semplificazione a livello di componentistica e una miglioria dal punto di vista estetico, cosa da non sottovalutare perché l’ospedale dev’essere un ambiente accogliente e con impatto visivo positivo”.

La scelta è ricaduta sui cobot perché sono macchine leggere e compatte.
La scelta è ricaduta sui cobot perché sono macchine leggere e compatte.

La visione integrata non è l’unico motivo per cui si è scelto di inserire un cobot TM all’interno di questa soluzione: giocano un ruolo anche la semplicità di utilizzo e, soprattutto, la compattezza. “Le macchine collaborative – spiega Casari – sono sviluppate con una modalità di programmazione pensata per utenti finali che non hanno dimestichezza con il mondo della robotica, come possono essere appunto farmacisti e medici. Sinteco, tramite i suoi programmatori, sviluppa e rende eseguibili i programmi come se fossero delle semplici app del telefono, con blocchi funzionali molto intuitivi”. Nell’impianto di Sinteco, l’interfaccia utente comprende tutte le sue funzionalità, ed è stato ovviamente creato per utilizzatori non avvezzi alla tecnologia o che lavorano in un ambiente industriale.
Come si accennava, è stata soprattutto la compattezza a orientare Sinteco per la scelta del cobot TM proposto da Sinta. “I cobot sono macchine leggere e compatte – spiega Gabriele Cepile – e possiedono tutta una serie di funzioni di sicurezza integrate che permettono di risparmiare spazio, creando un’isola totalmente sicura e collaborativa in contesti non industriali dove lo spazio è prezioso. Il primo elemento da sfruttare è la collaboratività del robot con gli operatori sanitari, che non sentono il bisogno di un tempo ciclo molto spinto: le priorità sono diverse”. Spesso, infatti, queste macchine vengono inserite nelle farmacie degli ospedali, i quali sono stati costruiti in tempi in cui non si pensava che una parte di spazio doveva essere riservata a isole robotizzate: più spazio viene occupato dai robot, meno spazio è disponibile per il materiale sanitario, e questo non va bene nell’ottica dell’ospedale o della farmacia. Nello specifico, il cobot è stato scelto per la compattezza relativa all’infrastruttura di sicurezza: se fosse stato necessario installare delle protezioni, quali gabbie o recinzioni, non sarebbe stato possibile installare tre linee una a fianco all’altra, mentre con i cobot questo è possibile. Affiancando fino a tre linee, si sopperisce alla “lentezza” del robot collaborativo, rendendo possibile arrivare a una produzione di dosi uniche importante, cosa che diventa fondamentale in particolare per i centri logistici.

I cobot TM hanno un sistema di visione integrato che permette la lettura del singolo barcode.
I cobot TM hanno un sistema di visione integrato che permette la lettura del singolo barcode.

Più automazione vuol dire più tempo dedicato al paziente

La dose unitaria nasce con degli obiettivi ben precisi. Il primo è la riduzione degli errori attraverso la tracciabilità del farmaco, il secondo è rappresentato dai vantaggi economici: grazie a una gestione precisa, che tiene conto dei numeri e delle date di scadenza, si registrano delle importanti riduzioni di farmaci scaduti, rubati, dimenticati, insieme a una riduzione delle scorte; in questo modo l’ospedale può avere un forte risparmio economico. “Però – continua Allera – gestire la dose unitaria significa un flusso logistico e di personale differente rispetto a quello a cui gli ospedali sono stati abituati: a oggi, la farmacia di un ospedale, italiano soprattutto, è semplicemente un magazzino, non c’è un’interazione importante dal punto di vista clinico, cosa che invece in altri paesi è molto seguita, dove il farmacista è un professionista che interviene in fase di terapia controllando che i farmaci non vadano in contrasto tra di loro oppure dà un equivalente in caso di assenza del farmaco”. Purtroppo, l’Italia è ancora un po’ indietro, per una questione culturale: spesso si ha il timore che l’automazione rubi il lavoro. “Ci tengo a sottolineare – continua Allera – che la macchina non toglie lavoro, anzi aumenta il tempo utile del personale sanitario: non hanno più bisogno di controllare quante e quali medicine devono somministrare, le dosi vengono preparate dalle macchine; loro possono dedicare il tempo risparmiato totalmente al paziente, ascoltarlo e curarlo nel vero senso della parola”.

La dose unitaria riduce gli errori grazie alla precisa tracciabilità del farmaco.
La dose unitaria riduce gli errori grazie alla precisa tracciabilità del farmaco.

Inoltre, il maggiore tempo per i pazienti e l’automatizzazione della gestione dei farmaci è sinonimo di sicurezza. “Sinteco – spiega Giacomelli – si prende una parte di responsabilità della somministrazione del farmaco, perché si tratta di macchine pregne di software e controlli di gestione di nostra creazione, i quali dialogano con l’ospedale. Dobbiamo noi in primis assicurare che la dose e la composizione siano corrette, quindi abbiamo anche una responsabilità legale”. Questo si traduce in una drastica diminuzione delle morti per errore umano, e dei costi per l’ospedale in termini assicurativi e legali. “Da ricerche scientifiche effettuate nel campo ospedaliero alcuni anni fa, si stima che circa il 7% delle morti in ospedale è dovuto all’errore umano. Con le macchine ci prefiggiamo l’obiettivo di arrivare in prossimità dello 0%, che in fondo è l’obiettivo dell’automazione in generale, non solo quella legata all’hospital”.
“È interessante notare – conclude Casari – che Sinteco ha un’apertura molto ampia: sono riusciti a fare questa macchina per gli ospedali e le farmacie grazie a tutto il bagaglio di esperienze di meccanica e robotica industriale che hanno sulle loro spalle. E secondo me non è un caso: non ci sono tante storie simili, non sono cose che possono essere lasciate all’improvvisazione. La bravura di Sinteco è quella di essere riusciti a ritagliare e adeguare il processo di automazione a un settore totalmente nuovo per loro”.

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