Miraitek secondo Marino Crippa: “Con noi, superpoteri al perito industriale” Il CEO dello spin-off del Politecnico di Milano usa il termine AI con parsimonia, e mette in guardia: passato l’hype, si scoprirà un po’ di “fuffa”. Che sia con tool AI, ricerca operativa o altro, l’importante è risolvere problemi, e Miraitek dà all’operatore gli strumenti per farlo meglio.
La prima domanda a Marino Crippa, CEO di Miraitek, è quella del cliente scettico. Qual è l’obiezione che ti senti rivolgere più spesso dal cliente? “Di tutti questi dati, cosa ne facciamo?” è la sua risposta, senza esitazioni. “Mi sono reso conto – prosegue – che per troppo tempo la raccolta dati è stata fine a sé stessa.” Da qui la missione di Miraitek: sfruttare quei dati, creando funzionalità e risposte a problemi concreti. Qual è il messaggio chiave che vorresti arrivasse agli OEM? Gli OEM, risponde Crippa, si sono concentrati troppo a lungo sul tempo ciclo e sui consumi. Poi, sono arrivati i costruttori cinesi che, forti di prezzi inferiori, si stanno accaparrando il mercato. La via d’uscita è generare ricavi ricorrenti grazie a servizi abilitati dai dati. Servizi che consentiranno all’OEM anche di differenziarsi sul mercato. Per inciso, prosegue Crippa, è “molto più difficile copiare un servizio digitale che un asse controllato.”
AI, numeri alla mano
Fai un esempio di macchina che, grazie alla vostra AI, ha prodotto il 10% in più, o è costata il 10% in meno. Crippa cita l’esempio di una macchina che lavora materiali sensibili a umidità e temperatura (carta, tabacco, polimeri…). Miraitek mette in campo due algoritmi per sfruttare al meglio dati magari già esistenti, ma inutilizzati. Il primo è un algoritmo predittivo, che calcola la probabilità di scarto. Il secondo è un algoritmo di machine learning che lavora in retroazione, cambiando i parametri del ciclo in modo da minimizzare tale probabilità. Il risultato è un ciclo che si adatta, per così dire, con un batch di anticipo: l’operatore sa a priori come impostare la macchina per il lotto successivo, anziché agire a posteriori basandosi sul risultato. A questo si aggiunge un software brevettato che può cambiare automaticamente i parametri del ciclo attraverso il PLC. Si ottiene così una macchina sostanzialmente autonoma.
Gli 80.000 euro li date a noi
Per usare la vostra AI, l’OEM deve assumere un data scientist da 80.000 euro l’anno? Crippa risponde con una battuta: “Gli 80.000 euro li date a noi. Ce lo mettiamo noi il data scientist! Ne abbiamo tre, vanno pagati…”. Passato il momento di leggerezza, però, corregge il tiro: lo scopo ultimo non deve essere rendere fruibile l’AI, ma risolvere un problema. Che poi questo problema venga risolto con l’AI, con la ricerca operativa o qualsiasi altro strumento, poco importa.
La dashboard è morta
“Recentemente ho affermato che la dashboard è morta”, continua Crippa. La dashboard, spiega, risponde a domande già note, perché si basa su indicatori prestabiliti. “Ciò che Miraitek fa è creare agenti AI che analizzano dati provenienti da fonti diverse per cercare correlazioni impreviste.” E allora, l’operatore – il classico perito industriale – non dovrà più interpretare dashboard complesse, ma riceverà messaggi del tenore: “Attento, sta per rompersi qualcosa!” Lo scopo è creare degli assistenti virtuali del perito industriale, che ne espandano le capacità. Un “super perito” con alcuni “superpoteri” dati dall’AI.
Parliamo di cyber security
Come siete organizzati su direttiva macchine, cyber security e CRA, e cosa vi chiedono i clienti? “I clienti non chiedono nulla”, scherza Crippa, “perché sono ancora più confusi di noi. Posso dire, a proposito del Cyber Resilience Act, che noi abbiamo costruito un software sicuro, perché l’abbiamo pensato bene dall’inizio, indipendentemente dalle normative.” Crippa sottolinea come, in questo momento, abbiano 900 macchine connesse e raccolgano 9 miliardi di data point al giorno, a testimonianza anche della robustezza di quel software. “Per noi, adesso, è un tema di certificazione – prosegue – Un percorso che abbiamo iniziato. Se c’è qualcuno che ha tutto a posto già adesso, alzi la mano”.
Le parole proibite
Cosa dovrebbe rimanere impresso nella testa di un automation manager di un OEM dopo aver parlato con te, senza citare: interoperabilità, security e performance. “Mai dette in vita mia, queste parole!” Esordisce Crippa. Poi offre il suo consiglio ai costruttori: pensate a come volete guadagnare tra 5 anni, lavorate sul modello di business, fate co-design coi clienti partendo dai dati e dai servizi che quei dati abilitano.
di Alberto De Bernardi



