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Perché poche aziende aderiscono al Piano Transizione 5.0?

I dati dell’indagine di Sonepar Italia presentati in apertura dell’evento Sonepar Industry Summit mostrano che solo un quinto delle aziende ha avviato progetti legati al Piano Transizione 5.0, ma il 38% conta di aderire entro l’anno. L’ostacolo più grande è la complessità burocratica.

Sono ambivalenti i riscontri delle aziende italiane in merito al Piano Transizione 5.0, che mira a stimolare l’adozione di tecnologie innovative in grado di ridurre anche i consumi energetici del tessuto produttivo. A un anno circa dall’attivazione della piattaforma per la presentazione delle domande di accesso agli incentivi, solo il 45% delle aziende conosce i dettagli del piano e solo il 21% ha già avviato degli investimenti che, nel 78% dei casi, sono inferiori ai 2,5 milioni di euro. Per il 73% di esse i motivi della scarsa adesione sono da ricercare primariamente nella complessità burocratica degli adempimenti richiesti. Ciò nonostante, le aziende riconoscono i potenziali benefici dell’iniziativa, soprattutto in termini di ammodernamento dei macchinari (59%) e di risparmio energetico (41%), e circa il 38% delle imprese si riserva la possibilità di aderire al piano entro la scadenza prevista per il prossimo 31 dicembre.

È quanto emerge in sintesi dell’indagine qualitativa condotta da Sonepar Italia, leader nazionale nella distribuzione di prodotti e soluzioni per il mercato elettrico con un forte presidio nel comparto industry, che ha intervistato un campione di 80 aziende clienti per mettere in luce la percezione del piano e per valutarne gli impatti sul tessuto produttivo italiano. I risultati della ricerca sono stati presentati l’11 giugni, nel corso della prima giornata di “Sonepar Industry Summit”, manifestazione che per due giorni richiama allo Zanhotel & Meeting Centergross di Bentivoglio (BO) circa mille tra manager del mondo industriale, responsabili di aziende costruttrici di macchine, system integrator, installatori e quadristi.

I risultati dell’indagine di Sonepar sul Piano Transizione 5.0

Solo il 45% degli intervistati si ritiene adeguatamente informato sul Piano Transizione 5.0 e il 25% pur non avendo le informazioni necessarie prevede di approfondire il tema in futuro. La conoscenza della materia è più forte tra le aziende medio-grandi (65% degli intervistati di questo segmento ritiene di conoscere il piano). Interessante anche il fatto che il 40% degli intervistati si è affidato a consulenti esterni per conseguire gli incentivi e che un ulteriore 20% prevede di farlo nei prossimi mesi.

L’efficientamento energetico degli impianti e delle strutture è percepito come l’intervento di maggiore interesse per il 59% del campione, seguono la ricerca di soluzioni di automazione 4.0 per migliorare efficienza e sostenibilità (41%) e l’adozione di tecnologie digitali per il monitoraggio e la gestione dell’energia (39%). Solo il 12% degli intervistati considera anche l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale per ottimizzare i processi.

Sul fronte degli investimenti le aziende mirano in particolare alla sostituzione dei macchinari obsoleti (59%), all’introduzione di beni 4.0 che garantiscano risparmio energetico (41%) e a nuovi sistemi per la produzione di energia rinnovabile (41%). Al 27% e al 24% rispettivamente le valutazioni di possibili investimenti in digitalizzazione dei processi e nella formazione del personale sulla transizione green e digital.

Il Piano Transizione 5.0 è visto come uno strumento per ridurre i costi (49% del campione) e per conseguire una maggiore efficienza operativa (49%), riducendo l’impatto ambientale (39%) e migliorando competitività (37%) e qualità del servizio (22%). Gli ostacoli principali sono la complessità burocratica (73%), i costi elevati (39%), la mancanza di competenze tecniche (27%), le infrastrutture inadeguate (27%), la complessità di integrazione (22%) e la resistenza al cambiamento dell’azienda (18%).

Solo un’azienda su cinque (21%) ha avviato progetti legati al Piano e il 38% intende farlo. Gli investimenti realizzati o programmati sono inferiori a 2,5 milioni di euro nel 78% dei casi, di valore compreso tra 2,5 e 10 milioni nel 6% dei casi e superiori ai 50 milioni per il 17% del campione di riferimento.

La formazione e i workshop di approfondimento in materia di Piano Transizione 5.0 sono considerati interessanti da un terzo degli intervistati (31%) che si dice interessato a partecipare, mentre un altro 31% è disposto a valutare questo tipo di iniziative.

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