Prima Power: “La robotica? una leva per semplificare i processi”
A quasi due anni dall’acquisizione di SISTEC, noto integratore italiano, come è cambiato il ruolo della robotica all’interno di Prima Power? Ne abbiamo parlato con Enrico Garino, Head of Robotics & CMO di Prima Power, durante un’approfondita intervista in cui ci ha presentato strategie e punti di forza della Robotics Integration Unit e di come sia coerente con “Evolve by integration”, sempre più fulcro dell’approccio al mercato di Prima Power.
L’acquisizione aveva l’obiettivo di rafforzare le competenze di Prima Power nella robotica. A che punto è il processo di integrazione?
“L’integrazione di SISTEC è partita da un presupposto molto chiaro: non volevamo semplicemente aggiungere un fornitore “interno” alla nostra organizzazione, ma portare dentro Prima Power una competenza strutturale di integrazione robotica. Da questo punto di vista il percorso è già molto concreto: SISTEC è oggi la base della nostra Robotics Integration Unit, con competenze consolidate su celle robotizzate, saldatura, handling, assemblaggio, machine tending, stacking e linee integrate con l’obiettivo di trasformare la robotica da “opzione” applicata a singole macchine a componente naturale di sistemi produttivi integrati, modulari e scalabili. È pienamente coerente con il nostro posizionamento “Evolve by integration”: il valore non è il robot in sé, ma la capacità di inserirlo in un processo produttivo più efficiente, flessibile e controllato”.

Come si inquadra oggi il brand SISTEC nella proposta commerciale di Prima Power?
“Su questo tema ho una visione pragmatica. Nella proposta Prima Power, il cliente deve percepire un unico partner responsabile della soluzione integrata. SISTEC è il know-how specialistico che rafforza questa proposta, non un secondo interlocutore che complica la relazione. Allo stesso tempo SISTEC mantiene una sua identità quando opera su progetti di integrazione robotica senza macchine Prima Power o in ambiti extra-lamiera. Questo perimetro è stato chiarito proprio per evitare sovrapposizioni: con macchine Prima Power l’offerta entra nell’ecosistema Prima Power; senza macchine Prima Power o fuori dal mondo lamiera, SISTEC resta un system integrator trasversale”.
La creazione della Robotics Integration Unit ha modificato il modo di Prima Power di sviluppare soluzioni?

integrata in una cella robotizzata compatta..
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“Sì, lo ha modificato in modo importante. Prima Power era già abituata a ragionare in termini di integrazione: macchine, automazione, magazzini, software, linee flessibili. Con la nostra unità interna di integrazione robotica questa capacità si estende alla robotica industriale in modo molto più profondo. Oggi possiamo valutare prima e meglio la fattibilità di una soluzione robotizzata, il layout, la gestione dei flussi, il tipo di robot, il gripper, la logica software e il ritorno industriale dell’investimento. La competenza strategica non è “comprare un robot”, perché i robot industriali sono piattaforme mature e disponibili sul mercato, ma trasformare un robot in una soluzione produttiva affidabile. Questo significa progettare l’interazione tra robot, macchina, utensili, software, HMI, PLC, sicurezza, logistica e modalità operative del cliente. È lì che si crea il vero valore. Un secondo elemento strategico è la possibilità di estendere la robotica oltre la piegatura. La nostra base storica è forte nelle celle di piegatura robotizzate, ma oggi possiamo estenderci anche alla saldatura, inclusa quella laser, all’assemblaggio e in generale ai processi collegati a monte e a valle della lavorazione lamiera. Questo amplia il perimetro della nostra offerta e rafforza il nostro ruolo di partner di processo sempre più completo lungo l’intera catena del valore del cliente”.
Oggi come si definisce Prima Power nel mondo della robotica: costruttore di tecnologie per la lamiera capace di fornire celle robotizzate, oppure system integrator specializzato?
“Direi che siamo entrambe le cose, ma con una priorità precisa: restiamo un player industriale specializzato nella lavorazione della lamiera, e proprio per questo la robotica per noi ha senso quando aumenta il valore del processo lamiera. Non vogliamo diventare un system integrator generico, indistinto, che automatizza qualunque processo. La nostra forza è la conoscenza specialistica di tecnologie, macchine, flussi produttivi ed esigenze specifiche della lavorazione della lamiera, unita alla capacità di integrare la robotica all’interno di questo contesto. Il nostro posizionamento è quello di un partner di integrazione industriale per la lamiera: partiamo dalle tecnologie di processo, includiamo robotica, software, automazione e service, e costruiamo soluzioni modulari e scalabili. Quando serve, attraverso SISTEC, possiamo anche affrontare progetti robotici più trasversali, ma il cuore strategico resta l’integrazione applicata allo sheet metal manufacturing”.
Quali esigenze percepite nel mercato quando si parla di automazione e robotizzazione dei processi di lavorazione lamiera?

“Il mercato oggi non chiede robotica solo per “fare di più”. Sempre più spesso la chiede per “continuare a fare”. Il tema della carenza di personale qualificato non è più un fenomeno temporaneo, ma un vincolo strutturale. Molte aziende investono in automazione per ridurre la dipendenza dalla disponibilità di competenze manuali difficili da trovare e da trattenere. Il secondo driver è la variabilità produttiva. Fino a qualche anno fa la robotica era associata soprattutto a grandi volumi e pezzi ripetitivi. Oggi i clienti chiedono soluzioni capaci di gestire lotti più piccoli, famiglie di pezzi, cambi frequenti e mix produttivi variabili. Questo è possibile solo se la robotica è supportata da programmazione offline, software adeguati, simulazione, sistemi di visione quando servono, e da un’architettura di cella pensata per ridurre i tempi di setup.
Le applicazioni che vediamo crescere sono innanzitutto la piegatura robotizzata, perché il tema dello skill gap è molto evidente in quell’area. Ma stanno crescendo molto velocemente i processi a valle della piegatura come la saldatura robotizzata o l’assemblaggio. In prospettiva, le applicazioni più interessanti saranno quelle che collegano più fasi produttive, perché è lì che la robotica smette di essere una cella isolata e diventa parte di un sistema produttivo integrato”.
Il mercato della robotica corre veloce. Cobot, AGV e AMR: quali tecnologie intercettano oggi i bisogni reali dei clienti e come si traducono nell’offerta Prima Power?

“Vedo queste tecnologie con approccio selettivo. Non tutte le innovazioni che fanno notizia sono immediatamente adatte alla produzione industriale della lamiera. I cobot, ad esempio, sono interessanti dove servono flessibilità, semplicità di utilizzo e interazione più diretta con l’operatore, ma non sempre sono la risposta giusta per applicazioni ad alta cadenza, carichi importanti o processi che richiedono tempi ciclo molto competitivi. In quei casi il robot industriale tradizionale resta spesso la scelta più efficiente.
AGV e AMR sono invece molto interessanti quando si passa dalla singola cella al flusso complessivo di fabbrica. Se robotizzo una macchina ma lascio manuale e discontinua tutta la logistica dei materiali in ingresso e uscita, ho risolto solo una parte del problema. Per questo guardiamo con attenzione alla connessione tra celle robotizzate, sistemi di handling e movimentazione autonoma, soprattutto nei layout in cui il cliente vuole aumentare l’autonomia produttiva senza modificare troppo il layout della fabbrica. La direzione è chiara: non adottare tecnologie perché sono di moda, ma inserirle dove migliorano davvero continuità, flessibilità, ergonomia e produttività. La robotica utile è quella che funziona sul turno, nel layout reale del cliente, con il suo mix produttivo e con le sue persone”.
C’è un potenziale vero per i robot umanoidi anche nella deformazione e lavorazione lamiera?
“È un tema da osservare con attenzione, ma senza confondere la ricerca e la comunicazione mediatica con la maturità industriale. Ritengo che per le lavorazioni principali, piegatura, saldatura, taglio, asservimento macchina ad alta ripetibilità, il robot industriale tradizionale resterà ancora a lungo più efficiente, più robusto e più conveniente.
Su questi compiti non vedo l’umanoide come alternativa diretta. Il potenziale, però, esiste in un’altra area: tutto ciò che sta “attorno” alla cella. Penso a movimentazioni non standard, smistamento pezzi, piccoli attrezzaggi, presidio di impianti, operazioni tra postazioni non connesse o attività dove oggi serve ancora una persona perché la fabbrica non è stata progettata per essere completamente automatica. In questi casi, nel medio-lungo periodo, un robot umanoide potrebbe avere senso proprio perché è pensato per muoversi in ambienti costruiti per l’uomo.
La vera differenza non sarà l’hardware, che tenderà a diventare sempre più disponibile e comparabile. Il vantaggio sarà nella competenza applicativa: conoscere il processo lamiera, sapere quali operazioni automatizzare, quali lasciare all’operatore e come far convivere tecnologie diverse in modo sicuro e produttivo. Se e quando gli umanoidi entreranno davvero in fabbrica, vincerà chi saprà trasformarli in strumenti di processo, non chi li comprerà per primo”.
Guardando al tuo ruolo di Head of Robotics, qual è la sfida più stimolante che stai affrontando e quale la tua priorità?

(Bend Turning Device) di Prima Power.
“La sfida più stimolante è trasformare una competenza molto forte, nata in un contesto imprenditoriale e orientato al progetto speciale, in una capacità scalabile dentro un gruppo industriale globale. SISTEC ha un know-how applicativo importante, costruito su anni di esperienza concreta. Ora dobbiamo conservarne agilità, velocità e capacità di personalizzazione, ma allo stesso tempo portarla dentro processi più strutturati, replicabili e coerenti con gli standard di Prima Power.
La mia priorità è evitare due rischi opposti. Il primo è trattare la robotica come un mondo separato, una nicchia specialistica scollegata dal resto dell’offerta.
Il secondo è banalizzarla, riducendola a un accessorio della macchina.
La robotica deve diventare una competenza di sistema: collegata a prodotto, software, application, sales, service e operations. In pratica significa lavorare su persone, processi e architetture: formazione della rete vendita, standardizzazione delle interfacce, rafforzamento delle competenze software e capacità di delivery. Se facciamo bene questo lavoro, la robotica diventa un moltiplicatore della proposta Prima Power, non una complessità aggiuntiva”. Sguardo al futuro: scegli una parola che secondo te definirà la robotica in Prima Power tra 5 anni. “La parola che sceglierei è semplificazione. Può sembrare quasi controintuitivo, perché quando si parla di robotica si pensa spesso a qualcosa di complesso: robot, software, visione, sicurezza, layout, automazione, dati. In realtà, nei prossimi anni il vero valore della robotica sarà proprio nella capacità di semplificare la vita produttiva dei clienti. Semplificare significa permettere a un’azienda di gestire processi più articolati con meno variabilità, meno dipendenza da competenze difficili da trovare e più continuità operativa. Significa trasformare celle, macchine, software e flussi logistici in soluzioni che siano più facili da progettare, installare, usare e far evolvere nel tempo.
Per Prima Power questa sarà una direzione naturale. La robotica non dovrà essere percepita come un elemento aggiuntivo che complica l’impianto, ma come una leva per rendere più semplice la gestione dell’intero processo produttivo: dalla programmazione alla movimentazione, dalla piegatura alla saldatura, fino alle fasi di assemblaggio e logistica. In fondo è anche il senso più concreto di “Evolve by integration”: integrare tecnologie diverse non per aumentare la complessità, ma per ridurla dal punto di vista del cliente. Se tra cinque anni riusciremo a far percepire la robotica come qualcosa che rende la fabbrica più semplice, più flessibile e più affidabile, avremo raggiunto il nostro obiettivo”.
Sguardo al futuro: scegli una parola che secondo te definirà la robotica in Prima Power tra 5 anni.
“La parola che sceglierei è semplificazione. Può sembrare quasi controintuitivo, perché quando si parla di robotica si pensa spesso a qualcosa di complesso: robot, software, visione, sicurezza, layout, automazione, dati. In realtà, nei prossimi anni il vero valore della robotica sarà proprio nella capacità di semplificare la vita produttiva dei clienti. Semplificare significa permettere a un’azienda di gestire processi più articolati con meno variabilità, meno dipendenza da competenze difficili da trovare e più continuità operativa. Significa trasformare celle, macchine, software e flussi logistici in soluzioni che siano più facili da progettare, installare, usare e far evolvere nel tempo. Per Prima Power questa sarà una direzione naturale.
La robotica non dovrà essere percepita come un elemento aggiuntivo che complica l’impianto, ma come una leva per rendere più semplice la gestione dell’intero processo produttivo: dalla programmazione alla movimentazione, dalla piegatura alla saldatura, fino alle fasi di assemblaggio e logistica.
In fondo è anche il senso più concreto di “Evolve by integration”: integrare tecnologie diverse non per aumentare la complessità, ma per ridurla dal punto di vista del cliente. Se tra cinque anni riusciremo a far percepire la robotica come qualcosa che rende la fabbrica più semplice, più flessibile e più affidabile, avremo raggiunto il nostro obiettivo”.





