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La metalmeccanica italiana tra lieve crescita e incertezza

La 179ª Indagine congiunturale di Federmeccanica racconta un settore che cresce appena, tra export in tenuta, cassa integrazione in trasformazione e i costi crescenti del conflitto in Medio Oriente.

di Rossana Pasian

Nel cuore della manifattura italiana si respira un’aria sospesa, fatta di segnali contrastanti. La 179ª Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica-Meccatronica, diffusa il 17 settembre 2026, fotografa un secondo trimestre segnato da una crescita minima e da un clima di attesa carico di incertezze.
Tra aprile e giugno la produzione è salita dello 0,4% congiunturale e dello 0,5% tendenziale, con un tono più vivace a inizio periodo poi affievolitosi fino alla frenata di giugno. A sostenere il comparto sono stati gli autoveicoli e rimorchi (+3,2% congiunturale, +13,4% tendenziale), mentre le apparecchiature elettriche hanno segnato un calo dello 0,9% annuo.
Le esportazioni crescono dell’8,3% nel semestre, trainate dai mercati extracomunitari (+9,9%) più che europei (+6,9%). Francia, Germania e Spagna restano centrali, mentre calano gli scambi con Cina e India. Le importazioni aumentano ancora di più (+11,9%), riducendo il saldo commerciale a circa 23 miliardi di euro.

Lavoro tra cassa integrazione, ristrutturazioni e conflitti globali

Le ore di Cassa Integrazione calano del 22,1% sul 2025, ma cresce il ricorso alla CIGS, segno di riorganizzazioni più che di difficoltà congiunturali. Il 23% delle imprese ha attivato o valuta procedure per crisi o ristrutturazione. “La nostra industria è in pericolo e con essa lo è il futuro del Paese”, ha dichiarato la Vicepresidente di Federmeccanica, con delega all’Ufficio Studi, Alessia Miotto, indicando nelle tensioni internazionali e in focolai interni come il caso ex Ilva le principali minacce al comparto.
Il 79% delle aziende segnala costi in aumento a causa del conflitto in Medioriente, ma solo un quarto è riuscito a trasferirli in misura significativa sui prezzi di vendita.

Nuove filiere, vecchi ostacoli

Oltre un terzo delle imprese ha avviato nuove produzioni, soprattutto nell’Automotive, seguito da Difesa e Sicurezza e da Navalmeccanica e Aerospazio. Il Vicepresidente di Federmeccanica Luciano Sale ha ricordato come la cantieristica garantisca lavoro a oltre 180.000 addetti, generando occupazione indiretta per altre 4-5 persone nell’indotto.
Tra gli ostacoli spicca la carenza di personale specializzato; tra i vantaggi prevale l’ampliamento dei volumi e della qualità delle lavorazioni. Un quadro che conferma la resilienza di un settore chiamato a navigare tra crisi geopolitiche e trasformazioni strutturali.

Dati estratti dalla 179ª Indagine congiunturale di Federmeccanica.

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