Le tecnologie usate in produzione sono sostenibili? Risponde AITeM
A questa domanda sta rispondendo l’Osservatorio AITeM sulla Sostenibilità delle tecnologie e dei sistemi di produzione con anche un’azione di condivisione di dati, metodologie e buone pratiche con l’obiettivo di generare conoscenza applicabile nelle aziende. Abbiamo incontrato il prof. Paolo C. Priarone, Coordinatore accademico dell’Osservatorio per capire perché concetti come “remanufacturing” o “Life Cycle Assessment” sono sempre più importanti per scegliere le tecnologie produttive che useremo nei prossimi anni.
L’Osservatorio AITeM sulla Sostenibilità è dedicato allo studio e alla promozione di pratiche industriali e tecnologiche orientate a un uso responsabile delle risorse, all’ottimizzazione dei processi produttivi e all’integrazione della dimensione ambientale, economica e sociale lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. In linea con la missione dell’Associazione Italiana delle Tecnologie Manifatturiere, l’Osservatorio promuove la collaborazione tra mondo accademico, centri di ricerca e industria, generando conoscenza applicabile e contribuendo alla definizione di strategie di sviluppo sostenibile coerenti con i principi dell’Industria 5.0. Il lavoro dell’Osservatorio si sviluppa secondo una visione sistemica, che considera il ciclo di vita completo dei prodotti.
Parallelamente, sono promosse strategie preventive come il re-design e la riduzione dei consumi, per minimizzare gli impatti lungo tutto il flusso produttivo. Attraverso report periodici, attività di confronto e documenti di sintesi, l’Osservatorio intende favorire la condivisione di dati, metodologie e buone pratiche, stimolando un dibattito informato e fornendo un punto di riferimento nazionale per l’analisi della sostenibilità nei sistemi manifatturieri.
Approfondiamo però il grande lavoro dietro a questa iniziativa colloquiando con il prof. Paolo C. Priarone, Coordinatore accademico dell’Osservatorio e Professore Associato di Tecnologie e sistemi di lavorazione presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino, partendo dall’esigenza che ha portato alla nascita dell’Osservatorio.
Negli ultimi anni il tema della sostenibilità è diventato centrale anche nel manifatturiero. Perché AITeM ha ritenuto importante istituire un Osservatorio dedicato?
“La sostenibilità è progressivamente passata dall’essere considerata un tema prevalentemente ambientale a rappresentare, in una più ampia accezione, un elemento strategico per il comparto manifatturiero. Questo cambiamento riguarda non soltanto le tecnologie produttive, ma più in generale il modo in cui prodotti, processi e sistemi industriali vengono progettati, gestiti e valutati lungo il loro ciclo di vita. AITeM ha quindi ritenuto importante istituire, nel 2024, un Osservatorio dedicato, con l’obiettivo di mettere a sistema competenze, esperienze e attività di ricerca già presenti nella comunità accademica nazionale, favorendo al tempo stesso il dialogo con il mondo industriale e istituzionale. L’obiettivo non è esclusivamente monitorare l’evoluzione tecnologica, ma contribuire alla costruzione di una visione condivisa del manifatturiero sostenibile, capace di comprenderne e orientarne lo sviluppo futuro”.
Il primo passo è trovare una definizione comune del concetto di sostenibilità: come ha affrontato l’Osservatorio questa sfida e quale definizione avete individuato?
“Uno dei primi aspetti affrontati dall’Osservatorio è stato proprio quello di evitare una definizione riduttiva della sostenibilità che, è utile ricordare, rappresenta uno dei paradigmi della fabbrica del futuro, in linea con i principi dell’Industria 5.0. Nel manifatturiero, infatti, il tema non può essere interpretato esclusivamente in termini ambientali, ad esempio limitandosi alla riduzione dei consumi energetici o delle emissioni. La sostenibilità deve invece essere considerata come un equilibrio tra dimensione ambientale, economica e sociale, che coinvolge l’intero sistema produttivo. Questo significa valutare non soltanto l’efficienza dei processi, ma anche il modo in cui vengono utilizzate le risorse, progettati i prodotti, valorizzato il fine vita e considerate le implicazioni strategiche, economiche e umane delle tecnologie adottate. Da questo punto di vista, il lavoro dell’Osservatorio ha portato alla definizione di una visione fortemente sistemica della sostenibilità, in cui prodotti, processi e sistemi manifatturieri vengono analizzati lungo il loro intero ciclo di vita. Non come elementi isolati, ma come parti di un ecosistema produttivo più ampio. In questo quadro assumono particolare importanza i concetti di economia circolare, efficienza energetica, digitalizzazione e centralità della persona”.
L’Osservatorio si occupa di tecnologie e sistemi di produzione, ma propone una lettura che include l’intero ciclo di vita del prodotto. Perché questa apparente contraddizione?

AITeM sulla Sostenibilità delle tecnologie e dei sistemi di produzione.
“Perché oggi è limitante valutare la sostenibilità di un processo considerando soltanto ciò che accade all’interno della fabbrica. Un sistema produttivo può essere molto efficiente in una singola fase, ma generare impatti rilevanti nelle fasi di approvvigionamento dei materiali, a monte, oppure durante l’utilizzo e il fine vita del prodotto, a valle. Per questo motivo l’Osservatorio propone di adottare una prospettiva di ciclo di vita, che considera l’intera catena del valore: dalla produzione dei materiali fino alla fabbricazione, distribuzione, utilizzo, riuso, remanufacturing e riciclo. Questo approccio permette di comprendere meglio le interazioni tra le diverse fasi, evitando che gli impatti vengano semplicemente trasferiti da una parte all’altra del sistema. Si tratta inoltre di una prospettiva che consente di valutare il ruolo strategico del manifatturiero all’interno di ecosistemi sostenibili, in coerenza con i principali standard internazionali per la rendicontazione delle emissioni climalteranti, basati sulla distinzione tra emissioni dirette e indirette secondo la logica degli scope 1, 2 e 3”.
Una prima attività dell’Osservatorio è stata quella di mappare le competenze e i progetti sviluppati nelle diverse sedi AITeM. Quali sono gli ambiti di ricerca più significativi?
“La mappatura delle attività di ricerca ha evidenziato un panorama estremamente diversificato e articolato. Tra gli ambiti principali vi sono l’ottimizzazione energetica delle linee di produzione, la modellazione dei consumi e dell’impronta carbonica, anche attraverso approcci data-driven e tecniche di intelligenza artificiale. Un altro settore rilevante riguarda la valutazione integrata ambientale ed economica dei processi mediante metodologie come LCA e LCC. Sono inoltre molto presenti attività legate ai processi produttivi avanzati, come additive manufacturing, sistemi ibridi e tecnologie di giunzione, così come ricerche dedicate al remanufacturing, al riciclo avanzato dei materiali e alle strategie di economia circolare. Accanto a questi aspetti, sta assumendo crescente importanza il tema della sostenibilità umana, attraverso studi su ergonomia, carico cognitivo e interazione uomo-macchina. Le diverse sedi lavorano quindi su temi molto specialistici, che rappresentano però tasselli fondamentali e complementari della visione integrata della sostenibilità del manifatturiero”.
Dal suo doppio punto di vista, come coordinatore dell’Osservatorio e ricercatore, la sostenibilità delle tecnologie di produzione rappresenta oggi una leva di competitività oppure principalmente un costo necessario per rimanere sul mercato?
“Credo sia ormai riduttivo interpretare la sostenibilità esclusivamente come un costo, per quanto la domanda ‘chi paga per la sostenibilità?’ sia una delle più ricorrenti quando si studiano soluzioni industriali. Esistono certamente investimenti necessari per adeguare processi, tecnologie e competenze, ma sempre più spesso la sostenibilità rappresenta una leva di innovazione e competitività. Ridurre consumi energetici, materiali di scarto e inefficienze significa infatti migliorare contemporaneamente impatto ambientale e prestazioni economiche. Inoltre, la crescente attenzione normativa e la sensibilità del mercato stanno trasformando la sostenibilità in un requisito necessario per l’accesso alle filiere. Sempre più imprese devono fornire informazioni sull’impronta carbonica di materiali, semilavorati e prodotti, anche alla luce dell’introduzione di strumenti come il Digital Product Passport e dell’evoluzione dei sistemi di sustainability reporting. E il vero obiettivo è quindi integrare sostenibilità, produttività e qualità in una visione industriale competitiva di lungo periodo”.
È fondamentale che la sostenibilità diventi un paradigma concreto, che le aziende possano integrare nelle proprie attività. In che modo l’Osservatorio può contribuire a trasformare la sostenibilità da principio generale a pratica operativa?
“Uno degli obiettivi principali dell’Osservatorio, soprattutto in una prospettiva di medio-lungo periodo, è contribuire alla concreta applicazione del concetto di sostenibilità nelle realtà industriali. Le imprese hanno bisogno di strumenti utili per valutare e migliorare le proprie prestazioni ambientali, economiche e sociali. In questa direzione, l’Osservatorio intende lavorare alla definizione di linee guida, approcci metodologici e strumenti a supporto delle aziende. Un punto di partenza è rappresentato dalla mappatura delle best practices industriali già presenti a livello nazionale e internazionale, anche attraverso l’analisi dei report di sostenibilità e delle strategie adottate dalle imprese più innovative. Accanto a questo, l’Osservatorio può valorizzare competenze interdisciplinari sviluppate all’interno di reti collaborative nazionali, come la RUS – Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, favorendo il dialogo tra ricerca, industria e istituzioni e contribuendo alla diffusione di approcci condivisi e scientificamente solidi”.
La transizione verso sistemi produttivi sostenibili richiede nuove competenze. Quali saranno, secondo voi, i “saperi minimi” indispensabili per i professionisti e i ricercatori di domani?
“Questa è una domanda centrale per un Osservatorio promosso da un’Associazione a forte vocazione accademica, i cui membri hanno la responsabilità di trasferire agli studenti le competenze necessarie per affrontare un mondo industriale in piena transizione digitale e sostenibile, nonché caratterizzato da una dinamica del cambiamento sempre più accelerata. Credo che una delle esigenze principali sia formare figure capaci di integrare competenze tecnologiche, digitali e sistemiche. La sostenibilità richiede infatti la capacità di leggere il sistema produttivo nel suo complesso, partendo da una conoscenza profonda dei processi tecnologici. Su queste basi devono innestarsi competenze legate all’analisi del ciclo di vita, alla gestione energetica, all’economia circolare e all’utilizzo dei dati e degli strumenti digitali, inclusa l’intelligenza artificiale, senza trascurare gli aspetti legati ai fattori umani. Serviranno quindi capacità di integrazione interdisciplinare, insieme a una diffusa cultura dell’innovazione e della gestione della complessità”.
L’Osservatorio ha un orizzonte operativo di sei anni. Quali risultati vi proponete di raggiungere nel primo triennio e quali nel lungo periodo?
“L’Osservatorio, per regolamento, rimarrà operativo sino al 2030, con un avvicendamento alla responsabilità di coordinamento dopo i primi tre anni. Al termine del sessennio, il Consiglio Direttivo AITeM valuterà l’eventuale rinnovo dell’iniziativa, qualora il tema continui a rivestire un interesse strategico per l’Associazione. Personalmente, considererei già un risultato importante se, al termine del primo triennio che ho l’onere e l’onore di coordinare, riuscissimo a consolidare una rete nazionale di competenze e a strutturare un approccio condiviso alla sostenibilità del manifatturiero, nel quale ogni ricercatore possa identificare con chiarezza il proprio contributo. L’obiettivo è gettare le fondamenta per sviluppare strumenti utili sia alla comunità scientifica sia al mondo industriale, lavorando sulla mappatura delle competenze, sulla definizione di linee guida comuni, sulla condivisione di dati e metodologie e sulla promozione di iniziative formative condivise a livello nazionale. Nel lungo periodo, l’ambizione è contribuire alla diffusione di una cultura della sostenibilità sempre più integrata nel manifatturiero italiano, favorendo un dialogo stabile tra ricerca, industria e istituzioni e promuovendo modelli produttivi sostenibili, competitivi e resilienti. Siamo però ancora all’inizio di questo percorso, e molto resta da costruire”.




