MechLab 2026, scuola e industria parlano la stessa lingua
Il 19 maggio, presso l’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio di Milano, MechLab 2026 ha riunito studenti, aziende e istituzioni attorno a progetti reali sviluppati in collaborazione tra scuola e industria, dimostrando che il legame tra formazione tecnica e mondo produttivo non è un obiettivo futuro, ma è già realtà.
Né una fiera, né una semplice cerimonia scolastica. MechLab 2026, svoltosi il 19 maggio presso l’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio di Milano, è stato qualcosa di più raro: la dimostrazione concreta che il legame tra formazione tecnica e mondo industriale funziona già. Ma soprattutto che, quando studenti, scuole e aziende lavorano insieme con serietà e continuità, la distanza tra banco e reparto produttivo si riduce davvero. La meccatronica – integrazione di meccanica, elettronica, automazione, informatica industriale e controllo – è oggi infatti il cuore tecnologico della trasformazione dell’industria. Dalla robotica alle linee connesse, dai sistemi di visione ai PLC fino alla manutenzione data-driven, il settore richiede profili tecnici giovani, motivati e pronti a contribuire allo sviluppo delle aziende italiane. MechLab nasce per colmare questa distanza: una rete che mette in relazione istituti tecnici e CFP, aziende e famiglie, creando percorsi concreti in cui gli studenti sviluppano competenze operative e soft skills, mentre le imprese partecipano all’aggiornamento dei programmi.
Al centro della giornata c’erano i progetti realizzati dagli studenti del quarto e quinto anno di Istruzione Tecnica e Formazione Professionale, in collaborazione con aziende come Bruschi, CEDASPE, Eurotherm, BBV Group, Silgan Dispensing, Pietro Fiorentini, MICROingranaggi, ZEISS Group, STIIMA-CNR e RSE SpA. Lavori sviluppati nei reparti produttivi o nei laboratori della scuola e raccontati dagli studenti stessi in prima persona. Come concordato nell’accordo di Rete Mechatronics Lab – di durata triennale e iniziato nel 2024 – gli studenti sono infatti stati impegnati in attività concrete, con obiettivi chiari e competenze da sviluppare, permettendo loro di vivere un’esperienza di apprendimento altamente qualificata e in stretta sinergia con le imprese.
A corollario della giornata, l’inaugurazione dei Laboratori Meccanico e Meccatronico dell’Istituto, che, negli scorsi mesi, sono stati profondamente rinnovati per garantire l’allineamento della didattica al mondo industriale odierno.
Il futuro dell’istruzione tecnica

La tavola rotonda in auditorium – moderata da Edoardo Oldrati per PubliTec – ha visto confrontarsi voci autorevoli: l’Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia Guido Guidesi, il professor Marco Taisch del Politecnico di Milano e presidente di MADE Competence Center Industria 4.0, il Direttore Generale di UCIMU Davide Della Bella e la DG dell’USR Lombardia Luciana Volta. Il tema: la formazione meccatronica come cuore della trasformazione in atto nell’industria italiana.
È stato il professor Taisch a mettere a fuoco il cortocircuito culturale che ancora frena il settore, con un episodio personale: sua figlia di nove anni era tornata da scuola con la domanda “Papà, ma tu insegni ad inquinare il mondo?”, convinta dalla maestra che la fabbrica sia ancora quella nera e fumosa dell’Ottocento, dove si lavora male. Un pregiudizio duro a morire, che relega l’istruzione tecnica a una presunta serie B, mentre i dati raccontano tutt’altra storia. Il manifatturiero pesa il 15% del PIL nazionale, ma grazie a un fattore moltiplicativo di 2,5, insieme ai servizi correlati supera il 50% della ricchezza prodotta in Italia. Formarsi come tecnico specializzato non è quindi atto di ripiego, tuttalpiù strategico.
La riforma del modello 4+2 – quattro anni di istruzione superiore integrati con due anni di ITS Academy – punta a creare quella figura che Luciana Volta ha chiamato “tecnologo”: non più il semplice perito del passato, ma un professionista capace di governare la complessità delle materie STEM e dell’innovazione digitale, pronto a tradurre immediatamente la teoria in pratica.
Davide Della Bella ha invece avanzato una proposta provocatoria: le aziende dovrebbero “adottare un docente”. Cosa significa nello specifico? Donare macchinari è utile, ma investire nell’aggiornamento continuo degli insegnanti è ciò che trasforma un laboratorio moderno in un luogo vivo, non in una cattedrale nel deserto.
La giornata si è chiusa con momenti di premiazione: borse di studio a quattro studenti offerte da Sandvik Coromant in memoria di Andrea Laffranchi, un riconoscimento alle aziende che hanno sostenuto il MechLab (F3 Fumagalli, PubliTec e Timken), e i premi ai progetti vincitori dei ragazzi andati ai gruppi di Pietro Fiorentini ed Eurotherm. Piccoli gesti che raccontano qualcosa impegnati in grande: il futuro della meccatronica italiana si costruisce così, un progetto alla volta.




