ROBOTICA

Tiesse Robot, 50 anni che hanno trasformato la saldatura robotizzata

Nel 1976, quando la robotica era quasi fantascienza, nasceva in Italia un progetto destinato a ridefinire i confini dell’automazione industriale. Cinquant’anni dopo, la bresciana Tiesse Robot, oggi parte del gruppo nipponico Kawasaki, racconta una storia di visione, innovazione e di un ponte teso tra il codice digitale e l’acciaio rovente.

Nel silenzio di un ufficio tecnico, il Digital Twin appare impeccabile: ogni incastro è millimetrico, ogni superficie è pura astrazione geometrica. Ma una volta varcata la soglia dell’officina, la realtà impone le sue leggi. Far combaciare quella perfezione virtuale con la realtà del giunto di saldatura è la grande sfida dell’industria moderna. È in questo solco tra l’ideale e il reale che si muove Tiesse Robot. Con una storia che celebra quest’anno il traguardo dei cinquant’anni, l’azienda agisce come un interprete tecnologico capace di tradurre la precisione del codice nella forza dell’automazione pesante. Per celebrare questo importante traguardo, l’azienda bresciana ha aperto le sue porte della sede di Visano per un open house il 9 e il 10 aprile per mostrare demo e applicazioni legate in particolare al mondo della saldatura robotizzata e alla lavorazione della lamiera.

Il primo robot non si scorda mai

Le radici di questa avventura affondano nel 1976, con la nascita di TECNOMECC in provincia di Brescia. Erano anni pionieristici in cui la robotica era quasi fantascienza, eppure la visione era già nitida. La vera svolta arrivò agli inizi degli anni Ottanta con l’incontro con l’Unimate, il primo robot industriale al mondo: una macchina idraulica nata da un’intuizione americana, che Kawasaki Robotics ebbe la lungimiranza di acquisire per traghettare la robotica verso l’era del silicio. Nel 1987 nasce SIROBOT per la distribuzione dei robot Kawasaki poi nel 1992 nasce Tiesse Robot con la fusione delle 2 precedenti aziende e con l’ingresso di Kawasaki. Quella che era nata come una realtà d’eccellenza italiana è diventata, nell’ottobre 2023, parte integrante del gruppo Kawasaki a tutti gli effetti.

Una parabola evolutiva che ha trasformato il braccio idraulico degli esordi in un sistema nervoso digitale di straordinaria complessità. “L’Unimate non è stato solo una macchina, ma il punto zero di una rivoluzione: il momento in cui abbiamo smesso di guardare all’automazione come a un sistema di ingranaggi per iniziare a vederla come un’estensione dell’intelligenza umana”, ha commentato Dario Daprà, Tecnico Commerciale di Tiesse Robot.

Software proprietario: la vera rivoluzione è “fatta in casa”

In un’epoca dominata da soluzioni “per tutti” e piattaforme universali, Tiesse Robot ha scelto la strada della sovranità tecnologica, sviluppando internamente il TS Weld Simulator. Si tratta di una piattaforma proprietaria che garantisce controllo totale e personalizzazione estrema, in grado di affrontare scenari dove la programmazione tradizionale fallirebbe inevitabilmente. Si pensi al cladding (la saldatura di riporto) dove il sistema deve gestire migliaia di punti per cicli continui.

In questi contesti, la simulazione è pressocché indispensabile. La flessibilità del codice proprietario apre orizzonti inaspettati: è possibile simulare persino il cablaggio, modellando il comportamento dinamico dei cavi elettrici, o il food picking con robot delta a cinematica parallela. Ma il vantaggio più immediato per le imprese è quello della continuità produttiva: si programma il nuovo lotto in ufficio mentre il robot sta ancora lavorando al precedente. Questo significa zero fermi impianto, validazione delle traiettorie in ambiente virtuale sicuro, e la capacità di sviluppare algoritmi su misura per ogni cliente.

Colmare il gap tra virtuale e fisico

Dario Daprà mentre racconta la storia di Tiesse Robot durante la presentazione dell’Open House.
Dario Daprà mentre racconta la storia di Tiesse Robot durante la presentazione dell’Open House.

Per quanto sofisticato, un robot privo di sensori è fondamentalmente cieco: eseguirebbe una traiettoria perfetta anche se il pezzo si fosse spostato di dieci centimetri. Per gestire l’imprevisto della materia, Tiesse Robot ha sviluppato un sistema integrato di percezione che combina tre tecnologie complementari. Il Touch Sensing sfrutta il filo di saldatura come una sonda elettrica: prima di iniziare il lavoro, il robot “tocca” il pezzo per identificarne la posizione esatta. I profilometri laser, veri occhi digitali, scansionano il giunto in tempo reale correggendo la traiettoria prima ancora che l’arco si accenda. Infine, il Seam Tracking, o Real Time Path Modification (RTPM), permette al robot di sentire il giunto attraverso le variazioni della corrente d’arco durante il pendolamento: se la sinusoide della corrente si sbilancia, il sistema capisce di essere fuori asse e corregge la rotta istantaneamente.

L’occhio del robot: la potenza del laser blu

La collaborazione con Keyence ha portato la visione artificiale applicata alla saldatura a un livello superiore, grazie all’adozione del laser blu. A differenza del tradizionale laser rosso, la lunghezza d’onda più corta del blu garantisce precisione micrometrica e elevata stabilità su materiali riflettenti o particolarmente critici. Il problema principale nei giunti a V è il cosiddetto “effetto palla da biliardo”: il raggio laser rimbalza sulle pareti metalliche generando falsi segnali sul sensore.

La tecnologia sviluppata da da Keyence neutralizza questo rumore attraverso una doppia polarizzazione e un sistema HDR a singola acquisizione. In questo modo, 64.000 profili al secondo vengono catturati con un’unica emissione laser, ad alta velocità e in modo da consentire di identificare difetti invisibili come i pinholes (inclusioni d’aria) o micro-discontinuità nel cordone di saldatura.

Verso la personalizzazione totale

Il futuro della robotica industriale non abita (solo) in una cella standard. Tiesse Robot progetta e ingegnerizza internamente l’intera catena cinematica: dalle rotaie aeree che muovono il robot su assi X, Y e Z per coprire aree fino a trenta metri, ai posizionatori massicci capaci di ruotare pezzi da ottanta tonnellate con la delicatezza di un meccanismo di orologeria. Questa capacità di costruire attorno all’esigenza ribalta il paradigma tradizionale: non è il cliente a doversi adattare alla macchina, ma è l’impianto a essere cucito sulla geometria del manufatto. Che si tratti di carpenteria pesante o di componenti aeronautici, l’approccio è sempre lo stesso: massima personalizzazione, zero compromessi.

Quando la tecnologia ha bisogno dell’uomo

In cinquant’anni si è passati dalla forza idraulica dell’Unimate alla sensibilità del laser blu, dalla programmazione manuale alla potenza predittiva del TS Weld Simulator. Un viaggio che ha ridefinito i confini di ciò che è possibile fare con acciaio, corrente e codice. Eppure, più la tecnologia corre verso l’autonomia, più emerge il valore irrinunciabile del service e della presenza umana. Gli impianti sono organismi complessi che necessitano di manutenzione, aggiornamenti e di quella capacità tutta umana di governare l’imprevisto. Mentre la digitalizzazione avanza inarrestabile, resta una domanda aperta e urgente: in un mondo dove il software può simulare ogni variabile, quanto valore daremo alla capacità dell’uomo di gestire l’entropia della materia reale? La risposta di Tiesse Robot, da mezzo secolo, è scritta in quel ponte perfetto tra il codice e l’acciaio. Un ponte che nessuna simulazione, per quanto precisa, potrà mai sostituire del tutto.

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