Con le regole attuali, il dazio sul carbonio graverebbe in particolare sulle piccole e medio aziende del downstream dell’alluminio
di Mario Conserva
Abbiamo segnalato più volte in questi ultimi tempi, anche in forma istituzionale e direttamente alle autorità comunitarie, alla Commissione Europea e ai responsabili di singoli governi in UE, il forte impatto che le decisioni sul CBAM, Carbon Border Adjustment Mechanism, possono avere sul futuro della nostra industria dell’alluminio. Tra i seri problemi di fondo ricordiamo che il CBAM, così come è stato strutturato, copre attualmente solo i prodotti in alluminio a monte, trascurando parti, componenti e prodotti a valle a base di metallo leggero e leghe, dall’automotive all’edilizia agli imballaggi, favorendo quindi le importazioni in UE di beni in metallo leggero prodotti secondo regole ambientali meno rigorose delle nostre. Sottolineiamo in particolare questa pesante circostanza perché il provvedimento, estremamente delicato e di enorme valenza strategica, è anche un pesante impegno economico che così come è concepito graverebbe in particolare sulle piccole e medio aziende del downstream della filiera alluminio. C’è il rischio che scelte improprie spingano fuori dall’Europa buona parte del segmento industriale con relative produzioni e posti di lavoro. Dalla Commissione Europea giunge qualche segnale positivo. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Sole 24 Ore all’inizio di febbraio, il dazio ambientale potrebbe essere oggetto della semplificazione burocratica su cui sta lavorando la Commissione europea. L’ipotesi è stata lanciata al Parlamento europeo dal Commissario al clima e alla tassazione Woepka Hoekstra. Il Commissario ha spiegato che vi sarebbe spazio per limitare il numero di aziende chiamate a pagare l’imposta e a svolgere il carico amministrativo previsto dal nuovo strumento. Il Commissario ha spiegato che l’analisi dell’esecutivo comunitario ha rilevato che quasi tutte le emissioni coperte dal dazio ambientale, vale a dire circa il 97% di esse, sono prodotte da appena il 20% delle aziende coinvolte dal nuovo meccanismo. L’ipotesi sarebbe quella di esentare l’80% di imprese restante dagli oneri amministrativi. In base alle regole attuali, solo in Germania, secondo le stime del settore industriale, 20 mila aziende dovrebbero pagare il nuovo dazio ambientale. Per il momento, non ci sono elementi concreti e in ogni caso la semplificazione del CBAM, che è necessaria, non dovrebbe andare a scapito della sua efficacia ambientale, con il rischio di creare scappatoie a vantaggio di qualche concorrente. Ma poiché stiamo ragionando del cuore della nostra industria dell’alluminio, che vale oltre il 75% del fatturato e più del 90% della forza lavoro dell’intera filiera in UE, riteniamo che debba essere scelta prioritaria per il definitivo provvedimento sul CBAM concentrarsi in modo più efficace sulla lotta alla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, evitando di rappresentare un peso economico e burocratico insormontabile per le PMI di alluminio in UE.




