Fonderia

Una partnership tra UE e GCC nel settore dell’alluminio

Intervista a Mahmood Daylami, Segretario Generale del Gulf Aluminium Council

Mahmood Daylami, Segretario Generale del Gulf Aluminium Council (GAC)

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) produce circa 6,5 milioni di tonnellate di alluminio primario all’anno, pari a circa il 9% della produzione mondiale di metallo leggero. Gli Stati del Golfo hanno investito circa 60 miliardi di dollari nello sviluppo della loro industria dell’alluminio e oggi la regione ospita alcuni degli impianti di produzione di alluminio più grandi, avanzati ed ecologici al mondo, con innovazioni rivoluzionarie come l’alluminio a bassa impronta di carbonio prodotto utilizzando l’energia solare. L’UE è tra i principali partner tecnologici dell’alluminio del Golfo ed è fornitore di macchine, impianti, attrezzature ed assistenza tecnica per gli smelter. Storicamente l’industria dell’alluminio del Golfo ha rappresentato una fonte cruciale di approvvigionamento di alluminio primario abbondante, competitivo, di alta qualità e sostenibile per l’Europa, il cui deficit di metallo grezzo è ora dell’84%. Abbiamo incontrato Mahmood Daylami, Segretario Generale del Gulf Aluminium Council (GAC), l’organismo di coordinamento che rappresenta, promuove e protegge gli interessi dell’industria dell’alluminio del Golfo. 

Chiediamo a Mahmood Daylami un suo commento sulle relazioni tra le produzioni di alluminio del Golfo ed il mercato di trasformazione ed impiego di alluminio in UE. 

“Premetto innanzitutto che tutti i produttori di alluminio del GCC sono certificati ASI e dispongono di piani di decarbonizzazione, questo per sottolineare che le prospettive di stretta collaborazione sull’alluminio tra UE e GCC appaiono anche per questi aspetti molto favorevoli. Il recente investimento di EGA, Emirates Global Aluminium, in un impianto di riciclo in Germania rafforza ulteriormente la posizione del GCC e il suo rapporti verso il mercato europeo. Guardando ai numeri, il GCC esporta oltre 650.000 tonnellate di alluminio primario ogni anno verso i Paesi dell’UE, e questo fa capire che l’’industria dell’alluminio del GCC vede l’UE come un partner strategico per la competitività a basse emissioni di carbonio e lo sviluppo sostenibile”.

ALBA’s smelter aerial view (Bahrain)

Considerando le interessanti prospettive di crescita della domanda globale di alluminio e sue leghe, e la complicata situazione dal punto di vista della disponibilità di energia in UE, le strette relazioni tra i produttori del Golfo e gli utilizzatori in Europa assicurano un quadro confortante.

“Sicuramente ciò è particolarmente rilevante per il mercato europeo, dove la domanda di alluminio continuerà a crescere nonostante il calo della produzione interna di primario. Il Gulf Aluminium Council GAC, organismo rappresentativo del GCC, mira a diventare parte del panorama istituzionale dell’UE attraverso un dialogo e una cooperazione continui con organizzazioni pubbliche e private europee. L’UE è il secondo partner commerciale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), mentre il GCC è il quinto mercato di esportazione per l’UE. Il commercio tra GCC e UE continua a crescere, in particolare con l’Italia, che viene vista come un partner strategico ed è il principale partner commerciale non legato al petrolio tra i Paesi dell’UE. Italia e GCC sono destinati a rafforzare ulteriormente la cooperazione economica, con un focus sull’apertura di nuove opportunità per il settore privato”.

Quali basi operative essenziali suggerisce per il rafforzamento della collaborazione tra UE e GCC, in particolare per l’area dell’alluminio?

“Penso che Italia e GCC abbiano un’opportunità unica per sviluppare insieme al meglio uno dei settori industriali più significativi del Golfo ed esplorare il potenziale di una maggiore cooperazione in commercio, industria, investimenti, tutela ambientale, standard qualitativi, efficienza energetica, tecnologia e innovazione di prodotto. L’Italia rappresenta un mercato importante per l’alluminio del GCC, ed è riconosciuta tra gli utilizzatori europei di alluminio come un produttore leader, apprezzato per qualità, affidabilità ed efficienza. Con la sua forza economica e la sua influenza politica, l’Italia può svolgere un ruolo cruciale nel promuovere ulteriormente le relazioni commerciali bilaterali o regionali”.

Il declino della produzione europea di alluminio primario, il riciclo e le tariffe daziarie sono questioni di grande rilievo per il mercato globale dell’alluminio. Qual è la sua opinione al riguardo?

“Negli ultimi due decenni, la produzione di alluminio primario nell’UE è diminuita di circa il 70%, nonostante l’aumento della domanda. Nel frattempo, la produzione di alluminio da riciclo all’interno dell’UE è cresciuta in maniera sostanziale, ma non è sufficiente a soddisfare le esigenze dell’industria a valle, ed è fondamentale dal vostro punto di vista fare tutto il possibile per mantenere efficiente e sviluppare il settore, che rappresenta circa il 70% del fatturato annuo e circa il 90% dell’occupazione totale nell’industria europea dell’alluminio. Purtroppo, oltre all’attuale dazio sull’alluminio importato, il peso finanziario sul settore a valle dell’alluminio in Italia e nel resto dell’UE è destinato a crescere con l’introduzione del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), che l’UE prevede di rendere pienamente operativo entro il 2026”.

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