Editoriale

L’Europa protegge il proprio alluminio: il dazio sui rottami è una svolta per la politica industriale

Dal 9 settembre l’UE introdurrà un dazio del 15% sulle esportazioni dei rottami di alluminio verso i Paesi terzi. Non è una semplice misura commerciale, è una scelta di politica industriale che riconosce il valore strategico delle materie prime seconde per il futuro della manifattura europea. Per molti anni FACE ha sostenuto presso la Commissione Europea la necessità di limitare la fuoriuscita di rottami di alluminio, ribadendo quanto questa risorsa sia indispensabile, considerato tra l’altro il crescente deficit europeo nella produzione di alluminio primario. Oggi l’Europa produce infatti meno del 15% del metallo primario necessario alla propria industria, mentre dispone di una delle filiere di raccolta e riciclo più efficienti al mondo.

Anche per questo da anni sosteniamo l’irragionevolezza dell’export dall’UE di un materiale strategico come il rottame che, una volta trasformato in Paesi extraeuropei, rientra nel mercato comunitario sotto forma di semilavorati e componenti a maggiore valore aggiunto.
L’alluminio riciclato rappresenta quindi una risorsa essenziale sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello industriale. La sua produzione richiede circa il 95% di energia in meno rispetto al metallo primario e consente una drastica riduzione delle emissioni di CO2, contribuendo quindi alla competitività delle imprese europee. Il nuovo dazio punta infatti a trattenere in Europa una maggiore quantità di rottame, rafforzando l’approvvigionamento di fonderie, produttori di leghe, estrusori, laminatoi ed intera filiera manifatturiera. È una risposta concreta a una criticità che negli ultimi anni si è accentuata proprio mentre cresce in prospettiva la domanda di alluminio, dall’automotive alle costruzioni sostenibili, all’imballaggio, alle reti elettriche, alle energie rinnovabili, all’aerospazio.

Gli effetti non saranno immediati, ma nel medio periodo la maggiore disponibilità di materia prima secondaria favorirà nuovi investimenti nel recupero e riciclo, nelle tecnologie di selezione e raffinazione dei rottami, nello sviluppo di leghe ad alte prestazioni da secondario, rafforzando l’intera economia circolare europea. La tariffa sull’export di rottame assume anche un forte significato geopolitico, le recenti crisi internazionali hanno dimostrato infatti quanto sia rischioso dipendere da catene di approvvigionamento esterne per materiali essenziali. Trattenere in Europa i rottami di alluminio significa rafforzare la sicurezza economica, sostenere l’occupazione e preservare il patrimonio industriale del continente, la nuova misura rappresenta una svolta importante, ma non esaurisce il percorso: per rilanciare davvero la competitività della filiera europea dell’alluminio saranno indispensabili politiche energetiche più favorevoli, incentivi agli investimenti industriali e, soprattutto, l’eliminazione dei dazi europei all’import di alluminio primario grezzo, che continuano a penalizzare le imprese della trasformazione. Solo così l’Europa potrà costruire una filiera dell’alluminio più forte, sostenibile e realmente autonoma.

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