La terza edizione del Summit si è tenuta durante Metef 2025 e ha approfondito le strategie per la decarbonizzazione e l’efficienza energetica dell’industria dell’alluminio
di Eugenio Paroletti
In occasione di Metef, la fiera internazionale dedicata alla filiera dell’alluminio tenutasi a BolognaFiere dal 5 al 7 marzo di quest’anno in parallelo a Mecspe, si è svolta la terza edizione dell’Aluminium Energy Summit. L’evento, moderato da Annalisa Pola, docente dell’Università degli Studi di Brescia, ha rappresentato un importante momento di confronto sulle strategie per la decarbonizzazione e l’efficienza energetica, elementi essenziali per il futuro del settore. Qualificati relatori come Umberto Monarca, docente dell’Università Luiss di Roma, Alberto Vergnano, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia e i rappresentanti di diverse aziende come EnergiKa del Gruppo Tecno, Hydro Extrusion Italy, ASG Superconductor e l’azienda turca Arzular Metal, hanno dato il loro contributo per illustrare le strategie e le possibili soluzioni per quanto riguarda risparmio energetico, sostenibilità e decarbonizzazione. Il futuro dell’industria dell’alluminio dipende infatti dalla capacità di innovare, ottimizzare le risorse e costruire un modello di crescita sostenibile e competitivo.

L’Italia ha bisogno di più energia rinnovabile
Umberto Monarca ha in primo luogo illustrato il nuovo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC ) e le prospettive del settore energetico nazionale al 2030 sottolineando come un obiettivo strategico, per il settore alluminio e non solo, sia la progressiva sostituzione dei combustibili fossili con fonti di energia rinnovabile; ha poi proseguito spiegando che entro il 2050 è previsto un rafforzamento del contributo del fotovoltaico e dell’energia eolica al mix energetico nazionale, accompagnato dal probabile ritorno all’energia nucleare. Nella sua relazione, il professor Monarca ha segnalato come nel 2024 sia stata fatta una profonda revisione del PNIEC, con un focus ancora più marcato sulle energie rinnovabili: infatti, secondo il nuovo piano, la potenza installata da fotovoltaico dovrebbe raddoppiare entro il 2050 attraverso investimenti mirati e incentivi di natura organizzativa. Un richiamo è stato fatto sulla produzione di energia nucleare in Italia, interrotta dopo il referendum del 1987, che dovrebbe ripartire dal 2035 e il cui obiettivo è realizzare una prima centrale nucleare entro quell’anno, per arrivare a una capacità di 8 GW entro il 2050. Il professor Monarca ha voluto inoltre rimarcare nella sua relazione che: – per il 2050 dovremmo contare su una solida base nucleare, integrata da fonti eoliche, fotovoltaiche e altre tecnologie sostenibili, con una progressiva eliminazione del gas naturale; – in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea, l’Italia dovrà mirare alla neutralità climatica, decarbonizzando quasi completamente la produzione energetica. Attualmente infatti le rinnovabili coprono circa il 20% dei consumi, ma l’obiettivo è raggiungere il 40% entro il 2030.

Meno burocrazia per spingere i nuovi investimenti in energia green
Proseguendo nella sua relazione Umberto Monarca ha voluto segnalare come il 2024 sia stato un anno record per il fotovoltaico, con l’installazione di 7 GW di nuova capacità, ma ha sottolineato che per rispettare gli obiettivi del PNIEC è necessario installare ogni anno 9,4 GW fino al 2030; purtroppo le rinnovabili sono in ritardo e, come richiesto da molti operatori del settore, non servono nuovi incentivi economici quanto piuttosto una semplificazione dell’iter burocratico per ottenere le autorizzazioni. Per finire, Umberto Monarca ha espresso cautela sul tema del nucleare, con questa sua affermazione: “La tecnologia ipotizzata per l’Italia è simile a quella usata in Francia per il terzo reattore di Flamanville, iniziato nel 2007 con un costo previsto di 5 miliardi di euro, salito oggi a 19 miliardi di euro e non ancora operativo. Inoltre, in Italia mancano le competenze tecniche, che devono essere ricostruite attraverso il coinvolgimento delle università, poiché il nucleare è una tecnologia altamente complessa”.

Il progetto europeo RecALper valorizzare le leghe secondarie d’alluminio
Il professor Alberto Vergnano, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha presentato il progetto europeo RecAL (Recycling technologies for circular Aluminium) avviato nel gennaio 2024 con il coinvolgimento di 19 partners provenienti da Spagna, Italia, Grecia, Austria, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito. Il progetto, coordinato da LKR – Light Metals Technologies Ranshofen dell’Austrian Institute of Technology, adotta un approccio integrato per valorizzare l’alluminio come risorsa secondaria e affronta in modo strategico tutte le fasi della produzione circolare, promuovendo la comunicazione tra i settori Automotive, Aerospace e Construction, al fine di creare una catena del valore più efficiente. Il professor Vergnano ha spiegato che esistono già filiere chiuse e virtuose dell’alluminio, ma che purtroppo ci sono ancora cicli produttivi che generano rottami con composizioni non omogenee, complicando la selezione e dimostrando che non possiamo accontentarci del downcycling, ma che dobbiamo puntare almeno al recycling, se non addirittura all’upcycling. Per gestire un progetto così articolato i partners, ha spiegato Vergnano, sono stati organizzati in CATs (Circular Amplification Technologies), ciascuno dedicato a un aspetto specifico del riciclo: alcuni di questi CATs si concentrano sull’efficientamento della fusione, sulla raffinazione delle leghe e sul recupero delle scorie saline, altri CATs lavorano alla progettazione di leghe più tolleranti agli inquinanti, ideali per il riciclo. Il cuore del progetto è il RecAL Hub, un nodo centrale che interagisce con i 14 CATs, dalla progettazione al fine vita, collegando fornitori e clienti. Il RecAL Hub funge anche da marketplace digitale, dove si scambiano leghe e rottami riciclati, disponibili per gli acquirenti in cerca di materiali compatibili con i propri processi produttivi. La relazione di Vergnano si è poi conclusa citando il contributo dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’Università di Firenze rispettivamente per lo sviluppo di strumenti per fasi critiche del ciclo di vita dell’alluminio e per la creazione di un tool di Life Cycle Assessment (LCA) per valutare l’impatto ambientale delle leghe secondarie, che permetterà di quantificare con maggiore precisione l’impronta ecologica di materiali e processi. Ciò permetterà ai riciclatori di poter introdurre nuove leghe nel RecAL Hub che potrebbero essere qualificate in giorni o settimane anziché in mesi. Il Summit è poi proseguito con l’intervento di diverse aziende e con una tavola rotonda di cui daremo conto nel prossimo numero della rivista. A conclusione della giornata, si è svolta la cerimonia della consegna dei Metef Award, il concorso che si propone di valorizzare e dare visibilità alle diverse eccellenze nell’intera filiera del metallo leggero. La giuria ha premiato le aziende ASG Superconductors e il sistema di manutenzione predittiva Perpetuo di Gefond nella categoria Macchine, impianti e tecnologie; l’azienda baier & michels per la categoria Prodotti, componenti e finiture, mentre Q8Oils Italia è stata premiata nella categoria

Materiali e processi ecologici.
Nel 2024 l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabile in UE ha raggiunto il 47% del totale. Nel 2024, il 47,4% dell’elettricità generata in Unione Europea proveniva da fonti energetiche rinnovabili, con una crescita del 2,6 % rispetto al 2023. Tra i paesi dell’UE, la Danimarca ha fatto registrare la quota più elevata con l’88,8%, generata principalmente dall’eolico, seguita dal Portogallo con 87,4%, principalmente attraverso eolico e idroelettrico, quindi dalla Croazia, con il 73,8%, principalmente idroelettrico. La produzione italiana di energia elettrica da fonti rinnovabile si è attestata al 50% circa del totale. Le quote più basse sono state registrate da Malta con 15,1%, Repubblica Ceca, con 17,5%, e Cipro con 24,1%. L’energia eolica e idroelettrica ha rappresentato oltre due terzi del totale generato da fonti rinnovabili, rispettivamente con il 39,1% e il 29,9%, il terzo restante proveniva dall’energia solare (22,4%), dai combustibili (8,1%) e solo circa lo 0,5% dall’energia geotermica.



