MM Automotive ha una solida e consolidata posizione nella produzione e nell’assemblaggio di componenti in alluminio per il settore automotive, ma sta esplorando con successo nuove opportunità di sviluppo lanciando il brand Vezzoli Design di termoarredo di fascia alta e con la produzione di pannelli solari che utilizzano estrusi d’alluminio ad alta resistenza. Lo spiega Francesco Vezzoli, titolare di MM Automotive
di Alberto Pomari

MM Automotive è una interessante PMI dell’area bresciana che opera oggi nel campo delle lavorazioni a valle dell’alluminio, nata nel 1993 nel settore dell’assemblaggio di componenti per motori diesel prevalentemente in acciaio e ghisa. Un primo importante punto di svolta nel percorso aziendale avvenne nel 1996, quando l’azienda si dotò della prima troncatrice per il taglio di componenti destinati all’impianto di climatizzazione di automobili di una nota azienda italiana. Da allora continuò il progressivo investimento in centri di lavoro sempre più sofisticati nel segmento automotive, sino ad arrivare a nove unità di taglio e dodici centri di lavoro a tre e quattro assi. I continui investimenti hanno portato MM Automotive ad una solida specializzazione nel segmento delle lavorazioni della minuteria e nella produzione di componenti di medio-piccola dimensione in alluminio e sue leghe. Con queste caratteristiche, MM Automotive è il tipico modello di PMI dell’alluminio che in Unione Europea ha fatto grande l’industria del metallo leggero, contribuendo alla moltiplicazione degli impieghi a valle e dello sviluppo delle applicazioni. Incontriamo nella sede di MM Automotive a Coccaglio in provincia di Brescia, il titolare dell’azienda Francesco Vezzoli, e gli chiediamo di darci un quadro attuale dell’azienda, delle principali linee di crescita e delle prospettive di sviluppo, con particolare per le applicazioni nel settore delle energie rinnovabili ed a possibili sviluppi legati al design dei prodotti. “Credo innanzitutto importante sottolineare”, esordisce Francesco Vezzoli, “che nel corso degli ultimi quindici anni il nostro fatturato sia cresciuto di quattro volte: questo per fissare un punto fermo sul nostro concetto di impresa e sulle interessanti opportunità offerte dal settore dell’alluminio. Per affrontare le prospettive di medio-lungo termine con le migliori basi possibili, abbiamo sempre puntato sull’espansione delle nostre produzioni con nuovi prodotti rivolti a settori in cui il “Made in EU” potesse fare la differenza, come è il caso del solare e, recentemente, del termoarredo di design per la casa. Per dare un’idea più precisa su come ci muoviamo, ricordo che il progetto termoarredo nacque da una nostra esperienza precedente nella fornitura di piccoli riscaldatori per camper, un settore di nicchia che ci ha spinto a sperimentare design e tecnologia per ottenere prodotti non solo funzionali, ma anche esteticamente distintivi. L’idea di arrivare ad un nuovo prodotto prese materialmente corpo da un vecchio progetto per la fornitura di piccoli riscaldatori, sempre per camper, un ambiente quindi dove si hanno spazi molto ristretti; realizzammo quindi un interessante prototipo di radiatori compatti ricavati da un estruso di alluminio studiato a misura, e fu il punto di partenza su cui abbiamo costruito buoni risultati. Crediamo nell’innovazione ed il 2024 è stato per noi sotto questo aspetto un anno positivo e ricco di ricerca e sviluppo, abbiamo lavorato molto sul progetto dei riscaldatori termoarredo, puntando ad un mercato potenziale in crescita e attento al valore delle prestazioni tecniche ma anche sensibile alla forza del design. Da qui è nato il marchio Vezzoli Design creando alcune diverse tipologie di radiatori di design per la casa, che abbiamo presentato al “Fuori Salone” del Salone del Mobile, durante la settimana del design per la casa a Milano, in uno show room in pieno centro, in via Moscova. Cerchiamo di esplorare ogni opportunità, anche se è innegabile che la concorrenza, specialmente internazionale, sia molto forte e ci metta di fronte a margini sempre più ristretti; occorre il massimo dell’inventiva e dell’innovazione per restare sempre un passo avanti nella competizione internazionale”.

Quali sono le caratteristiche di questo nuovo prodotto di termoarredo?
“La particolarità è l’assenza di saldature, perché abbiamo creato un insieme formato esclusivamente da estrusi tubolari in alluminio collegati tra loro con guarnizione resistenti alle alte temperature. Questo pannello radiante può essere realizzato su misura, sia in altezza che in larghezza, con una garanzia di vent’anni, e si distingue da tutti quelli attualmente in commercio per il design, per le molteplici variazioni di utilizzo e per le prestazioni; si tratta indubbiamente un prodotto molto selezionato e di alta qualità, orientato al settore dell’arredamento di fascia alta attento alle prestazioni ma anche al valore estetico. Il nostro termoarredo sfrutta interamente le qualità del materiale alluminio, basilare naturalmente la scelta ragionata di forme e spessori dei materiali che unisce valore estetico al risparmio energetico. Abbiamo iniziato la produzione a marzo di quest’anno, completando tutti i test ed ottenendo tutte le certificazioni necessarie, per esempio sulla verniciatura che deve esser assolutamente non infiammabile. Commercialmente ci stiamo appoggiando ad un grande distributore specializzato nella distribuzione di radiatori e componenti di arredo per la casa, un punto di riferimento a livello europeo che propone questo tipo di soluzioni e che pensiamo possa valorizzare al meglio la nostra proposta innovativa.”

Qualità di nicchia quindi, che spiega il vostro approccio innovativo, ma certamente sarete impegnati anche nelle vostre storiche lavorazioni di base.
“Certamente. Il concetto del design ci dà prestigio e soddisfazione in una nicchia di mercato che riteniamo comunque molto interessante; ma le nostre tipiche lavorazioni di prodotti in alluminio di ampia diffusione restano al primo posto della nostra attenzione; e continuiamo a cercare nuove soluzioni per differenziare la nostra offerta. Guardiamo molto al settore del solare, che si sta differenziando specie in Europa e punta molto di più sulla personalizzazione, oggi gli utilizzatori finali ci chiedono sempre di più un prodotto completo personalizzato ed un servizio “just in time”, particolarità entrambe che sempre di più ci premiano su un mercato che cerca molto i prodotti su misura. È chiaro d’altra parte che le differenze climatiche in Italia ed in Europa tra nord e sud, obbligano a forti differenziazioni per i nostri prodotti sia in termini prestazionali che da quello della resistenza strutturale, un sistema che montiamo a Bari non è detto che vada bene a Bolzano o a Trieste.”

Ci parli del vostro interesse per il settore dell’energia solare.
“Lo consideriamo un mercato molto promettente; il vero problema di questo settore per l’Europa e l’Italia è comunque la concorrenza cinese: i dazi sull’import di estrusi cinesi sono un piccolo argine protettivo, ma l’importazione di prodotti cinesi semiassemblati o completamente assemblati non ha mai avuto soste. Se poi aggiungiamo le restrizioni normative che abbiamo in Europa, il quadro si completa. Noi, come molte altre aziende del settore, cerchiamo di differenziarci in ogni modo dalla produzione standard cinese, realizzando alternative efficaci, anche con la scelta di leghe di alluminio più avanzate e meno diffuse, come la 6005 A, per i nostri prodotti, che consente di alleggerire e rafforzare le doti di resistenza strutturale, rispetto alle normali leghe 6000 di più comune impiego. Comunque i dazi non sono l’unico problema, occorrono maggiori controlli tecnici sui prodotti di importazione e sulle relative certificazioni. Abbiamo potuto verificare in circolazione prodotti cinesi realizzati con estrusi di caratteristiche nettamente inferiori alle normative ed è una circostanza grave e fortemente penalizzante per l’intero mercato.”

Considerando le prestazioni del vostro prodotto, avete particolari strategie commerciali?
“Anche in questo abbiamo subordinato le strategie di penetrazione commerciale alle specificità delle nostre produzioni, e per questo facciamo direttamente riferimento a grandi installatori; riteniamo che fornire impianti ai rivenditori non abbia molto senso, soprattutto perché il rivenditore non sempre è in grado di calcolare i carichi delle strutture e quindi lo richiede al fornitore, operazione che spesso si traduce in un aumento di costo del prodotto. In realtà per maggiori garanzie e protezioni servirebbe un vero e proprio marchio “Made in EU”, di cui oggi non è previsto l’obbligo. Servirebbero senza dubbio, come fanno in molti altri Paesi extra Ue, delle misure di protezione per le nostre produzioni interne, quanto meno per controbilanciare almeno in parte le difficoltà che spesso ci troviamo di fronte per esportare.”

Come vedete l’evoluzione del mercato quest’anno e l’anno prossimo?
“Quest’anno dovrebbe essere migliore rispetto al 2024. Purtroppo rimane attualmente confusa e incerta la situazione in Europa, a parte la guerra in Ucraina che è ancora un grave problema ma soprattutto le politiche economiche europee, per esempio sul green deal, che hanno frenato l’industria dell’auto, e, come detto in precedenza, non stanno favorendo le aziende rimaste a produrre in Europa. Siamo ancora troppo dipendenti dall’economia americana. Giusto o sbagliato che sia. Anche le normative sul CBAM che dovrebbero imporre limiti contenuti di CO2 nell’alluminio, sembrerebbero favorevoli alle nostre industrie. Ma anche qui il problema rimane. In primo luogo la produzione europea non è quella migliore dal punto di vista dei contenuti di CO2, secondo ci sono in questi ultimi tempi ostacoli all’importazione di metallo primario di ottima qualità. Aggiungiamo che anche i cinesi si stanno velocemente attrezzando per ridurre le loro emissioni. Ho visto recentemente una trasmissione televisiva che mostrava gli incredibili progressi fatti in pochissimo tempo dai cinesi, nel campo delle energie rinnovabili. In Europa stiamo rischiando di perdere tutte le opportunità e stiamo sempre più aprendo la porta alle invasioni di prodotti a basso costo. Oggi in Europa solamente il metallo riciclato può permettere la riduzione del CO2, ma come ben sappiamo, il metallo riciclato non potrà soddisfare completamente il fabbisogno di materia prima.”

Concludiamo con un breve accenno ad un tema per voi centrale: come vedete la situazione degli investimenti nel settore delle rinnovabili, in particolare in UE?
“Riteniamo che ci siano al riguardo molte opportunità interessanti, anche per piccole e medie aziende come siamo noi, resta però aperto il solito problema delle normative complesse, difficili da interpretare e spesso eccessivamente restrittive. È chiaro che per aziende medie come la nostra è molto impegnativo districarsi tra le tante formalità burocratiche. Non pretendiamo in conclusione tariffe protezionistiche, che nella maggior parte dei casi sono armi a doppio taglio che avvelenano il mercato, ma per lo meno misure opportune per far rispettare le regole e le normative che ci sono.”




