Applicazioni

Energia, rottami d’alluminio e futuro: la visione di TOMA

Salvatore Ruggeri, fondatore dell’omonimo gruppo industriale e guida di Toma, sottolinea le criticità che minacciano il downstream italiano ed europeo dell’alluminio

Il Gruppo Ruggeri, con le imprese TOMA, Azeta e Ruggeri Service, è oggi un importante polo industriale dell’alluminio per l’edilizia e l’architettura in Italia. Il gruppo ha le sue radici a Muro Leccese (Lecce), ma guarda lontano, con una visione che unisce crescita industriale, sostenibilità e consapevolezza delle sfide strategiche che la filiera dell’alluminio deve affrontare. Ne parliamo con Salvatore Ruggeri, fondatore e guida di Toma, nonché Senatore e Cavaliere del Lavoro, che nel settore non ha bisogno di molte presentazioni.

Un modello di impresa familiare che cresce e investe

Toma, l’azienda del gruppo specializzata nell’estrusione dei profilati in alluminio e nell’assemblaggio di profilati a taglio termico, è un modello di impresa familiare e un punto di riferimento nazionale nell’alluminio per l’edilizia e le costruzioni, grazie a investimenti mirati, capacità produttive che coprono molte fasi della filiera e una gestione che combina l’esperienza con lo sguardo alle nuove generazioni. Oggi, i figli e la moglie Maria lavorano nell’azienda accanto al fondatore Salvatore Ruggeri, a testimonianza della solidità di un modello che riesce a coniugare radicamento sul territorio e competitività internazionale.Tra i progetti recenti, spicca l’acquisizione dell’impianto Metra di Ragusa (ex Almer), realtà che per decenni ha avuto un ruolo quasi monopolistico nel mercato dell’edilizia in Sicilia. Qui Toma ha deciso di razionalizzare e innovare: le due presse per l’estrusione saranno sostituite da un’unica pressa di ultima generazione, il reparto verniciatura verrà sviluppato, mentre la fonderia verrà dismessa per concentrare la produzione di billette per l’estrusione nella fonderia di Ruggeri Service a Muro Leccese, dove la capacità produttiva passerà da 30 mila a 90 mila tonnellate annue.Con l’impianto di Ragusa, che occupa già 90 addetti, il Gruppo Ruggeri supera così i 400 dipendenti complessivi, consolidando una presenza che comprende la produzione di billette, la distribuzione di sistemi per edilizia in alluminio e PVC e le lavorazioni meccaniche avanzate, con stabilimenti e magazzini in tutta Italia.

Il nodo del mercato dei rottami

Dietro la crescita, però, si cela una minaccia che rischia di colpire l’intera filiera dell’alluminio: la scarsità di rottame da riciclo e l’esplosione dei prezzi. “Il mercato – spiega Ruggeri – richiede oggi prodotti sempre più sostenibili, con un ridotto impatto di CO2, e questo significa nel caso dell’alluminio produrre semilavorati con percentuali sempre maggiori di alluminio riciclato. Toma lavora da anni su questa linea virtuosa, utilizzando rottami per produrre billette con un contenuto di metallo secondario che arriva all’85-87%, nel pieno rispetto delle normative e delle caratteristiche metallurgiche richieste dal mercato.”Tuttavia, il sistema che garantisce competitività e sostenibilità oggi si trova sotto pressione. I rottami di alluminio hanno raggiunto prezzi molto alti, in alcuni casi superiori alle quotazioni LME del metallo primario, portando le billette da riciclo a perdere competitività rispetto a quelle prodotte da alluminio primario. Questo squilibrio rischia di complicare il mercato del riciclo, mettendo in discussione decenni di lavoro verso la transizione green.Il paradosso è che i rottami, in Italia e in Europa, ci sono, ma in buona misura lasciano il Paese in direzione di Paesi extra-UE o aree con costi energetici e di produzione molto più bassi. L’Italia, con un’energia tra le più care in Europa, costi di manodopera elevati e normative ambientali rigorose, non riesce a competere con le offerte di acquisto di rottami provenienti da Paesi dove il costo del kWh è anche un terzo di quello italiano.Il risultato è che i rottami di alluminio prendono facilmente la via dell’estero, le fonderie italiane e europee rimangono a corto di materia prima secondaria e si trovano a dover competere con prodotti finiti che arrivano in Italia da Paesi come Turchia, Grecia, Albania, Cina a prezzi talmente bassi da risultare spesso inspiegabili, anche considerando i costi di trasporto. Il tutto mentre in Europa si registra una ormai cronica carenza di produzione di metallo primario, e le restrizioni politiche sui metalli green rischiano di avvantaggiare proprio i competitor extra-UE.Ruggeri non ha dubbi: “Ci manca energia, materia prima e manodopera, ma soprattutto manca una strategia industriale. Le politiche europee dovrebbero proteggere le filiere strategiche, soprattutto quelle che lavorano con materiale riciclato, invece assistiamo a una serie di scelte contraddittorie. Da un lato mettiamo dazi sull’importazione di metallo primario che non produciamo più da anni, dall’altro lasciamo fuggire all’estero i rottami che sono la nostra ricchezza per le raffinerie di secondario”. Il rischio è che senza interventi chiari si metta fuori mercato l’alluminio da riciclo, con danni gravi per l’intera filiera a valle, che in Italia è composta da un tessuto di piccole e medie imprese vitali per l’economia e per la transizione green. Per Ruggeri, la soluzione di lungo termine passa attraverso la disponibilità di energia a costi competitivi e stabili, anche ricorrendo al nucleare, consapevole che i tempi per la costruzione di nuovi impianti non sono brevi: “Ma in attesa che si concretizzino politiche energetiche lungimiranti, è necessario proteggere subito la nostra industria dell’alluminio e la nostra capacità di produrre ad esempio billette per estrusione da riciclo. Non farlo significa compromettere la competitività di tutta la filiera e ostacolare concretamente la transizione verso un’edilizia sostenibile.”

L’alluminio come alleato della transizione green

L’alluminio è un materiale chiave per il futuro sostenibile, grazie alla sua riciclabilità potenzialmente infinita e alle applicazioni strategiche in edilizia, meccanica, trasporti, imballaggio, infrastrutture per l’energia rinnovabile. La filiera italiana, grazie a impianti come quelli del Gruppo Ruggeri, ha dimostrato di saper ridurre drasticamente l’impatto ambientale dei processi produttivi, con contenuti di CO2 drasticamente inferiori rispetto al passato e cicli chiusi che minimizzano gli scarti. Ma questo processo rischia di fermarsi se il rottame, la materia prima secondaria “verde” dell’alluminio, diventa economicamente e logisticamente non disponibile. Il messaggio che arriva da Toma è chiaro: serve un equilibrio tra apertura dei mercati e tutela delle filiere strategiche. Il riciclo dei rottami non è solo un’attività industriale, ma un presidio ambientale e una componente essenziale per ridurre la dipendenza da materie prime primarie e da Paesi terzi. Il rischio è che, in assenza di una strategia comune europea, le aziende italiane vengano schiacciate tra costi energetici insostenibili, carenza di materia prima seconda da riciclo e concorrenza estera spesso ai limiti del lecito, mettendo in difficoltà un settore che rappresenta non solo occupazione, ma anche innovazione e sostenibilità per l’Italia. Toma, con il suo lungo impegno nel mondo dell’alluminio, rappresenta oggi un esempio concreto di come la manifattura possa contribuire alla transizione green, ma le istituzioni devono fare la loro parte per garantire che la filiera dell’alluminio resti competitiva, sostenibile e capace di rispondere alle esigenze del mercato e dell’ambiente. In gioco non c’è solo il destino di un settore industriale, ma una parte importante del futuro sostenibile del Paese.

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