Pressocolata

“Il futuro non sia solo auto elettrica”

Ruggero Pederzoli, fondatore di Meccanica Pi.Erre, riflette sul difficile momento del settore della componentistica automotive, principale mercato dell’azienda specializzata in stampi e macchine per la tranciatura e finitura di getti pressocolati

di Alberto Pomari

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Ruggero Pederzoli, fondatore di Meccanica Pi.Erre, durante la festa per i 40 anni dell’azienda

Leggiamo negli occhi del titolare di MPR Ruggero Pederzoli l’orgoglio tipico degli imprenditori che dal nulla, hanno creato aziende importanti, in grado di competere ai massimi livelli internazionali. Meccanica Pi.Erre ha festeggiato nel 2024 i 40 anni di attività, con la soddisfazione di aver raggiunto una posizione di riferimento mondiale nella trimming & machining tecnology per getti pressocolati e in bassa pressione. Un compleanno celebrato il 19 aprile di quest’anno con una giornata di festeggiamenti all’interno dello stabilimento, aperto per l’occasione ai dipendenti con i propri familiari, a clienti, distributori, fornitori e ospiti speciali. Il momento clou della giornata è stata la premiazione di Ruggero Pederzoli da parte di Confindustria di Brescia e di Amafond. A diversi mesi di distanza da quell’evento, in una situazione congiunturale di grande incertezza per il settore automotive europeo, abbiamo incontrato Ruggero Pederzoli nella sede di Meccanica Pi.Erre a Bedizzole (Brescia). Con lui abbiamo affrontato l’impatto che questa situazione sta avendo sui produttori di componenti pressocolati in alluminio per l’industria dell’auto, clienti tipici di MPR.

Conosciamo bene la sua grande capacità e competenza tecnica, condita dalla vivacità imprenditoriale. Dal suo punto d’osservazione, cosa sta succedendo nel settore automotive, che comprende buona parte dei prodotti dei vostri clienti?

“Il mercato dell’auto è un settore strategico per i nostri clienti e di conseguenza lo è anche per noi. Attualmente stiamo affrontando un contesto che continua a essere complicato. Noi, in realtà, stiamo riuscendo ad ottenere discreti risultati anche se questo è il periodo di crisi peggiore che abbiamo vissuto, dopo la grave crisi del 2008-2009, che fu crisi violenta ma breve. Il nostro comparto è legato al 90% e forse anche più all’automotive e vediamo tutti in quale stato di confusione si trovi il mondo dell’auto. Sono certo che il contesto socio-economico in cui vivo condivide al 99,9% le mie opinioni. La politica ha indicato e imposto la via dell’auto elettrica per questioni ideologiche, ma negli affari e nel mondo del manifatturiero bisogna prima di tutto considerare il buon senso e non correre dietro alle teorie. Mi riferisco all’introduzione forzosa delle auto elettriche. Il continente europeo contribuisce per l’8-10% circa al totale mondiale delle emissioni. Di questa percentuale solo il 15-20% è direttamente imputabile ai trasporti, includendo il trasporto su gomma, aereo, ferroviario e privato. Quindi di cosa stiamo parlando? La speranza è che la nuova Commissione Europea cambi direzione. Noi facciamo parte della vecchia generazione, ma siamo sensibili al futuro dei nostri figli e nipoti ed al fatto che ognuno debba fare la propria parte e ridurre al minimo le emissioni. C’è sempre da porre l’asticella più in alto e migliorare. Però nemmeno suicidarsi distruggendo un sistema industriale. Cosa intendo dire? Che per l’automobile non esiste solo la soluzione di vendere esclusivamente vetture elettriche dal 2035 eliminando completamente il motore endotermico. Mi permetto di far notare che il ciclo di produzione di una vettura elettrica ha un’impronta di CO2 tre volte superiore alle auto termiche, nonostante abbia un terzo dei componenti. Nelle auto tradizionali esistono già tecnologie e motori pronti per ridurre da 200 a 60 microgrammi di CO2 le emissioni specifiche. La ricerca tecnologica può trovare ulteriori e nuove vie per migliorare i motori termici. Perché non incentivare anche la sostituzione di auto obsolete? Guardiamo solo all’Italia, dove il 60-70% del parco veicoli circolanti ha più di dieci anni d’età. Bisogna togliere dalla circolazione queste vetture che sono fortemente inquinanti. Diverso è il discorso delle auto ibride di ultima generazione. Queste salvaguardano la tecnologia del motore termico e abbattono le emissioni. Detto questo, le persone non comprano le auto elettriche perché costano di più, le infrastrutture per la ricarica delle batterie non sono sufficientemente diffuse e c’è incertezza sull’evoluzione tecnologica futura. L’attuale crisi delle vendite di auto dipende dalla confusione creata. E poi abbiamo il problema delle fonti energetiche: la Germania ha chiuso le centrali nucleari ma ha dovuto riaccendere numerose centrali a carbone; in Europa e soprattutto in Italia, dove troveremo le fonti di energia per muovere milioni di auto elettriche? Le rinnovabili di certo non bastano”.

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Ruggero Pederzoli con i figli Federica e Marco, seconda generazione alla guida dell’azienda

Senza considerare che le emissioni legate ai trasporti non dipendono solo dai veicoli. Ma questa situazione ha avuto un impatto sull’attività di Meccanica Pi.Erre?

“Esistono studi seri sull’impatto di aerei e navi. Questi mezzi di trasporto producono emissioni equivalenti a quelle delle vetture endotermiche, spero che anche qui si spinga sull’innovazione tecnologica. Per quanto riguarda l’automotive, spero che ripartano i progetti di ricerca e sviluppo sui motori tradizionali che negli ultimi due-tre anni sono rimasti nel cassetto o addirittura cancellati. Noi, considerando la situazione, stiamo lavorando in modo soddisfacente. Certo, il fatturato è un poco calato, ma quanto meno il margine operativo ha tenuto. In futuro dovremo proseguire con prudenza, bisogna salvaguardare i ricavi ed i margini operativi, pilastri principali della sicurezza e della solidità di un’azienda”.

Avete mai avviato esperienze produttive all’estero?

“Abbiamo una piccola realtà negli USA, vicino a Dallas, con un ufficio ed un piccolo magazzino, in gradoassistere al meglio i diversi clienti che abbiamo in USA e in Messico. In India abbiamo operato con una piccola azienda di quattro persone per alcuni anni ma, portando troppa automazione, abbiamo preferito, anche per ragioni etiche, ritirarci da quella delocalizzazione. In Cina abbiamo fatto una bella esperienza, abbiamo partecipato a fiere e allacciato importanti rapporti commerciali, ma pensare a un’attività produttiva per noi è impraticabile. Troppi rischi e difficoltà di vario genere”.

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Quali sono i nuovi progetti in cantiere?

“I nuovi progetti sono strategici per mantenere le nostre tecnologie al passo con le trasformazioni del mercato e garantire la continuità e lo sviluppo di Meccanica Pi.Erre. E’ una precisa responsabilità che sentiamo nei confronti di tutte le persone che lavorano e ruotano intorno all’azienda. Del resto riconosco che la tensione a innovare e a investire in nuovi prodotti e tecnologie ha caratterizzato buona parte della mia vita imprenditoriale, nonostante le difficoltà che questo ha comportato. Non mi sono mai accontentato dei risultati raggiunti e riconosco con orgoglio questa passione ‘del fare’ anche nei miei figli Federica e Marco. Oggi il nostro mercato tradizionale è in una fase di profonda trasformazione, se non reagiamo immediatamente rischiamo un impatto negativo sulla nostra attività. Di conseguenza stiamo investendo su nuove soluzioni, come il taglio-sbavatura Laser dei pressocolati, e su nuove applicazioni delle nostre tecnologie. Una nuova linea di prodotti è la gamma di presse e stampi per la tranciatura di materiali termoplastici compositi rinforzati con fibra di vetro o fibre di carbonio, sempre più utilizzati per i componenti interni della vettura, come elementi di insonorizzazione, di protezione dal calore o per pannelli e rivestimenti estetici finali, presenti anche nelle vetture elettriche e ibride. Per noi si tratta di un nuovo segmento di mercato; è ancora una nicchia se confrontata con il settore della componentistica in alluminio, ma interessante e in crescita. Questi tipi di componenti sono stampati a caldo partendo da lastre e successivamente subiscono un’operazione di punzonatura e tranciatura che non è possibile effettuare durante la formatura a caldo nella pressa di stampaggio. Dal momento che la tranciatura e la punzonatura sono le nostre specialità, ecco che abbiamo deciso di esplorare questo nuovo settore, a maggior ragione in un momento di crisi. La risposta del mercato è positiva, abbiamo già venduto una decina di macchine e stampi. Forse è il segno che nel nostro futuro non c’è solo l’auto elettrica!”

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La sede di Mecccanica Pi.Erre a Bedizzole (Brescia)

MPR, 40 anni di crescita e innovazione tecnologica

Per iniziativa di Ruggero Pederzoli, nel 1983 nasce a Bedizzole (Brescia) lo studio tecnico Pi. Erre che pochi mesi dopo, in gennaio 1984, si trasforma in Meccanica Pi.Erre e inizia a progettare e produrre stampi trancia per la lamiera e in seguito per pressocolati in una piccola officina. Nei successivi quattro-cinque anni l’azienda passa da due a 12 dipendenti. Nel 1989 viene acquistato il terreno sul quale nel 1990 vengono costruiti il primo capannone di 1.200 metri quadrati coperti e gli uffici. Nel 1996 viene aggiunto un secondo stabilimento e costruita la nuova palazzina degli uffici. Nel 1998 Meccanica Pi.Erre inizia a produrre, oltre agli stampi, le prime presse per la tranciatura e la finitura di getti pressocolati. Nel 2004 entra in azienda la figlia di Pederzoli, Federica e nel 2007 il figlio Marco. Dopo l’acquisto di ulteriore spazio edificabile, MPR acquisisce l’azienda Robopress, produttore di presse e macchinari ausiliari per la pressocolata. Arriviamo al 2017, con il completo rinnovo del parco macchine e la costruzione del quarto capannone. Nonostante la crisi pandemica del 2020, MPR deposita tre nuovi brevetti e procede alla costruzione del quinto capannone, di dimensioni idonee per le macchine e le attrezzature destinate al gigacasting. Oggi Meccanica Pi.Erre ha le potenzialità per fatturare più di 12 milioni di euro l’anno con oltre 60 dipendenti.

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