Nell’era della policrisi, ogni impresa deve sviluppare una mentalità geopolitica
Qualche anno fa, Ursula von der Leyen definì la bussola strategica dell’Unione Europea come “una Commissione geopolitica”. Dopo l’esplosione della pandemia di Covid-19, l’inizio della guerra in Ucraina e il conseguente shock energetico, il termine “policrisi” è entrato nel lessico comune per descrivere un’accumulazione inedita di rischi sistemici.
L’attuale fase storica, segnata dalla policrisi, comprende l’intensificazione di eventi climatici estremi e i relativi enormi costi socio-economici, nuove minacce alla sicurezza legate al clima, la minaccia permanente della criminalità informatica e degli attacchi cibernetici sponsorizzati dagli Stati, il rischio finanziario sistemico che spazia dal debito americano alle tensioni del sistema finanziario cinese, l’ascesa del protezionismo e di nuove guerre commerciali, la frammentazione del sistema globale e l’indebolimento delle norme e organizzazioni internazionali. A tutto ciò si aggiunge una rinnovata competizione tra grandi potenze in un mondo multipolare, che agisce come moltiplicatore di dinamiche conflittuali, dalle guerre convenzionali di alta intensità alle forme ibride e alla guerra dell’informazione, fino al sabotaggio delle infrastrutture critiche. Potrebbe sembrare un panorama troppo vasto e astratto per imprenditori e amministratori delegati, quotidianamente assorbiti da sfide operative, gestione aziendale, concorrenza o, più semplicemente, dalla ricerca del successo. Ma sarebbe un errore fatale pensare che la geopolitica sia materia esclusiva dei think tank o dei consigli d’amministrazione delle multinazionali.
In un mondo in profondo tumulto, ogni azienda è immersa negli effetti degli eventi e delle tendenze geopolitiche tanto quanto un pesce dipende dalle condizioni dell’oceano. Come per la Commissione von der Leyen, anche le imprese devono trasformarsi in imprese geopolitiche: capacità di anticipare, analizzare, adattarsi, reagire con prontezza e creare strategie innovative sono oggi risorse fondamentali per la sopravvivenza e la prosperità in un contesto interno e internazionale segnato da cambiamenti rapidi, fattori dirompenti e sorprese strategiche.
Geopolitica e geoeconomia diventano competenze distintive. Perciò, l’impresa geopolitica deve andare oltre l’analisi politica tradizionale, oltre la gestione dei rischi reputazionali, dell’anti-spionaggio o della sicurezza IT e del personale. I CEO devono dedicare tempo e risorse alla funzione di monitoraggio, analisi e previsione geopolitica, affidandola idealmente a una figura di direttore geopolitico in raccordo con le altre funzioni strategiche e operative dell’azienda. Anche le PMI, pur con mezzi più limitati, dovranno sviluppare questa competenza – magari avvalendosi di consulenze geopolitiche specializzate – per orientarsi in un ambiente sempre più complesso e mutevole.
Redditività e sicurezza economica dipenderanno sempre più da una gestione intelligente della geopolitica aziendale, in un processo darwiniano in cui sopravvivranno le imprese capaci di maggiore agilità strategica. Questa “selezione geopolitica” ha un doppio binario: da un lato premia chi sa anticipare rischi, scenari e tendenze; dall’altro, premia in egual misura chi sa cogliere per primo nuove opportunità, anche all’interno delle crisi. Perché un mondo in tumulto è anche un mondo in riconfigurazione: con nuovi mercati, nuovi fornitori, nuovi partner e nuovi clienti.
Basti pensare a molte aziende del Sud globale e delle potenze medie, oggi timorose di restare schiacciate nella morsa della competizione tra giganti come Stati Uniti, Cina, India, Russia e potenti attori regionali: una condizione che apre spazi enormi per investimenti, scambi, partnership e joint venture tra imprese europee e aziende emergenti, innovative e altamente redditizie in tutto il mondo.
Il mondo non è mai stato così ricco, al tempo stesso, di rischi vitali complessi e multidimensionali e di opportunità strategiche. Potremmo non essere lontani dal momento in cui le aziende verranno classificate – e premiate finanziariamente – sulla base della loro performance geopolitica. Nel frattempo, sia che si tratti di un grande gruppo sia di una PMI dinamica, rafforzare la propria resilienza e affinare la propria traiettoria di crescita e redditività significa una cosa sola: diventare un’impresa geopolitica.
