Estrusione

ALEX, eccellenza nell’estrusione

L’azienda di Pisticci (Matera) è tra i principali estrusori del Sud Italia, con un mercato di alta gamma che spazia dai più svariati settori, dalla meccanica fino ad una specializzazione nei profili a disegno

In Basilicata ha sede ALEX Spa, dal 2002 un riferimento per la produzione di estrusi in alluminio. La sede di Alex si trova a Pisticci (Matera) dove occupa un’area di 40.000 metri quadri, di cui 16.000 coperti, per una capacità produttiva annua di circa 20.000 tonnellate di estrusi. È qui in sede che incontriamo il management di Alex Spa: il Presidente Massimiliano Magri, il Direttore dello stabilimento Nicola Viggiani e la Direttrice Amministrativa Annalisa Micucci.

Come valutate l’attuale situazione del mercato?

“Gli ultimi tre anni hanno permesso alla nostra azienda di registrare dei buoni risultati. Abbiamo potuto infatti aumentare le nostre quote di mercato in Italia e, soprattutto, incrementato le nostre quote di export. In questo momento il mercato pare in fase di riflessione, se non di contrazione, a causa delle tensioni internazionali, della crisi che sta attraversando il mercato tedesco e, ci riferiamo in particolare all’Italia, alla fine degli incentivi statali per le ristrutturazioni edilizie e per gli incentivi riguardanti gli investimenti alle aziende. Noi siamo estrusori puri e operiamo su diversi fronti, per cui il nostro fatturato è uniformemente distribuito sia per diversi settori sia per aree geografiche”. 

L’attuale crisi bellica che sta attraversando l’Europa e il Medio Oriente si sta in qualche modo riflettendo sulla situazione della materia prima?

“L’Europa ha, come noto, la necessità di importare materia prima. La produzione europea di alluminio primario si è ridotta in modo significativo negli ultimi anni a causa dei costi energetici e generali non competitivi rispetto ad altri paesi, e siamo quindi costretti a stare con il fiato sospeso per la grave situazione che potrebbe addirittura influire enormemente sui prezzi della materia prima. In Europa lo stop all’import di metallo russo, il rischio continuo di una possibile chiusura dello stretto di Ormuz, potrebbero effettivamente creare a breve forti tensioni sul prezzo dell’alluminio e sui suoi premi di trasformazione. Rimane sempre pesante la concorrenza della Turchia e di altri paesi che beneficiano di costi energetici e di manodopera inferiori ai nostri. La nostra azienda investe da tempo nelle risorse umane, nella ricerca e nell’innovazione e solo grazie al servizio ed alla velocità delle nostre risposte alle esigenze dei nostri clienti, riusciamo a controbattere alla aggressività della nostra concorrenza. Senza dimenticare il peso degli oneri derivanti dalle certificazioni e dai regolamenti che, giustamente, dobbiamo rispettare”.

Le proposte europee sul contenimento di CO2 nell’alluminio, sembrano creare preoccupazione alle aziende. Cosa ne pensate?

“Stiamo studiando i complessi meccanismi del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism). Queste nuove regole andranno ad aggravare e ridurre la competitività delle aziende in generale. A quanto pare il CBAM sta per essere rivalutato e forse semplificato. Riteniamo che il contenimento delle emissioni passi innanzitutto da una catena di fornitura green e dal riciclo degli scarti di produzione. In questi ultimi tempi a causa dei dazi imposti dagli Stati Uniti e dalla minore incidenza sul costo dell’alluminio dei paesi produttori, stiamo assistendo ad una “fuga” dei rottami dal mercato europeo. L’Italia non produce alluminio primario e la perdita dei rottami potrebbe creare rallentamenti o difficoltà di approvvigionamento per le fonderie di riciclo. Quindi, da una parte riduciamo le fonti di approvvigionamento di materia prima, dall’altra vogliamo imporre balzelli sull’uso di metallo con il CBAM, poi esportiamo fuori Europa i nostri rottami e ci lasciamo invadere dalla concorrenza a basso costo: davvero uno scenario su cui meditare seriamente per il futuro del sistema alluminio italiano ed europeo”.

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