In questa intervista, Antonio Castelo, responsabile tecnologico di EPIC per il settore biomedico e laser, intervista Francesco Crisafi, amministratore delegato ad interim e direttore tecnico di Cambridge Raman Imaging, un’azienda italiana che sviluppa sistemi di imaging ad alta velocità per biopsie e cellule senza l’utilizzo di marcatori fluorescenti esogeni, utilizzando tecniche laser e spettroscopiche avanzate.
Qual è il contesto che ha portato alla sua nomina a CEO ad interim di Cambridge Raman Imaging?
Nel 2018, dopo aver conseguito un master e poi un dottorato in Fisica al Politecnico di Milano, ho iniziato la mia carriera fuori dal mondo accademico lavorando presso Zurich Instruments come ricercatore applicativo, fornendo assistenza tecnica e commerciale per il mercato degli amplificatori lock-in. Prima di allora, e dopo il dottorato, ho lavorato come ricercatore presso l’Università di Zurigo e, dopo due anni in Svizzera, ho deciso di tornare in Italia. Nel 2019 sono entrato a far parte di Bright Solutions come ingegnere laser, lavorando alla generazione di impulsi brevi a picosecondi e femtosecondi per laser in fibra e a stato solido con applicazioni scientifiche e industriali. In Bright Solutions ho imparato molto su come realizzare dei laser robusti e affidabili, che potessero essere utilizzati in ambito industriale nonostante avessero un grande livello di innovazione al loro interno.
Dopo 18 mesi decisi di voler applicare le conoscenze acquisite e svilupparne delle nuove andando in un ambito industriale più dinamico come quello delle start-up. Ho scoperto che Giulio Cerullo, il mio ex professore di dottorato, e Andrea Ferrari stavano cercando un ingegnere capo che sviluppasse la tecnologia alla base del prodotto innovativo di Cambridge Raman Imaging (CRI), un’azienda che avevano fondato nel 2018 per introdurre i laser in fibra nel mercato biomedico. La mia esperienza pregressa era ideale sia dalla parte di acquisizione di immagini, che quella sulla gestione e minimizzazione del rumore e con la più recente conoscenza di sviluppo laser, e mi rendevano un candidato ideale per CRI. Nel 2019 sono entrato a far parte di CRI come ingegnere capo. Dopo un paio d’anni sono diventato responsabile della ricerca e sviluppo, poi CTO nel 2024 e dal luglio 2025 sono amministratore delegato ad interim.
Come si è sviluppata CRI?
CRI è stata fondata come spin-off dell’Università di Cambridge e del Politecnico di Milano con l’obiettivo di sviluppare un sistema di laser in fibra per analizzare le biopsie tumorali in modo più efficace e accoppiarlo con intelligenza artificiale per effettuare una diagnosi precoce. La tecnologia alla base del funzionamento del sistema sviluppato da CRI è la spettroscopia a scattering Raman coerente (CRS), che consente di analizzare direttamente la composizione chimica dei campioni biologici invece di affidarsi esclusivamente a valutazioni qualitative basate sulla colorazione artificiale dei tessuti con coloranti.

Una tappa fondamentale per l’azienda è stata nel 2022, quando siamo stati selezionati per coordinare CHARM, un progetto dell’UE da 2,5 milioni di euro nell’ambito del bando Transition dell’European Innovation Council (EIC), volto a trasformare la diagnosi e il trattamento del cancro. Nello stesso anno, abbiamo raccolto quasi 1,3 milioni di euro in un round di pre-seed. Questo ci ha permesso di iniziare le assunzioni e ora abbiamo una forza lavoro di 12 persone.
Dal 2023 abbiamo rafforzato la nostra proprietà intellettuale creando brevetti proprietari e ad oggi abbiamo sviluppato tre prodotti principali: CORAL, una piattaforma di imaging multimodale a risoluzione subcellulare per la la ricerca biologica e medica; CHAMP, uno spettrometro ottico basato sulla nostra tecnologia proprietaria lock-in multicanale; e STRALE, un laser in fibra a doppia uscita sincronizzata in modo passivo. CORAL (basato sulla tecnologia di STRALE e CHAMP) costituisce un potente sistema progettato per rivelare la composizione chimica di cellule e tessuti, in particolare dei tumori, senza l’uso di coloranti o agenti di colorazione esterna. Il sistema incorpora anche il supporto digitale/AI per una diagnosi più rapida e accurata, l’analisi dei processi cellulari, la scoperta di farmaci, e valutazione terapeutica.
Come è stata finanziata inizialmente CRI?
CRI è nata grazie a degli investitori privati, proprietari di un’azienda di microscopia, che hanno creduto nella nostra visione e ci hanno fornito il loro sostegno sin dall’inizio. Fin dall’inizio abbiamo cercato attivamente opportunità di finanziamento, redigendo e presentando domande di sovvenzioni a livello nazionale, regionale ed europeo. Nella fase iniziale, siamo stati ospitati in parte dal Cambridge Graphene Center e nei laboratori del Prof. Cerullo al Politecnico di Milano, che ci hanno dato accesso a strutture e competenze di livello mondiale. Siamo stati sostenuti anche da Frontier IP, un’azienda britannica specializzata nella commercializzazione della proprietà intellettuale. Ci hanno aiutato a sviluppare la proprietà intellettuale e ci hanno supportato con ruoli dirigenziali ad interim, oltre che a creare contatti con persone rilevanti nel settore e investitori informali.
Quali sfide avete affrontato nel reclutamento del personale?
Per una startup, il reclutamento è complicato perché una sola persona può avere un impatto enorme. Con una forza lavoro di 10 persone, un nuovo dipendente rappresenta un aumento del 10%; con cinque dipendenti, è del 20%. Prendere la decisione sbagliata può avere ripercussioni importanti. Tuttavia, non ho dedicato molto tempo al reclutamento in sé. Più importante è stato costruire un team efficace. Negli ultimi anni mi sono concentrato sull’essere un buon leader e scienziato, motivando il team affinché le persone potessero crescere internamente e potessimo sviluppare con successo prodotti complessi che coinvolgono fibre ottiche, laser, elettronica e tecnologia multicanale all’avanguardia della scienza.
Che consiglio darebbe alle startup che desiderano entrare nel mercato medico?
Una grande sfida nel settore medico è che occorre molto tempo e denaro per ottenere la conformità. Prima di lanciare un prodotto, devi essere sicuro al 100% che funzioni. In base alla mia esperienza e a quanto ho imparato dai venture capitalist, è consigliabile sviluppare una tecnologia a doppio uso. Questi ultimi apprezzano la tecnologia a doppio uso perché può essere applicata sia in ambito medico che industriale. Nel nostro caso, queste includono la caratterizzazione di semiconduttori e materiali stratificati, il rilevamento di contaminanti ambientali e alimentari e l’analisi dei processi di degrado nelle batterie.
Se dovesse ricominciare, cosa farebbe di diverso?
Potrei apportare alcune modifiche, ma non avrebbero un impatto significativo perché credo sinceramente che i prodotti che abbiamo realizzato negli ultimi cinque anni siano eccezionali, soprattutto considerando le risorse che avevamo a disposizione.



