Superati i primi tre trimestri di questo 2026, ci lasciamo alle spalle momenti complessi per il mondo dei metalli, quindi anche per l’alluminio. Secondo le stime di International Aluminium, la produzione globale di alluminio primario nei primi nove mesi del 2026 è diminuita di quasi 3 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2025. Una contrazione causata in gran parte dalla minore produzione di metallo leggero nel Golfo: in seguito al conflitto mediorientale, siamo infatti a circa 2,8 milioni di tonnellate prodotte rispetto alle 4,6 milioni tonnellate prodotte nello stesso periodo dello scorso anno; le scorte LME sono in diminuzione, ci sono complicazioni per gli approvvigionamenti di metallo dal Golfo, che al momento non hanno comunque pesanti ripercussioni sul downstream, essendo compensate dalla produzione cinese.
Il quadro complessivo non è tra i più favorevoli, chi opera quotidianamente sul mercato ha percepito la tensione sulla disponibilità del metallo, e per il sistema industriale europeo tutto questo conferma la necessità di rafforzare la consistenza della supply chain. Non possiamo continuare a dipendere dalle importazioni di alluminio primario senza una strategia industriale che garantisca sicurezza degli approvvigionamenti, diversificazione delle fonti, tutela del riciclo e sviluppo di nuovi corridoi logistici strategici, come l’IMEC, su cui FACE si è espressa più volte come una via di eccellenti opportunità per il mercato europeo dell’alluminio.
Per il comparto globale abbiamo comunque segnali positivi, in particolare evidenza il fatto che la domanda automotive europea resta solida e positiva, grazie al miglioramento della produzione di veicoli elettrici, ed in parallelo la domanda di metallo leggero per usi elettrici nordamericana sia in crescita, beneficiando degli investimenti nei data center.
I risultati globali indicano in sintesi che la domanda di alluminio resta disomogenea, ma sempre più sostenuta da reshoring, elettrificazione e solidi sviluppi regionali.