Si è tenuto in Dubai, dal 4 al 6 novembre scorsi, ARABAL 2025, uno dei principali eventi mondiali dedicati all’alluminio e organizzato dal Gulf Aluminium Council, cui abbiamo partecipato come relatori presentando il quadro del mercato dell’alluminio in Europa. Dedicheremo ampio spazio all’evento nei prossimi numeri della rivista, anticipiamo con un breve commento alcuni degli indirizzi emersi. L’alluminio ha un ruolo sempre più strategico, la domanda mondiale cresce in modo costante di circa 2-3 milioni di tonnellate l’anno, trainata da settori chiave come l’automotive, l’elettrico, l’aerospazio, le energie rinnovabili e l’elettronica avanzata, insieme ai mercati più tradizionali di edilizia ed architettonico, imballaggio, meccanica. Da una parte la transizione energetica, la mobilità elettrica e le politiche di decarbonizzazione stanno spingendo la domanda, dall’altra vincoli produttivi, ed in particolare quelli energetici, ne limitano l’offerta: il risultato è un mercato caratterizzato da rischi di tensioni e squilibri nella catena globale. Il fabbisogno energetico ha concentrato la produzione di alluminio nelle aree dove l’energia elettrica è più accessibile e meno costosa, e la Cina detiene oggi una quota di circa il 60% della produzione mondiale di primario, basata in gran parte su energia elettrica da centrali a carbone, e ha puntato ad allargare il proprio campo di azione finanziando nuovi poli di produzione di primario in Indonesia, paese che entro il 2030 potrebbe diventare il quarto produttore mondiale. In Europa la situazione appare ribaltata, la produzione di primario è da anni in calo a causa degli elevati costi energetici ed alla volatilità del mercato dell’energia; negli ultimi tre anni molti smelter hanno ridotto la capacità o sospeso le attività, con una contrazione produttiva vicino al 40% rispetto al 2021; la conseguenza è che in UE il fabbisogno di metallo primario dovrà essere oggi soddisfatto per oltre l’85% dall’importazione, con crescente dipendenza da fornitori extraeuropei, soprattutto asiatici, e una conseguente riduzione della sicurezza di approvvigionamento anche sotto gli aspetti logistici. E’ chiaro che la combinazione di domanda in crescita, offerta limitata e concentrazione produttiva in Asia, genera una certa vulnerabilità sistemica per le economie occidentali, e la crescita di emissioni per l’impiego di energia poco verde rischia di compromettere l’immagine “green” del metallo. Per questo da tempo ci sono crescenti attenzioni verso l’alluminio più sostenibile, seguendo due indirizzi di base, nuove tecnologie di elettrolisi, come gli anodi inerti, ed i processi low carbon, in grado di ridurre le emissioni di CO2 fino al 90%. Essenziale, oltre a queste iniziative, lo sviluppo della filiera del riciclo, che consente di recuperare alluminio secondario con un fabbisogno energetico minimo: il recupero di rottami da imballaggi, automotive e costruzioni, usi elettrici, è oggi una priorità industriale e ambientale ed è da citare al riguardo l’Italia, che si colloca tra i leader europei nella produzione di alluminio secondario. L’alluminio si conferma quindi nel suo ruolo di metallo centrale, si presenta oggi in buona crescita pur tra criticità strutturali nella nuova economia industriale mondiale, è materiale vitale per la transizione energetica, ma anche per questo è al centro di una sfida geopolitica e di sostenibilità globale. La gestione in modo sostenibile di tutta la filiera – dall’energia alla produzione, fino al recupero del rottame ed alle applicazioni finali intelligenti ed ecosostenibili – saranno punti decisivi per garantire la competitività nel prossimo decennio. Per l’industria metallurgica europea, la sfida è chiara: investire in innovazione, riciclo e autosufficienza energetica.
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