Micaela Caserza Magro, co-fondatrice e direttore tecnico di GFCC (Genoa Fieldbus Competence Centre) lavora nella parte invisibile dell’automazione – quella che tutti ignorano, almeno finché funziona. Parla di standardizzazione, e prospetta un 2027 difficile per tutti a causa dei nuovi, imminenti obblighi normativi.
di Alberto De Bernardi
Qual è l’aspetto della vostra tecnologia che gli OEM faticano di più a comprendere? La risposta di Micaela Caserza Magro, co-fondatrice e direttore tecnico di GFCC (Genoa Fieldbus Competence Centre) è immediata: “Che hanno bisogno di noi”. L’idea che la comunicazione sia una facility, sempre disponibile, va superata. In realtà è un elemento complesso, e fondante per l’intero sistema. “Anche perché non c’è un solo standard…” concorda la conduttrice. A volte, in effetti, lo standard nemmeno esiste. Fino a che si rimane al livello gerarchico inferiore, quello dei fieldbus veri e propri, gli standard esistono. Sono diversi, ma almeno è tutto normato. Salendo verso i livelli gerarchici superiori, invece, è ancora una giungla. L’interoperabilità resta un grosso mistero, che solo ora il framework OPC UA comincia a diradare. “Servono professionisti, insomma”. “E, ogni tanto”, prosegue Micaela Caserza Magro, “serve ammettere di non sapere”.
“Collegandomi a quanto detto sopra”, interviene la conduttrice, “ti chiedo: quanto del tuo lavoro è spiegare i limiti e non i vantaggi?”. “Un buon 80%”. Spiegare i vantaggi è facile, risponde Caserza Magro. Ma chi arriva sul campo non ha la bacchetta magica. Si procede per tentativi, basandosi sull’esperienza, e nulla è eterno.
La promessa: “…compra questo hardware e questo software, sarai a posto per sempre” semplicemente non si può fare, perché la tecnologia, gli standard e i regolamenti evolvono continuamente. “Avrai sempre bisogno di noi”, sintetizza Caserza Magro.
Standardizzazione: c’è la volontà?
Tutti parlano di standardizzazione, ma poi ogni produttore ci mette il suo dialetto. C’è, secondo te, la volontà di arrivare all’interoperabilità? Caserza Magro è lucida: il 90-95% può e deve essere standard, ma a chi produce serve quel “quid” in più per differenziarsi; togliendolo, resterebbe solo una guerra sul prezzo o, argomento di moda, di “storytelling”. L’interoperabilità è fondamentale sulle funzioni base, ma quel fuori-standard è anche ciò che abilita l’innovazione. C’è un buon esempio di standardizzazione interpretata in questo senso, ora in atto in IEC. Tra l’altro, per la prima volta con l’Italia nel ruolo di coordinatrice. Si lavora a profili di security per i fieldbus – linee guida chiare, requisiti stabiliti, senza però forzare un sottoinsieme tecnologico minimo, il che lascia il giusto “spazio di manovra”. Sullo sfondo, intanto, si profila già il 2027, con un intreccio di norme che – promette Caserza Magro – non risparmierà nessuno. A proposito di 2027 e obblighi normativi, a chi toccano i “2 di picche”? Toccano a tutti, taglia corto Caserza Magro. Consideriamo il Cyber Resilience Act: chiunque produca oggetti con elementi digitali è coinvolto, e i vincoli normativi introdotti non sono banali – costringono a “mettere la testa” sulla cyber security, anche a livello di sistema di gestione. Nemmeno gli utenti finali sono al riparo, per via delle prescrizioni d’uso che il costruttore prevederà. Se il cliente finale non fa un uso proprio del dispositivo, la responsabilità di eventuali attacchi ricade anche su di lui. Per questo, a fini cautelativi, sarebbe opportuno per l’end-user implementare un sistema di gestione quale l’IEC 62443-2-1. Al contrario, la NIS 2 impatterà soprattutto sull’end-user (farmaceutico, food and beverage, automotive, il grosso della parte costruttiva…), ma la NIS 2 prevede la valutazione della supply chain: così anche i costruttori potranno, a ritroso, trovarsi coinvolti.
Non smettere mai di crescere
Se, domani, il tuo cliente OEM più fedele ti dicesse che sta valutando un tuo competitor, per quale ragione potrebbe farlo? “Guardarsi intorno è giusto – risponde Caserza Magro – Magari il cliente si accorgerà in seguito che il competitor fa le stesse cose che faceva GFCC a minorprezzo. Magari, al contrario, che ha proposto una super soluzione; in questo secondo caso, diventerà per noi occasione di crescita”.
Parole proibite
Cosa dovrebbe rimanere impresso nella testa di un automation manager di un OEM dopo aver parlato con te, senza citare: interoperabilità, security, performance.
Sul filo del rasoio, Caserza Magro “porta a casa” il risultato: la protezione dei dati, cyber e operativa, non si fa improvvisando. Bisogna strutturarsi ed essere pronti sul piano tecnico, procedurale e documentale. E GFCC può aiutare.
Chi è GFCC
Il Genoa Fieldbus Competence Centre nasce come spin-off dell’Università di Genova, ed è diventato un riferimento nelle reti industriali e nella comunicazione OT.
Sono quelli che arrivano quando l’impianto “fa cose strane” e nessuno capisce il motivo. Perché, nelle fabbriche moderne, quando qualcosa si ferma la colpa sembra sempre essere del PLC… finché non si scopre che era colpa della rete.
Tra fieldbus, Ethernet industriale, diagnostica e cybersecurity OT, GFCC lavora in quella parte invisibile dell’automazione che tutti ignorano… finché smette di funzionare.
AUTOMAZIONE inDISCRETA
AUTOMAZIONE inDISCRETA è il vodcast creato e condotto da Nicoletta Ghironi, volto noto dell’automazione industriale con esperienza ventennale come marketer e divulgatrice tecnica, e realizzato in collaborazione con PubliTec.
Dotata di una profonda conoscenza della tecnologia e del mercato, in questo vodcast pungola i maggiori player dell’automazione industriale, sfidando i luoghi comuni, gli slogan e le mezze verità, con confronti diretti, qualche domanda “scomoda” e una buona dose di ironia.



