Interviste

KEBA: “La tecnologia si cambia, il mindset no”

Aldo Bucci, Country Manager di KEBA Italy, spiega la loro concezione di “robotica nativa”, perché la prima domanda di un OEM dovrebbe riguardare il time-to-market, e cosa mancherebbe al mercato se KEBA sparisse: non un prodotto, ma un modo di lavorare.

di Alberto De Bernardi

L’intervista ad Aldo Bucci, Country Manager di KEBA Italy, inizia con una domanda “di riscaldamento”: cosa capiscono meno facilmente gli OEM della vostra tecnologia?
“Che nella piattaforma di automazione KEBA, la robotica è nativa”. Il che significa, prosegue Bucci, che il controllore robotico è parte integrante del sistema, insieme a PLC, motion e controllo di sicurezza.
Per realizzare un’applicazione, basta quindi scegliere una cinematica tra quelle disponibili e configurarla; quindi, è possibile partire immediatamente con la programmazione delle sequenze in coordinate cartesiane.
Non serve effettuare alcun calcolo dei riferimenti dei singoli giunti. “Della matematica ci facciamo carico noi”, sintetizza Bucci.
Per chi progetta macchine, questo approccio fa la differenza tra integrare un robot e doverlo, di fatto, reinventare ogni volta.

Time-to-market, soprattutto

Qual è la prima domanda che un OEM dovrebbe farvi, prima di valutare la vostra tecnologia?
“La domanda dovrebbe essere: Come faccio a ridurre i tempi di sviluppo e a portare la mia macchina sul mercato per prima, o comunque più velocemente?” risponde prontamente Bucci. Il time-to-market è, a suo parere, l’aspetto in cui si gioca davvero la partita di un costruttore.
La ricetta di Bucci, per ridurre il time-to-market, ha due ingredienti principali.
Il primo ingrediente è la riduzione della complessità, che secondo KEBA si ottiene offrendo una piattaforma in cui l’OEM trova già integrati i componenti hardware e i moduli software di cui ha bisogno.
Il secondo ingrediente, quello che riduce in modo davvero sostanziale i tempi di sviluppo, è la simulazione integrata, che permette di validare il comportamento dell’hardware prima ancora che la macchina esista fisicamente. A che livello di dettaglio arriva la vostra simulazione? Device interni, carichi esterni…
“Prevalentemente simuliamo tutti i nostri componenti”, risponde Bucci, “ma se il cliente dispone di un digital twin delle parti meccaniche, queste possono essere integrate per simulare l’intero sistema”.

Standard aperti, of course…

Si fa presto a dire “Open”, ma se provo a far parlare uno dei vostri componenti con quello di un vostro concorrente, devo chiamare l’esorcista?!? Bucci gioca “in casa”: “Per KEBA, “Open” non è uno slogan, ma una scelta sostanziale. L’aver adottato una piattaforma Linux si commenta da sé…” Ma non è solo questo: “Abbiamo implementato”, prosegue Bucci, “tutti gli standard di comunicazione più diffusi – EtherCAT, PROFINET, EtherNet/IP, OPC UA, e mettiamo a disposizione le API per integrare in modo agevole hardware e moduli software di terze parti”.
Questo vale anche in direzione opposta.
Come spiega ancora Bucci, i componenti KEBA sono multi-interfaccia e vengono spesso utilizzati all’interno di piattaforme di competitor.
Due gli esempi più significativi: i terminali palmari KeTop, apprezzati per ergonomia e safety wireless, e i drive KeDrive D3, considerati un prodotto di riferimento quando servono dinamiche di controllo non comuni.
C’è chi vuole la suite completa, quindi meno rompicapo possibile, e c’è chi cerca l’eccellenza in ogni singolo componente, sapendo che, necessariamente, spenderà più tempo nella loro integrazione.
L’importante è affidarsi a fornitori che l’integrazione la favoriscano, anziché osteggiarla.

Condividere competenze, ma anche responsabilità

A Bucci chiediamo: se la tua azienda sparisse domani, cosa mancherebbe di più al mercato italiano? “Secondo noi non mancherebbe tanto una tecnologia, un prodotto, ma principalmente un modo di lavorare, di porsi. KEBA è una delle poche aziende in grado di affiancare il cliente già dalle prime fasi di un progetto, e di seguirlo fino alla messa in servizio dei primi prototipi, condividendo le proprie competenze, ma anche le responsabilità del cliente.” “Questo, secondo noi”, continua Bucci “è un modo di lavorare che crea fiducia e consolida i rapporti”.

Le parole proibite

Cosa dovrebbe rimanere impresso nella testa di un automation manager di un OEM dopo aver parlato con te, senza citare: digitalizzazione, performance, sostenibilità, one-stop shop, innovazione e AI. Molto semplice: che, con KEBA, ha trovato “un partner che lo ascolta e che lo aiuta a prendere decisioni”.

Chi è KEBA

Con la sua divisione automazione industriale, KEBA è vista come un forte partner tecnologico in diverse nicchie – in particolare, nel mondo dello stampaggio a iniezione. Estremamente performante nel controllo del movimento e nella robotica, è apprezzata per l’apertura dei suoi sistemi Linux-based.
Il suo hardware è considerato da molti un “mulo”, quasi indistruttibile, e per questo ideale per applicazioni premium molto sfidanti. In fabbrica si ha spesso poca cura delle HMI; eppure, nonostante urti e ambienti industriali ostili, quelle KEBA mantengono una calibrazione del touch e un feedback tattile costanti nel tempo.

AUTOMAZIONE inDISCRETA

AUTOMAZIONE inDISCRETA è il vodcast creato e condotto da Nicoletta Ghironi, volto noto dell’automazione industriale con esperienza ventennale come marketer e divulgatrice tecnica, e realizzato in collaborazione con PubliTec.
Dotata di una profonda conoscenza della tecnologia e del mercato, in questo vodcast pungola i maggiori player dell’automazione industriale, sfidando i luoghi comuni, gli slogan e le mezze verità, con confronti diretti, qualche domanda “scomoda” e una buona dose di ironia.

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