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Da associazione di settori a sistema industriale compatto, la nuova identità di FEDERTEC

Rompere gli schemi del passato per dare una nuova connotazione all’associazione. Intorno a questo obiettivo raggiunto si sono sviluppati i tre anni di Presidenza di Mauro Rizzolo che, in questa intervista, traccia un primo bilancio di questo mandato dando anche uno sguardo su sfide ed evoluzioni future che attendono FEDERTEC.

di Edoardo Oldrati

Partiamo da un bilancio di questi tre anni di Presidenza: quali risultati sente di aver raggiunto e cosa ritiene ci sia ancora da fare?

Mauro Rizzolo: “Il bilancio di questi tre anni è, innanzitutto, quello di un cantiere straordinariamente attivo e ben avviato nella giusta direzione. Il risultato di cui vado più fiero è aver dato a FEDERTEC una nuova identità: siamo passati dall’essere un’associazione di settori a essere finalmente un unico sistema industriale compatto, con una connotazione ben chiara. Abbiamo ottenuto un peso istituzionale inedito in Confindustria, abbiamo aperto collaborazioni proficue con altre associazioni di categoria, sia italiane che internazionali e abbiamo modernizzato il nostro ’sistema operativo’ con un nuovo Statuto, snellendo la burocrazia per renderci veloci come le aziende che rappresentiamo. Ma la trasformazione è passata soprattutto attraverso una quantità senza precedenti di nuove attività. Se guardo indietro, vedo un’Associazione che ha rotto gli schemi del passato: abbiamo lanciato la nuova FEDERTEC Academy con partner internazionali di altissimo livello, abbiamo introdotto strumenti di Business Intelligence e studi di settore che oggi sono una bussola imprescindibile per i nostri soci, abbiamo attivato tavoli di lavoro trasversali con le associazioni dei costruttori di macchine che prima non esistevano, almeno in questo formato. Abbiamo creato diversi format di networking inediti; non potendo citarli tutti mi limito a due esempi: il Kick Off di inizio anno, appuntamento con una numerosa partecipazione, e ‘Aperitivo con’, un momento di confronto conviviale con persone di levatura mondiale.
Cosa resta da fare? Completare la transizione culturale. Non dobbiamo cambiare direzione, dobbiamo accelerare e scalare. La strada tracciata è quella giusta, ora il compito è rinforzarla agendo in tre modi.
Il primo è consolidando, vale a dire rendere le nuove attività — dall’Academy agli studi di settore — strutturali e ancora più capillari, affinché diventino servizi “a portata di clic” per ogni socio. Il secondo è integrando: dobbiamo fare in modo che il nuovo modello associativo, basato sul “fare sistema”, sia assorbito a ogni livello, superando le ultime resistenze di chi ancora pensa all’associazione come a un soggetto passivo.
Infine dobbiamo agire proiettando: cioè tradurre questa solidità interna in una capacità di influenza esterna ancora più marcata. La sfida dei prossimi anni non è solo “fare”, ma fare in modo che il nostro modello di “partner operativo” diventi lo standard per tutto il comparto tecnologico italiano”
.

Nel suo mandato ho visto la volontà di coinvolgere e dare spazio anche ai Vice Presidenti: cosa sente di aver ricevuto e cosa di aver dato in questo rapporto di scambio?

“Il lavoro di squadra è stato la nostra “linea di produzione” operativa. Dai miei Vice Presidenti ho ricevuto una visione plurale e una spinta costante verso la concretezza: mi hanno aiutato a guardare oltre il mio orizzonte, portando la sensibilità dei rispettivi settori e sensibilità generazionali diverse. Cosa ho dato? Credo di aver offerto loro lo spazio per osare, ho dato loro la responsabilità di diventare “owner” dei nuovi progetti che abbiamo lanciato. Invece di delegare solo la rappresentanza, abbiamo diviso il carico operativo: ognuno di loro è stato il motore di un’iniziativa specifica. Questo rapporto non è stato di scambio gerarchico, ma di co-progettazione: abbiamo dimostrato che il vertice di FEDERTEC non è una poltrona, ma un ufficio tecnico-politico che lavora in sincronia”.

Spesso l’ho sentita sottolineare l’importanza di partecipare attivamente alla vita associativa. In che modo lei è stato arricchito dall’attività associazionistica?

“L’associazione è una palestra di umiltà e di visione. Mi ha arricchito perché mi ha costretto a uscire dai confini della mia azienda per confrontarmi con le logiche di un’intera filiera. La mia partecipazione attiva in FEDERTEC, che non è stata una sottrazione di tempo alla mia azienda, ma un investimento diretto sulla mia competitività aziendale, è stata un doppio flusso di valore: un arricchimento reciproco e costante.
Da un lato, l’associazione è stata per me un investimento strategico. Ho trasformato FEDERTEC in una funzione aziendale estesa, utilizzandola per anticipare i trend di mercato, acquisire competenze verticali e costruire un “ecosistema di backup” con partner fidati. Mi ha reso più lucido, più informato e decisamente più veloce.
Dall’altro lato, ho capito che l’associazione aveva bisogno di una iniezione di spirito imprenditoriale.
Ho portato in FEDERTEC la mentalità che guida le nostre aziende ogni giorno e che si basa su tre pilastri:
-l’orientamento al risultato, ho spinto per abbandonare la logica della rappresentanza fine a sé stessa in favore di quella del partner operativo;
-la velocità di esecuzione, ho insistito sul concetto di KPI e di tempi certi;
-e l’approccio al rischio, ho incoraggiato la Associazione a uscire dalla zona di comfort, a sperimentare nuove partnership e a investire in formazione di alto livello, proprio come faremmo con i nostri piani di investimento aziendali”
.

Dal ricambio generazionale alla digitalizzazione, passando per le incertezze sui mercati esteri e alla crisi di un comparto chiave come quello dell’automotive: quali sono le sfide che le aziende del comparto FEDERTEC dovranno affrontare nel 2027? E soprattutto in che modo FEDERTEC può aiutare i suoi associati nell’affrontarle?

“Il 2027 richiede di passare dalla resilienza all’attacco. Se guardiamo all’automotive, per esempio, possiamo dire che non è una crisi, ma è una mutazione genetica che richiede soluzioni tecnologiche inedite: noi siamo coloro che le forniscono. Come FEDERTEC, il nostro compito non è fornire pacche sulle spalle, ma fornire strumenti di ingegneria decisionale. Lo faremo potenziando l’intelligence sui mercati esteri, rendendo l’Academy un centro di riqualificazione permanente e usando la nostra voce in Confindustria per trasformare le difficoltà di oggi in normative e incentivi per domani. Non saremo spettatori, saremo gli architetti della transizione dei nostri soci”.

Come si immagina FEDERTEC nel 2030?

“Mi immagino una FEDERTEC che sia il motore invisibile del progresso industriale italiano. Nel 2030, la Associazione non sarà più vista come una semplice associazione di rappresentanza, ma come un hub tecnologico di riferimento europeo, una centrale operativa dell’industria tecnologica italiana. Saremo il luogo dove il digitale e il meccanico si incontrano, dove la sostenibilità diventa vantaggio competitivo e dove ogni socio si sente parte di un ecosistema che gioca d’anticipo rispetto alle crisi. Un’Associazione autorevole, snella e capace di attrarre i giovani talenti del settore, che corre alla velocità del mercato”.

Le chiedo infine un ricordo più personale, c’è un’istantanea che le torna in mente quando ripensa a questi anni di Presidenza FEDERTEC? Un momento che si porterà con sé nei prossimi anni…

“L’istantanea che porto con me è legata a un momento di pausa durante uno dei nostri eventi di networking. Ricordo il rumore di fondo di decine di imprenditori e manager che, invece di guardare lo smartphone, stavano discutendo animatamente, scambiandosi contatti e ipotizzando collaborazioni. In quel momento ho visto l’anima di FEDERTEC: era l’energia di un sistema che prendeva vita autonomamente. Vedere persone che prima erano nomi su un elenco diventare partner e amici è il successo più grande che un Presidente possa desiderare.
Tuttavia, quell’immagine mi lascia anche una missione per il futuro. Quando ripenso a quegli istanti, penso anche a chi non c’era: ai tanti soci che definisco “dormienti”, a chi si chiude nei propri uffici pensando che il tempo speso per l’associazione sia tempo sottratto all’azienda.
Il ricordo più prezioso che mi porto dietro quindi è la consapevolezza che abbiamo acceso una scintilla: dobbiamo convincere chi è ancora “dentro le mura” della propria azienda che il mondo fuori corre veloce e che, senza il confronto associativo, si rischia di diventare obsoleti. La mia eredità ideale è un’Associazione che ha smesso di essere un circolo per pochi eletti e che ha finalmente spalancato le porte a chiunque voglia capire che, oggi, il vero rischio non è partecipare, ma restare soli”
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