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Assemblea dei Soci FEDERTEC 2025: uniti e resilienti verso il futuro

Numerosa è stata la partecipazione all’Assemblea dei Soci FEDERTEC 2025, che quest’anno si è tenuta presso Cantina Monteci a Pescantina, alle porte di Verona. L’interesse registrato nel corso dei lavori e le tematiche affrontate sono l’ennesima conferma della vitalità e della forza dell’Associazione, che rappresenta un catalizzatore in grado di amplificare le voci delle numerose aziende della filiera e fornisce ai propri associati strumenti concreti per superare insieme le sfide attuali e future.

di Laura Alberelli

Presso Cantina Monteci a Pescantina (VR), una splendida location che unisce elementi di tradizione (la cantina festeggia quest’anno il centenario) e architetture moderne che ben si sposano con il contesto agreste che la circonda, si è tenuta l’Assemblea dei Soci FEDERTEC 2025. L’incontro del 26 giugno ha rappresentato un’occasione unica per ripercorrere le attività svolte durante lo scorso anno e per presentare le iniziative che l’Associazione ha in programma per quello in corso. Come sempre, l’Assemblea è stata suddivisa in due sessioni: la parte privata e quella pubblica.
I lavori si sono aperti con la sessione privata riservata ai Soci, condotta da Cristian Son, Referente Marketing & Comunicazione FEDERTEC, seguita dalla relazione del Presidente FEDERTEC Mauro Rizzolo (Deputy Country Manager di Schaeffler Italia). “Come sapete, stiamo attraversando un periodo complicato che potrei definire di “resilienza a vapore lento” – ha esordito Rizzolo -. “In Italia le aziende hanno la forza e lo spirito per essere resilienti, ma di certo questo momento di incertezza rende piuttosto lenta la ripartenza. Accelerare il “vapore lento” della resilienza italiana richiede – a mio avviso – un’azione coordinata e decisa su più fronti. Non si tratta solo di superare una congiuntura negativa, ma di gettare le basi per una crescita più robusta e sostenibile nel lungo periodo.
Mai come in questo momento è fondamentale che le aziende collaborino e che facciano sistema, perché da soli non si va da nessuna parte.
In questo percorso condiviso, FEDERTEC vuole essere un catalizzatore, capace di amplificare le voci delle numerose realtà imprenditoriali facenti parte dell’Associazione che racchiude in sé le “tre anime” ASSIOT, ASSOFLUID e FNDI.
Obiettivo di FEDERTEC è inoltre quello di fornire strumenti concreti ai propri associati per superare le sfide attuali e future e promuovere l’innovazione che rappresenta la chiave di volta per uscire dalla “stasi” e costruire le competenze per il futuro”
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Networking: il DNA dell’Associazione

Nel suo intervento Mauro Rizzolo ha ricordato alcune delle tante attività svolte da FEDERTEC negli ultimi mesi. “Oltre al Kick Off, all’Assemblea e al FEDERTEChnology di prossima realizzazione che rimarranno i nostri milestones dell’anno, in questo lasso di tempo abbiamo lanciato diverse iniziative interessanti e utili, come il primo censimento dei settori rappresentati dall’Associazione (che nelle edizioni future sarà realizzato con cadenza annuale), l’istituzione del gruppo FEDERTEC NextGen, il potenziamento del programma di corsi tecnici di FEDERTEC Academy.
Da un lato, ciò dimostra il dinamismo che caratterizza FEDERTEC e dall’altro sottolinea l’importanza strategica di fare networking, perché vivere l’Associazione ha un valore aggiunto non commensurabile. Ma l’importanza di fare networking va ben oltre: FEDERTEC ha infatti stipulato diverse relazioni interassociative con altre organizzazioni, italiane e internazionali, elemento fondamentale sui cui si basa la strategia della nostra Associazione.
Per quanto riguarda i progetti futuri, la strada è ormai tracciata: proseguiranno e si intensificheranno le attività in corso, con un occhio sempre rivolto al mercato e alle sue criticità. Penso ad esempio alla cybersercurity, un tema di cui si parla ancora troppo poco, così come alla sostenibilità”
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Anche la digitalizzazione è un tema di grande attualità a cui FEDERTEC ha dedicato un progetto dal titolo “Scambio Dati Digitali”. Nato in collaborazione con il Politecnico di Milano e il Made 4.0, le finalità del progetto e i risultati raggiunti sono stati illustrati durante l’Assemblea da Paola Olivares del Politecnico di Milano.
Ma i progetti di FEDERTEC non si fermano qui, come ha ricordato lo stesso Rizzolo. “In questi mesi, abbiamo lavorato molto, ma siamo consapevoli di avere ancora tanto da fare. Quello che ci aspetta è un percorso impegnativo, ma andiamo avanti senza indugio perché siamo consapevoli di avere intrapreso la strada giusta”.
Al termine della sessione privata sono stati presentati i dati di settore 2024, approvato il bilancio – la cui trattazione è stata condotta da Marco Ferrara, Direttore FEDERTEC, e da Luca Stucchi, Tesoriere dell’Associazione – e consegnato il Premio Tesi di Laurea. Delle quattro Tesi vincitrici, prossimamente InMotion pubblicherà gli abstracts di ognuna.

Un quadro di luci e ombre

La parte pubblica dell’Assemblea, condotta da Cristian Son e dalla giornalista economica Manuela Donghi, si è aperta con l’intervento di Ciro Rapacciuolo del Centro Studi Confindustria. “Nell’analizzare lo scenario economico del nostro Paese lo scorso anno, ciò che è emerso è un quadro fatto di luci e ombre, ma non così drammatico come si potrebbe pensare”, afferma Rapacciuolo. “Di certo, a livello mondiale, il clima di incertezza ha raggiunto valori senza precedenti. I motivi sono principalmente imputabili all’amministrazione Trump, all’annuncio dei dazi commerciali e, ovviamente, ai conflitti bellici.
Malgrado tutto, il comparto industriale si sta comunque dimostrando molto resiliente. Speriamo continui così”
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Focus economico su dazi commerciali

A seguire si sono alternati tre momenti di approfondimento su temi particolarmente caldi e attuali.
Il primo ha avuto come tema “Focus economico su dazi commerciali”, un argomento di assoluta attualità e che ovviamente preoccupa l’imprenditoria italiana (e non solo). Manuela Donghi ha moderato gli interventi di Ciro Rapacciuolo (Centro Studi Confindustria), Gian Paolo Crasta (UCIMA) e Mario Maggiani (AMAPLAST). Maggiani: “Negli ultimi anni, soprattutto dal Covid in poi, abbiamo dovuto affrontare diversi tipi di crisi: sanitaria, economica, bellica. Quella dei dazi è solo l’ultima in ordine di tempo. Viviamo in uno stato di crisi perenne e questa è diventata ormai la normalità. Ciò però che caratterizza e rende unici gli imprenditori italiani rispetto a quelli di altri Paesi è la loro capacità di gestire le criticità con la giusta dose di flessibilità, intraprendenza e genialità”. Per Crasta invece il problema non sono i dazi ma è strettamente legato all’andamento ciclico dell’economia: “Più che additare Trump come responsabile di questa ennesima crisi, bisognerebbe guardare e analizzare le serie storiche”.

Made in Italy e filiera produttiva

Nel secondo Panel si è parlato di “Made in Italy e filiera produttiva”. Il Presidente FEDERTEC Mauro Rizzolo ha moderato gli interventi di Bruno Bettelli (FEDERMACCHINE) e Barbara Ulcelli (CONFINDUSTRIA MACCHINE).
Il Made in Italy è un elemento molto importante nel mondo dei costruttori di macchine e componentistica. Quali sono gli elementi che li caratterizzano? Risponde Bettelli: “Sicuramente la qualità, l’innovazione, la tecnologia, la sostenibilità. Il Made in Italy non prende la sua identità dal luogo dove viene prodotto, bensì dal come viene prodotto. Anche la morfologia industriale italiana è un elemento distintivo. Purtroppo non siamo bravi a esaltare in maniera emozionale i nostri beni strumentali, come si fa – per esempio – con il food e il fashion. Questo è un vero peccato, perché il bene strumentale è la vera spina dorsale del Made in Italy. Cosa possiamo fare? Trasformare il nostro modo di comunicare, evolverlo e renderlo più emozionale”.
Una visione condivisa anche da Barbara Ulcelli: “Quando sono in giro per il mondo, mi rendo conto che in certi contesti non siamo sufficientemente in grado di valorizzare la nostra italianità. Se si parla di food, vacanze, moda gli italiani sono indiscutibilmente riconosciuti come i numeri uno, mentre se si parla di tecnologia non c’è questa percezione. Dovremmo quindi metterci in discussione su questo sentiment che dobbiamo saper trasmettere anche all’esterno, perché anche in fatto di tecnologia l’Italia non è seconda a nessuno”. Per proteggere il Made in Italy cosa si può fare? Secondo Bettelli: “Sul fronte domestico, abbiamo bisogno di regole più chiare, di certezze sui tempi e nessuna modifica in termini di retroattività che ha come effetto indiretto la destabilizzazione ulteriore del mercato. Spesso non riusciamo a valorizzare il potenziale che abbiamo e finiamo in una situazione di sudditanza rispetto ad altri mercati. Dobbiamo invece essere fieri del valore che portiamo nel mondo”. Aggiunge Ulcelli: “Tutto vero, ma dobbiamo essere anche messi nella condizione di essere più competitivi e al momento non lo siamo. Secondo aspetto da tenere in considerazione: la transizione. Nessuno dice che non ci sia bisogno, tutt’altro, ma il modo in cui si vuole raggiungerla è sbagliato. Inoltre, raggiungere la transizione ha un costo elevato e per ottenerla perderemmo – ancora una volta – competitività. Ribadisco: dobbiamo essere messi nelle condizioni di essere profittevoli, perché solo così possiamo investire e credere nel futuro”.

Uno sguardo al futuro

“Uno sguardo al futuro: potenzialità e nuove sfide” è stato il terzo e ultimo panel della sessione pubblica dell’Assemblea FEDERTEC di quest’anno, che ha avuto come moderatori Cristian Son e Manuela Donghi. Gli interventi sono stati di Alberto Bono (F.lli Bono S.p.A.), Andrea Conchetto (Carraro Group) e Luca Stucchi (Stucchi S.p.A.).
Come si gestisce il rischio di impresa in un mercato così incerto?
A rispondere per primo Luca Stucchi: “In trent’anni di attività, l’azienda ha affrontato diversi rischi legati al cambio dimensionale della società: da microimpresa a piccola impresa, per poi diventare una media impresa e infine una grande impresa. Come se non bastasse, in questi trent’anni abbiamo dovuto affrontare anche cinque cicli economici di downturn. Per superare una crisi è necessario sviluppare una strategia efficace, oltre a poter contare su una leadership giusta e inclusiva”.
Ha commentato Conchetto: “Per sopravvivere ma anche per crescere è necessario stimolare la domanda. Bisogna essere coraggiosi nelle proprie scelte senza dimenticare però l’importanza della pianificazione. Bisogna essere più performanti, competitivi e investire in nuove tecnologie”.
Per Alberto Bono, tre sono i principali rischi che un’azienda del suo settore (ovvero di distribuzione) dovrà affrontare in un prossimo futuro: “Il primo rischio è il passaggio di conoscenze dalle vecchie alle nuove generazioni, che rappresenta uno degli elementi più critici. Il secondo è strettamente legato alla dimensione aziendale. Bisogna lavorare sulla qualità dell’offerta, sui servizi ma al tempo stesso creare alleanze (da dieci anni faccio parte di un network di aziende europee a carattere famigliare con cui collaboriamo in maniera stabile e che ci permette di confrontarci con i “colossi”). Terzo rischio è l’andamento imprevedibile del mercato. Una politica vincente è la diversificazione del portafoglio clienti, una strategia che alla mia azienda ha permesso di superare diverse crisi e continuare a essere competitivi”.

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