L’Italia è un paese con una comunità scientifica vivace e tecnologie all’avanguardia nel settore della fotonica, ma per mantenere la competitività a livello globale e guidare l’innovazione è necessario rafforzare il legame tra ricerca e industria. Maria Chiara Carrozza, ex Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e membro del Board of Directors di EPIC (European Photonics Industry Consortium), ha condiviso con Applicazioni Laser il suo punto di vista sulle sfide e le opportunità del settore.
di Rossana Pasian
La fotonica rappresenta una delle tecnologie abilitanti più promettenti per il futuro, capace di trasformare radicalmente numerosi settori industriali, dalla sanità all’aerospazio, passando per le telecomunicazioni e la manifattura avanzata. Tuttavia, l’Italia si trova di fronte a sfide cruciali: colmare il gap di competenze tecniche, rafforzare le sinergie tra ricerca e industria e promuovere l’innovazione in un contesto globale sempre più competitivo. Maria Chiara Carrozza, ex Presidente del CNR e membro del Board of Directors di EPIC, offre una visione strategica per superare questi ostacoli e valorizzare le potenzialità della fotonica a livello europeo.
Maria Chiara Carrozza sottolinea come la ricerca scientifica in Italia, soprattutto nel campo della fotonica, sia estremamente attiva. “C’è una comunità molto grande composta da due anime: una è quella della fisica, cioè fisica della materia, quantum physics e fisica dei laser; l’altra è quella ingegneristica, che lavora molto sulla fotonica, quindi ha una visione più tecnologica,” spiega Maria Chiara Carrozza. Forte di esperienze come Rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna, istituzione in cui la fotonica riveste un ruolo fondamentale, e Professoressa Ordinaria di Bioingegneria Industriale presso l’Università di Milano-Bicocca, Maria Chiara Carrozza conosce bene queste due anime e riconosce il loro contributo cruciale al progresso del settore.
Innovazione e sinergia con l’industria
Un elemento essenziale per il successo della ricerca applicata è la collaborazione tra accademia e industria. In questo contesto, il CNR si pone come ponte fondamentale. “Il CNR ha un budget molto alto dedicato alle collaborazioni con le imprese, il che testimonia l’alta intensità di cooperazione con il mondo produttivo,” afferma Maria Chiara Carrozza. Questa sinergia si esprime non solo attraverso progetti con aziende già consolidate, ma anche grazie a spin-off che hanno ottenuto investimenti significativi in settori come la crittografia e la quantistica. Tuttavia, per accelerare l’evoluzione verso tecnologie più mature, è necessario attrarre anche investitori privati, pronti a scommettere su progetti a basso Technology Readiness Level (TRL).
Nonostante l’eccellenza della ricerca scientifica, il settore deve affrontare una sfida cruciale: la carenza di competenze. “In Italia, le scienze fisiche e le scienze dei materiali attraggono tantissimi studenti, ma per quanto riguarda Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni il numero è abbastanza basso,” osserva Maria Chiara Carrozza. Questa disparità preoccupa, dato che il settore della fotonica ha un bisogno crescente di ingegneri specializzati. La ex Presidente del CNR invita quindi le università a rinnovare i loro programmi formativi, rendendoli più attraenti e vicini alle esigenze tecnologiche moderne, così da stimolare l’interesse dei giovani verso queste discipline chiave.
Ruolo strategico delle imprese e la visione europea per la fotonica
Le aziende italiane del manifatturiero possono avere un ruolo decisivo nell’accelerare l’innovazione, concentrandosi su progetti a TRL basso ma promettente. “Abbiamo messo in pista diverse manifestazioni di interesse per investitori istituzionali e privati,” spiega Maria Chiara Carrozza. Questo tipo di collaborazione può garantire che le innovazioni scientifiche si trasformino in tecnologie mature, capaci di competere su scala globale, senza che gli sviluppatori debbano rivolgersi all’estero per trovare supporto.
Come membro del Board di EPIC, Carrozza vede nel consorzio europeo un’opportunità unica per rafforzare la competitività del continente nel settore. “A me interessa molto il concetto di aiutare e supportare l’industria europea a maturare, creare mercati e sostenere iniziative non solo di manodopera, ma anche di intelligenza e competenza europea – spiega Maria Chiara Carrozza – Questo significa investire non solo in ricerca, ma anche in formazione, ad esempio con l’istituzione di corsi di laurea specifici come l’Ingegneria Fotonica, capaci di formare una nuova generazione di professionisti preparati ad affrontare le sfide tecnologiche del futuro”.
Prospettive future
Guardando al futuro, Maria Chiara Carrozza identifica tre macroambiti promettenti per le applicazioni fotoniche: l’alta energia (come le terapie per i tumori e le ablazioni laser), la trasmissione delle informazioni (dove la crittografia gioca un ruolo cruciale) e la sensoristica, fondamentale per la microelettronica e i nuovi materiali. “Stiamo passando – conclude Maria Chiara Carrozza – da una tecnologia in cui non è più l’elettrone il fulcro, ma il fotone. Questo significa che è necessario sviluppare infrastrutture industriali in grado di sostenere questa rivoluzione tecnologica, dove la manipolazione e l’utilizzo dei fotoni diventa veicolo di trasformazione sia un punto di vista della potenza energetica, sia per le applicazioni di informazione. Per farlo serve anche un cambio ‘culturale’, su cui l’Europa non solo deve riflettere ma investire subito in modo adeguato”.
Con una visione chiara e l’impegno di tutta la comunità scientifica e industriale, l’Italia può giocare un ruolo di primo piano nel futuro della fotonica, garantendo così la propria competitività in un mondo sempre più in cui si parla di sovranità tecnologica, di difesa e di investimenti in difesa, biomedicale e sicurezza, però in un contesto in cui cambiano molto gli scenari a seconda delle decisioni, molto volatili al momento, che si stanno avendo in campo geopolitico. E dove il fotone il protagonista del nuovo mondo tecnologico.



