Come sta la meccanica italiana?
Il 1° dicembre si è tenuto l’evento “Come sostenere la competitività dell’industria meccanica”, organizzato da Anima Confindustria a Milano per parlare dello stato dell’arte dell’industria meccanica italiana, ma soprattutto per confrontarsi con le istituzioni sulle azioni che possono essere messe in campo per migliorare la competitività delle imprese del nostro Paese. Secondo le previsioni 2025 dell’Ufficio studi Anima Confindustria, infatti, il comparto dovrebbe chiudere l’anno in negativo (-1,4%).
In occasione dell’incontro promosso da Anima Confindustria al Marriott di Milano, dedicato al tema “Come sostenere la competitività dell’industria meccanica”, moderato dal giornalista Sebastiano Barisoni, l’associazione ha messo sul tavolo un quadro previsionale che non lascia spazio a interpretazioni: il rallentamento della meccanica varia non è un episodio, ma una traiettoria che entra nel terzo anno consecutivo. L’analisi presentata evidenzia come le turbolenze globali continuino a comprimere un comparto che, pur strutturalmente solido, risente di una pressione costante e ormai sistemica.
La produzione 2025 è stimata a 59,1 miliardi di euro, con una contrazione dell’1,4% sul 2024, dopo il -1,3% registrato l’anno precedente. Nessuno dei sei macrosettori rappresentati da Anima Confindustria (edilizia, movimentazione e logistica, Food&Beverage, energia, tecnologie industriali, e sicurezza) mostra segni di crescita: un segnale inequivocabile sulla profondità della frenata.
L’export, tradizionalmente l’asse portante del sistema, non offre questa volta l’atteso contrappeso. Per il 2025 si prevede un valore di 32,9 miliardi di euro, pari a un calo dell’1,7% sul 2024, che ribalta il timido +0,7% dell’anno scorso. Un dato che pesa, considerando che oltre il 55% del fatturato del comparto è destinato ai mercati internazionali: ogni perdita sull’estero si riflette direttamente sulla competitività e, di conseguenza, sulla bilancia commerciale italiana.
Nel dettaglio dei settori emergono dinamiche diversificate, ma tutte orientate al ribasso. Il comparto edilizia, il più esteso per valore, oltre 20 miliardi di euro, segna un -2,4%, con l’export fermo a -1,9%. Le tecnologie per l’industria alimentare arretrano dello 0,7%, mentre logistica e movimentazione merci chiudono a -0,8%. Negative anche le previsioni per tecnologie e prodotti per l’industria (-1,0%). Particolarmente rilevante il calo nelle macchine e impianti per energia, chimica e petrolchimica, che nel 2025 dovrebbero attestarsi a 16,5 miliardi di euro (-1,0%), con esportazioni in riduzione dell’1,7% e un valore stimato di 9,6 miliardi. L’unico comparto che sembra mantenere un equilibrio relativo è quello dedicato alla sicurezza dell’uomo e dell’ambiente: una produzione stimata in 5,1 miliardi di euro, praticamente stabile (-0,05%), a fronte però di un export in flessione del 2%, che assorbe la vivacità del mercato interno.
Sul versante occupazionale, il sistema meccanico rappresentato da Anima dovrebbe contare oltre 224.000 addetti nel 2025, con una lieve riduzione dello 0,1%: un arretramento contenuto, ma che conferma il permanere di una tensione di fondo. Di fronte a questo panorama, il Presidente di Anima Confindustria Pietro Almici richiama con fermezza la necessità di una strategia congiunta: “L’industria meccanica varia non è un settore ordinario: sostiene più di 224.000 lavoratori, genera quasi 60 miliardi di euro l’anno e rappresenta una quota rilevante del PIL manifatturiero nazionale. Consentire un ulteriore indebolimento della nostra competitività significherebbe accettare un rischio troppo alto per l’economia del Paese”. Pietro Almici sottolinea il valore del dialogo avviato con le istituzioni e chiede interventi mirati: una risposta coordinata ai dazi statunitensi, politiche industriali stabili che sostengano innovazione e transizione tecnologica, un coinvolgimento strutturale delle associazioni nelle decisioni strategiche che riguardano il tessuto industriale.
Un momento di confronto tra industria e istituzioni
All’evento non sono intervenuti solo player del settore dell’industria meccanica, ma anche dei componenti delle istituzioni italiane, in modo da creare un dialogo partendo da una domanda: “L’Europa e il Governo Italiano come possono aiutare il comparto?”. Nella prima parte del pomeriggio, con il fine di dare una panoramica della situazione politica europea e internazionale, sono intervenuti il giornalista Renato Coen, e gli europarlamentari Letizia Moratti, Giorgio Gori, Silvia Sardone e Carlo Fidanza. Ne è emerso che l’Europa, al momento, non ha la forza sufficiente per competere ad armi pari con nuove potenze come Cina e India.
“Bisogna ammettere – osserva Letizia Moratti – che l’Europa è molta lenta a decidere come devono muoversi in sincrono i singoli Paesi, e in questo senso il diritto di veto non aiuta a mettere in moto la macchina”. Le fa eco Giorgio Gori: “Per quanto sul sistema mercato le istituzioni europee hanno una forte competenza, geopolitica e finanza restano a capo dei singoli Paesi membri, rendendo il continente molto spezzettato”. Tutte queste problematiche sono ancora in essere, di conseguenza non è al momento possibile dare risposte certe alle imprese su quello che l’Unione Europea può fare per garantire più competitività a livello globale per le aziende, né i passi futuri per emergere come potenza industriale nel vero senso della parola.

Nella seconda parte del pomeriggio, sono intervenuti altri protagonisti della politica e player dell’industria afferenti ad Anima, per la Tavola rotonda “Il futuro della competitività dell’Industria Meccanica Italiana: tra sfide e opportunità”: i deputati Vinicio Peluffo e Luca Squeri; Simona Tironi, assessora all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia; Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le politiche per le imprese del Ministero delle Imprese del Made in Italy; Giuseppe Pasini, Presidente Confindustria Lombardia; Marco Nocivelli, Vicepresidente Confindustria; Cristiano Nardi, Presidente Esecutivo Gruppo Pietro Fiorentini. Come si sa, è il terzo anno consecutivo che l’industria meccanica chiude in negativo, questo anche per colpa del prezzo dell’energia. “I regolamenti – afferma Giuseppe Pasini – sono bloccati dal Governo Italiano. Il nostro Paese è quello che paga di più in energia elettrica: 65€/megawattora, contro i 50€ della Germania. In questo modo non possiamo essere davvero competitivi”.
Tra l’altro, con la forte digitalizzazione degli ultimi anni e l’utilizzo sempre più massiccio dell’AI, si pone il problema dei server energivori e di conseguenza di come trovare il metodo per creare energia elettrica senza utilizzare il carbone o il gas, ma attraverso metodi più sostenibili. “I grandi produttori di gas – commenta Cristiano Nardi – sono molto ricchi grazie proprio perché alle aziende serve energia per le macchine e i data center. L’Europa, al momento, non aiuta le PMI italiane, né in generale quelle dell’Unione. Ma la situazione geopolitica impone un cambio di rotta: competere significa avere un quadro chiaro su temi come per esempio Green Deal, re-shoring, denatalità, immigrazione eccetera”. Risposte ai dubbi ancora non ce ne sono, lasciando il comparto ancora nell’incertezza, con la speranza che l’impasse politica si sblocchi in favore delle aziende della meccanica italiana, che si trovano in difficoltà ormai da anni pur rappresentando una componente essenziale del PIL italiano.
Formazione e Transizione 5.0: turning point del settore
L’assessora Simona Tironi ha fatto un quadro dei progetti formativi portati avanti da Regione Lombardia, ma non solo. “Nella nostra regione – commenta – ci sono 1.200 ragazzi in formazione negli ITS Academy, che cercano di coprire il fabbisogno delle aziende in diversi ambiti industriali, tra cui naturalmente la meccanica”. La Lombardia crede anche in una formazione internazionale, attraverso accordi bilaterali tra Paesi anche extra-europei. “Abbiamo inaugurato corsi in nord Africa – prosegue l’assessora – per formare ragazzi egiziani, marocchini e algerini nei loro luoghi di origine, per poi portarli nel nostro Paese e permettere loro di condividere il proprio know-how in Italia. Inoltre, anche studenti italiani si spostano in questi Paesi per studiare, così da avere un dialogo internazionale a 360° e un’alta qualità delle competenze”.
Ovviamente, era impossibile non parlare anche di Transizione 5.0, che tanto ha fatto penare le aziende in quest’ultimo anno in quanto non erano ben chiare le regole per ottenere gli incentivi. “Dopo le delucidazioni del Ministero c’è stata un’esplosione di richieste – commenta Marco Calabrò – ci aspettiamo molte nuove adesioni fino al 31 dicembre”. Resta il nodo dei fondi già finiti, quindi le aziende che presentano domanda ora devono sperare che gli incentivi vengano inseriti nella manovra di bilancio per il 2026. Al momento, però, non ci sono ancora risposte certe.
A chiudere i lavori della giornata, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in collegamento da Roma, ha promesso di creare un “Tavolo della Meccanica” come già succede per altri settori, così da avere un confronto continuativo tra associazioni di categoria, il dicastero e l’Europa.




