Come la robotica di servizio sta cambiando cura e assistenza
Invecchiamento demografico e carenza di personale sanitario hanno stimolato lo sviluppo di robot per la cura della persona. Dai sistemi sociali agli esoscheletri, fino ai robot mobili per uso domestico, ricercatori del Politecnico di Torino tracciano un quadro dell’evoluzione della robotica assistiva e presentano due prototipi realizzati in sede, discutendo opportunità tecnologiche e sfide etiche del settore.
L’immagine del robot come macchina industriale destinata esclusivamente alle catene di montaggio appartiene ormai al passato. Oggi, assistiamo a un’importante transizione che vede la robotica entrare fortemente nel settore della salute e della cura della persona.
Due fattori contribuiscono preponderatamene a questo sviluppo:
- Le nostre società stanno rapidamente invecchiando, e se da un lato questo testimonia il miglioramento dell’assistenza sanitaria, un’igiene migliore, stili di vita più sani, un’alimentazione più equilibrata e una riduzione della mortalità infantile, dall’altro questo progresso sociale non è accompagnato da un miglioramento della qualità della vita delle persone anziane. L’Italia è caratterizzata da uno dei processi di invecchiamento più marcati al mondo e in particolare all’interno dell’Unione Europea. Dati ISTAT 2026 inerenti all’anno 2025 indicano che, al 1° gennaio 2026, i cittadini di età pari o superiore a 65 anni erano 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione totale.
- L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che entro il 2030 ci sarà una carenza di 11 milioni di personale sanitario, soprattutto nei paesi a reddito basso e medio-basso.
La compresenza di questi due fattori sta accelerando la ricerca e sviluppo di “dispositivi per l’assistenza innovativi” capaci di supportare il personale sanitario e i/le pazienti nella vita quotidiana. Ad esempio, negli ultimi anni sono stati proposti molti Socially Assistive Robots (SAR) per l’assistenza agli anziani in ambito domestico, per la telepresenza nelle unità di terapia intensiva ospedaliere, e per affrontare sintomi specifici di determinate malattie, come la gamma di prodotti Liftware per aiutare le persone con tremore delle mani e/o con mobilità ridotta delle dita e delle braccia.
Nel campo dei SAR, molti studi sono dedicati all’interazione uomo-macchina, allo sviluppo di robot umanoidi come NAO o di dispositivi simili ad animali domestici come Aibo e PARO. Questa classe di robot è progettata in particolare per affrontare i problemi legati alla demenza, all’invecchiamento e alla solitudine. Un altro importante campo di applicazione di questi robot assistivi è quello dei compiti di monitoraggio, come il rilevamento delle cadute e dei colpi di calore. Inoltre, durante la crisi pandemica, molti studi hanno esaminato l’uso di robot mobili per la telepresenza al fine di interagire con pazienti isolati. Le tecnologie robotiche per la salute non sono tutte uguali.
Esse possono essere suddivise in tre grandi macrocategorie basate sulla loro funzionalità principale:
- Robot per l’assistenza sociale: sistemi progettati per interagire emotivamente e cognitivamente come ad esempio il robot umanoide NAO, il cane robotico AIBO o la foca PARO.
- Robot per l’assistenza fisica: questa categoria include sistemi mobili come le sedie a rotelle intelligenti e i manipolatori stazionari che aiutano in compiti domestici.
- Robot articolati e indossabili: esoscheletri (come HAL o EksoNR) e protesi avanzate, fondamentali per la riabilitazione motoria e il recupero della capacità di deambulazione.
Nonostante questa varietà, una recente revisione sistematica della letteratura evidenzia un forte squilibrio: circa il 95% della ricerca attuale si concentra sulle disabilità fisiche, lasciando ancora ampi margini di miglioramento per tecnologie dedicate a disabilità sensoriali, intellettive o psicosociali.
In Italia, centri di eccellenza come il Politecnico di Torino stanno contribuendo all’innovazione in questo settore con prototipi pensati per contesti specifici. Un esempio è D.O.T. Paquitop, un robot mobile autonomo, testato in via preliminare presso la Banca del Sangue della Città della Salute e della Scienza di Torino. Questo robot è stato progettato per effettuare un secondo controllo di sicurezza sulla corrispondenza tra paziente e sacca di sangue durante le trasfusioni alla Banca del Sangue e potrà essere dotato, in futuro, di sensori per la valutazione dei parametri vitali del/della paziente.
La vera sfida, tuttavia, è portare questa tecnologia dentro le case, in ambienti spesso ristretti e pieni di ostacoli. Un esempio di robot mobile per l’assistenza domestica è Marvin, frutto della collaborazione tra il centro interdipartimentale Pic4SeR e Edison. Questo agente robotico è caratterizzato da una base di dimensioni ridotte e dotata di quattro ruote mecanum-wheel che gli permettono una mobilità omnidirezionale. In altre parole, Marvin può muoversi in qualsiasi direzione, muovendosi agilmente tra mobili e passaggi stretti. Marvin integra un dispositivo telescopico controllabile che può sollevare un tablet o una telecamera all’altezza dell’utente, facilitando la telepresenza e permettendo al robot di interagire con la persona sia che questa sia seduta sia che sia in piedi. Ulteriori algoritmi basati sull’Intelligenza Artificiale sono implementati per riconoscere se la persona è caduta, chiamando, se necessario, una persona di riferimento oppure i soccorsi.

Una delle criticità evidenziate dalla letteratura scientifica in merito all’adozione di robot di assistenza in ambito domestico è la preoccupazione per eventuali problemi di privacy. Molti assistenti commerciali inviano dati vocali e visivi sul cloud, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza. Esistono poi soluzioni che ragionano in maniera differente come Marvin che implementa il sistema PIC4Speech, un assistente vocale che gira completamente offline sull’hardware di bordo. Questo permette all’utente di comandare il robot – ad esempio chiedendo di essere accompagnato in bagno di notte (funzione Night Assistant) – senza che alcun dato sensibile lasci l’ambiente domestico.
Possibili implicazioni negative
Sebbene molta attenzione sia data allo sviluppo di nuove tecnologie abilitanti in questo settore, è necessario che la società si interroghi profondamente sulle possibili implicazioni socioaffettive. Esiste infatti il rischio di una “smaterializzazione” della cura, in cui la macchina sostituisce il rapporto umano anziché integrarlo. L’obiettivo finale non è sostituire il/la caregiver, ma sollevarlo dai compiti più logoranti fisicamente, mettendo al centro la componente relazionale ed esperienzale della cura.
In conclusione, la robotica di servizio per la salute non è più fantascienza, ma una realtà tecnologica. Per far sì che queste tecnologie siano davvero inclusive, la ricerca futura dovrà coinvolgere attivamente le persone che beneficeranno di tali sistemi sin dalla fase di progettazione (User-Centered Design), garantendo che ogni dispositivo e ogni algoritmo risponda a un reale bisogno di autonomia e benessere.
di Luigi Tagliavini, Giovanni Colucci, Simone Duretto, Giuseppe Quaglia




