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FEDERTEC: il passaggio generazionale è un’opportunità di crescita

Il passaggio generazionale può essere visto sia come un momento critico, sia come un’opportunità di crescita e successo. Quel che è sicuro è che si tratta di un passo obbligatorio per garantire il futuro di ogni azienda. InMotion ha intervistato Rachele Radaelli e Marco Garavaglia, che portano avanti questo tema sia presso le rispettive aziende di appartenenza, sia presso FEDERTEC, come coordinatori del gruppo di lavoro Next-Gen.

InMotion: Le imprese che favoriscono il passaggio generazionale hanno sicuramente una marcia in più… ma non sempre è facile realizzarlo e gestirlo. Quali sono i principali ostacoli?

Marco Garavaglia, Innovation & Marketing Manager, MICROingranaggi.
Marco Garavaglia, Innovation & Marketing Manager, MICROingranaggi.

Marco Garavaglia, MICROingranaggi: Credo che il primo ostacolo, spesso sottovalutato, sia proprio avere una nuova generazione disposta e motivata a raccogliere il testimone. Se l’azienda non è stata capace negli anni di innovare e rimanere al passo con i tempi, è difficile che un figlio o una figlia vedano un futuro stimolante in quel contesto. L’innovazione, in tutte le sue forme, è fondamentale anche per rendere attrattiva l’azienda verso chi dovrebbe guidarla domani.Una volta superata questa prima soglia, il secondo grande ostacolo è la relazione tra generazioni. Serve un equilibrio delicato tra esperienza e rinnovamento. Il passaggio non può essere né improvviso né imposto: deve essere graduale, basato sul dialogo e su una gestione condivisa degli spazi decisionali. Solo così si può costruire continuità senza spezzare l’identità dell’azienda.

Rachele Radaelli, Stucchi: Uno degli ostacoli principali è legato alle aspettative, spesso implicite, della generazione uscente. Non è scontato che i figli desiderino entrare in azienda, e quando lo fanno, non è detto che siano pronti. La pressione familiare può generare insicurezza, soprattutto se si dà per scontato che “nascere dentro” significhi conoscere l’azienda. Chi entra ha bisogno di tempo per imparare, osservare e sperimentare, solo così può costruire quella marcia in più che il senior si aspetta, trasformando il passaggio generazionale in un’opportunità di crescita condivisa e non in un mero confronto. Sulla base della mia personale esperienza posso dire che tempo, ascolto e fiducia sono la chiave per un “passaggio di testimone” sereno e condiviso tra le parti.

InMotion: Innovazione, creatività… sono solo due dei contributi che le giovani generazioni possono apportare per accrescere il valore aggiunto di un’impresa e garantirne il futuro. Quanto è importante tenere in considerazione il punto di vista dei giovani nella pianificazione delle strategie aziendali? Ci può parlare della sua esperienza personale nell’azienda in cui lavora?

Marco Garavaglia: Il punto di vista delle nuove generazioni è, a mio avviso, fondamentale nella pianificazione strategica di medio-lungo periodo. È proprio da quella visione – più aperta, creativa e proiettata al futuro  – che può nascere una direzione chiara per l’azienda. Allo stesso tempo, l’esperienza della generazione precedente è essenziale per tradurre quella visione in un percorso concreto e sostenibile, evitando accelerazioni eccessive e consolidando ogni passaggio. Nel mio caso, abbiamo cercato di adottare proprio questo approccio: definire una direzione chiara, facendoci guidare dalla quotidianità e dall’esperienza di chi è in azienda da più tempo. Credo molto nel valore del confronto tra generazioni: è lì che l’innovazione prende davvero forma, in modo solido e duraturo.

Rachele Radaelli: Creatività e innovazione non sono prerogative solo dei giovani, ma è il contesto in cui si esercitano che fa la differenza. La spinta innovativa dei giovani sta nel contesto in cui sono cresciuti: un mondo veloce, complesso, in continua trasformazione. Quello che mi aspetto è che i giovani siano più reattivi agli stimoli e capaci di leggere il presente con lucidità. È per questo che il loro punto di vista va ascoltato nella pianificazione strategica. Quindi, garantire il futuro vuol dire avere l’abilità e la capacità di saper leggere in modo veloce il presente che viviamo. Una realtà aziendale, come la nostra, deve saper rispondere con prontezza ai cambiamenti, valorizzando il confronto continuo tra figure junior e senior, tra creatività e concretezza, perché dal dialogo nasce una visione aziendale più completa, capace di integrare esperienza e nuove prospettive.

InMotion: Nel passaggio generazionale è importante evitare una spaccatura tra i giovani e i più ‘anziani’ all’interno dell’azienda, favorendo il dialogo e il passaggio di competenze. Quali sono le strategie da adottare? 

Marco Garavaglia: Come spesso accade, la chiave sta nel trovare un equilibrio tra visioni diverse. I giovani tendono naturalmente a spingere sull’acceleratore, desiderosi di vedere risultati concreti in tempi brevi. La generazione più esperta, invece, ha il compito di canalizzare questa energia, senza bloccarla, ma guidandola con la consapevolezza maturata negli anni. Serve quindi un compromesso intelligente: stimolare l’innovazione senza lasciare indietro metodo e solidità. Allo stesso tempo, è importante che i più giovani non interpretino ogni freno come un rifiuto, ma come parte di un processo di confronto e crescita.

Rachele Radaelli, HR Management, Stucchi.
Rachele Radaelli, HR Management, Stucchi.

Rachele Radaelli: Favorire il dialogo tra generazioni richiede equilibrio e consapevolezza da entrambe le parti. L’umiltà di chi entra, soprattutto se familiare, è fondamentale: nulla è dovuto, tutto va conquistato con impegno, ascolto e rispetto; a volte la risposta veloce e reattiva del giovane non è sempre la reazione necessaria. Allo stesso tempo, la generazione in carica deve avere la capacità di creare un contesto equo, stimolante e fertile, dove poter coltivare con pazienza la crescita del giovane. Il passaggio di competenze non è un atto formale, ma un processo che si costruisce nel tempo, valorizzando l’esperienza dei senior e la visione dei giovani, in un confronto autentico e costruttivo. Solo così l’organizzazione è capace di generare continuità e innovazione.

InMotion: Valorizzare il lavoro dei giovani, sia in termini di motivazione, sia in termini economici, è fondamentale per rallentare la fuga all’esterno dei giovani talenti, un fenomeno che si sta diffondendo molto rapidamente in Italia. Qual è la sua opinione in merito?

Marco Garavaglia: Più che un fenomeno in rapida diffusione, la fuga dei giovani talenti è una realtà consolidata da oltre un decennio… invertire la tendenza è complesso, ma ci sono alcune leve su cui si potrebbe agire. Da un lato, serve un lavoro profondo sull’immagine delle PMI, spesso percepite come meno attrattive rispetto alle grandi aziende o alle multinazionali, che in Italia sono presenti in misura molto minore. E in molti casi, l’attrattività delle grandi realtà è anche giustificata, per cultura aziendale, possibilità di crescita e dinamiche di lavoro. Dall’altro lato, c’è il tema, molto concreto, del costo del lavoro. Per le PMI è difficile competere economicamente se non si interviene anche sul peso del costo lordo. Solo così si può creare spazio per stipendi più adeguati, in particolare per i giovani che rappresentano il futuro delle aziende.

Rachele Radaelli: È un tema complesso e ritengo non esista una leva unica che faccia da “bacchetta magica” per rallentare la fuga dei giovani talenti. Oggi i giovani hanno esigenze più complesse. Non basta offrire strumenti motivazionali o incentivi economici: serve prima di tutto comprendere i reali bisogni delle persone. Le imprese devono iniziare a chiedersi cosa attrae davvero un giovane: brand, reputazione, stabilità, stipendio, cultura e valori aziendali? Se un tempo poteva bastare poco per trattenere un talento, oggi il giovane ci chiede un “cocktail”. Inoltre, serve coerenza tra ciò che il giovane si aspetta e ciò che l’organizzazione può offrire, per costruire un legame autentico e duraturo.

InMotion: Lei è uno dei coordinatori del Gruppo di Lavoro Next Gen all’interno di FEDERTEC. Quali sono le attività che state portando avanti per gli associati?

Marco Garavaglia: All’interno del Gruppo di Lavoro Next Gen di FEDERTEC stiamo cercando di costruire uno spazio di confronto tra giovani professionisti del settore, con l’obiettivo di condividere esperienze, idee e percorsi. L’intento è quello di creare una rete solida e affiatata, che possa crescere nel tempo e ritrovarsi, un domani, pronta a costituire un gruppo senior coeso e preparato alle sfide che le aziende associate dovranno affrontare. Se già all’interno delle aziende il dialogo tra generazioni può essere complesso, in un contesto associativo lo è, a mio avviso, ancora di più. Per questo è importante riconoscere e ringraziare i senior che ci stanno dando fiducia e spazio per esprimerci. Nonostante non manchino occasioni che mi piace definire di “scontro proattivo”, la loro apertura è ciò che rende possibile questo percorso.

Rachele Radaelli: Lavorare in un gruppo di nuova creazione è una sfida, ma anche una grande palestra professionale. Il bello è poter costruire insieme ogni cosa: struttura, obiettivi, valori condivisi. Il gruppo Next-Gen è uno spazio dove i giovani si sentono ascoltati e possono condividere i propri punti di vista. Con il supporto del direttivo FEDERTEC, promuoviamo il dialogo tra generazioni, facilitando la crescita dei giovani in azienda. Gli stimoli più interessanti nascono spesso dai confronti, anche animati, tra senior e junior: ogni momento può diventare uno spunto prezioso. Durante l’anno il gruppo propone attività che spaziano tra momenti di networking e iniziative formative. Crediamo che questo alternarsi di attività possa aiutare sia giovani che senior ad aprirsi ad un confronto costruttivo.

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