Hilti, uno specialista nell’ancoraggio dei robot
Recentemente associatosi a SIRI, Hilti è un brand noto soprattutto per le sue proposte nel settore delle costruzioni, ma da anni ormai mette a disposizione del mercato della robotica industriale e dell’automazione il suo know sul tema del fissaggio e ancoraggio. Abbiamo intervistato Armelina Martika, Head of Segment Industry per Hilti Italia, per approfondire il loro rapporto con la filiera della robotica.
Hilti è uno di quei brand la cui notorietà supera i confini dei settori in cui opera grazie alla sua lunga storia e alla capillare diffusione dei suoi prodotti. Ma se tutti conoscono il marchio Hilti, meno noto è il fatto che questa azienda si rivolga non solo all’edilizia, ma anche al settore manifatturiero grazie un segmento ben strutturato, con forte knowhow specialistico sui temi del fissaggio e ancoraggio di robot, celle e macchine utensili. L’importanza del settore dell’automazione industriale per Hilti è confermata anche dalla scelta di associarsi a SIRI, avvenuta qualche mese fa. Per conoscere meglio Hilti e come le sue soluzioni si inseriscano nel mondo della robotica e dell’automazione, abbiamo incontrato Armelina Martika, Head of Segment Industry per Hilti Italia e regione sub-adriatica, responsabile della strategia go-to-market e dei team di vendita per i segmenti Machinery, Elevator, Warehouse & Racking e Laboratori Prove. La dott.ssa Martika nel suo ruolo coordina sia le funzioni di business development, che guidano il posizionamento di Hilti e la strategia, sia la linea commerciale sul territorio attraverso Area Manager e team di Account Manager.
Hilti è universalmente nota per l’edilizia, ma grazie alla divisione Machinery avete sviluppato un focus profondo sull’industria pura. In che modo l’ingresso della robotica e dell’automazione sta ridefinendo il vostro ruolo di partner tecnologico per i produttori di macchinari (OEM)?
Armelina Martika: “Hilti è nata e cresciuta nel mondo dell’edilizia, ed è vero che questo è ancora il nostro DNA più riconoscibile. Ma negli ultimi anni abbiamo fatto un percorso deliberato e strutturato verso l’industria manifatturiera, e il segmento Machinery ne è l’espressione più concreta. Lavorare con i produttori di macchinari significa confrontarsi con un interlocutore completamente diverso rispetto al cantiere: cicli di progettazione lunghi, requisiti di affidabilità estrema, tolleranze molto strette, e soprattutto la consapevolezza che ogni componente che entra in una macchina dovrà performare per migliaia di ore in condizioni spesso critiche. Questo ha cambiato anche il modo in cui noi di Hilti ci approcciamo al mercato. L’ingresso della robotica e dell’automazione ha accelerato questa trasformazione in modo significativo. I nostri clienti non ci chiedono più semplicemente un ancoraggio o un sistema di fissaggio: ci chiedono un contributo alla progettazione, validazioni tecniche documentate, soluzioni che siano compatibili con i nuovi paradigmi produttivi — linee automatizzate, celle robotizzate, integrazione con sistemi di visione e movimentazione. In questo contesto, il nostro ruolo si è evoluto da fornitore di prodotto a partner tecnico a tutti gli effetti. L’associazione a SIRI va esattamente in questa direzione: vogliamo essere parte di un ecosistema dove la robotica e l’automazione sono al centro del dibattito industriale, portando la nostra competenza specifica nel fissaggio e nell’ancoraggio strutturale come elemento abilitante — e non accessorio — della progettazione delle macchine di nuova generazione”.
Impianti produttivi e robot industriali generano forti sollecitazioni dinamiche, lavorando spesso su cicli 24/7. Considerando le vostre soluzioni per il controllo delle vibrazioni e gli ancoraggi, quali sono le sfide tecniche più grandi che state affrontando per garantire la stabilità a lungo termine di queste macchine ad alta precisione?
“La domanda tocca un punto che per noi è centrale, e vale la pena chiarire subito dove si colloca concretamente il contributo di Hilti: il nostro dominio è quello degli ancoraggi — tasselli, sistemi di fissaggio strutturale, connessioni tra macchina e fondazione — e su questo perimetro specifico le sfide poste dall’automazione industriale sono tutt’altro che banali. Quando una macchina lavora in condizioni statiche o quasi, l’ancoraggio è un problema ingegneristicamente ben governabile. Il tema si complica enormemente quando parliamo di robot industriali che eseguono cicli rapidi e ripetitivi, 24 ore su 24, con carichi dinamici che cambiano continuamente in direzione e intensità. In questo contesto, la vera sfida non è l’ancoraggio al momento dell’installazione — è la sua tenuta nel tempo, sotto fatica, con micro-sollecitazioni che si accumulano e che nel lungo periodo possono tradursi in un allentamento progressivo del vincolo. Per una macchina ad alta precisione, anche una deriva minima dell’ancoraggio ha conseguenze dirette sulla qualità del prodotto lavorato e sulla ripetibilità del processo. Un centro di lavoro o un robot di saldatura che perde pochi centesimi di millimetro di posizionamento non è un problema strutturale in senso classico — ma è un problema enorme per il cliente finale. Le sfide più significative che affrontiamo oggi sono legate a tre aspetti. Il primo è la crescente varietà delle configurazioni di installazione: robot su strutture sopraelevate, macchine compatte con baricentri alti, layout che cambiano con frequenza — ogni situazione richiede un approccio di ancoraggio specifico e ben dimensionato. Il secondo è la reversibilità: impianti che vengono riconfigurati richiedono ancoraggi affidabili anche dopo più cicli di smontaggio e rimontaggio. Il terzo è il coinvolgimento precoce nella progettazione: il fissaggio viene ancora troppo spesso affrontato come un tema residuale, da risolvere a macchina già definita. Il nostro obiettivo è entrare nel processo molto prima, quando le scelte sul layout e sulla struttura possono ancora essere ottimizzate tenendo conto delle reali condizioni operative”.
Negli ultimi anni Hilti è entrata prima in UCIMU, poi in SIRI: quale valore ha per voi dialogare e confrontarsi con il segmento macchine utensili, automazione industriale e robotica? Quale valore aggiunto propone HILTI in questi mercati?
“L’ingresso in UCIMU prima e in SIRI poi non è stato un gesto simbolico o una mossa di visibilità. È stata una scelta strategica precisa, che riflette come Hilti intende costruire il proprio posizionamento nell’industria manifatturiera italiana. Partecipare a queste associazioni significa innanzitutto ascoltare. I costruttori di macchine utensili e i protagonisti dell’automazione e della robotica hanno una visione del proprio settore — delle sue evoluzioni, delle sue criticità, delle direzioni in cui si sta muovendo — che non si trova in nessun report di mercato. Quel tipo di conoscenza si costruisce solo stando dentro le conversazioni giuste. Per noi è una fonte di apprendimento che ha un valore enorme, perché ci permette di capire dove i nostri clienti stanno andando prima ancora che ce lo dicano esplicitamente. Ma c’è anche una direzione inversa, altrettanto importante: portare all’interno di questi ecosistemi una competenza che spesso manca o viene data per scontata. Il tema del fissaggio e dell’ancoraggio è ancora troppo poco presente nel dibattito sulla progettazione delle macchine e degli impianti automatizzati. Noi vogliamo contribuire a cambiare questa cultura, portando dati, metodi e una visione ingegneristica rigorosa su un aspetto che ha un impatto diretto sulla performance e sulla longevità degli impianti”.
Abbiamo parlato del tema del fissaggio e della sua centralità, per Hilti però non si tratta “solo” di un prodotto ma di un approccio più esteso che tocca tematiche molto importanti: può spiegarci meglio di cosa si tratta?
“Il valore aggiunto che Hilti porta in questi mercati, però, non si esaurisce nel prodotto di ancoraggio. È importante sottolinearlo: quando parliamo di proposta di valore per un OEM o un system integrator, parliamo di un ecosistema completo che include anche le attrezzature per installare e assemblare — utensili professionali, sistemi di fissaggio, soluzioni per il montaggio. Ed è proprio su questo ecosistema che due tematiche diventano centrali e non negoziabili per noi: la sicurezza e la sostenibilità. Sulla sicurezza: chi installa macchinari industriali o lavora all’interno di impianti automatizzati opera spesso in condizioni di rischio elevato. Le nostre attrezzature sono progettate per ridurre l’esposizione dell’operatore ai rischi — vibrazioni, rumore, sforzo fisico — e per garantire che ogni operazione di installazione avvenga in modo controllato e documentabile. La sicurezza non è un requisito aggiuntivo per noi: è un criterio di progetto. Sulla sostenibilità: Hilti ha assunto impegni precisi sul fronte ambientale, e questi si traducono in scelte concrete lungo tutta la catena del valore — dalla produzione degli utensili, all’estensione della loro vita operativa attraverso servizi di riparazione e manutenzione, fino alla riduzione degli scarti in cantiere e in stabilimento. Per i nostri clienti industriali, sempre più chiamati a rendicontare le proprie performance ESG, avere un partner che condivide e supporta questi obiettivi ha un valore tangibile”.





