
Un’open house per raccontare presente e futuro di C.B. Ferrari, nel sessantesimo anniversario dalla fondazione. Dalla storia delle prime fresatrici alle tecnologie a 5 assi, dai software proprietari all’automazione, fino ai nuovi modelli X3 e X5.
di Alberto Marelli
Innovare non significa necessariamente sostituire ciò che già esiste. Può significare, al contrario, valorizzarlo, aggiornarlo e portarlo a un livello di prestazioni e competitività adeguato alle esigenze del futuro. È questo uno dei messaggi emersi dall’open house 2026 di C.B. Ferrari, occasione nella quale l’azienda ha scelto di mettere in mostra non soltanto le novità di prodotto, ma una precisa idea di innovazione: quella capace di coniugare tecnologia, continuità e conoscenza del processo produttivo.
All’evento hanno partecipato circa un centinaio di aziende, confermando l’interesse del mercato per un appuntamento che cade in un momento particolarmente significativo per C.B. Ferrari. Il 2026 coincide infatti con il sessantesimo anniversario dalla fondazione dell’azienda, nata nel 1966 e oggi parte del gruppo internazionale Beijing N°1 Machine Tool attraverso la holding Jingcheng Holding Europe GmbH.
Al centro dell’open house, accanto alle nuove macchine, è stato presentato il progetto Revamping D23, esempio concreto di come una macchina esistente possa essere trasformata in una risorsa produttiva aggiornata. “Il concetto è semplice ma strategico: attraverso interventi meccanici ed elettrici di nuova generazione, una macchina storica può essere riportata a livelli di efficienza e affidabilità compatibili con le esigenze produttive contemporanee”, spiega Emanuele Sartori, Direttore Commerciale C.B. Ferrari.
Ma l’open house è stata soprattutto una fotografia dell’attuale portafoglio tecnologico di C.B. Ferrari. In esposizione la nuova X3, il progetto X5 con nuova rotobascula, l’isola robotizzata A176, un centro di lavoro GT 2000 in fase di assemblaggio e le ML 45 e ML 85 disponibili a magazzino. Una gamma eterogenea, che riflette la volontà dell’azienda di offrire soluzioni differenti in funzione dell’applicazione, anziché proporre una risposta standardizzata a esigenze produttive molto diverse tra loro.

Sessant’anni di macchina utensile
Per comprendere il significato delle novità presentate durante l’open house bisogna tornare al 1966. È il 1° settembre di quell’anno quando Renato Bianchi, Giuseppe Ferrari e Augusto Caravati fondano a Mornago, in provincia di Varese, C.B. Ferrari. Le iniziali dei tre fondatori danno origine al nome dell’azienda.
L’attività prende avvio concentrandosi sulla produzione di piccole fresatrici destinate alla lavorazione di punzoni, matrici e particolari complessi per il settore degli stampi e della meccanica di precisione.
La crescita non tarda ad arrivare. A soli dieci anni dalla fondazione C.B. Ferrari realizza la prima tavola girevole a due assi e, nel 1976, costruisce la prima macchina a cinque assi. È una scelta che anticipa una delle direttrici lungo le quali l’azienda costruirà negli anni la propria identità tecnologica.
Negli anni Ottanta l’azienda consolida ulteriormente la propria struttura. Nel 1984 viene fondata la divisione software CAM, mentre l’anno successivo viene rilasciato il primo CAM 3D. Nel 1987 viene inaugurato il nuovo stabilimento di Modena e nel 1988 nasce il primo elettromandrino.
“Sono tappe che mostrano un elemento destinato a diventare caratterizzante: C.B. Ferrari non si limita a costruire macchine, ma sviluppa progressivamente un patrimonio interno di competenze che comprende software, elettromandrini, tavole girevoli e tecnologie di processo”, afferma Sartori.

Il controllo numerico e la cultura del software
Uno dei capitoli più particolari della storia aziendale è rappresentato dallo sviluppo del controllo numerico proprietario. In un’epoca nella quale la diffusione dei CNC stava trasformando radicalmente il mondo della macchina utensile, C.B. Ferrari sceglie di sviluppare internamente una propria tecnologia di controllo, poi conosciuta come Elexa. “È una soluzione che ha fatto la storia dei controlli numerici, se non altro in Italia”, sottolinea Sartori.
Con il progressivo ingresso nel mercato di grandi gruppi specializzati nei controlli numerici, le economie di scala hanno reso sempre più complesso per un costruttore di macchine mantenere internamente questa competenza. L’attività è stata quindi ceduta, ma la cultura del software è rimasta uno degli asset dell’azienda.
È proprio questa competenza interna che continua oggi a distinguere l’azienda in alcune applicazioni ad alta complessità. Un esempio è rappresentato dalla lavorazione delle pale di turbina, un settore nel quale l’azienda ha costruito negli anni una posizione internazionale di primo piano.
Nel 1994 viene venduta la prima macchina per la lavorazione delle palette di turbina per il settore dell’energia. Nel 1998 arriva invece la prima macchina destinata alle palette per il settore dei motori aeronautici. Da quel momento C.B. Ferrari sviluppa una competenza specifica che porterà alla nascita e all’evoluzione delle serie A e N.
“La serie A è dedicata principalmente alle palette di dimensioni più contenute, in particolare per il settore aerospace, mentre la serie N è destinata alle pale di maggiori dimensioni, soprattutto nel comparto dell’energia”, dichiara Sartori.
Il valore aggiunto non è però rappresentato soltanto dalla macchina. “La peculiarità di queste macchine sono anche i software che abbiamo sviluppato e che sono di nostra proprietà”, sostiene Sartori. “Permettono di mappare il grezzo e generare un percorso utensile ottimizzato, tenendo conto delle caratteristiche specifiche della paletta. Il risultato è un miglioramento sia dei tempi di lavorazione sia della qualità della finitura”, spiega Sartori.
Dalla proprietà italiana al gruppo internazionale
Nel 2011 C.B. Ferrari entra a far parte del gruppo Beijing N°1 Machine Tool, sotto il coordinamento di Jingcheng Holding Europe GmbH. La nuova proprietà non interrompe il percorso tecnologico dell’azienda, ma lo prosegue inserendolo all’interno di una dimensione internazionale.
Il passaggio coincide con ulteriori investimenti sul processo produttivo e sullo sviluppo tecnologico. Vengono realizzate nuove sale climatizzate e insonorizzate per l’assemblaggio e il test degli elettromandrini, mentre viene introdotto il controllo di processo. Parallelamente si ampliano i mercati e gli uffici di rappresentanza all’estero.
“Con la nuova proprietà si è continuato il percorso intrapreso dai soci fondatori”, osserva Sartori. “Dal punto di vista tecnico l’azienda ha continuato a investire sulla tecnologia sviluppando nuovi modelli”.
È una continuità che si può leggere nella successione dei prodotti sviluppati negli ultimi dieci anni. Arrivano la tecnologia laser, nuove soluzioni per la lavorazione delle camme, il completamento della famiglia N con la N316 e la N530, una macchina di dimensioni particolarmente importanti per la lavorazione delle pale di turbina, fino alla famiglia GT, introdotta dal 2017 e destinata in particolare al settore degli stampi e della meccanica di precisione. Da sottolineare inoltre la nascita della serie di macchine GT Pro, fresatrici verticali con tavola fissa e colonna mobile, e il modello RTB 800, centro di lavoro dotato di tavola rotobasculante da 800 mm.

Automazione per produrre di più e con meno risorse
La trasformazione della manifattura porta con sé una sfida che oggi riguarda praticamente ogni azienda manifatturiera: come aumentare la produttività in un contesto caratterizzato dalla carenza di operatori qualificati e dalla crescente pressione sui costi?
Per Sartori, una delle risposte principali è l’automazione. “Oggi sempre di più, con la carenza di manodopera qualificata e l’esigenza di abbassare i costi di produzione, le macchine debbono lavorare non più su un turno o su un turno e mezzo, ma devono veramente operare su tre turni, 7 su 7”.
C.B. Ferrari sta quindi sviluppando internamente le applicazioni di automazione, acquistando all’esterno componenti come manipolatori e robot, ma progettando in casa la parte software e l’integrazione con la macchina. Il vantaggio consiste nella possibilità di conoscere nel dettaglio la macchina e il processo. “Conosciamo pregi e difetti delle nostre macchine, e sappiamo come il cliente deve lavorare”, spiega Sartori. “Per noi risulta molto più semplice creare un’isola di lavoro in grado di soddisfare pienamente le esigenze del cliente”. L’automazione non riguarda soltanto la movimentazione del grezzo e del pezzo finito. Può coinvolgere anche la gestione degli utensili, affrontando uno dei problemi tipici della produzione non presidiata nel fine settimana. “Un robot può infatti gestire contemporaneamente il caricamento dei pezzi e la movimentazione degli utensili, con un magazzino esterno alla macchina”, sottolinea Sartori.
All’open house questa filosofia ha trovato una rappresentazione concreta nell’isola robotizzata A176. “È un esempio di come il concetto di macchina utensile si stia progressivamente trasformando in quello di sistema produttivo: non più soltanto una macchina capace di eseguire una lavorazione, ma una piattaforma integrata che deve garantire autonomia, continuità e produttività”, sostiene Sartori.

Una tradizione che ritorna
È in questo contesto che si inserisce la nuova famiglia X. Il primo modello presentato è X3, centro di lavoro a 3 assi che segna anche un ritorno di C.B. Ferrari in un segmento nel quale l’azienda aveva una lunga tradizione. “Storicamente l’azienda produceva macchine a 3 assi, prima di interrompere questa attività soprattutto per una questione di competitività economica”, afferma Sartori. “La produzione italiana di una 3 assi doveva confrontarsi con macchine provenienti dal mercato asiatico, caratterizzate da costi inferiori. La richiesta dei clienti, tuttavia, ha riportato in primo piano questa tipologia di prodotto”. Le ragioni sono legate soprattutto alla continuità del rapporto con il costruttore. “Molti utilizzatori possiedono già macchine C.B. Ferrari, conoscono il service dell’azienda e preferiscono mantenere un unico interlocutore tecnologico”, continua Sartori.
La X3 nasce quindi come una macchina completamente nuova, sviluppata a partire da una struttura dedicata. Ma il progetto ha una caratteristica ancora più importante: la stessa piattaforma è stata utilizzata come base per sviluppare il centro di lavoro a 5 assi X5.

La nuova frontiera della gamma X
Se la X3 rappresenta per C.B. Ferrari un ingresso o un ritorno nel segmento delle 3 assi, è sulla X5 che l’azienda concentra una parte significativa delle proprie aspettative.
La nuova X5 è un centro di lavoro verticale a 5 assi continui progettato per combinare rigidità, dinamica e precisione. Il cuore strutturale della macchina è un massiccio basamento in ghisa stabilizzata, concepito per offrire un’elevata rigidità, stabilità termica e capacità di assorbimento delle vibrazioni. “Sono caratteristiche importanti soprattutto quando una macchina a 5 assi deve essere utilizzata non soltanto per finiture di elevata precisione, ma anche per operazioni di sgrossatura impegnative”, afferma Sartori.
La tavola rotobasculante ad alte prestazioni consente di sfruttare appieno le potenzialità della lavorazione simultanea a 5 assi, garantendo la massima libertà di movimento e permettendo di passare con naturalezza da operazioni di sgrossatura intensiva a finiture di elevato livello.
Pensata per lavorare componenti di grandi dimensioni e alto valore aggiunto, la X5 offre una capacità di carico fino a 500 kg (in versione Torque), assicurando stabilità, affidabilità e sicurezza anche nelle applicazioni più impegnative.
Ogni dettaglio dell’area di lavoro è stato progettato per mettere l’operatore nelle condizioni ideali: l’accessibilità totale, l’ampia visibilità della zona di lavorazione e la razionale disposizione degli elementi operativi semplificano le attività di attrezzaggio, controllo e manutenzione, riducendo i tempi improduttivi e aumentando l’efficienza complessiva.
La stessa filosofia guida l’esperienza di utilizzo: interfacce intuitive, ergonomia avanzata e una gestione immediata delle funzioni macchina permettono all’operatore di concentrarsi esclusivamente sulla produttività.
Anche sotto il profilo dinamico, il centro X5 si posiziona ai vertici della categoria. “Con velocità in rapido fino a 45 m/min e un incremento prestazionale del 20% rispetto alla generazione precedente, la macchina riduce significativamente i tempi ciclo e aumenta la competitività dell’intero processo produttivo”, sostiene Sartori.
Le linee esterne, moderne e distintive, sono abbinate a finiture progettate per resistere nel tempo a usura, urti e graffi, preservando il valore della macchina anche negli ambienti produttivi più esigenti.
A completare il progetto, un’ampia gamma di configurazioni e soluzioni personalizzabili consente di adattare la X5 alle più diverse applicazioni industriali, trasformandola in una piattaforma produttiva capace di evolvere insieme alle esigenze dell’utilizzatore.
È una sintesi efficace del percorso intrapreso da C.B. Ferrari: mantenere una forte identità tecnologica italiana, sfruttare un patrimonio di competenze costruito in sei decenni e, allo stesso tempo, confrontarsi con un mercato nel quale produttività, automazione e flessibilità sono diventate condizioni imprescindibili.





