TRUMPF denuncia la proliferazione di macchine laser prive di reale conformità CE sul mercato europeo. Rischi per gli operatori, concorrenza sleale e sistemi di controllo insufficienti: un problema che richiede risposte urgenti, anche a livello politico. Ne ha parlato durante INTECH 2026 Alexander Kunz, Head of Product Management and International Sales di TRUMPF Austria.
Da alcuni anni, l’industria manifatturiera europea è alle prese con un fenomeno in continua crescita: un numero sempre maggiore di macchine laser non sicure e quindi non conformi alla normativa comunitaria viene immesso sul mercato, spesso proveniente da paesi extra-europei, in particolare dall’Asia orientale. Il fenomeno non riguarda solo la qualità tecnica delle macchine, ma mette a rischio l’incolumità fisica degli operatori, la sostenibilità economica delle aziende che le acquistano e la competitività dei produttori europei che investono ingenti risorse per rispettare le normative vigenti. Ne ha parlato Alexander Kunz, Head of Product Management and International Sales di TRUMPF Austria, che conosce bene il problema per esperienza diretta, durante il suo press talk del 21 aprile nel contesto del tradizionale Open House TRUMPF INTECH.
Durante le fiere di settore, infatti, il team di Alexander Kunz ha iniziato a notare una presenza sempre più massiccia di macchine, spesso di provenienza asiatica, che non rispettano la Direttiva Macchine europea. “Qualcuno aprì la porta di un laser da taglio esposto in fiera e la macchina non si fermò, ma stava ancora tagliando. E le finestre di ispezione erano verdi, come se fossero sicure, ma in realtà erano solo vetri colorati. Ho trovato questa cosa incredibile”, racconta Alexander Kunz. Da quel momento, TRUMPF ha deciso di affrontare il problema in modo sistematico, coinvolgendo le autorità di vigilanza del mercato, le associazioni di categoria europee e i decisori politici a livello nazionale e comunitario.
I quattro rischi del laser: dalla polvere ai raggi
Per comprendere l’importanza della conformità CE nelle macchine laser, è necessario partire dai rischi reali che queste macchine comportano. La Direttiva Macchine europea identifica quattro classi di pericolo, tutte particolarmente rilevanti nel settore del taglio laser.
Il taglio laser dell’acciaio inossidabile produce polveri fini altamente nocive per l’apparato respiratorio. Un operatore esposto quotidianamente a questi residui, in assenza di adeguati sistemi di aspirazione e filtraggio certificati, accumula nel tempo un danno alla salute difficilmente reversibile. Le radiazioni emesse dai sistemi laser industriali, invece, i possono causare danni permanenti alla vista se la macchina non dispone di adeguate protezioni. In caso di macchine aperte o con schermature non certificate, i raggi possono colpire gli occhi degli operatori o del personale nelle vicinanze. Il danno, spesso, non è immediato: può manifestarsi progressivamente, rendendo difficile individuarne la causa.
“Un operatore può accorgersi la sera, davanti allo specchio, che la sua vista non è più come prima. Un po’ peggio ogni giorno. E quella macchina laser, che pensava fosse sicura, potrebbe essere la causa”, afferma Alexander Kunz. Le macchine laser moderne sono sistemi complessi, dotati di parti mobili come cambio-pallet, robot di carico e scarico, portali di movimentazione. In assenza di dispositivi di sicurezza certificati, un operatore può essere colpito o intrappolato da questi componenti. Gli incidenti meccanici non documentati sono, secondo Alexander Kunz, tra le cause più frequenti di infortunio nel settore. L’apertura dei quadri elettrici e la manutenzione dei componenti ad alta tensione rappresentano un rischio concreto in qualsiasi macchina industriale. Le macchine non conformi possono presentare cablaggi non adeguati, protezioni insufficienti o assenza di sezionatori di sicurezza, esponendo il personale tecnico a gravi rischi di elettrocuzione.
Il marchio CE: autodichiarazione, non certificazione

produzione in sicurezza.
Uno degli aspetti più critici del sistema normativo europeo riguarda la natura stessa del marchio CE. Contrariamente a quanto molti acquirenti ritengono, il CE non è un certificato rilasciato da un ente terzo indipendente: è un’autodichiarazione del produttore, che attesta sotto propria responsabilità la conformità del prodotto alle direttive europee applicabili. Chiunque può apporre il marchio CE su una macchina, senza che nessuna autorità abbia verificato la veridicità di tale dichiarazione.
TRUMPF sottolinea con forza questa distinzione, che nel settore laser assume implicazioni particolarmente gravi. La valutazione del rischio, cioè il documento tecnico che ogni produttore deve redigere per dimostrare come affronta le quattro classi di pericolo, può essere redatta in modo superficiale o addirittura falsificata, senza che esistano meccanismi automatici di controllo.
“Chiunque può vendere una macchina laser, scrivere CE sopra e nessuno è obbligato a controllare. Nel mio ufficio ho una presa elettrica con un adesivo: deve essere verificata ogni anno. La macchina laser accanto a lei non ha bisogno di alcuna attenzione. Questa è la realtà in Europa oggi”, sottolinea Alexander Kunz. Il paradosso evidenziato da Kunz è emblematico: oggetti di uso comune come appunto le prese elettriche sono soggetti a verifiche periodiche obbligatorie, mentre sistemi industriali complessi e potenzialmente pericolosi come i laser da taglio non prevedono alcun controllo post-vendita obbligatorio sul territorio europeo. Il costo della conformità reale, stimato tra il 10% e il 20% dei costi di produzione, è sostenuto interamente dai produttori che rispettano le regole, mentre chi le ignora può offrire prezzi significativamente inferiori.
Le conseguenze per le aziende e gli operatori
Il problema non riguarda soltanto la sicurezza fisica degli operatori, ma investe profondamente la sostenibilità economica delle piccole e medie imprese che acquistano macchine laser non conformi, a volte inconsapevolmente. In Europa, la responsabilità per la sicurezza delle macchine in uso ricade sull’azienda che le opera, non sul produttore: questo significa che, in caso di incidente, è l’utilizzatore finale a dover rispondere legalmente e finanziariamente delle conseguenze.
Per una piccola officina familiare, un infortunio grave può significare la chiusura dell’attività, il pagamento di sanzioni elevate, l’obbligo di effettuare costosi adeguamenti tecnici a posteriori. Rivalersi sul produttore originario, spesso con sede in un paese extraeuropeo, è nella pratica impossibile. “Queste piccole aziende se vengono controllate dopo un incidente, sono nei guai. L’azienda verrà probabilmente chiusa, o dovranno pagare sanzioni altissime e fare retrofit costosi. Non ne vale la pena”, commenta Alexander Kunz.
C’è poi un effetto indiretto sulla produttività: un operatore che non si fida della macchina su cui lavora tende a ridurne le prestazioni, a lavorare più lentamente, a evitare le condizioni operative più spinte. Il risparmio iniziale sull’acquisto di una macchina non conforme viene quindi eroso nel tempo dalla perdita di efficienza, prima ancora che si verifichi un incidente.
Il fallimento dei controlli alle frontiere europee
Uno degli elementi più allarmanti del fenomeno è la sostanziale incapacità del sistema di vigilanza europeo di intercettare le macchine non conformi prima che entrino nel mercato. I dati sono eloquenti: solo lo 0,0082% delle importazioni viene effettivamente controllato alle frontiere dell’Unione Europea. In tutta Europa operano circa 2.900 autorità di sorveglianza del mercato, ma queste comunicano attraverso diversi sistemi informatici diversi e non sono interconnesse in modo efficace.
Il risultato pratico è che una macchina laser sequestrata nel porto di Amburgo perché priva dei requisiti di sicurezza può essere reimportata nel porto di Rotterdam pochi giorni dopo, senza che le autorità olandesi siano informate della precedente. La frammentazione non riguarda solo i sistemi informatici, ma anche le competenze: gli ispettori doganali devono controllare tutto, dagli orsacchiotti di peluche alle macchine laser da taglio, e non possono avere una preparazione specialistica su ogni categoria di prodotto.
“Se si deve controllare minuziosamente l’orsacchiotto, bisogna farlo anche con la macchina laser. Ecco perché li formiamo noi in TRUMPF, a volte. Spieghiamo cosa è importante in una macchina laser. Abbiamo anche sviluppato una checklist rapida, ora pubblicata dall’associazione europea CECIMO, che si chiama Laser Guide. Chiunque può scaricarla e verificare in pochi minuti se la macchina davanti a lui è conforme o no alla Direttiva Macchine”, afferma Alexander Kunz.

International Sales di TRUMPF Austria.
La situazione è ulteriormente aggravata dalla pressione competitiva esercitata dalle macchine escluse da altri mercati internazionali: USA e India hanno infatti adottato misure restrittive nei confronti delle macchine non conformi, vietandone l’importazione. Il risultato è che queste macchine hanno trovato nell’Europa il loro sbocco alternativo, amplificando il problema già esistente.
Di fronte a questo scenario, TRUMPF ha scelto di agire su più fronti contemporaneamente, nella convinzione che solo un approccio sistemico possa produrre risultati duraturi. Sul fronte politico, l’azienda ha avviato un dialogo costante con i decisori a tutti i livelli, dalla Germania a Bruxelles, per portare il tema della sicurezza delle macchine all’attenzione del legislatore europeo. TRUMPF ha partecipato a una petizione congiunta firmata da sei tra i principali produttori europei di macchine utensili, chiedendo un intervento normativo urgente.
“Non vogliamo essere gli unici a combattere questa battaglia. Vogliamo attivare chi ha il compito di farlo. Noi rispettiamo la legge europea, investiamo quasi il 20% dei nostri costi di produzione in sicurezza. Tutto quello che chiediamo è che la legge venga fatta rispettare”, dice Alexander Kunz.
TRUMPF ha anche fornito supporto diretto alle autorità di vigilanza, accompagnandole nelle fiere di settore per identificare le macchine potenzialmente non conformi e mettendo a disposizione strumenti di misurazione sviluppati internamente per verificare la conformità sul campo.
Cosa serve per cambiare
Un position paper pubblicato da TRUMPF delinea con precisione le misure necessarie per affrontare il problema in modo strutturale. Le raccomandazioni si articolano su più livelli e richiedono un’azione coordinata tra istituzioni europee, stati membri e operatori di mercato.
In primo luogo, è necessario chiudere le lacune normative esistenti rendendo le piattaforme online responsabili dei prodotti venduti attraverso di esse. Molte macchine laser non conformi entrano nel mercato europeo attraverso marketplace digitali che si presentano come europei, ma operano di fatto al di fuori di qualsiasi controllo efficace. La responsabilità delle piattaforme di e-commerce generalista deve essere estesa con la stessa determinazione al settore delle macchine industriali.
Sul fronte dei controlli, la priorità non è aumentare il numero degli ispettori, ma migliorarne radicalmente il coordinamento. “Serve una piattaforma digitale comune, accessibile a tutte le autorità doganali e di vigilanza degli stati membri, che consenta lo scambio in tempo reale delle informazioni sui prodotti non conformi. Dovrebbe essere prevista anche un’area pubblica dove aziende, consumatori e associazioni di categoria possano segnalare violazioni e consultare l’elenco dei divieti di importazione attivi”, commenta Alexander Kunz.
Un’altra misura fondamentale è l’inversione dell’onere della prova: i produttori di paesi terzi dovrebbero essere tenuti a dimostrare proattivamente la conformità dei propri prodotti come condizione per l’importazione, invece di poter autocertificare con un semplice marchio CE. In questo contesto, l’implementazione concreta del Passaporto Digitale del Prodotto (DPP) potrebbe rappresentare uno strumento prezioso, fornendo alle autorità doganali informazioni immediate e verificabili sulla conformità di ogni macchina importata.
Inoltre, il sistema delle sanzioni deve essere rafforzato. Le penali attuali non sono sufficientemente dissuasive, e soprattutto non prevedono la possibilità di agire legalmente contro l’importatore europeo: oggi, chi acquista una macchina non conforme e subisce un danno può rivalersi solo sul produttore originario, spesso irraggiungibile. Consentire l’azione legale contro l’importatore europeo cambierebbe radicalmente l’equilibrio di responsabilità nel mercato.
Infine, la vicenda delle macchine laser non conformi in Europa è anche una questione di equità nei confronti degli operatori che rischiano la salute ogni giorno senza saperlo, nei confronti delle piccole imprese che acquistano in buona fede prodotti potenzialmente pericolosi, e soprattutto nei confronti dei produttori europei che sostengono costi significativi per rispettare regole che altri ignorano impunemente.
“TRUMPF non chiede protezioni speciali né vantaggi competitivi: chiede che le regole esistenti vengano applicate con la stessa severità per tutti. In un momento in cui l’industria manifatturiera europea affronta pressioni senza precedenti, lasciare che il mercato sia distorto da pratiche sleali significa indebolire ulteriormente un settore già sotto stress”, conclude Alexander Kunz.



