{"id":996,"date":"2019-03-14T10:44:26","date_gmt":"2019-03-14T10:44:26","guid":{"rendered":"https:\/\/controlloemisura.com\/?p=996"},"modified":"2025-06-24T15:42:18","modified_gmt":"2025-06-24T15:42:18","slug":"il-futuro-e-negli-ecosistemi-digitali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/il-futuro-e-negli-ecosistemi-digitali\/","title":{"rendered":"Il futuro \u00e8 negli ecosistemi digitali"},"content":{"rendered":"<p>Negli ecosistemi digitali prodotti e servizi si trasformano e si fondono, attingendo l\u2019un l\u2019altro per creare un\u2019esperienza superiore. Invece di affidarsi a supply chain rigide, il mondo si sta spostando verso un modello incentrato sulla domanda<\/p>\n<p><em>di Valerio Alessandroni<\/em><\/p>\n<p>Industry 4.0 e la digitalizzazione sono spesso percepite solo come concetti tecnologici mirati ad aumentare l\u2019efficienza e ridurre i costi. Molte aziende sottovalutano ancora l\u2019enorme impatto sul mercato dei modelli di business innovativi e la loro integrazione in ecosistemi digitali superiori: in futuro, i vincitori della digitalizzazione non saranno i prodotti migliori, ma gli ecosistemi pi\u00f9 forti.<br \/>\nPer molti anni, le aziende hanno utilizzato dei modelli di business orientati alla fornitura, progettando i loro prodotti o servizi per il massimo profitto e cercando di rispondere con essi alla domanda dei clienti. Le vendite avvenivano attraverso un ecosistema di partner di canale, tenendo sotto controllo l\u2019intera catena del valore. In quest\u2019ottica, le aziende si sono quindi concentrate sull\u2019ottimizzazione della supply chain.<\/p>\n<p><strong>I limiti dell\u2019ecosistema tradizionale<\/strong><br \/>\nUn ecosistema di questo tipo sta ormai mostrando tutti i suoi limiti, perch\u00e9 si appoggia molto sulle risorse dell\u2019azienda e rende difficile innovare ed espandere un prodotto o un servizio con nuove funzionalit\u00e0. In genere, le opzioni di prodotto e servizio non sono molto flessibili e il cliente \u00e8 alla merc\u00e9 di una supply chain rigida. Altri problemi che nascono da un ecosistema tradizionale sono il ritardo negli ordini (non sono previsti ordini on demand), possibili equivoci (l\u2019incertezza nelle comunicazioni porta a flussi di lavoro inefficienti), l\u2019inefficacia del programma di produzione, che non riesce a prendere immediatamente in carico eventi imprevisti e la bassa flessibilit\u00e0, perch\u00e9 l\u2019aggiustamento del programma di produzione richiede costi o sforzi elevati. Infine, questi modelli obsoleti sono limitati nella loro capacit\u00e0 di mantenere le relazioni con i clienti: i produttori di automobili raramente vedono il cliente dopo aver venduto il veicolo, la carta fedelt\u00e0 del negozio di alimentari aiuta le aziende a creare offerte speciali interessanti per gli acquirenti, ma questa relazione finisce alla cassa.<\/p>\n<p><strong>Nuove piattaforme tecnologiche e servizi online a valore aggiunto<\/strong><br \/>\nGli ecosistemi digitali trasformano profondamente il modello tradizionale. Invece di utilizzare, come in passato, un percorso lineare tra fornitore e cliente, le aziende possono utilizzare nuove piattaforme tecnologiche e servizi online a valore aggiunto per creare maggiori opportunit\u00e0 di business. L\u2019ecosistema digitale genera valore anche per l\u2019intera supply chain, fornendo alle aziende pi\u00f9 modi per migliorare le loro proposte di servizio. Permette infine di interagire con il cliente indirettamente in molti punti diversi della loro vita quotidiana. Gli ecosistemi digitali possono essere pensati come una rete sulla quale poggiano le diverse tecnologie. Al livello pi\u00f9 alto sono composti da aziende, persone, dati, processi e cose che sono collegati dall\u2019uso condiviso delle piattaforme digitali per favorire la collaborazione e fornire risultati utili a tutte le parti coinvolte. L\u2019idea \u00e8 di creare una raccolta di servizi flessibili che possano spostarsi e adattarsi rapidamente alle esigenze in continua evoluzione di un\u2019azienda.<\/p>\n<p><strong>Scambio di dati e servizi condivisi grazie alle piattaforme digitali<\/strong><br \/>\nI nuovi ecosistemi sono abilitati dall\u2019intreccio di diverse tecnologie, dal cloud computing alle piattaforme social, IoT e mobili, e di quanto consente la fruizione flessibile delle risorse, la creazione di canali di interazione specializzati e collaborativi, l\u2019accesso alle pi\u00f9 diverse piattaforme applicative e di servizio. Per il loro decollo sono anche necessarie nuove professionalit\u00e0 ICT. Quindi, negli ecosistemi digitali si realizzano nuovi prodotti e servizi facendo leva su piattaforme digitali che permettono di scambiare dati e condividere servizi. Secondo gli analisti, entro il 2020 l\u201985% delle societ\u00e0 leader saranno aziende con forti piattaforme digitali o inserite in contesti che le condividono. Gli ecosistemi digitali danno anche alle aziende pi\u00f9 valore sotto forma di dati dei clienti. Un negozio di alimentari pu\u00f2 ora avere accesso a una grande quantit\u00e0 di informazioni aggiuntive, raccolte da altri e rese disponibili in forma aggregata e anonima. Pu\u00f2 inoltre utilizzare questi dati nelle sue analisi per ottenere nuove informazioni sulle decisioni prese dai clienti.<\/p>\n<p><strong>Nuovi servizi sostituiranno intere categorie di prodotti?<\/strong><br \/>\nGrazie agli ecosistemi digitali invece di affidarsi a supply chain rigide che non soddisfano necessariamente le esigenze del cliente, il mondo si sta spostando verso un modello incentrato sulla domanda. I clienti serviti da questi ecosistemi digitali vogliono i loro prodotti o servizi immediatamente, nelle forme e nelle quantit\u00e0 corrette. Le aziende che non si aggiornano avranno dei grossi problemi. Questo spostamento potrebbe distruggere intere categorie di prodotti, sostituendoli con nuovi servizi. Nei prossimi anni, la mobilit\u00e0 come servizio inizier\u00e0 a sostituire le vendite dei veicoli perch\u00e9 consentir\u00e0 ai clienti di prenotare l\u2019automobile di cui hanno bisogno tramite un servizio digitale sui loro smartphone. Invece di pagare decine di migliaia di euro per un\u2019auto che sta ferma per il 90% del tempo, potranno ordinare qualunque auto quando lo desiderano. Per far fronte a questo cambiamento, l\u2019industria automobilistica sar\u00e0 costretta a passare a un modello incentrato sulla domanda piuttosto che a uno orientato alla fornitura.<\/p>\n<p><strong>Il futuro delle organizzazioni<\/strong><br \/>\nIn conclusione, da una parte abbiamo le organizzazioni tradizionali caratterizzate da sistemi IT rigidi, costruiti in funzione della supply chain o delle loro applicazioni, e utilizzano processi di business e amministrativi di tipo gerarchico e con un limitato scambio di informazioni. Dall\u2019altra invece le organizzazioni digitali impiegano sistemi IT scalabili basati su cloud, dispositivi mobili, big data e collaborazione, utilizzano processi end-to-end basati sulla collaborazione e su KPI real-time, favoriscono l\u2019interazione social con dipendenti, clienti e partner e utilizzano l\u2019informazione a 360\u00b0. Si tratta di un cambiamento epocale. Potranno scuola e universit\u00e0 adeguarsi a queste nuove esigenze? La risposta \u00e8 affermativa, ma con alcune riserve. C\u2019\u00e8 un malinteso comune: siamo sicuri che digitalizzazione significhi Industry 4.0? Come abbiamo appena visto, la digitalizzazione (che si esprime per esempio negli ecosistemi digitali) \u00e8 la semplice sostituzione di tecnologie o metodi convenzionali con tecnologie basate sull\u2019ICT. Oppure, \u00e8 l\u2019introduzione di tecnologie ICT per eseguire nuovi tipi di operazioni. Per esempio, se un\u2019azienda memorizza i propri documenti in archivi cartacei, con la digitalizzazione pu\u00f2 archiviare e gestire elettronicamente i documenti stessi. Essendo descritti da file, possono quindi essere scambiati facilmente fra i diversi reparti dell\u2019azienda o fra l\u2019azienda e i suoi fornitori o clienti, con la pubblica amministrazione e via dicendo.<\/p>\n<p><strong>Un nuovo modo di pensare 4.0<\/strong><br \/>\nLe nuove tecnologie consentono di digitalizzare ogni parte del ciclo produttivo e ogni parte dell\u2019impresa e delle sue funzioni.<br \/>\nA questo scopo, il mercato offre nuovi controller industriali, nuove tecnologie fieldbus, nuovi software e cos\u00ec via, tutti integrabili fra loro. Come, d\u2019altra parte, era gi\u00e0 possibile vent\u2019anni fa, quando il termine Industry 4.0 non era ancora stato inventato. Tuttavia, se queste tecnologie fossero sufficienti a rendere un\u2019azienda \u201cIndustria 4.0\u201d, tutte potrebbero diventarlo e sbaragliare la concorrenza: basterebbe comprare e utilizzare qualche nuova tecnologia come il cloud, l\u2019intelligenza artificiale, Industrial Ethernet eccetera. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec. Se un\u2019azienda non \u00e8 efficiente o utilizza un business model obsoleto, le nuove tecnologie non sono di alcun aiuto. Industry 4.0 \u00e8 molto di pi\u00f9.<br \/>\n\u00c8 una questione di innovazione, nuovi modelli di business, un nuovo approccio al lavoro e ai lavoratori e molto altro.<br \/>\nUn nuovo modo di pensare che pu\u00f2 essere acquisito pi\u00f9 sul campo che in un\u2019aula scolastica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ecosistemi digitali prodotti e servizi si trasformano e si fondono, attingendo l\u2019un l\u2019altro per creare un\u2019esperienza superiore. Invece di affidarsi a supply chain rigide, il mondo si sta spostando verso un modello incentrato sulla domanda di Valerio Alessandroni Industry 4.0 e la digitalizzazione sono spesso percepite solo come concetti tecnologici mirati ad aumentare l\u2019efficienza &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":997,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_seopublitec_title":"","_seopublitec_meta_desc":"","_seopublitec_keyphrases":"","_seopublitec_canonical":"","_seopublitec_noindex":false,"_seopublitec_nofollow":false,"_seopublitec_og_title":"","_seopublitec_og_desc":"","_seopublitec_twitter_title":"","_seopublitec_twitter_desc":"","_seopublitec_twitter_image":"","_seopublitec_og_image":"","_seopublitec_twitter_card":"","_seopublitec_cornerstone":false,"_seopublitec_score":""},"categories":[27],"tags":[],"class_list":["post-996","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tecnologie"],"openstation_lock":null,"openstation_contributors":[],"openstation_attached_media":[997],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/996","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=996"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/996\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":998,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/996\/revisions\/998"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/media\/997"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=996"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=996"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=996"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}