{"id":405,"date":"2018-01-29T10:37:09","date_gmt":"2018-01-29T10:37:09","guid":{"rendered":"https:\/\/controlloemisura.com\/?p=405"},"modified":"2025-06-24T15:42:18","modified_gmt":"2025-06-24T15:42:18","slug":"pronti-per-i-nuovi-modelli-di-business","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/pronti-per-i-nuovi-modelli-di-business\/","title":{"rendered":"Pronti per i nuovi modelli di business?"},"content":{"rendered":"<p>Quali saranno le prospettive della digitalizzazione? Ce lo spiega Giambattista Gruosso, professore del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, partendo dalle competenze meccatroniche nei distretti industriali italiani<\/p>\n<p><em>di Fabrizio Dalle Nogare<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il professor Giambattista Gruosso del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, profondo conoscitore dell\u2019industria manifatturiera italiana e delle sue trasformazioni, ci ha concesso una chiacchierata sullo stato dell\u2019arte e sulle prospettive della digitalizzazione in Italia, partendo dalle tendenze emerse dalle analisi che con il suo team conduce ogni anno relativamente alle competenze meccatroniche nei distretti industriali italiani, contestualmente al Forum Meccatronica. L\u2019evento di settore, organizzato da ANIE Automazione e Messe Frankfurt Italia, ha ispirato e promosso tramite i due enti l\u2019Osservatorio.<\/p>\n<p><strong>Partiamo dall\u2019indagine realizzata con il suo gruppo di lavoro per il progetto \u201cMappatura delle competenze meccatroniche\u201d, promosso da Messe Frankfurt Italia e ANIE Automazione, che \u00e8 stato presentato a dicembre e quest\u2019anno ha riguardato le Marche. Quali sono i principali aspetti emersi e cosa vi ha pi\u00f9 sorpreso?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;I territori presi in esame dalle indagini che abbiamo condotto in questi anni sono molto differenti tra loro. All\u2019interno dei singoli territori, per\u00f2, si nota una contaminazione delle best practices dovuta al fatto che gli imprenditori comunicano tra loro, dando vita a forme di imitazione positive. Come tendenza, nel territorio marchigiano abbiamo notato che anche il mondo dei servizi, fino a non molto tempo fa totalmente estraneo a quello dell\u2019industria, guarda con maggiore attenzione ai temi dell\u2019automazione. Questo deriva anche dal fatto che alcune soluzioni (pensiamo al cloud) nate per altri contesti vengono sempre pi\u00f9 applicate al mondo industriale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Quali richieste arrivano ai fornitori da parte di chi utilizza le soluzioni di automazione, vale a dire costruttori di macchine e, ovviamente, end user?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Una maggiore applicabilit\u00e0 degli strumenti di intelligenza artificiale, innanzitutto. Chi opera nell\u2019industria conosce le potenzialit\u00e0 del cosiddetto machine learning e c\u2019\u00e8 parecchia curiosit\u00e0 intorno a questo tema. Poi, risparmio energetico e manutenzione predittiva sono sicuramente i due aspetti pi\u00f9 immediatamente comprensibili dal punto di vista del processo industriale. Tuttavia, si fatica a trovare chi sappia davvero gestire i sistemi in funzione dell\u2019analisi dei dati di produzione: le architetture sono ben attrezzate per raccogliere i dati, per\u00f2 spesso manca il cosiddetto data scientist, cio\u00e8 una figura in grado di studiare e analizzare queste informazioni, anche perch\u00e9 i fornitori di tecnologia tendono a ridurre le competenze di natura informatica richieste ai clienti tramite l\u2019uso di App dall\u2019interfaccia semplice e intuitiva. Un\u2019altra richiesta riguarda l\u2019interoperabilit\u00e0 dei componenti che costituiscono le architetture, per evitare che una soluzione tecnologica possa condizionare la scelta dell\u2019architettura di gestione, soprattutto della parte informatica. In sintesi, c\u2019\u00e8 la volont\u00e0 di utilizzare le tecnologie di automazione ma, al tempo stesso, anche un po\u2019 di diffidenza legata al fatto che i risultati non sono cos\u00ec facilmente misurabili&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i principali rischi per gli imprenditori che si approcciano alla digitalizzazione dei processi?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Ne vedo almeno tre. Il primo \u00e8 sottovalutare sia le potenzialit\u00e0 che i costi di questa trasformazione. Il secondo \u00e8 investire senza avere una strategia, o una visione, rischiando quindi di far lievitare i costi. Il terzo rischio \u00e8 non considerare il legame tra tecnologia e capitale umano: senza un\u2019adeguata formazione delle risorse, le tecnologie rimangono inutilizzate o ingestibili. Parlando di Industria 4.0, a mio parere molti considerano, sbagliando, la sola questione della connettivit\u00e0, mentre in realt\u00e0 lo scenario \u00e8 molto pi\u00f9 complesso e caratterizzato dalla commistione di diverse tecnologie. Per fare un esempio pi\u00f9 concreto, ci sono aziende che hanno approcciato la questione gi\u00e0 anni fa, ma in modo piuttosto casuale, spesso iper-sensorizzando un macchinario, salvo accorgersi degli errori dopo le prime analisi. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 ammissibile ripetere gli stessi errori&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ritiene che la meccatronica e la digitalizzazione possano, a medio-lungo termine, favorire la nascita e lo sviluppo di imprese manifatturiere anche in regioni oggi meno avanzate, come quelle del Centro-Sud Italia?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 un tema abbastanza caldo. Portare tecnologie in un tessuto di aziende pi\u00f9 restie a questo tipo di investimenti \u00e8 di certo pi\u00f9 complicato. Indubbiamente la tecnologia porta un beneficio, ma il problema della disponibilit\u00e0 di una rete di infrastrutture adeguata (sia fisica che virtuale) rimane centrale e non pu\u00f2 essere eluso. \u00c8 diverso, per esempio, completare e aggiornare la copertura digitale di un territorio rispetto a costruire ex-novo una copertura digitale. Riguardo al Mezzogiorno, ci sono diverse esperienze di aziende fortemente tecnologiche e integrate con i processi pi\u00f9 moderni: sono realt\u00e0 che hanno spesso fatto degli investimenti e adeguato il loro sistema di lavorare, di gestire i processi di produzione. Ci sono, per\u00f2, differenze importanti anche tra le diverse zone del Mezzogiorno&#8221;.<\/p>\n<p><strong>A proposito di competenze, oggi si evidenzia una discrasia tra sviluppo tecnologico e competenze delle persone chiamate a gestire i processi. Secondo lei, questo \u00e8 un fattore di rischio per l\u2019industria italiana?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Non credo che si tratti di per s\u00e9 di una mancanza di competenze tout court, quanto piuttosto di una mancanza di competenze nei singoli territori. Oggi i bacini di attrazione di certa formazione sono spesso lontani dai territori in cui la formazione \u00e8 erogata. In altre parole, le competenze ci sono, ma non sempre le aziende riescono a essere attrattive nel portarle verso i loro territori. Gli enti formativi italiani si dimostrano attrezzati nel fornire le cosiddette hard skill, altrimenti non si spiegherebbe perch\u00e9 i nostri laureati sono appetibili all\u2019estero. Indipendentemente dal programma promosso dal governo, manca ancora una reale alternanza tra scuola e lavoro, un sistema che permetta agli studenti di fare pratica. Le universit\u00e0 o gli istituti tecnici possono insegnare a implementare una tecnologia, o le formule legate a un problema, ma non possono insegnare agli studenti cosa significa lavorare all\u2019interno di un processo aziendale. Allo stesso modo, \u00e8 assolutamente fondamentale oggi pensare a dei percorsi intermedi di riqualificazione delle risorse, che possano integrare le competenze \u201chard\u201d con le soft skill, quanto mai cruciali nel contesto attuale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Anche grazie all\u2019azione del governo, nel dibattito si sta sempre pi\u00f9 affermando l\u2019espressione \u201cimpresa 4.0\u201d come alternativa italiana a \u201cindustria 4.0\u201d di matrice tedesca. Si tratta di una semplice questione di marketing, oppure \u00e8 un concetto che gli imprenditori in Italia dovrebbero far proprio per introdurre in modo pi\u00f9 efficace la digitalizzazione?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Innanzitutto, il marketing non dovrebbe essere visto con accezione negativa. Le tecnologie che ricadono sotto il nome di Industria 4.0 possono portare un beneficio reale al paese, finalizzato alla crescita dell\u2019export, in grado di generare PIL aggiuntivo. Se si analizza il contesto anche sovranazionale si capisce che \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile contare su posizioni di vantaggio, anche perch\u00e9 le tecnologie non sono pi\u00f9 appannaggio soltanto di un territorio o di una zona del mondo: pensiamo per esempio alla Cina, oggi in grado di creare sistemi fortemente automatizzati basati su tecnologia tedesca. Inoltre, gli imprenditori non possono pi\u00f9 affezionarsi ai loro prodotti, ma dovrebbero pensare che, in realt\u00e0, la trasformazione oggi in atto pu\u00f2 portare a un cambiamento del loro business. Siamo certi che, in futuro, si venderanno gli stessi prodotti di oggi? Come si pu\u00f2 cambiare il business sulla base della trasformazione dettata da Industria 4.0? E come dare valore ai servizi, oltre che ai prodotti? Sono tutte domande che devono far parte della visione degli imprenditori illuminati&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali saranno le prospettive della digitalizzazione? 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