{"id":323,"date":"2018-04-22T12:46:16","date_gmt":"2018-04-22T12:46:16","guid":{"rendered":"https:\/\/controlloemisura.com\/?p=323"},"modified":"2025-06-24T15:42:18","modified_gmt":"2025-06-24T15:42:18","slug":"industry-4-0-risultati-tendenze-agevolazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/industry-4-0-risultati-tendenze-agevolazioni\/","title":{"rendered":"Industry 4.0: risultati, tendenze, agevolazioni"},"content":{"rendered":"<p>Quanto \u00e8 stato fatto e quanto c\u2019\u00e8 ancora da fare perch\u00e9 Industry 4.0 diventi una realt\u00e0 concreta e condivisa? Ne parliamo con il comitato tecnico scientifico di \u201cControllo e Misura\u201d, toccando subito un aspetto chiave: si tratta di rivoluzione o evoluzione?<\/p>\n<p><em>a cura della redazione<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Dopo mesi e mesi di evangelizzazione sulla necessit\u00e0 delle aziende italiane di conformarsi a Industry 4.0, \u00e8 possibile avere un\u2019idea pi\u00f9 o meno completa di quello che sta succedendo sul mercato nostrano? In termini di nuove tecnologie, agevolazioni fiscali, e soprattutto di adeguamento ai nuovi dettami. L\u2019impresa non \u00e8 facile ma, anche se siamo in una fase embrionale, dei risultati cominciano a vedersi. Ne parliamo con i membri del comitato tecnico scientifico di \u201cControllo e Misura\u201d, a cui abbiamo posto una serie di domande. Possiamo intanto darvi come anticipazione una certezza: c\u2019\u00e8 ancora molto da fare.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 stato nell\u2019anno appena concluso un impatto concreto di Industry 4.0 sulle tecnologie di strumentazione e di automazione? O siamo ancora troppo agli albori per avere un quadro generale realistico?<\/strong><br \/>\nGli estensori del progetto tedesco Industrie 4.0 scrivono che \u201cle tecnologie per l\u2019industria 4.0 sono ancora nella loro infanzia\u201d. L\u2019Industrial Internet Consortium (IIC), che sta pilotando le applicazioni industriali della Internet of Things, afferma che \u201cc\u2019\u00e8 ancora molto lavoro da fare per ottenere un livello di comunicazione soddisfacente\u201d.<br \/>\nA livello normativo il gruppo di lavoro congiunto JWG21, che la ISO e la IEC hanno attivato sullo \u201cSmart Manufacturing\u201d, sta ancora animatamente discutendo su cosa significhi \u201cSmart Manufacturing\u201d. In sintesi, non siano in vista di \u201cnuove\u201d tecnologie rivoluzionarie per la fabbrica. Ogni nuova tecnologia si \u00e8 affermata attraverso un lento e faticoso sviluppo che nel tempo si cristallizza in una soluzione condivisa. Quindi per il futuro dovremmo aspettarci solo strumenti migliori, meno costosi e pi\u00f9 semplici, sperando in una maggior cultura condivisa. Industry 4.0 quindi pi\u00f9 che una rivoluzione \u00e8 una evoluzione. Nell\u2019automazione di processo stiamo assistendo alla iniezione e al potenziamento di funzionalit\u00e0 di connettivit\u00e0 e di elaborazione\/presentazione dati. Di aziende che stanno innovando ce ne sono, ma la conoscenza di Industry 4.0 e delle possibilit\u00e0 che pu\u00f2 offrire \u00e8 ancora scarsa.<br \/>\nSe proprio vogliamo parlare di un impatto concreto, lo possiamo trovare a livello finanziario pi\u00f9 che in una reale trasformazione dei modelli di business.<\/p>\n<p><strong>Il mercato sta rispondendo in modo flessibile ai cambiamenti in atto, oppure mostra delle resistenze? Ci sono settori pi\u00f9 propensi di altri ad abbracciare la digitalizzazione?<\/strong><br \/>\nMolte aziende italiane utilizzavano da tempo, alcune da oltre un decennio, quelle che il Piano Industria 4.0 definisce \u201ctecnologie abilitanti\u201d. Per queste aziende il Piano non ha portato nulla di nuovo ma \u00e8 stato un efficace strumento finanziario.<br \/>\nAltre invece hanno dovuto revisionare le prassi aziendali, aggiornare i sistemi di automazione, aumentare la sensorizzazione delle macchine, sviluppare nuovi strumenti software. Per loro il Piano \u00e8 stato senz\u2019altro utile. Alla base, in tutti i settori, c\u2019\u00e8 la voglia di apprendere nuove tecnologie, di migliorare il prodotto, di capire i vantaggi derivanti da un\u2019automazione pi\u00f9 spinta e integrata.<br \/>\nIn aggiunta, il Super e l\u2019Iper Ammortamento rappresentano incentivi interessanti per procedere a revamping, espansioni e miglioramenti. Tuttavia alcune resistenze rimangono: l\u2019esasperazione delle connettivit\u00e0 comporta un\u2019apertura alle reti che si allarga al problema della sicurezza informatica; l\u2019elevata dose di integrazione tra sistemi multi-vendor vede un gap tra \u201cconnessi\u201d e \u201cintegrati\u201d colmabile solo attraverso persone dalle competenze distribuite e trasversali.<br \/>\nSi sta cercando quindi di fare un passo avanti, integrando le operazioni di produzione con le altre operazioni dell\u2019impresa, dalla logistica all\u2019organizzazione del lavoro, all\u2019assistenza post-vendita e cos\u00ec via.<br \/>\nCi sono esempi incoraggianti, ma c\u2019\u00e8 ancora molto da fare, soprattutto a livello di formazione del management e del personale.<\/p>\n<p><strong>Dopo la prima fase di diffusione dei nuovi precetti di Industry 4.0, si pu\u00f2 gi\u00e0 prevedere quali saranno le tendenze future, in ambito sia tecnologico sia di business model?<\/strong><br \/>\nIn questa fase preliminare, lo sforzo comune \u00e8 quello di definire un \u201cmodello di riferimento\u201d: si sta cercando di standardizzare una struttura dati capace di contenere tutte le informazioni utili per interagire (ad esempio con una macchina) in tutte le fasi del suo ciclo di vita a seconda degli interessi specifici del soggetto interagente (che pu\u00f2 anche essere un\u2019altra macchina).<br \/>\nIl primo modello di riferimento \u00e8 quello tedesco, chiamato RAMI 4.0, costituito da una matrice tridimensionale che identifica \u201cquando\u201d nel ciclo di vita un dato si rende utile, \u201cdove\u201d cio\u00e8 a che livello funzionale della fabbrica, e \u201cper chi\u201d ovvero i soggetti interessati al dato. Tra le tendenze gi\u00e0 identificabili: la diffusione di smart sensor e protocolli wireless, gli strumenti hardware e software per la sicurezza informatica, le tecnologie di virtualizzazione, la diffusione di OPC-UA come standard di condivisione dati contestualizzati, gli algoritmi di Data Analytic per l\u2019estrazione dai Big Data di informazioni utili per il controllo e la gestione del processo produttivo, i pacchetti di integrazione con i laboratori, le piattaforme (MES) e le applicazioni di gestione della produzione e interfacciamento coi sistemi gestionali.<br \/>\nPer quanto riguarda il business model, un trend fondamentale riguarder\u00e0 la flessibilit\u00e0, per poter rispondere immediatamente alle esigenze del mercato.<br \/>\nQuindi, assisteremo probabilmente alla nascita di startup di piccole dimensioni, mentre le realt\u00e0 pi\u00f9 grandi creeranno nuove business division pi\u00f9 snelle.<\/p>\n<p><strong>Cosa \u00e8 stato fatto fino a ora in tema di agevolazione fiscale, e su cosa si dovrebbe mirare in particolare per dare un aiuto sempre pi\u00f9 tangibile alle aziende?<\/strong><br \/>\nIl meccanismo di incentivazione del Piano Nazionale ha sicuramente aiutato gli investimenti in macchinario (Ucimu parla di un +86% sul venduto in Italia del quarto trimestre) e ha dato una scossa a un mercato asfittico, ma allo stesso tempo ha mostrato limiti ed errori. Il balletto delle date di termine degli incentivi, i modelli di certificazione pubblicati a met\u00e0 dicembre inoltrato, il sovrapporsi e l\u2019intrecciarsi di strutture per il trasferimento tecnologico e la ricerca creano diffidenza e confusione.<br \/>\nDetto questo, qualche effetto positivo si sta vedendo. Bisognerebbe mantenere gli incentivi e renderli ancora pi\u00f9 allettanti per chi introduce miglioramenti reali e misurabili nel suo sistema produttivo.<br \/>\nBasta guardare cosa accade in Germania. L\u00e0 si sono spinti due aspetti trascurati dal Piano Nazionale italiano: lo sviluppo delle nuove tecnologie, e dei nuovi prodotti\/servizi. Industria 4.0 finanzia l\u2019utilizzo delle tecnologie esistenti, ma non aiuta lo sviluppo (o almeno il monitoraggio) di quelle che saranno le vere tecnologie della futura fabbrica 4.0.<br \/>\nTra qualche anno rischiamo di dover acquistare le tecnologie dell\u2019automazione all\u2019estero. Inoltre, il Piano Industria 4.0 non supporta lo sviluppo di nuovi prodotti sensorizzati e connessi, n\u00e9 chi intende lanciare servizi basati su tecnologie 4.0. Non solo, dunque, bisogna fare meglio ci\u00f2 che abbiamo sempre fatto, ma anche cose nuove che possano offrire i benefici della digitalizzazione. In aggiunta, le imprese dovrebbero essere incoraggiate non solo ad acquistare nuovi macchinari, ma soprattutto a fare rete, a entrare in hub di innovazione, ad allearsi per affrontare nuovi mercati, a partecipare a progetti di ricerca e sviluppo internazionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto \u00e8 stato fatto e quanto c\u2019\u00e8 ancora da fare perch\u00e9 Industry 4.0 diventi una realt\u00e0 concreta e condivisa? 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