{"id":1241,"date":"2019-09-04T13:15:45","date_gmt":"2019-09-04T13:15:45","guid":{"rendered":"https:\/\/controlloemisura.com\/?p=1241"},"modified":"2025-06-24T15:41:26","modified_gmt":"2025-06-24T15:41:26","slug":"nuove-sfide-per-leconomia-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/nuove-sfide-per-leconomia-europea\/","title":{"rendered":"Nuove sfide per l\u2019economia europea"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cambiamenti dello scenario politico, nuovi dazi, gestione dei rapporti <br> con la Cina: sono numerose le variabili con cui le imprese italiane devono fare i conti, tra la domanda internazionale che potrebbe ridimensionarsi e la debolezza del mercato interno<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Renato Uggeri<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La manifattura mondiale sta uscendo da una lunga fase di sviluppo avvenuta nel segno della globalizzazione. Il tramonto di questa fase, che aveva visto affermarsi una visione multilaterale degli scambi internazionali e una progressiva liberalizzazione dei mercati, pone le economie industriali di fronte a percorsi inediti.<br>\nL\u2019Italia, in particolare, si trova di fronte a un nuovo contesto, in cui il sostegno garantito dalla domanda internazionale rischia di ridimensionarsi, riproponendo la questione di un mercato interno strutturalmente debole. Spicca la persistente debolezza della domanda di investimento, penalizzata dal crollo della componente pubblica dedicata alle infrastrutture. Ma la stessa componente privata, pure sostenuta dalle politiche di incentivazione in chiave 4.0, risente a sua volta del clima di crescente incertezza.<br>\nNonostante la contrazione dei livelli di attivit\u00e0 subita negli anni della crisi, e il crescente diffondersi dello sviluppo industriale verso nuove aree economiche, l\u2019Italia era nel 2018 ancora la settima potenza manifatturiera del mondo. A questo ruolo ne corrisponde uno altrettanto rilevante dal punto di vista della capacit\u00e0 di esportare, che ci vede al nono posto nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I risultati delle elezioni europee: aumentano gli euroscettici ma\u2026<\/strong><br> In questo quadro economico si sono recentemente svolte le elezioni europee, che alcuni osservatori indipendenti hanno classificato come la tornata elettorale del \u201cs\u00ec, ma\u201d. Infatti, gli euroscettici sono cresciuti (trionfando addirittura in alcuni Paesi), ma non sono riusciti a ribaltare la maggioranza del Parlamento europeo: i partiti tradizionali hanno perso consensi pressoch\u00e9 ovunque, ma la maggioranza a Strasburgo per adesso pare destinata a restare nelle loro mani. Vi \u00e8 poi stata una buona prova delle nuove formazioni tendenzialmente pro-Ue, ma non dappertutto. Infine, il Regno Unito avrebbe dovuto essere fuori dall\u2019Ue da due mesi, ma invece \u00e8 stato tra i primi Paesi a votare, destinando il 31% e oltre delle preferenze al neonato Brexit Party e alla sua proposta di Brexit senza accordo. Ora il neoeletto Parlamento dovr\u00e0 eleggere il nuovo presidente della Commissione europea e il Consiglio europeo dovr\u00e0 nominare il prossimo presidente della BCE: si stanno quindi per giocare i futuri equilibri politici del Vecchio continente, e soprattutto le strategie monetarie e fiscali dell\u2019Unione. In ballo ci sono forti interessi politici nei confronti dell\u2019apertura ai mercati esteri: posizioni diverse riguardanti la limitazione delle importazioni dalla Cina, la ricerca di rapporti commerciali pi\u00f9 stretti con gli Stati Uniti e le sanzioni contro la Russia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I rischi delle politiche protezionistiche<\/strong><br> Nello stesso tempo, gli effetti di un\u2019escalation protezionistica portata avanti dagli Stati Uniti potrebbero essere significativi sia per le economie pi\u00f9 direttamente coinvolte, sia a livello globale, in considerazione degli impatti sulla fiducia degli operatori e sulle catene del valore. Per esempio, se Washington decidesse nel corso del 2019 di imporre un dazio del 25% su tutti i prodotti provenienti da Pechino e sulle importazioni di autoveicoli dal mondo, le ripercussioni negative colpirebbero l\u2019intero sistema del commercio internazionale. Le esportazioni italiane di beni verso il mondo aumenterebbero pi\u00f9 lentamente (-0,2 punti percentuali nel 2019 e -0,6 p.p nel 2020), con impatti ancora pi\u00f9 marcati per le nostre vendite verso gli Stati Uniti (-0,7 p.p. nel 2019, -1,1 p.p. nel 2020). A questo vanno aggiunti gli effetti di ulteriore rallentamento che una simile escalation potrebbe avere sull\u2019economia cinese (con conseguenze a cascata su altre economie emergenti), aggravando ulteriormente l\u2019impatto sulle esportazioni italiane complessive, che diminuirebbero di 0,8 p.p. nel 2019 e 1,7 p.p. nel 2020. <br> Nel frattempo, la Bank of England ha stimato che una guerra commerciale globale in cui tutto il mondo alza i dazi di circa 10 punti percentuali sottrarrebbe in tre anni circa il 2,5% alla crescita del PIL.<br> Infine non \u00e8 da sottovalutare l\u2019eventuale rallentamento della Germania, prima geografia di destinazione delle nostre merci. Una frenata pi\u00f9 marcata del previsto influenzerebbe in maniera negativa l\u2019export italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il ruolo delle startup innovative<\/strong><br> Intanto, buone notizie arrivano dal fronte interno. Per esempio, per il decimo mese consecutivo l\u2019export italiano all\u2019interno dell\u2019Ue a 28 ha segnato un tasso di crescita tendenziale positivo, realizzando un +2,2% durante lo scorso mese di marzo. Anche nell\u2019ottica congiunturale la dinamica \u00e8 favorevole: rispetto a febbraio, infatti, il valore delle esportazioni italiane nell\u2019area (opportunamente destagionalizzato) ha visto un incremento dello 0,9%.<br> La bilancia commerciale dell\u2019Italia con l\u2019Unione europea ha registrato, cos\u00ec come avviene da inizio anno, un attivo: a marzo il surplus si \u00e8 attestato, infatti, a oltre 1,2 miliardi di euro, con un ampliamento di 528 milioni rispetto all\u2019avanzo realizzato nello stesso mese del 2018.<br> Da notare anche che, nel primo trimestre del 2019, le startup innovative italiane hanno superato per la prima volta quota 10.000, assestandosi precisamente a 10.075 al 31 marzo. <br> Il loro ruolo \u00e8 sempre pi\u00f9 marcato, rappresentando ormai il 3% di tutte le societ\u00e0 di recente costituzione, e coinvolgendo oltre 55.000 soci e addetti. Si tratta tipicamente di imprese giovani: oltre a essere tutte costituite da meno di 5 anni, le startup presentano almeno un socio under 35 nel 42,9% dei casi, dato nettamente superiore rispetto al 33,7% registrato tra tutte le neo-imprese \u201cnon innovative\u201d. Altra caratteristica saliente \u00e8 la loro appartenenza alla categoria delle micro-imprese. Solo 4 startup su 10 (4.271) hanno almeno un dipendente, e anche queste ultime presentano in media non pi\u00f9 di 3,1 addetti ciascuna, contro i 5,6 delle altre imprese di recente costituzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cambiamenti dello scenario politico, nuovi dazi, gestione dei rapporti con la Cina: sono numerose le variabili con cui le imprese italiane devono fare i conti, tra la domanda internazionale che potrebbe ridimensionarsi e la debolezza del mercato interno di Renato Uggeri La manifattura mondiale sta uscendo da una lunga fase di sviluppo avvenuta nel segno &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":1242,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_seopublitec_title":"","_seopublitec_meta_desc":"","_seopublitec_keyphrases":"","_seopublitec_canonical":"","_seopublitec_noindex":false,"_seopublitec_nofollow":false,"_seopublitec_og_title":"","_seopublitec_og_desc":"","_seopublitec_twitter_title":"","_seopublitec_twitter_desc":"","_seopublitec_twitter_image":"","_seopublitec_og_image":"","_seopublitec_twitter_card":"","_seopublitec_cornerstone":false,"_seopublitec_score":""},"categories":[27],"tags":[],"class_list":["post-1241","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tecnologie"],"openstation_lock":null,"openstation_contributors":[],"openstation_attached_media":[1242],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1241"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1243,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241\/revisions\/1243"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1242"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1241"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1241"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.publiteconline.it\/controlloemisura\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1241"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}