{"id":5152,"date":"2021-03-25T15:19:49","date_gmt":"2021-03-25T15:19:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/?p=5152"},"modified":"2021-03-25T15:54:48","modified_gmt":"2021-03-25T15:54:48","slug":"la-robotica-collaborativa-e-flessibile-e-un-affare-da-pmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/la-robotica-collaborativa-e-flessibile-e-un-affare-da-pmi\/","title":{"rendered":"La robotica collaborativa e flessibile \u00e8 un affare da PMI"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 una piccola-media impresa italiana dovrebbe compare un robot collaborativo? Quali sono i vantaggi che pu\u00f2 dare alla produttivit\u00e0 dell\u2019azienda? Cinque player del settore hanno portato la propria esperienza e le proprie soluzioni, mettendo in luce i pro e i contro dei cobot nelle PMI.<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019edizione 2021 della fiera <a href=\"https:\/\/www.aetevent.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">A&amp;T<\/a>, dedicata a innovazione, tecnologie e competenze 4.0, \u00e8 stata figlia della situazione che stiamo vivendo. Non potendo al momento essere vissuta dal vivo, con i classici stand e convegni di persona, \u00e8 nata la versione digital, con un\u2019innovativa piattaforma connettiva e interattiva che metteva velocemente in contatto visitatori ed espositori, permettendo di replicare in maniera virtuale i classici incontri \u201cfieristici\u201d. Non solo: attraverso la piattaforma \u00e8 stato possibile seguire workshop, tavole rotonde e convegni, porre domande e mettersi in contatto con in relatori.<br>In questo contesto inedito, il 10 febbraio ha avuto luogo la tavola rotonda dal titolo \u201cI cobot per le PMI e non solo: esperienze a confronto\u201d, moderata dal professor Paolo Rocco, docente del Politecnico di Milano e componente del Comitato Scientifico Industriale di A&amp;T. Si \u00e8 cercato di capire come la robotica collaborativa all\u2019interno delle piccole-medie imprese italiane sia in grado di rispondere alle loro esigenze specifiche. Gli ultimi dati della IFR parlano di un mercato della robotica collaborativa intorno al 5% del mercato complessivo della robotica industriale: si parla ancora di una \u201cfase di nicchia\u201d, ma che sta prendendo sempre pi\u00f9 piede e che riscuote maggiore interesse nel tempo. \u201cOggi tutti ne parlano \u2013 ha commentato Paolo Rocco &#8211; sono tutti incuriositi da questa nuova tecnologia. Noi vogliamo andare un pochino pi\u00f9 a fondo e cercare di capire quale sia l\u2019effettivo valore aggiunto di avere un robot collaborativo nel proprio processo produttivo, quando \u00e8 opportuno utilizzarlo e quando no, quali sono i casi di successo a cui ispirarsi\u201d.<br>Per fare pi\u00f9 luce su questa tecnologia e soprattutto per parlarne in modo pratico, sono intervenuti cinque player della robotica che hanno nel proprio portafoglio dei cobot gi\u00e0 pienamente inseriti in diverse aziende clienti che hanno beneficiato di questa novit\u00e0. Hanno parlato nell\u2019ordine: Oscar Ferrato, Collaborative Robot Product Manager di ABB; Pier Paolo Parabiaghi, Sales Manager Robotics di Fanuc; Marco Locatelli, Business Unit Cobotics Manager di Scaglia Indeva; Paolo Vaniglia, Field Application Engineering di Kuka; e Alessio Cocchi, Country Manager di Universal Robots. Ognuno di loro ha portato la propria idea, la propria esperienza, e ha presentato le soluzioni che l\u2019azienda pu\u00f2 offrire alle piccole-medie imprese del panorama italiano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"256\" src=\"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/04-2.jpg\" alt=\"I livelli di HRC: coesistenza, cooperazione e collaborazione. \u00a9Kuka\" class=\"wp-image-5157\" srcset=\"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/04-2.jpg 800w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/04-2-300x96.jpg 300w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/04-2-150x48.jpg 150w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/04-2-768x246.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption>I livelli di HRC: coesistenza, cooperazione e collaborazione. \u00a9Kuka<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019esperienza di ABB: variabilit\u00e0 e bassi volumi<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>OSCAR FERRATO: <\/strong>Quando si parla di robotica collaborativa, ci si riferisce ovviamente ad applicazioni in cui l\u2019operatore lavora a fianco del robot. Nel campo delle PMI italiane, vorrei concentrarmi sul settore della rubinetteria, sui cui ABB si \u00e8 focalizzata da circa un anno. Questo tipo di aziende ha la necessit\u00e0 di assemblare e montare pezzi relativamente piccoli, quindi adatti a lavorazioni con un robot collaborativo, quale appunto lo YuMi. Nei casi in cui i quantitativi di produzione sono importanti, questa viene effettuata tipicamente con sistemi rigidi; la difficolt\u00e0 di questo settore era quindi trovare delle soluzioni tecnologiche per i volumi medio-bassi, che spesso venivano esternalizzati e fatti manualmente per conto terzi. In questo caso, un robot collaborativo pu\u00f2 venire in aiuto, perch\u00e9 le attivit\u00e0 che pu\u00f2 svolgere riguardano l\u2019assemblaggio di sotto componenti, oppure operazioni come l\u2019avvitatura e l\u2019asservimento di macchine e linee.<br>Un nostro cliente, che non aveva un forte background e conoscenza sulla robotica, doveva assemblare un rubinetto temporizzato. Abbiamo allora realizzato un\u2019isola in cui \u00e8 presente il robot a due braccia YuMi, a cui \u00e8 demandato completamente il montaggio, l\u2019assemblaggio e l\u2019avvitatura, insieme alla pallettizzazione finale; il compito dell\u2019operatore umano \u00e8, invece, quello di asservire la macchina nel momento in cui necessita di ricarica dei componenti. Questo approccio permette di avere bassi costi di automazione nell\u2019ambito dell\u2019asservimento delle isole, cos\u00ec da poter avere maggiore potere di investimento sull\u2019attivit\u00e0 di assemblaggio.<br>Ovviamente, anche nel caso di applicazioni collaborative bisogna mantenere alcune accortezze dal punto di vista della sicurezza: per esempio, tutti i componenti del robot sono arrotondati e senza spigoli, cosicch\u00e9 in caso di urto l\u2019operatore non subisca nessun tipo di conseguenza; l\u2019eventuale avvitatore \u00e8 posizionato sotto il banco, in modo tale da non mettere a rischio le mani di una persona; gli scivoli sono caricabili dall\u2019operatore che passa vicino all\u2019isola senza doverci entrare completamente, ed \u00e8 demandato allo YuMi utilizzare una telecamera per riconoscere la presenza dei pezzi e verificare che siano tutti caricati correttamente, e pesca i pezzi solo quando \u00e8 sicuro che sia quello corretto. Inoltre, YuMi \u00e8 di partenza equipaggiato con controlli di forza e tasteggio che controllano che i componenti siano montati senza errori, oppure che le viti siano arrivate a fine corsa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"624\" height=\"625\" src=\"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/3-14.jpg\" alt=\"Con un\u2019analisi di rischi corretta si pu\u00f2 garantire un sistema robotico flessibile e poco invasivo. \u00a9Scaglia Indeva\" class=\"wp-image-5156\" srcset=\"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/3-14.jpg 624w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/3-14-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/3-14-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 624px) 100vw, 624px\" \/><figcaption>Con un\u2019analisi di rischi corretta si pu\u00f2 garantire un sistema robotico flessibile e poco invasivo. \u00a9Scaglia Indeva\n<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019importanza della sicurezza secondo Fanuc<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>PIER PAOLO PARABIAGHI<\/strong>: In Fanuc abbiamo sempre sviluppato la robotica collaborativa con l\u2019obiettivo di trasferire all\u2019interno del robot collaborativo tutta la tecnologia e la funzionalit\u00e0 dei robot industriali tradizionali. I primi cobot che abbiamo sviluppato, circa 6-7 anni fa, mancavano per\u00f2 della funzione teaching: abbiamo quindi realizzato la gamma CRX, che completa l\u2019offerta di Fanuc, pensando alle esigenze di produzione delle PMI e all\u2019eventualit\u00e0 che non posseggano un forte background di robotica. All\u2019interno di questo panorama, abbiamo anche ampliato la categoria di quelli che noi definiamo lightweight robot: le loro caratteristiche danno la possibilit\u00e0 all\u2019utilizzatore e ai system integrator di avere un\u2019installazione immediata e semplificata. Questi robot hanno un ingombro ridotto, cos\u00ec da poter essere installati anche in zone dove gli spazi sono ristretti la loro programmazione \u00e8 intuitiva e pu\u00f2 essere effettuata in modalit\u00e0 \u201csmartphone\u201d. Il braccio \u00e8 stato pensato con le superfici arrotondate, caratteristica fondamentale per quando si esegue il risk assesstment. Una caratteristica innovativa, di nostra creazione, \u00e8 la totale assenza di intercapedini nel braccio e nell\u2019avambraccio del robot, in modo tale che non si creino zone di intrappolamento; questo sempre a favore di un\u2019analisi dei rischi impeccabile.<br>Ma la sicurezza nel robot non \u00e8 limitata alle sue caratteristiche di design esterno. La serie CRX \u00e8, infatti, molto sensibile, ed \u00e8 in grado di arrestarsi in caso di contatto. Per quanto riguarda la gamma Fanuc, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di impostare la funzione di ritrazione all\u2019impatto e quella di allontanamento spinta: la prima permette di evitare lo schiacciamento dell\u2019operatore o di un oggetto, poich\u00e9 il robot \u00e8 in grado di ritrarsi quando avverte il contatto; la seconda, invece, si attiva quando un operatore o un oggetto dovesse cadere sul robot, che si mette in \u201cfolle\u201d e si lascia cadere, cio\u00e8 si lascia spingere normalmente. Inoltre, questa serie \u00e8 dotata di segnalazione luminosa che permette di capire a colpo d\u2019occhio lo stato del robot, non solo da un punto di vista \u201cmanutentivo\u201d, ma anche in che modalit\u00e0 sta lavorando. Infatti, quando \u00e8 accesa la segnalazione gialla significa che \u00e8 attiva la funzionalit\u00e0 ad alta velocit\u00e0, quindi esce dall\u2019ambito dei robot collaborativi; e se \u00e8 necessario farlo lavorare a queste velocit\u00e0 sar\u00e0 necessario installare laser scanner e barriere. Con una luce rossa, invece, il robot segnala un problema e si mette in allarme. La serie CRX di Fanuc pu\u00f2 essere facilmente amministrata da un tablet grazie alla funzione teach pendant, che permette una programmazione semplificata in modalit\u00e0 drag &amp; drop, con icone che si possono trascinare su una time-line. La possibilit\u00e0 da parte dell\u2019utilizzatore di poter interagire senza difficolt\u00e0 con il robot e la possibile rimodulazione \u00e8 molto importante, perch\u00e9 d\u00e0 un grado di autonomia alto dell\u2019utilizzatore: permette di elevare l\u2019operatore a operazioni pi\u00f9 nobili, quindi a utilizzare le macchine e spostare gli oggetti ci pensa il robot collaborativo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La pallettizzazione ergonomica: una novit\u00e0 da Scaglia Indeva<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>MARCO LOCATELLI:<\/strong> Il gruppo nasce nel 1830 a Milano nel mondo della meccanica; pian piano evolve, e nel 2019 Indeva decide di aprire una divisione, la Indeva Cobotics, con l\u2019obiettivo di integrare i robot collaborativi della Doosan.<br>I nostri cobot sono dotati di diversi accessori, come il cockpit, una soluzione per l\u2019autoapprendimento facile e veloce da utilizzare: l\u2019operatore, attraverso sei tasti posti sopra la \u201ctesta\u201d del robot, pu\u00f2 muovere il cobot in ogni direzione, effettuando movimenti precisi e senza oscillazioni sugli assi X, Y e Z, salvare punti, coordinate e l\u2019ultima posizione del cobot, procedere con una guida libera e spostarsi tra le righe del teach pendant. Un altro accessorio molto importante \u00e8 il sistema di visione 2D integrato, applicato direttamente sul polso del robot. Il modulo di smart vision \u00e8 attivabile direttamente dal teach pendant ed \u00e8 subito operativo dopo l\u2019installazione. Con questo accessorio \u00e8 possibile effettuare il riconoscimento simultaneo di oggetti multipli nell\u2019area di lavoro e misurare istantaneamente diversi parametri come la posizione, l\u2019angolo e il diametro.<br>Pensando alla sicurezza, i nostri cobot sono certificati rispettando la direttiva macchine e le linee guida che la normativa elenca per l\u2019applicabilit\u00e0 dei robot collaborativi; ma, ovviamente, questo non \u00e8 sufficiente. Di per s\u00e9, quindi, il robot \u00e8 sicuro, ma attraverso l\u2019analisi dei rischi bisogna valutare anche quale sar\u00e0 l\u2019applicazione in cui esso verr\u00e0 inserito, e cercare di capire come eliminare gli eventuali pericoli attraverso l\u2019installazione di sistemi di sicurezza appositi e accorgimenti specifici per rendere l\u2019applicazione davvero sicura e collaborativa.<br>La sicurezza passa anche per l\u2019ergonomia e la salute dei lavoratori: con le applicazioni di robotica collaborativa, ma non solo, \u00e8 possibile sgravare gli operatori di molte attivit\u00e0 ripetitive, poco qualificanti e pensati che potrebbero nuocere al loro fisico. Per esempio, Indeva, \u00e8 anche produttrice di AGV, quindi \u00e8 stato naturale unirlo al cobot: questa \u00e8 certamente un\u2019occasione proprio per alleggerire il lavoro degli operatori. Il nostro robot mobile viaggia su una banda magnetica posta a pavimento, e interagisce col cobot installato sopra di esso, che su richiesta dell\u2019operatore fa asservimento di materiale. Un\u2019altra applicazione pensata in ottica ergonomica \u00e8 la nostra isola di pallettizzazione collaborativa, lanciata a inizio 2021. \u00c8 dotata di un software di configurazione molto semplice, e attraverso un HMI \u00e8 possibile dichiarare dimensione delle scatole, peso, pallet e disposizione desiderata: ci\u00f2 permette di riconfigurare velocemente la ricetta di lavoro. Per fare un esempio applicativo, un nostro cliente necessitava di effettuare lavori ripetitivi di pallettizzazione, dove i suoi dipendenti dovevano sollevare scatole fino a 16 kg. Grazie all\u2019isola Indeva, le operazioni di sollevamento pallet vengono effettuare dal robot, e all\u2019operatore resta il compito di riempire le scatole con il materiale. Si tratta di un sistema facilmente integrabile nel layout di linea: parlando di robotica collaborativa, non sono necessarie barriere, e con un\u2019analisi di rischi corretta si pu\u00f2 garantire un sistema robotico flessibile e poco invasivo che permette di garantire facilit\u00e0 di lavoro agli operatori.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"536\" src=\"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/02-2.jpg\" alt=\"Isola collaborativa con robot YuMi. \u00a9ABB\" class=\"wp-image-5155\" srcset=\"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/02-2.jpg 800w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/02-2-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/02-2-150x101.jpg 150w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/02-2-768x515.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption>Isola collaborativa con robot YuMi. \u00a9ABB<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Scegliere lo scenario giusto con Kuka<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>PAOLO VANIGLIA:<\/strong> Per una PMI \u00e8 certamente importante capire quanto un\u2019applicazione pu\u00f2 essere collaborativa, e di conseguenza qual \u00e8 il miglior robot per l\u2019azienda. Il portfolio di KUKA non si limita ai cobot, ma \u00e8 abbastanza ampio, passando anche per robot industriali tradizionali e mobili.<br>Domande tipiche che si pone una PMI sono: a quali livelli \u00e8 possibile inserire un robot, e quale tipo inserire di volta in volta? Pensando a uno scenario full automation, troviamo un robot industriale tradizionale inserito all\u2019interno di barriere e l\u2019unica interazione che ha l\u2019operatore con esso \u00e8 attraverso dei pulsanti, HMI o PLC che permettono di aprire le porte in sicurezza ed entrare all\u2019interno della zona di lavoro del robot quando questo \u00e8 fermo. In un caso del genere, troviamo una netta separazione tra operatore e macchina; se lo spazio \u00e8 sufficiente, \u00e8 possibile eliminare le barriere, creando una situazione di coesistenza tra i due, dove l\u2019operatore continua a lavorare dal suo lato e il robot dal proprio, e lo sbraccio massimo di uno non potr\u00e0 mai arrivare a toccare lo sbraccio massimo dell\u2019altro. In uno scenario non full automation, invece, esistono spazi condivisi, i quali possono essere continui o saltuari. Nel secondo caso, ci saranno alcuni momenti in cui l\u2019operatore si trover\u00e0 molto vicino agli utensili di presa con cui il robot sta lavorando: si parla di interazione cooperativa. Nel primo, invece, si parla di una applicazione collaborativa nel vero senso della parola, perch\u00e9 macchina e uomo condividono lo spazio in ogni momento e lavorano costantemente insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A seconda dello scenario prescelto o necessario, cambia l\u2019analisi dei rischi: bisogna capire quando c\u2019\u00e8 contatto e per quanto tempo, se le velocit\u00e0 richieste portano alla scelta di uno scenario full automation, poich\u00e9 ad alte velocit\u00e0 non ci pu\u00f2 essere un\u2019interazione di collaborazione o cooperazione. Al contrario, in uno di pura coesistenza gli elementi pericolosi sono sempre coperti da qualcosa di rotondo anche se l\u2019operatore non si avvicina al robot pur avendo la propria area di lavoro affiancata, ma la velocit\u00e0 pu\u00f2 essere mantenuta costantemente alta a meno che l\u2019operatore non la cambi a pannello. Il cobot, invece, si chiama cos\u00ec proprio perch\u00e9 collabora con l\u2019umano, pu\u00f2 condividerne gli spazi, possiede una \u201csensibilit\u00e0 a bordo\u201d per gli assemblaggi e per l\u2019interazione con il mondo circostante, guadagnando a livello di sicurezza; per\u00f2, proprio perch\u00e9 lavora in modo stretto con l\u2019uomo, non pu\u00f2 funzionare ad alte velocit\u00e0. In una situazione di coesistenza e cooperazione, quindi, non \u00e8 detto che serva un robot collaborativo, ma possiamo inserirne uno industriale tradizionale dotato di opportuna sensoristica, quali laser scanner, radar o pelli sensibili.<br>La robotica collaborativa \u00e8, comunque, soprattutto una questione di analisi dei rischi: secondo me, \u00e8 questo il grande misunderstanding di questi anni, perch\u00e9 troppo spesso viene effettuata alla fine, dopo che si \u00e8 scelto il cobot e dove inserirlo, quando invece sarebbe da fare prima ancora di scrivere la prima riga di codice. Sicuramente prima di accedere a una applicazione, bisogna fare una chiacchierata su quella che pu\u00f2 essere la scelta giusta: anche chi ha tanto portfolio non \u00e8 detto che abbia il prodotto giusto; e un robot collaborativo non \u00e8 detto che sia la scelta migliore e pi\u00f9 sicura per l\u2019applicazione in cui si vorrebbe inserirlo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"769\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/01-2.jpg\" alt=\"La piattaforma di A&amp;T ha messo velocemente in contatto visitatori ed espositori. \u00a9A&amp;T\" class=\"wp-image-5154\" srcset=\"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/01-2.jpg 769w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/01-2-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/01-2-150x94.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 769px) 100vw, 769px\" \/><figcaption>La piattaforma di A&#038;T ha messo velocemente in contatto visitatori ed espositori. \u00a9A&#038;T\n<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Flessibilit\u00e0 e adattivit\u00e0: i cobot di Universal Robots<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>ALESSIO COCCHI:<\/strong> Universal Robots si occupa esclusivamente di robotica collaborativa; abbiamo visto che si tratta di una nicchia all\u2019interno della robotica industriale in costante crescita, e che viene apprezzata in particolar modo dalle PMI. Abbiamo sviluppato, anche pensando a queste aziende, un ecosistema plug &amp; play di prodotti e accessori per i nostri cobot, lavorando con oltre 400 sviluppatori e brand per semplificare ulteriormente la messa in funzione dei nostri robot collaborativi.<br>La flessibilit\u00e0 \u00e8 certamente un punto di forza dei robot collaborativi: sono macchine leggere, che possono essere facilmente re-installate e riprogrammate, attraverso una interfaccia uomo-macchina semplice da usare su tablet e con teaching facilitato, in altri ambienti produttivi per venire incontro alle diverse esigenze produttive del momento. Queste caratteristiche, unite al fatto che i cobot UR sono in grado di percepire gli urti con una sensibilit\u00e0 programmabile a seconda del risk assessment e i desiderata per la cella specifica, permettono il loro utilizzo anche su carrelli mobili, quindi possono essere trasportati da un reparto all\u2019altro. Altri importanti vantaggi che porta con s\u00e9 il robot collaborativo sono la cedevolezza e l\u2019adattivit\u00e0: anche task complesse come gli assemblaggi possono essere svolte senza problemi dalla macchina, grazie al sensore di forza-coppia integrato. Fondamentale, ovviamente, anche la questione sicurezza: il robot deve fermarsi in caso di impatto, anche se con un semplice foglio di carta; \u00e8 per questo che li abbiamo realizzati su soglie molto sensibili. Di fatto, \u00e8 un robot antropomorfo, che pu\u00f2 lavorare in celle pi\u00f9 o meno automatiche e avere interazione con l\u2019uomo o meno a seconda della produttivit\u00e0 richiesta. Ci tengo a sottolineare che fin dagli esordi Universal Robots ha proposto e pensato i propri prodotti soprattutto per le PMI: tra i nostri clienti ci sono anche grosse multinazionali, ma il 70% del mercato \u00e8 fatto da piccole-medie imprese. Credo che questo successo sia dato dalla flessibilit\u00e0 nell\u2019utilizzo e dalla facilit\u00e0 di integrazione: una azienda di piccole o medie dimensioni non deve lavorare con lotti di milioni di pezzi, ma pi\u00f9 frequentemente con lotti a basso numero e tutti differenti, quindi \u00e8 importante che sia facilmente riprogrammabile. Il fatto di poterlo mettere oggi in un reparto e domani in un altro permette un ritorno molto veloce dell\u2019investimento, rispetto a una cella fissa e rigida che fa solo un\u2019operazione. I robot collaborativi possono automatizzare quasi ogni processo produttivo, nei limiti della portata e del reach. Il cobot d\u00e0 anche un aiuto dal punto di vista ergonomico e di salute fisica dei lavoratori: se, per esempio, l\u2019operatore dovesse raccogliere e sollevare pi\u00f9 volte al giorno dei pannelli rischierebbe problemi muscolo-scheletrici, quindi questo compito verrebbe lasciato al cobot.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 una piccola-media impresa italiana dovrebbe compare un robot collaborativo? Quali sono i vantaggi che pu\u00f2 dare alla produttivit\u00e0 dell\u2019azienda? 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