{"id":372,"date":"2018-04-28T10:49:15","date_gmt":"2018-04-28T10:49:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.assemblaggio-online.it\/?p=372"},"modified":"2018-06-28T12:42:05","modified_gmt":"2018-06-28T12:42:05","slug":"il-nuovo-volto-degli-stati-uniti-damerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/il-nuovo-volto-degli-stati-uniti-damerica\/","title":{"rendered":"Il nuovo volto degli Stati Uniti d\u2019America"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019amministrazione Trump, che ha avviato la pi\u00f9 profonda revisione del codice fiscale statunitense dal 1986, ha l\u2019obiettivo di rivitalizzare l\u2019efficienza e la produttivit\u00e0 degli Stati Uniti, sviluppando internamente l\u2019indotto e migliorando la competitivit\u00e0. Con effetti che, a partire da un settore dai grandi numeri come l\u2019automotive, si stanno gi\u00e0 manifestando e di cui le aziende<br \/>\nmeccatroniche alla ricerca di nuovi mercati devono tener conto.<\/p>\n<p><em>a cura di Stefano Scuratti, Galileo Business Consulting e Consulente Area Internazionalizzazione di AIdAM<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Durante i consigli direttivi di AIdAM, aperti a tutte le aziende iscritte all\u2019associazione, abbiamo presentato attraverso la Sace Export Map le opportunit\u00e0 da un punto di vista macroeconomico nazione per nazione, definendo gli Stati Uniti d\u2019America come il primo mercato per la meccanica strumentale italiana fuori dall\u2019Unione Europea.<br \/>\nAlcuni dati confermano chiaramente queste affermazioni: non tanto per il numero di residenti negli Stati Uniti, che contano comunque 325 milioni di abitanti, quanto per gli acquisti di meccanica strumentale italiana fatti ogni anno per un valore complessivo che ha raggiunto gli 8,3 miliardi nel 2017, con una crescita media stimata a 9,1 miliardi nel 2020 (dati SACE Export Map, febbraio 2018). Vediamo di seguito alcune delle possibili cause di questo importante sviluppo.<\/p>\n<p><strong>La riforma fiscale<\/strong><br \/>\nL\u2019amministrazione Trump ha operato la pi\u00f9 profonda revisione del codice fiscale statunitense dal 1986 e le conseguenze si faranno certamente sentire, visto l\u2019effetto immediato dei provvedimenti sull\u2019anno fiscale 2018. Negli ultimi 8 anni, gli USA hanno permesso alle proprie aziende di tassare gli utili sviluppati all\u2019estero solo nel caso in cui fossero riportati nella nazione. Tale processo ha per\u00f2 provocato un effetto estremamente negativo per l\u2019economia americana, cio\u00e8 il mantenimento di strumenti finanziari e, in gran parte, di contanti fuori dagli USA per un totale di circa 3 miliardi di dollari.<br \/>\nLa riforma fiscale \u201cHouse GOP Tax Bill\u201d ha segnato un cambio epocale per la fiscalit\u00e0 americana in due principali filoni. Il primo \u00e8 stato quello di portare le tasse federali a un massimale del 20% contro un recente massimale 35%; il secondo quello di eliminare le tasse sui profitti sviluppati all\u2019estero. Tali profitti, infatti, saranno tassati dalla nazione in cui si sono sviluppati. Per quanto riguarda il rimpatrio degli utili gi\u00e0 sviluppati in precedenza e accumulati all\u2019estero, la nuova normativa prevede un pagamento una tantum del 15% per rimpatriare gli utili in contanti e dell\u20198% per gli asset meno liquidi.<\/p>\n<p><strong>Rivitalizzare efficienza e competitivit\u00e0<\/strong><br \/>\nGli Stati Uniti mirano chiaramente a rivitalizzare l\u2019efficienza e la competitivit\u00e0 produttiva della nazione, sviluppando internamente l\u2019indotto della propria industria e migliorando la competitivit\u00e0 del proprio sistema industriale e politico nei confronti dell\u2019Asia e dell\u2019Europa. Un primo effetto della scommessa dell\u2019amministrazione Trump \u00e8 stato il mantenimento in America di diverse aziende gi\u00e0 pronte a investire nella vicina area NAFTA e, per quanto riguarda il recupero di capitali esteri, l\u2019annuncio che Apple ha fatto all\u2019inizio del 2018. La societ\u00e0 di Cupertino, infatti, per effetto della nuova fiscalit\u00e0 pagher\u00e0 circa 38 miliardi di euro di tasse per recuperare centinaia di miliardi dall\u2019estero riportati negli Stati Uniti. La stessa societ\u00e0 ha dichiarato di avere un piano per investimenti in strutture di circa 30 miliardi per i prossimi 5 anni, con uno sviluppo stimato di 20.000 nuovi posti di lavoro. All\u2019annuncio \u00e8 seguito un aumento di prezzo sul mercato azionario di circa l\u20191,7% con un nuovo record di $179,10 (Bloomberg, Technology, 18 gennaio 2018). Come nel caso di Fiat Chrysler, anche Apple ha disposto per i propri dipendenti bonus azionari per un valore di circa $2.500.<\/p>\n<p><strong>I numeri del settore automotive<\/strong><br \/>\nLa Motor &amp; Equipment Manufacturer Association (MEMA) ha dichiarato all\u2019inizio del 2017 che il settore delle produzioni per parti di automobile \u00e8 cresciuto del 19% dal 2012, interessando pi\u00f9 di 870.000 dipendenti. Questa industria impiega oltre 4 milioni di americani, se si considerano anche i lavoratori indiretti, e rappresenta circa il 3% dei lavoratori nel manifatturiero americano, nonch\u00e9 il 2,4% del PIL.<br \/>\nIl presidente e AD dell\u2019associazione, Steve Handschuh, riconosce nel breve termine uno sviluppo molto importante e spesso sottovalutato del settore automotive. Se, infatti, tradizionalmente per automotive si intendeva esclusivamente il prodotto autovettura, oggi il settore \u00e8 un vero e proprio incubatore di nuove tecnologie applicate in primo luogo all\u2019auto, ma non solo. L\u2019industria automotive negli USA, una delle maggiori nel mondo, ha prodotto circa 12 milioni di autoveicoli nel 2016, con vendite di circa 17,5 milioni di unit\u00e0. Il settore ha beneficiato della costruzione di 32 impianti di produzione in 14 Stati per un investimento complessivo di circa 75 miliardi di dollari. Sono 16 gli Stati dove si trovano strutture di R&amp;S per servire i bisogni del comparto automotive. Come dichiarato da Auto Alliance, a fronte dei circa 105 miliardi di dollari spesi a livello mondiale, gli investimenti in R&amp;S negli USA ammontano a 18 miliardi.<\/p>\n<p><strong>Una nuova definizione di competitivit\u00e0 nazionale<\/strong><br \/>\nSe negli ultimi decenni soprattutto i piccoli Stati utilizzavano la fiscalit\u00e0 come unico mezzo per attrarre investimenti, oggi sia gli USA che la stessa Inghilterra pongono sul piatto due importanti incentivi. Da un lato, un drastico abbassamento delle tasse per competere con gli Stati emergenti e, dall\u2019altro, incentivi per investimenti tecnologici destinati alla crescita, coinvolgendo in questo rapporto un tasso di occupazione sempre pi\u00f9 alto.<br \/>\nL\u2019intesa ha quindi tre attori: Stato, azienda e forza lavoro. Il piano di sviluppo della fabbrica 4.0 in Italia sembra anch\u2019esso incastonato nei piani di re-shoring messi in atto da diverse nazioni occidentali. Servirebbe forse accompagnarlo a un pi\u00f9 severo taglio fiscale che permetta una maggiore attrazione di investimenti diretti esteri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019amministrazione Trump, che ha avviato la pi\u00f9 profonda revisione del codice fiscale statunitense dal 1986, ha l\u2019obiettivo di rivitalizzare l\u2019efficienza e la produttivit\u00e0 degli Stati Uniti, sviluppando internamente l\u2019indotto e migliorando la competitivit\u00e0. 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