{"id":2267,"date":"2019-09-06T13:04:52","date_gmt":"2019-09-06T13:04:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/?p=2267"},"modified":"2019-11-07T09:10:25","modified_gmt":"2019-11-07T09:10:25","slug":"linvestitore-fai-da-te-non-va-lontano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/linvestitore-fai-da-te-non-va-lontano\/","title":{"rendered":"L\u2019investitore fai-da-te non va lontano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel contesto di SPS Italia, lo scorso 29 maggio <a href=\"https:\/\/www.aidam.it\"><strong>AIdAM<\/strong><\/a> ha promosso il convegno \u201c4.IT New Business: opportunit\u00e0 e sviluppo in Polonia, Repubblica Ceca, Serbia e Tunisia\u201d. Un momento di informazione, confronto e dibattito, a beneficio specialmente delle PMI che intendono approcciare i mercati esteri, che ha toccato diversi temi: dal ruolo dell\u2019Italia in Europa e nel Mediterraneo alla questione della formazione e della disponibilit\u00e0 di manodopera specializzata, fino ai nuovi trend dell\u2019industria automotive. Vi raccontiamo cosa \u00e8 stato detto nel corso della tavola rotonda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Giorgia Stella<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Polonia, Repubblica Ceca, Serbia e Tunisia. Ma anche l\u2019Africa intera e la sponda mediorientale del Mediterraneo. Un viaggio lungo e articolato nelle opportunit\u00e0 di business, pur restando ben saldi a Parma, citt\u00e0 che ha ospitato l\u2019evento promosso da AIdAM. Molti sono stati gli argomenti affrontati nel corso del convegno \u201c4.IT New Business: opportunit\u00e0 e sviluppo in Polonia, Repubblica Ceca, Serbia e Tunisia\u201d.<br> Un convegno che ha ospitato, nella parte conclusiva, una tavola rotonda, moderata da Fabrizio Dalle Nogare della redazione di Soluzioni di Assemblaggio &amp; Meccatronica, a cui hanno preso parte Matteo Mariani, segretario generale della Camera di Commercio e dell\u2019Industria Italo-Ceca; Piero Cannas, presidente della Camera di Commercio e dell\u2019Industria italiana in Polonia; Denise Salustri, segretario generale della Camera Tuniso Italiana di Commercio e d\u2019Industria; Irena Brajovic, direttrice di Confindustria Serbia, e Filippo Codara, vice presidente di Confindustria Assafrica e Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Storie di investimenti di successo<\/strong><br> Proprio Codara, general manager di Morsettitalia, che si definisce \u201cun imprenditore pendolare del Mediterraneo\u201d, ha parlato dello sbarco della sua azienda in Tunisia, nel 2006. \u201cVista anche la prossimit\u00e0 geografica e culturale, abbiamo guardato alla sponda Nord del Mediterraneo, muovendoci in punta di piedi. Da subito, per\u00f2, abbiamo apprezzato l\u2019attaccamento all\u2019azienda da parte del personale, soprattutto, ma non solo, negli anni della cosiddetta Rivoluzione dei Gelsomini\u201d.<br> \u201cPersonalmente, opero in Polonia dal 1991, quando ero ancora un giovane ingegnere\u201d, ha raccontato il presidente Piero Cannas. \u201cIn questi 28 anni il paese ha fatto un vero e proprio miracolo industriale, con una crescita che \u00e8 esplosa nel 2004 con l\u2019ingresso nell\u2019UE: basti pensare che la Polonia \u00e8 stata l\u2019unica nazione a crescere anche durante gli anni pi\u00f9 duri della crisi. La Polonia ha, ovviamente, un rapporto stretto con la Germania, anche se non sta minimamente soffrendo la crisi tedesca attuale: questo significa che ha saputo acquisire una sua piena autonomia industriale. L\u2019Italia \u00e8 considerato un paese vicino, a maggior ragione dopo il papato di Giovanni Paolo II, che ha cementato i rapporti di amicizia tra i due paesi. In generale, lo spazio per continuare a crescere c\u2019\u00e8, soprattutto nel settore dell\u2019automazione, come mostrano tutti gli indicatori\u201d.<br> \u201cQuello che ha portato i nostri associati in due ondate, negli anni \u201990 e negli anni 2000, a investire in Repubblica Ceca sono stati la storia industriale del paese e il ruolo che ha sempre avuto di ponte tra Est e Ovest. Chi ha investito, insomma, lo ha fatto con una strategia precisa e guardando agli OEM\u201d, ha detto Matteo Mariani. \u201cIl vero limite, in questo momento, \u00e8 costituito dalla mancanza di manodopera e dalla chiusura quasi totale dei flussi migratori in entrata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fare i conti con la disponibilit\u00e0 di manodopera<\/strong><br> La questione della formazione e della disponibilit\u00e0 di manodopera e competenze, non a caso, \u00e8 sempre pi\u00f9 centrale e pu\u00f2 diventare un problema serio per la crescita di alcuni paesi, inclusa la Serbia, che ha aperto una fase, appunto, di crescita nel settore dell\u2019automazione. \u201cStiamo affrontando un processo di pre-adesione all\u2019UE &#8211; ha spiegato Irena Brajovic &#8211; che potrebbe durare a lungo e avr\u00e0 un impatto molto forte sulla questione della disponibilit\u00e0 di manodopera, considerata la possibilit\u00e0 di emigrare che avrebbero, con l\u2019ingresso nell\u2019Unione, i giovani serbi. Per questo il governo si sta impegnando in azioni di supporto, specialmente del settore ICT\u201d.<br> Soprattutto nell\u2019Europa Centrale, in paesi che stanno crescendo in modo importante, la questione \u00e8 al centro dell\u2019agenda politica, oltre a essere un fenomeno sociale e culturale. \u201cAnche se non assicura risultati nel breve termine, una programmazione adeguata in termini di strategie di formazione \u00e8 necessaria: proprio lo scorso anno a Praga abbiamo parlato anche di questo con AIdAM\u201d, ha aggiunto Matteo Mariani. \u201cAd essere cambiato, anche nell\u2019area in cui operiamo, \u00e8 l\u2019approccio al mondo del lavoro, oggi caratterizzato da una flessibilit\u00e0 molto maggiore rispetto anche a solo 10 anni fa\u201d.<br> La sponda Sud del Mediterraneo, al contrario, \u00e8 un\u2019area in forte crescita a livello demografico: basti pensare, infatti, che nel 2050 un abitante su quattro sulla Terra sar\u00e0 africano. \u201cNel caso dell\u2019Africa &#8211; secondo il vice presidente Codara &#8211; vale invece il discorso \u2018rientro dei cervelli\u2019: persone che si sono formate in Europa o negli USA e che tornano nel continente per dare il loro contributo a uno sviluppo che appare ormai lanciato e che pogger\u00e0 prevalentemente su un tessuto di PMI, tipico peraltro anche del contesto italiano\u201d.<br><br><strong> Un\u2019Italia centrale tra Europa e Mediterraneo<\/strong><br> A proposito di Italia, all\u2019ultima assemblea di Confindustria il presidente Vincenzo Boccia, ribadendo un concetto caro a tanti, ha auspicato un\u2019Italia \u201cnon periferia d\u2019Europa, ma centrale tra Europa e Mediterraneo\u201d. Per far s\u00ec che un simile scenario sia realt\u00e0, \u00e8 per\u00f2 urgente lavorare per promuovere un progetto geopolitico che guardi, appunto, al Mediterraneo.<br> \u201cLa Tunisia pu\u00f2 certamente essere vista come un trampolino di lancio per le aziende italiane verso l\u2019Africa, proprio per il ruolo che il paese ha nel contesto continentale\u201d, ha sintetizzato Denise Salustri.<br> \u201cQuel che \u00e8 certo \u00e8 che il Nord Europa vede l\u2019Italia come il paese-cerniera verso l\u2019Africa. Alla fine di aprile, a Tunisi, \u00e8 stato siglato un accordo per la posa di un cavo che collegher\u00e0 proprio l\u2019Italia e la Tunisia per la fornitura di energia elettrica. Io lo considero come un cordone ombelicale, un passo in pi\u00f9 per l\u2019avvicinamento delle due sponde\u201d, ha aggiunto Filippo Codara.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La rivoluzione dell\u2019industria automotive<\/strong><br> Altro tema fondamentale toccato nel corso della tavola rotonda \u00e8 stato quello degli importanti cambiamenti in atto nell\u2019automotive, che rimane un settore di riferimento praticamente ovunque quando si parla di automazione meccatronica. Elettrificazione, sensorizzazione, connettivit\u00e0, progetti di auto a guida autonoma sono trend attualissimi che promettono di alterare profondamente i sistemi di produzione. Tutto questo pu\u00f2 trasformarsi in un\u2019opportunit\u00e0 per lo sviluppo del tessuto industriale?<br> \u201cIn Repubblica Ceca, l\u2019automotive vale un quinto dell\u2019export ed \u00e8 la spina dorsale della vecchia e della nuova industria\u201d, ha detto Mariani. \u201cSkoda, la principale casa automobilistica ceca, ha recentemente presentato la nuova strategia sull\u2019elettrico con modelli elettrici e ibridi che saranno venduti a prezzi molto concorrenziali. L\u2019altro elemento importante \u00e8 che un quarto delle macchine che usciranno in Repubblica Ceca sar\u00e0 elettrico o ibrido entro il 2025. Questo significa che il cambiamento \u00e8 assolutamente in atto e mostra una risposta al dieselgate che aveva creato non pochi problemi proprio alla casa ceca\u201d.<br> \u201cIn Polonia si parla tanto del futuro dell\u2019industria automobilistica e da tempo seguiamo con molta attenzione la questione\u201d, racconta Piero Cannas. \u201cNegli ultimi anni si vede chiaramente che le cose stanno cambiando e ormai sono praticamente tutti concordi nel vedere la tendenza all\u2019elettrificazione come un must per il futuro. Il sistema produttivo si sta adeguando e chi lo far\u00e0 prima riuscir\u00e0 senza dubbio a sfruttare l\u2019opportunit\u00e0\u201d.<br> A proposito di Tunisia, Denise Salustri ha fornito un dato che mostra l\u2019importanza dell\u2019industria automobilistica per il paese africano: le esportazioni dei prodotti relativi all\u2019industria meccanica ed elettronica per l\u2019automotive hanno superato quelle dell\u2019agroalimentare. Non \u00e8 un caso che un importante produttore francese di componentistica per il settore come Valeo, per esempio, abbia investito parecchio in Tunisia di recente.<br> Il fai-da-te che non conviene<br> In chiusura, i relatori hanno fornito qualche prezioso suggerimento sulle modalit\u00e0 giuste con cui approcciare i mercati esteri. \u201cOgni paese ha le sue peculiarit\u00e0: ci sono regole, consuetudini, relazioni di cui tenere conto\u201d, ha detto Piero Cannas. \u201c\u00c8 quella parte cosiddetta intangible che fa la differenza. Istituzioni come le Camere di commercio sanno gestire al meglio questi aspetti e devono essere quindi un primo punto di riferimento\u201d.<br> \u201cSpesso ci si approccia ai paesi con modalit\u00e0 e conoscenze inadeguate\u201d, ha aggiunto Matteo Mariani. \u201cOgni azienda deve riuscire a capire se \u00e8 il caso di affrontare un mercato o un paese: molto dipende dalle caratteristiche, dalla struttura e dagli obiettivi che ci si pone. Le nostre organizzazioni possono aiutare molto in questo senso\u201d.<br> Parlando di Tunisia, \u201cdata la contiguit\u00e0 anche geografica con l\u2019Italia, spesso il possibile investitore si affida alla conoscenza diretta, ma ritengo che questo approccio sia scorretto\u201d, ha spiegato Denise Salustri. \u201cAggiungo, poi, che bisogna essere disposti ad aspettare prima di ottenere risultati\u201d.<br> \u201cL\u2019istituzione che oggi rappresento copre paesi che non si possono proprio definire facili, per tanti motivi\u201d, ha raccontato Filippo Codara. \u201cIl fai-da-te, a maggior ragione, non \u00e8 assolutamente consigliato. Noi, come Confindustria Assafrica e Mediterraneo, cerchiamo di accompagnare le aziende in queste aree geografiche individuando le potenzialit\u00e0, i settori, i possibili investimenti e soprattutto i partner. Forse citando un proverbio africano riesco a spiegarmi meglio: \u2018Se vuoi andare veloce vai da solo, ma se vuoi andare lontano vai in due\u2019\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel contesto di SPS Italia, lo scorso 29 maggio AIdAM ha promosso il convegno \u201c4.IT New Business: opportunit\u00e0 e sviluppo in Polonia, Repubblica Ceca, Serbia e Tunisia\u201d. 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