{"id":1847,"date":"2019-05-21T08:09:08","date_gmt":"2019-05-21T08:09:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.assemblaggio-online.it\/?p=1847"},"modified":"2019-05-21T08:09:08","modified_gmt":"2019-05-21T08:09:08","slug":"automatizzare-i-processi-in-tutta-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/automatizzare-i-processi-in-tutta-sicurezza\/","title":{"rendered":"Automatizzare i processi, in tutta sicurezza"},"content":{"rendered":"<p>I concetti di sicurezza e automazione difficilmente possono scindersi nell\u2019attuale contesto produttivo, e il settore dell\u2019assemblaggio non fa certo eccezione. Con il supporto degli esperti di <strong><a href=\"https:\/\/www.sick.com\/it\/it\/\">SICK<\/a><\/strong>, siamo andati a scandagliare il portafoglio prodotti dello specialista tedesco, alla ricerca delle pi\u00f9 innovative soluzioni per la gestione della sicurezza nelle celle di lavoro robotizzate e dei sistemi all\u2019avanguardia per il controllo qualit\u00e0 e la tracciabilit\u00e0 del processo.<\/p>\n<p><em>di Fabrizio Dalle Nogare<\/em><\/p>\n<p>La gestione ottimale e sicura di uno spazio di lavoro condiviso tra macchine, robot e operatori \u00e8 un punto fondamentale di un sistema produttivo evoluto. Per conciliare efficienza e sicurezza dell\u2019operatore occorrono quindi dispositivi in grado di monitorare l\u2019accesso degli operatori all\u2019interno dell\u2019area di lavoro e far s\u00ec che le macchine rallentino la loro corsa o si fermino qualora ci sia il rischio di contatto con l\u2019operatore stesso.<br \/>\nDispositivi come i laser scanner possono essere utilizzati proprio con questo scopo. Un esempio sono le aree di lavoro condivise tra operatori e robot collaborativi. \u201cRispetto a quelli tradizionali, i cobot &#8211; spiega l\u2019ingegner Marco Sordelli, National Application Engineer Industrial Safety di SICK &#8211; hanno delle funzioni di sicurezza intrinseche e native, che si integrano con i dispositivi di sicurezza SICK, come i laser scanner. Questi possono gestire diverse aree di lavoro pre-programmate, consentendo a un robot, per esempio, di lavorare a pieno regime quando l\u2019operatore \u00e8 lontano e a velocit\u00e0 ridotta quando quest\u2019ultimo si avvicina\u201d.<br \/>\nIn particolare, la nuova serie di laser scanner di sicurezza microScan3 di SICK, che si avvale dell\u2019innovativa tecnologia di scansione proprietaria safeHDDM\u2122, garantisce la protezione di zone, accessi e punti pericolosi anche in condizioni ambientali difficili. \u201cRispetto alla generazione precedente &#8211; aggiunge Sordelli &#8211; gli scanner microScan3, disponibili in versione stand-alone oppure integrabili direttamente nel PLC di sicurezza del cliente, sono in grado di filtrare meglio le interferenze ambientali, quali illuminazione, riflessioni, interferenze ottiche oppure fisiche come polvere o scarti di lavorazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Barriere di sicurezza ad alta integrabilit\u00e0<\/strong><br \/>\nUn altro dispositivo particolarmente diffuso nella gestione della sicurezza di macchina sono le barriere. Quelle della serie deTec4 di SICK si caratterizzano per elevata integrabilit\u00e0 e installazione semplificata, nonch\u00e9 per l\u2019altezza del campo protetto compresa tra 300 e 2.100 mm. Un LED verde\/rosso consente di monitorare in qualsiasi momento lo stato operativo della barriera di sicurezza, mentre gli indicatori di funzionamento e di allineamento mostrano codici di errore, semplificando la diagnosi in caso di guasto.<br \/>\n\u201cLa risoluzione di 14 mm fa s\u00ec che le barriere deTec4 Core possano essere installate a ridosso della zona di pericolo\u201d, afferma l\u2019ingegner Sordelli. \u201cInoltre, il grado di protezione IP65 e IP67, unito alla temperatura di funzionamento compresa tra -30\u00b0C e +55\u00b0C, garantisce la massima affidabilit\u00e0 della barriera anche in ambienti complessi. Sempre in tema di barriere, oggi i clienti esprimono esigenze sempre pi\u00f9 stringenti in termini di spazio; per questo, SICK ha nel suo portafoglio diverse soluzioni con dimensioni ridotte\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le potenzialit\u00e0 dei sistemi di visione 3D<\/strong><br \/>\nSpostando lo sguardo dalla sicurezza all\u2019automazione di processo vera e propria, all\u2019ing. Marco Catizone, Head of Industrial Integration Space di SICK, abbiamo chiesto quali sono le esigenze che oggi esprimono i costruttori di macchine automatiche e semi-automatiche di assemblaggio e collaudo.<br \/>\n\u201cIl controllo qualit\u00e0 e la tracciabilit\u00e0 dei prodotti lungo tutta la filiera di produzione sono requisiti primari, da ricercarsi attraverso strumenti affidabili e flessibili in grado di adattarsi alle situazioni pi\u00f9 disparate e agli ambienti di lavoro pi\u00f9 diversi. La gamma di soluzioni che proponiamo \u00e8 destinata sia a sistemi di assemblaggio pi\u00f9 tradizionali che a sistemi robotizzati e include, per esempio, gli smart sensors, vale a dire sensori con funzionalit\u00e0 evolute, come conteggi o temporizzazioni, che aggiungono, appunto, intelligenza al sensore sgravando allo stesso tempo il PLC da compiti che in teoria dovrebbero spettargli\u201d.<br \/>\nIn tema di controllo qualit\u00e0, tuttavia, sono grandi le potenzialit\u00e0 dei sistemi di visione, sia 2D che 3D: si tratta di sistemi sempre pi\u00f9 integrabili e semplici da utilizzare e programmare. La telecamera Ranger3 di SICK, in particolare, ha una risoluzione di 2560 x 832 pixel e, grazie alla tecnologia ROCC (Rapid on Chip Calculation), pu\u00f2 acquisire fino a 7.000 profili al secondo su tutto il sensore e fino a 46.000 profili\/s se viene utilizzata solo una parte del sensore, come accade per esempio quando vengono inquadrati campi larghi in cui transitano per\u00f2 oggetti di altezza limitata.<br \/>\nIl modello TriSpectorP1000 \u00e8, invece, una camera 3D stand alone programmabile in grado di acquisire immagini 3D degli oggetti in movimento sulla linea di produzione sfruttando il principio di triangolazione laser: il rilevamento dell\u2019altezza degli oggetti avviene indipendentemente dal contrasto e dal colore, per risultati estremamente precisi anche ad alte velocit\u00e0.<br \/>\n\u201cLa possibilit\u00e0 di ottenere acquisizioni dei particolari anche in 3 dimensioni fa s\u00ec che si possano valutare anche le propriet\u00e0 morfologiche di un oggetto, quindi la buona riuscita di operazioni fondamentali nell\u2019assemblaggio, come avvitature o inserimenti, per esempio. Facilit\u00e0 di controllo e maggiore sicurezza rientrano sicuramente tra i vantaggi delle telecamere 3D\u201d, spiega Catizone.<\/p>\n<p><strong>Risalire alla storia del pezzo<\/strong><br \/>\nIn tema di esigenze di attualit\u00e0 nel mondo dell\u2019assemblaggio, come non citare l\u2019identificazione univoca dei pezzi al fine di ottenere la completa tracciabilit\u00e0 del processo di produzione. \u201cOggi i costruttori chiedono di poter identificare ogni singolo item lungo la catena\u201d, conferma Marco Catizone. \u201cCi si sta spostando, insomma, dal tag con identificativo RFID sul pallet porta pezzo al tag inserito sul pezzo stesso perch\u00e9 lo si possa identificare anche alla fine del processo di assemblaggio e risalire alla sua storia attraverso il sistema RFID\u201d.<br \/>\nA questo scopo, SICK ha inserito a catalogo il dispositivo di lettura\/scrittura RFID RFU65x, in grado di rilevare transponder a lungo raggio e di registrare contemporaneamente la posizione e la direzione in cui gli oggetti si muovono. I dati raccolti possono essere inviati direttamente a un sistema ERP o MES, riducendo cos\u00ec i tempi di elaborazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I concetti di sicurezza e automazione difficilmente possono scindersi nell\u2019attuale contesto produttivo, e il settore dell\u2019assemblaggio non fa certo eccezione. 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