{"id":1009,"date":"2018-11-13T11:47:20","date_gmt":"2018-11-13T11:47:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.assemblaggio-online.it\/?p=1009"},"modified":"2019-01-25T10:20:07","modified_gmt":"2019-01-25T10:20:07","slug":"la-cina-che-cambia-pelle-e-una-questione-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/assemblaggio\/la-cina-che-cambia-pelle-e-una-questione-globale\/","title":{"rendered":"La Cina che cambia pelle \u00e8 una questione globale"},"content":{"rendered":"<p>Paese estremamente complesso ed eterogeneo, la Cina si appresta a vivere un momento di profonda trasformazione economica e industriale. Si pensi, per esempio, all\u2019applicazione del Piano Made in China 2025, destinato a mettere a rischio il primato tecnologico dell\u2019Occidente. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Filippo Fasulo, coordinatore scientifico del Centro Studi della <strong><a href=\"https:\/\/www.fondazioneitaliacina.it\/\">Fondazione Italia Cina<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p><em>by Fabrizio Dalle Nogare<\/em><\/p>\n<p>Nata nel 2003 per volont\u00e0 di Cesare Romiti, la Fondazione Italia Cina \u00e8 un ente senza scopo di lucro che si pone l\u2019obiettivo di favorire il dialogo tra i due Paesi da un punto di vista economico, culturale e scientifico e annovera tra i suoi soci ministeri, Regioni, Confindustria, nonch\u00e9 importanti aziende e gruppi finanziari italiani. La Fondazione &#8211; che dallo scorso giugno ha un nuovo presidente, il fondatore di Brembo Alberto Bombassei &#8211; ha al suo interno alcuni enti, tra cui la Camera di Commercio Italo Cinese, la Scuola di Formazione Permanente e il CeSIF, il Centro Studi della Fondazione. Filippo Fasulo, coordinatore scientifico del CeSIF e grande conoscitore della Cina, \u00e8 tra i curatori del Rapporto annuale \u201cCina. Scenari e prospettive per le imprese\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i principali trend che emergono dal Rapporto di quest\u2019anno?<\/strong><br \/>\nTre termini ci permettono di sintetizzare quanto sta avvenendo in Cina: consumi, qualit\u00e0 e globalizzazione. Consumi, perch\u00e9 la Cina sta attraversando una fase di normalizzazione economica, definita New Normal, che prevede tassi di crescita pi\u00f9 bassi e soprattutto una maggiore attenzione ai consumi interni. Il focus, poi, si sposta dalla quantit\u00e0 alla qualit\u00e0 dei consumi e della produzione, e in questa fase potrebbero aprirsi molti spazi per le aziende italiane che vogliono esportare eccellenze in Cina. Infine, la terza parola, globalizzazione: la Cina \u00e8 alla ricerca di nuovi mercati e vuole presentarsi ovunque con prodotti nuovi, ad alta intensit\u00e0 tecnologica. Il caso \u201cdi scuola\u201d \u00e8 quello della telefonia, dove gi\u00e0 oggi gli operatori cinesi sono di primissimo livello internazionale.<\/p>\n<p><strong>Sono, questi, alcuni dei capisaldi del Piano Made in China 2025, entrato di prepotenza nell\u2019agenda globale?<\/strong><br \/>\nIl Piano Made in China 2025 &#8211; varato nel 2015 dal Governo con l\u2019ambizione di migliorare la produttivit\u00e0 del settore industriale cinese &#8211; estende la questione della qualit\u00e0 anche alla produzione. \u00c8 una potenziale rivoluzione, che prende avvio, almeno inizialmente, dal filone di Industry 4.0 ma ha un campo d\u2019azione pi\u00f9 ampio; non si limita, infatti, a recepire le istanze della quarta rivoluzione industriale ma mira piuttosto a riconvertire interamente il tessuto industriale cinese, con l\u2019obiettivo di far diventare la Cina un produttore di prim\u2019ordine. Le implicazioni sono soprattutto due: nel breve periodo ci sar\u00e0 una grande domanda cinese di tecnologia straniera per colmare il gap, mentre in una seconda fase le imprese cinesi aumenteranno la loro competitivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il Piano avr\u00e0 ricadute soltanto all\u2019interno del mercato cinese oppure il know-how accumulato potr\u00e0 essere speso in tutto il mondo?<\/strong><br \/>\nL\u2019applicazione del Piano avr\u00e0 effetti in tutto il mondo, non solo in Cina. E qui si inserisce anche la Belt and Road Initiative, ovvero la Nuova Via della Seta, che \u00e8 molto pi\u00f9 di una questione infrastrutturale: \u00e8 un progetto che mira a facilitare sia le relazioni bilaterali ed economiche che la penetrazione in nuovi mercati. Sta, insomma, cambiando completamente la geografia economica. La sintesi potrebbe essere che, in futuro, avremo pi\u00f9 incontri con la Cina ma la Cina che incontreremo sar\u00e0 una nazione diversa. E il primato tecnologico dell\u2019Occidente non \u00e8 pi\u00f9 un fattore immutabile.<\/p>\n<p><strong>Cosa possono fare le nostre imprese per reagire a questi cambiamenti?<\/strong><br \/>\nInvestire in ricerca &amp; sviluppo, cercando di coltivare le caratteristiche che rappresentano il cuore dell\u2019eccellenza italiana: penso a creativit\u00e0, posizionamento tecnologico elevato, flessibilit\u00e0. E poi smetterla di considerare la Cina come un singolo elemento unitario. Al contrario, la Cina \u00e8 un insieme di 31 unit\u00e0 amministrative, ognuna con le proprie peculiarit\u00e0 e con differenze importanti, a livello sia geografico che settoriale. Questa distinzione \u00e8 fondamentale per comprendere davvero il paese.<\/p>\n<p><strong>La transizione in atto implica anche dei rischi per la Cina?<\/strong><br \/>\n\u00c8 un processo sicuramente complesso, con il passaggio da un modello quarantennale a un modello di nazione rivolto al futuro. Il governo cinese deve gestire una serie di equilibri molto complessi e si spiega cos\u00ec, con la necessit\u00e0 di fare le riforme, l\u2019accentramento di poteri che il presidente Xi Jinping sta mettendo in atto.<br \/>\nNel Rapporto, inoltre, abbiamo evidenziato come la Cina sia s\u00ec un paese in grande ascesa, ma non invincibile. L\u2019elevato indebitamento, l\u2019eccessiva presenza di imprese statali o la necessit\u00e0 di mantenere il consenso in tutto il paese sono fattori di debolezza con cui fare i conti. Gli scontri commerciali in atto con le altre potenze mondiali, in primis gli Stati Uniti, potrebbero lasciare il segno.<\/p>\n<p><strong>Si parla molto degli effetti nefasti dell\u2019automazione sui posti di lavoro. \u00c8 un argomento caldo anche in Cina?<\/strong><br \/>\n\u00c8 un tema assolutamente centrale per quanto riguarda l\u2019industria di Stato, e specialmente l\u2019industria pesante, che deve necessariamente essere riconvertita, con costi importanti da affrontare. La questione dei dazi ha creato problemi all\u2019esecutivo cinese perch\u00e9 tocca un settore che si sta trasformando profondamente.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la situazione attuale dell\u2019interscambio tra Italia e Cina? E a che punto sono le relazioni commerciali tra i due paesi?<\/strong><br \/>\nLe relazioni commerciali sono in netto miglioramento. Quest\u2019anno si \u00e8 registrato il record delle esportazioni italiane in Cina e l\u2019interscambio potrebbe crescere ancora, soprattutto per la domanda di qualit\u00e0 da parte della Cina. Sono in crescita anche gli investimenti diretti cinesi in Italia, che sempre pi\u00f9 spesso si rivelano esperienze positive e non dettate dalla volont\u00e0 di smantellare o soltanto di acquisire know-how.<\/p>\n<p><strong>Cosa deve fare un imprenditore realmente illuminato che vuole approcciare il mercato cinese?<\/strong><br \/>\nDeve studiare moltissimo, essere consapevole che la Cina non \u00e8 un mercato come un altro, ma ha delle dinamiche interne molto complesse e meccanismi di funzionamento peculiari, a partire dai sistemi istituzionale e legale.<br \/>\nDeve anche essere consapevole del fatto che la Cina non \u00e8 un\u2019opzione tra le tante, ma \u00e8 un mercato ineludibile. Non si pu\u00f2 non avere a che fare con la Cina, insomma. Proprio per questo stiamo potenziando l\u2019attivit\u00e0 del Centro Studi, uno strumento che riteniamo fondamentale per supportare l\u2019attivit\u00e0 commerciale in Cina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paese estremamente complesso ed eterogeneo, la Cina si appresta a vivere un momento di profonda trasformazione economica e industriale. Si pensi, per esempio, all\u2019applicazione del Piano Made in China 2025, destinato a mettere a rischio il primato tecnologico dell\u2019Occidente. 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