{"id":1582,"date":"2019-05-27T08:29:08","date_gmt":"2019-05-27T08:29:08","guid":{"rendered":"https:\/\/aluminiumandalloys.com\/?p=1582"},"modified":"2019-05-27T08:29:08","modified_gmt":"2019-05-27T08:29:08","slug":"le-caratteristiche-del-downstream-nellindustria-dellalluminio-nellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.publiteconline.it\/ael\/le-caratteristiche-del-downstream-nellindustria-dellalluminio-nellue\/","title":{"rendered":"Le caratteristiche del downstream nell\u2019industria dell\u2019alluminio nell\u2019UE"},"content":{"rendered":"<p>Una panoramica dell\u2019industria dell\u2019alluminio nell\u2019Unione Europea, con un focus sui segmenti delle lavorazioni a valle<\/p>\n<p><em>di Mario Conserva (President METEF), Cesare Pozzi e Ernesto Cassetta (Gruppo di Ricerche Industriali e Finanziarie GRIF \u201cFabio Gobbo\u201d, LUISS Guido Carli University, Rome)<\/em><\/p>\n<p>L\u2019industria dell\u2019alluminio \u00e8 essenziale per le economie dei Paesi moderni e fornisce una gamma di prodotti altamente differenziati, dai semilavorati intermedi necessari per molte industrie ad alta tecnologia a particolari e componenti per le applicazioni finali. La struttura di questa industria all\u2019interno dell\u2019Unione Europea (UE) \u00e8 cambiata in modo significativo negli ultimi anni, e sin dal 2008, la Commissione Europea ha dimostrato una crescente attenzione per l\u2019industria dell\u2019alluminio (e di altri metalli non ferrosi, come il rame e lo zinco), risvegliando l\u2019interesse per il bisogno di misure di politica industriale per un rilancio economico europeo. Inoltre, la filiera del metallo leggero \u00e8 recentemente stata al centro del dibattito internazionale sulle misure protezionistiche e sul ruolo delle politiche commerciali per trainare lo sviluppo economico. Peraltro l\u2019attenzione della politica \u00e8 stata rivolta principalmente al segmento a monte dell\u2019industria, mentre il ruolo fondamentale dei segmenti a valle (le trasformazioni e gli impieghi finali del metallo e delle sue leghe per produrre una vasta gamma di prodotti che a loro volta sono sempre pi\u00f9 utilizzati in molte industrie) \u00e8 stato spesso trascurato. Lo scopo di questo articolo \u00e8:<br \/>\nfornire una prospettiva dell\u2019industria dell\u2019alluminio a livello globale nell\u2019Unione Europea, concentrandosi decisamente sui segmenti del downstream;<br \/>\nvalutare l\u2019efficacia delle attuali politiche UE con attenzione specifica alle politiche commerciali e al loro impatto sull\u2019industria del metallo leggero;<br \/>\nfornire indicazioni di politica industriale e raccomandazioni per promuovere la competitivit\u00e0 dell\u2019industria dell\u2019alluminio in EU anche alla luce delle concomitanti tendenze a livello globale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019industria dell\u2019alluminio nell\u2019Unione Europea<\/strong><br \/>\nL\u2019industria europea dell\u2019alluminio comprende oggi oltre un migliaio d\u2019imprese attive nella produzione primaria e secondaria del metallo e nella sua trasformazione in un\u2019ampia gamma di semilavorati. L\u2019Associazione europea dell\u2019alluminio EA stima il fatturato complessivo di questa industria nel vecchio continente in 39,5 miliardi di euro nel 2015 (in crescita di pi\u00f9 del 36% nel periodo 1997-2015), con un valore aggiunto di circa 11,5 miliardi di euro nello stesso anno. L\u2019industria UE della trasformazione del metallo e dei prodotti d\u2019alluminio comprende oltre mille aziende con un impiego diretto di circa 230.000 dipendenti (e circa un milione di posti di lavoro nell\u2019indotto).<br \/>\nIl settore \u00e8 caratterizzato nell\u2019UE da pochi stabilimenti di produzione dell\u2019allumina e da un numero limitato di aziende globali che producono l\u2019alluminio primario. Queste aziende sono solitamente integrate verticalmente, poich\u00e9 producono anche semilavorati in alluminio. Nel settore a valle, sono inoltre presenti centinaia di piccole aziende non integrate verticalmente.<br \/>\nA livello globale circa il 60% del fatturato e il 66% del valore aggiunto risultano generati dai segmenti a valle della produzione di semilavorati di alluminio e il peso relativo di tali segmenti \u00e8 ancora maggiore nei Paesi dell\u2019EU se si considera che circa la met\u00e0 della capacit\u00e0 produttiva di raffinazione dell\u2019allumina e di produzione del metallo primario \u00e8 collocata nei paesi EFTA (in particolare Norvegia e Islanda).<\/p>\n<p><strong>La produzione UE di primario e il grande deficit<\/strong><br \/>\nCon una produzione di alluminio primario che \u00e8 calata notevolmente negli anni scorsi (-30% dal 2008), la filiera UE dell\u2019alluminio dipende in larga misura dalla produzione affidabile e competitiva del metallo all\u2019estero (gli acquisti di alluminio grezzo incidono per non meno del 50% dei costi totali di produzione per i trasformatori downstream), oltre che dai rapporti con le principali industrie consumatrici finali (automotive, trasporti, costruzioni, etc.).<br \/>\nLa localizzazione della produzione primaria di alluminio grezzo \u00e8 profondamente mutata a livello mondiale negli ultimi 20 anni, con la crescita esponenziale del peso della Cina (che ora rappresenta circa il 57% della produzione totale), il forte arretramento di Nord America ed Europa e il nuovo rilievo dei Paesi del Golfo.<br \/>\nSecondo i pi\u00f9 recenti dati statistici, il numero di smelter attivi nell\u2019UE \u00e8 sceso del 38% nel periodo 2002-2016, accrescendo ulteriormente la concentrazione del settore a livello europeo. I cambiamenti nello scenario istituzionale a livello globale hanno favorito gli spostamenti geografici della produzione primaria di alluminio grezzo giustificata dall\u2019opportunit\u00e0 di beneficiare dei costi minori in termini di energia, trasformazione delle materie prime e trasporti. Molte compagnie internazionali produttrici di metallo primario hanno quindi effettuato investimenti in nuovi smelter per tagliare i costi di produzione, aumentare la produzione, facendo leva su energia elettrica vincolata e autoprodotta ed espandere la loro presenza nel campo dei prodotti a valore aggiunto della filiera industriale. Cos\u00ec, nel periodo 2000-2017, l\u2019EU ha perso pi\u00f9 di un quarto della propria produzione di alluminio primario, e della stessa percentuale si \u00e8 ridotta la capacit\u00e0 produttiva totale nel solo periodo 2008- 2016.<br \/>\nPaesi come Italia, UK, Paesi Bassi, Polonia e Ungheria hanno drasticamente ridotto o cessato la produzione di primario e solo dieci Paesi UE hanno oggi impianti che producono alluminio in qualsiasi forma (lingotti di metallo puro e prodotti a valore aggiunto, come placche, billette, leghe da fonderia e vergella). Nel 2017, Germania, Francia e Spagna hanno prodotto circa il 60% dell\u2019alluminio primario nell\u2019UE (rispetto al 46% nel 2008). In quell\u2019anno la produzione di primario nell\u2019UE, a causa del processo di disinvestimento da parte delle grandi compagnie produttrici e delle chiusure degli ultimi anni, era circa il 27% del consumo apparente e la capacit\u00e0 produttiva installata era circa il 31% del consumo apparente, quindi con un utilizzo reale degli impianti intorno all\u201988%.<br \/>\nPer la copertura dei propri fabbisogni l\u2019Unione Europea importa massicci quantitativi di metallo primario, Russia e Norvegia sono i principali paesi esportatori, la Russia copre circa il 40% delle importazioni UE di alluminio non legato, mentre la Norvegia ha una quota di mercato di poco meno del 50% nelle leghe di alluminio. Altri rilevanti Paesi esportatori verso l\u2019UE sono il Mozambico (17%) e l\u2019Islanda (14%) per l\u2019alluminio non legato e gli Emirati Arabi Uniti e la stessa Islanda per le leghe di alluminio.<br \/>\nGli impianti di primario dell\u2019UE sono in genere caratterizzati da costi di produzione maggiori rispetto a concorrenti con sede in altri Paesi. CRU ha recentemente stimato che i costi medi di produzione legati alla localizzazione, in altre parole i costi necessari per trasformare le materie prime in prodotti finali, sono pi\u00f9 alti del 9,7% in Europa rispetto al resto del mondo (Cina esclusa), arrivando quasi a 1.700 euro alla tonnellata. Nel 2017, circa l\u201980% degli smelter europei si trovava oltre il costo mediano relativo alla localizzazione, e i differenziali nei costi si spiegano principalmente con i maggiori costi del lavoro e delle emissioni di carbonio.<br \/>\nIl sistema dell\u2019alluminio secondario dell\u2019UE<br \/>\nNel 2017, la produzione di alluminio da rottami nell\u2019UE \u00e8 stata stimata in 3,2 milioni di tonnellate, inferiore ai livelli pre-crisi (era circa 3,6 milioni di tonnellate nel 2007).<br \/>\nSi consideri che nel 2015, a livello mondiale, la produzione secondaria di alluminio era stimata in circa 27 milioni di tonnellate. Germania e Italia sono i due Paesi dell\u2019Unione con la maggiore quota di produzione (poco meno del 50% di alluminio secondario nel 2017). La bilancia commerciale di scarti e rottami di alluminio dell\u2019UE ha sempre mostrato un surplus nel periodo 2002-2017 e il surplus commerciale \u00e8 addirittura cresciuto nel corso degli ultimi anni. Principali destinazioni dell\u2019export UE sono India e Cina.<\/p>\n<p><strong>La filiera dell\u2019alluminio downstream nell\u2019UE<\/strong><br \/>\nConcentrando l\u2019attenzione sui principali prodotti delle prime trasformazioni dell\u2019alluminio e sue leghe (quindi estrusi, laminati e getti di fonderia), la produzione mondiale di questi semilavorati di alluminio \u00e8 stata nel 2017 di quasi 78 milioni di tonnellate, con un aumento del 33% nel periodo 2012-2017.<br \/>\nL\u2019aumento dei volumi di produzione \u00e8 stato sostanzialmente simile in tutte e tre le categorie di semilavorati cui si fa riferimento. Nel 2017, gli estrusi hanno rappresentato la quota maggiore della produzione globale di semilavorati con oltre il 38%, seguita dai prodotti laminati (poco meno del 34%). I getti di fonderia hanno registrato comunque la crescita maggiore, con volumi di produzione in aumento del 39% nel periodo 2012-2017. Sebbene sia cresciuta del 18% in termini assoluti nel periodo, la quota di mercato relativa dei Paesi dell\u2019UE nella produzione mondiale di semilavorati si \u00e8 ridotta progressivamente dal 29% del 2000 al 14% del 2017.<br \/>\nGermania, Italia e Francia sono i maggiori produttori di semilavorati di alluminio nell\u2019EU, rappresentando circa il 60% della produzione totale nel 2017. Guardando agli impieghi, il consumo a livello globale dei tre tipi principali di semilavorati di alluminio \u00e8 stato trainato in particolare da Cina e Medio Oriente. Il consumo cinese era nel 2017 ben quindici volte maggiore di quello del 2000, rappresentando ormai circa il 47% della domanda globale. La quota di consumo dell\u2019UE si \u00e8 progressivamente ridotta dal 38% nel 2000 al 15% nel 2017.<br \/>\nQuanto agli usi finali, a livello mondiale nel 2017 i semilavorati realizzati dai segmenti downstream della filiera dell\u2019alluminio sono stati principalmente destinati ai settori dei trasporti (26%), dell\u2019edilizia e delle costruzioni (26%), seguiti dagli imballaggi (15%), dalle applicazioni elettriche (14%), da macchinari e attrezzature (9%) e dai beni di consumo durevoli (5%). Per quanto riguarda l\u2019Europa, quello dei trasporti \u00e8 il principale settore di utenza finale (42%), seguito da costruzioni (23%) e imballaggio (17%); insieme, questi tre segmenti rappresentano oltre l\u201980% di tutti i prodotti di alluminio lavorato consumati in Europa nel 2017.<\/p>\n<p><strong>Alcune considerazioni di politica industriale per l\u2019alluminio EU<\/strong><br \/>\nIl vantaggio competitivo dell\u2019UE nella filiera dell\u2019alluminio indubbiamente risiede nella supremazia tecnologica delle attivit\u00e0 a valle. Peraltro, la concorrenzialit\u00e0 dei trasformatori downstream, specialmente PMI, si \u00e8 gradualmente deteriorata. Nel 2017, la produzione UE di estrusi in alluminio era al di sotto dei livelli del 2000, sebbene la produzione globale sia triplicata nello stesso periodo. Nelle industrie della laminazione e della fonderia getti di alluminio, la produzione \u00e8 aumentata rispetto al 2000, ma a una velocit\u00e0 molto minore rispetto al dato globale. Ne \u00e8 risultato che la quota dell\u2019UE a 28 nella produzione globale di semilavorati in alluminio \u00e8 scesa costantemente, dal 29% del 2000 al 14% del 2017. Nel periodo 2000-2017, l\u2019UE ha costantemente peggiorato la sua bilancia commerciale in tutti i settori. La geografia della produzione \u00e8 mutata come risultato delle migliori prestazioni ottenute dalle aziende caratterizzate da rapporti di lunga durata, basate sulla prossimit\u00e0 geografica, sulla flessibilit\u00e0 e sulla personalizzazione, con le industrie utilizzatrici finali.<br \/>\nI profondi cambiamenti del sistema economico, politico e sociale a livello globale impongono pertanto di ripensare anche a livello locale EU e nazionale la fisionomia di questo importante segmento dell\u2019industria, occorre monitorare con la massima attenzione le dinamiche della struttura dei mercati finali, come trasporti, edilizia, costruzioni, meccanica, packaging, ma \u00e8 anche indispensabile tener conto dei concetti di economia circolare e di sostenibilit\u00e0 ambientale che peraltro privilegiano straordinariamente il metallo leggero a fronte degli altri materiali d\u2019impiego industriale. In questa prospettiva riteniamo, pensando in particolare alla realt\u00e0 che stiamo vivendo, all\u2019importanza della nostra esperienza vissuta come Paese leader nel comparto manifatturiero e in quello delle produzioni ma fondamentalmente delle trasformazioni e degli impieghi finali del metallo leggero, che sia prioritario impegnarsi per ridisegnare l\u2019utilizzo degli strumenti di politica industriale in un\u2019ottica di intera filiera, dal downstream degli impieghi finali per risalire sino fino alle attivit\u00e0 a monte, e quindi farsi proponenti di nuove iniziative di politica commerciale, energetica, per la competitivit\u00e0 e per una vera innovazione.<br \/>\nE\u2019 chiaro che il quadro \u00e8 molto complesso, serve una strategia d\u2019insieme ma serve anche un punto di attacco che offra la certezza del percorso da affrontare e il dato oggettivo di una soluzione a portata di mano e praticabile.<br \/>\nCi riferiamo in particolare all\u2019annosa questione dell\u2019accesso alla materia prima alluminio primario, sfortunatamente per l\u2019imprenditoria del downstream dell\u2019alluminio in EU trasformatrice e utilizzatrice finale, la lobby dei produttori ha sinora prevalso sulle necessit\u00e0 di sviluppo dell\u2019intera filiera, perch\u00e9 il compito di supportate l\u2019industria dell\u2019alluminio nell\u2019UE \u00e8 stato lasciato in passato soprattutto alla politica commerciale, che a vantaggio delle grandi multinazionali produttrici di primario si \u00e8 cristallizzata sull\u2019adozione di un sistema di dazi per l\u2019alluminio greggio giustificato prevalentemente con l\u2019opportunit\u00e0 di mantenere la presenza di questo segmento nell\u2019UE. In effetti, sebbene sia difficile isolare gli effetti relativi dei diversi fattori, il dazio sulle importazioni in EU di alluminio primario ha contribuito a risultati che sono ben lontani da quanto la Commissione Europea si aspettasse: da un lato, l\u2019imposizione di una tariffa sul metallo grezzo non ha minimamente contribuito a mantenere la presenza di questo segmento produttivo nell\u2019UE poich\u00e9 dal 2008, come abbiamo visto, la produzione di primario \u00e8 diminuita del 30%, il numero di smelter attivi \u00e8 diminuito del 38% nel periodo 2001-2016, si sono persi oltre 11.300 posti di lavoro nel periodo 2002-2015 nell\u2019upstream, includendo anche l\u2019allumina. Ben pi\u00f9 gravi sono poi gli effetti diretti negativi del dazio, perch\u00e9 il dazio sull\u2019import di metallo grezzo ha generato ovviamente oneri aggiuntivi per le aziende del downstream che si sono dovute approvvigionare di metallo a costi maggiori, assieme alla concorrenza esercitata sia internamente da produttori europei verticalmente integrati, sia esternamente da produttori di Paesi terzi (in particolare dalla Cina), erodendone progressivamente la competitivit\u00e0. In sostanza, una politica industriale efficace per l\u2019industria dell\u2019alluminio deve tener conto degli interessi dell\u2019intera filiera a partire dalle produzioni di materia prima a monte fino alle industrie utilizzatrici finali, tenendo conto delle interazioni fra le misure nelle diverse aree, come l\u2019energia, l\u2019accesso alle materie prime, le normative commerciali, la ricerca, e la sostenibilit\u00e0 ambientale. Mentre il potenziale innovativo nei segmenti upstream \u00e8 prevalentemente collegato a miglioramenti nell\u2019efficienza energetica, le aziende del downstream, storicamente note per essere motore di creativit\u00e0, creazione di posti di lavoro, crescita e inclusivit\u00e0, e chiave di volta per sostenere in posizione competitiva molte filiere strategiche a valle, quali l\u2019automotive, l\u2019aerospaziale, l\u2019imballaggio, le costruzioni, l\u2019elettrotecnica, le infrastrutture, debbono essere finalmente liberate dal peso improprio del dazio.<br \/>\nIn conclusione, la corsa alla chiusura degli smelter in Europa e i dazi all\u2019import di metallo grezzo debbono essere due importanti campanelli di allarme per la commissione EU, Brussels deve mettere in atto tutti i necessari provvedimenti per salvaguardare il downstream dell\u2019alluminio, un comparto industriale di valenza strategica, e il primo passo deve essere la definitiva abolizione dei dazi sul grezzo e definire nuove regole per l\u2019accesso alla materia prima. Come dimostrato infatti dagli studi che vanno avanti con continuit\u00e0 da oltre 5 anni condotti per conto di Face dall\u2019Universit\u00e0 LUISS di Roma, il dazio EU sull\u2019alluminio grezzo \u00e8 una misura fuori dal tempo che aumenta artificialmente i costi dell\u2019impiego dell\u2019alluminio in EU per oltre un miliardo di euro l\u2019anno, senza alcun beneficio per la protezione dell\u2019upstream.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una panoramica dell\u2019industria dell\u2019alluminio nell\u2019Unione Europea, con un focus sui segmenti delle lavorazioni a valle di Mario Conserva (President METEF), Cesare Pozzi e Ernesto Cassetta (Gruppo di Ricerche Industriali e Finanziarie GRIF \u201cFabio Gobbo\u201d, LUISS Guido Carli University, Rome) L\u2019industria dell\u2019alluminio \u00e8 essenziale per le economie dei Paesi moderni e fornisce una gamma di prodotti &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":1583,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"give_campaign_id":0,"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-1582","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"openstation_lock":null,"openstation_contributors":[],"openstation_attached_media":[1583],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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