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Friday, 26 Maggio 2017
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Tecnologia e alta qualità nel packaging farmaceutico

Un dettaglio della Integra 320 di Marchesini Group per il packaging dei blister. Un dettaglio della Integra 320 di Marchesini Group per il packaging dei blister.

Marchesini Group, produttore di macchine e linee per il packaging in ambito farmaceutico e cosmetico, è una realtà di respiro internazionale che continua a basare la sua produzione interamente in Italia, non rinunciando alla qualità. Il nuovo stabilimento del Gruppo, inaugurato di recente a Carpi e votato all’efficienza energetica, è dedicato in particolare alle linee blister e termoformatura per il confezionamento dei prodotti solidi e dei liquidi.

di Fabrizio Dalle Nogare

Marzo 2017

La “Packaging Valley” emiliana è uno dei cluster territoriali per eccellenza in Italia. Tra le realtà più importanti nella fornitura di linee complete e macchine per il confezionamento, Marchesini Group ha allargato il suo raggio d’azione inaugurando, lo scorso autunno a Carpi, nel modenese, il più grande polo nazionale della termoformatura. Un hub in cui confluiscono i due attuali stabilimenti carpigiani del Gruppo, specializzati nella produzione di macchine singole e linee complete per il packaging dei blister farmaceutici. “Una fabbrica intelligente e moderna, in cui i ritmi di produzione saranno industriali, ma la qualità dei prodotti rimarrà sartoriale”. Così l’AD di Marchesini Group, Maurizio Marchesini, ha definito il nuovo sito produttivo, che sorge su un’area di 14.000 m2 ed è stato costruito grazie al lavoro di 300 persone. L’azienda ha investito 14 milioni di euro nel nuovo stabilimento, che darà lavoro a 150 persone più altre 50, prevalentemente figure tecniche, che saranno assunte nel breve/medio termine. Erano in mostra proprio all’interno del nuovo stabilimento, durante le giornate inaugurali a beneficio di clienti e addetti al lavori, macchine singole e linee blister e termoformatura ad alta profondità per il confezionamento dei prodotti solidi e dei liquidi. In particolare, per il segmento solidi erano in mostra 11 linee blister tra cui nove Integra, le linee integrate robotizzate per il packaging dei blister vanto della produzione Marchesini Group. Tra queste anche la nuova Integra 520 V che, grazie a un sistema di apertura astucci a tamburo per gestire altissime velocità e a numerose altre innovazioni tecnologiche, con i suoi 10 metri appena di lunghezza è una macchina ideale per soluzioni monoblister. L’impianto è in grado di produrre fino a 520 blister e fino a 500 astucci al minuto.

Massimizzare la produzione
Nell’ambito della termoformatura ad alta profondità, Marchesini Group è specializzata nella produzione di macchine tecnologicamente avanzate per il confezionamento di prodotti come siringhe, fiale e ampolle. Non meno innovative sono le linee robotizzate integrate Unica, in grado di unire in un monoblocco le due operazioni di termoformatura e di confezionamento in astuccio, permettendo così al cliente di risparmiare spazio e massimizzare la produzione allo stesso tempo. Oltre al confezionamento di prodotti solidi in blister, un formato che continua a essere molto richiesto in ambito farmaceutico, Marchesini Group realizza macchine e impianti per la produzione di farmaci in forma liquida che vanno dal riempimento alla palletizzazione per trattare flaconi, bottiglie, fiale, cartridge e siringhe monouso. Tra le macchine Marchesini Group ci sono anche quelle per il packaging di creme e cosmetici, nonché gli impianti per il confezionamento e fine linea. Il focus dell’azienda emiliana, la cui sede si trova a Pianoro, nel bolognese, rimane infatti sul mercato farmaceutico, che assorbe circa l’85% della produzione, mentre all’ambito cosmetico è destinato il restante 15%.

Investire in sostenibilità
Oltre a essere AD di Marchesini Group, Maurizio Marchesini è Presidente di Confindustria Emilia-Romagna e, dal 2013, anche Cavaliere del Lavoro, nominato dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ecco il suo punto di vista sull’investimento che allarga ulteriormente gli orizzonti dell’azienda. “L’investimento nel nuovo sito produttivo è stato fatto soprattutto guardando al settore farmaceutico, che rimane il nostro ambito di riferimento, anche se il settore cosmetico sta crescendo molto. Entrambi i mercati, per fortuna, sono previsti in crescita per i prossimi 5 anni, con tassi intorno al 3-4%. Noi abbiamo chiuso il 2016 con un incremento del fatturato vicino al 5% rispetto ai 270 milioni di euro del 2015 e per il futuro, fatte salve le preoccupazioni per alcune situazioni di instabilità a livello globale, non ci sono segnali effettivi di calo”. Investire nel nuovo sito produttivo significa anche muoversi in direzione della sostenibilità ambientale. “La fabbrica di Carpi fa a meno del gas. Riscaldamento e raffreddamento sono a pavimento, con pompe di calore ad alto rendimento alimentate da un numero sufficiente di pannelli solari. Recuperiamo e riutilizziamo anche l’energia prodotta dai compressori e dalle centraline di raffreddamento dei liquidi”, continua l’AD del Gruppo. “Un altro aspetto che vogliamo sottolineare è l’appartenenza al territorio: in Italia, paese che ha un tessuto industriale composto da aziende perlopiù medio-piccole, poter contare su una filiera produttiva territoriale è un vantaggio competitivo che, purtroppo, passa spesso sotto traccia. Bisogna, invece, fare emergere il valore della filiera in modo sistematico, anche a livello di accesso al credito, e non affidarsi, come oggi accade, alla buona volontà di alcuni capi filiera. Anche perché vediamo che l’appartenenza territoriale è un fattore che piace a molti clienti, soprattutto stranieri”.

Una forte presenza estera
E un’azienda come Marchesini Group, che realizza all’estero oltre l’87% del fatturato grazie anche a una rete collaudata di 35 agenzie e 18 filiali che permettono di essere presenti in 116 paesi nel mondo, deve essere attenta anche a questi aspetti. “La percezione della manifattura italiana è molto migliorata negli ultimi 10 anni”, racconta Maurizio Marchesini. “Continua sì ad avere un profilo diverso rispetto a quella tedesca ma il gap si sta decisamente riducendo. E se la qualità tedesca rimane inalterata, le aziende italiane sono caratterizzate da un’alta percezione di adattabilità e customizzazione”. Un elemento, quest’ultimo, che proprio Marchesini non esita a definire come prioritario per il Gruppo. “Noi ci spingiamo anche a progettare e realizzare impianti appositamente per un cliente. Per far questo, abbiamo accumulato una buona esperienza nel corso degli anni. Una qualità che il mercato certamente ci riconosce”.

La robotica è sviluppata internamente
Tra i principali elementi di valore aggiunto degli impianti di confezionamento realizzati da Marchesini Group interamente in Italia c’è sicuramente l’elevato grado di automazione presente su tutte le macchine. Per raggiungere tale obiettivo - cruciale in un’epoca in cui l’abbattimento dei tempi ciclo è sempre più importante - l’azienda conta sul suo reparto di R&S (a cui destina il 5% circa del fatturato) per sviluppare e costruire internamente i robot montati sugli impianti. “Le nostre linee sono quasi tutte robotizzate”, ci dice il Product Manager Edoardo Lupi, “in particolare le macchine speciali, sulle quali è conveniente avere un robot che consenta di movimentare oggetti senza dover studiare soluzioni meccaniche. Si tratta di robot a 3 o 4 assi, in genere, utilizzati per operazioni di pick & place o anche di movimentazione di vassoi. Il fatto di poterli sviluppare all’interno ci consente di adattarli con facilità alle singole applicazioni e di essere davvero flessibili”. Anche i sistemi di presa sono realizzati da Marchesini, mentre per la tecnologia di visione ci si rivolge a un fornitore esterno. “I nostri robot sono in grado di maneggiare anche oggetti molto fragili, come siringhe o aghi. Il sistema di visione, invece, oltre a controllare, in alcuni casi, l’integrità della compressa, deve poter rilevare la posizione degli oggetti da prelevare, sia che si trovino in posizione certa che nel caso in cui siano posti su un tappeto alla rinfusa. Anche in ambito farmaceutico, comunque, i requisiti del sistema di visione dipendono dalla singola applicazione”.

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